mercoledì 13 dicembre 2017

Sotto L'albero di Natale con IL PANE SOTTO LA NEVE


CON



 Il pane sotto la neve    

 Vanessa Navicelli

 Selfpublishing 
(CreateSpace Independent Publishing Platform) 
   
Anno: Novembre 2017

Romanzo finalista nazionale al Premio Letterario RAI “La Giara” 2012 – Prima Edizione 


Breve sinossi a cura dell’autore:

Il pane sotto la neve è un romanzo di narrativa popolare, ambientato “da qualche parte sulle colline dell’Emilia, al confine con la Lombardia, dove la provincia di Piacenza abbraccia la provincia di Pavia.”
È la saga di una famiglia contadina dai primi del ’900 fino alla primavera del 1945.
Si racconta della prima guerra mondiale, della fatica del lavoro in campagna, delle figlie che crescono e si fidanzano. Dell’arrivo della seconda guerra mondiale, della Resistenza. E dei nipoti: chi parte soldato, chi diventa partigiano.
Un mondo e una felicità fatti di piccole grandi cose. Tra politica e apparizioni della Madonna, canzoni degli alpini e orgoglio partigiano, la musica di Verdi e le passeggiate lungo il Po, innamoramenti inattesi e le gare ciclistiche di Bartali e Coppi, le recite di Natale in parrocchia e un bicchiere di vino all’osteria.
Per ricordare le nostre radici. Chi siamo e quanto ci è costato arrivare fin qua.

Un romanzo sulla famiglia e per tutta la famiglia.
Un romanzo “trasversale”, che si rivolge sia agli adulti che ai ragazzi

Il linguaggio è semplice ed essenziale, come lo è la gente di cui si racconta.
Molte cose sono vere. Molte altre sono verosimili.
Ci sono parti drammatiche e parti umoristiche. Come nella vita.                          

Questo romanzo è il primo della Saga della Serenella.
La serenella (o lillà) è un fiore semplice e profumatissimo. È il mondo contadino, la famiglia, la primavera dell’anima. È il simbolo di ciò che è buono e vero. Di un mondo pulito e schietto.
Ma tutto questo lo potrete capire, veramente, solo leggendo le storie della gente nata là, sulle colline al confine tra Emilia e Lombardia, nella terra dove cresce la serenella.

“La libertà, per ora, riposa sotto la neve.
Ma arriverà la primavera… e non sarà solo il grano a germogliare.”

N.B. Ogni romanzo della saga è pensato per poter essere autonomo e completo anche individualmente.





1) Come è il tuo rapporto con il Natale, definiscilo con un aggettivo solo?

Ottimo rapporto da sempre. Lo adoro come avessi ancora 5 anni!
Un solo aggettivo per definirlo? Uhm. Direi “gioioso”.


2) Presepe o albero?

Mi piacciono entrambi. E da piccola, coi miei genitori, li facevo entrambi.
Però ammetto che nel mio immaginario natalizio, oggi, l’albero ha guadagnato qualche punto rispetto al presepe. Forse per il tripudio di luci e colori che fanno tanta allegria in casa. Mi piace il clima festoso degli addobbi natalizi.


3) Albero vero o finto?

Be’, ora che vivo in un appartamento in città, albero finto per motivi di spazio e di praticità.
Ma finché ho vissuto coi miei genitori in collina, sempre albero vero, altissimo e col profumo di bosco. Lo andava a prendere mio padre e io gli dicevo: “Deve arrivare al soffitto, ricordatelo!” Finito il Natale, lo piantavamo in qualche parte del giardino. E infatti, più che un giardino, il nostro era un boschetto!


4) Ami più fare regali o ricevere regali? Che tipo di regali? Preferisci la sorpresa o suggerisci a qualcuno i tuoi desideri?

È sicuramente più divertente farli. Pensare a qualcosa di speciale per le persone che ami, sperare che le renda felici. Ti fa star bene.
In quanto ai regali che ricevo, è bello quando sento che c’è dell’affetto vero dietro a quel dono. Non importa il valore economico. Può essere anche un gingillo preso al mercato, se ha un valore simbolico che lega me e la persona che l’ha fatto. Quindi no, non do suggerimenti perché, con questi requisiti, mi va bene tutto.

5) Ami ricevere libri o preferisci comprarteli? Hai mai ricevuto un libro che non sei riuscito a leggere? O un regalo veramente sbagliato? Quale e perché? O uno che invece è stata una  bella sorpresa inaspettata?

Mi piace anche ricevere libri, perché spesso è un modo per leggere testi che, da sola, non avresti mai pensato di acquistare. A volte sono delle belle scoperte, a volte delle delusioni (che molli dopo pochi capitoli). Però è sempre interessante avere la possibilità di confrontarsi con cose nuove, e coi gusti degli altri.
Mi fanno regali da quand’ero bambina, quindi… di pacchetti che ho aperto e che poi son rimasta a fissare chiedendomi: “Ma perché?” ce ne sono stati parecchi. Un ricordo buffo che mi viene in mente tra i primi è un minuscolo-minuscolo-minuscolo (ho già detto minuscolo?) cuoricino d’oro che mi hanno regalato da ragazzina dei mie parenti. Parenti decisamente più benestanti della mia famiglia, ma di una tirchieria assurda e quasi comica. Quando ho aperto il pacchettino e ho visto questo cuoricino disperso in mezzo al cotone (ci affondava dentro e ci spariva), ho guardato mia mamma e siamo scoppiate a ridere. Poi ho commentato: “Cavolo, stiamo attente, perché se ci cade su un tappeto non lo ritroviamo più!”
N.B. A nessuno della mia famiglia è mai importato niente di ricevere oggetti d’oro. M’avessero regalato un pupazzo buffo, sarei stata felicissima. La cosa comica (che ha suscitato battute per anni!) era l’evidente contrasto tra il desiderio di regalare qualcosa di prezioso e il dolore straziante di separarsi dai soldi che sarebbe costato!


6) Come si intitola il romanzo che hai scritto e vorresti consigliare come regalo di Natale?

“Il pane sotto la neve”. Un romanzo storico, di narrativa popolare. Una saga familiare.
Con questo libro inauguro anche la Saga della Serenella.
[“Serenella” è il nome colloquiale con cui, specie nelle zone di campagna, veniva e viene chiamato il lillà.]


7) Cosa ha di particolare il tuo romanzo per finire sotto l’albero di Natale? A chi è adatto?

È un romanzo sulla famiglia e per tutta la famiglia. Un romanzo “trasversale”, che si rivolge sia agli adulti che ai ragazzi.
Me lo sono sempre immaginata come una di quelle storie che si raccontavano una volta, avete presente? Attorno al fuoco, tutti assieme (bambini compresi). Qualcosa da condividere.
Ci tenevo che si sentisse la vita. Lacrime, sorrisi, colpi di scena, amore, odio, dolore, risate, amicizie… Sentire la vita scorrere.
E ci tenevo che i personaggi uscissero dalla pagina e diventassero reali, coi loro mondi e le loro personalità. Io li conosco – e ci convivo – da tanti anni, ormai. Mi hanno fatto ridere, piangere, preoccupare, rallegrare. Voglio bene a tutti loro, perché se lo meritano.
Spero di essere stata capace di accompagnarli sulla pagina scritta rispettandoli e raccontandoli in modo che anche altri gli possano voler bene.


8) Ti è piaciuto scriverlo? Da dove nasce la storia?

Io sono cresciuta con un grande amore e interesse per tutto quello che riguarda la prima metà del Novecento (dalla Storia, alla musica, ai film, ai libri…). Ho ascoltato a occhi sgranati gli aneddoti di mia nonna, della mia prozia e dei miei genitori.
Così, con tutto questo amore dentro, è stato naturale, per me, voler raccontare storie ambientate in quel periodo.
Io credo nell’importanza della Memoria. Sapere da dove veniamo aiuta a capire chi siamo e cosa possiamo diventare; in bene o in male, a nostra scelta.
Da sempre mi sento in debito con tutte quelle persone che hanno fatto sì che oggi si possa essere liberi. Un’incredibile e variegata Italia.
Volevo ringraziarle.
Per questo ho scritto romanzi che si rivolgono sia agli adulti che ai ragazzi. Ragazzi che ormai conoscono sempre meno le due guerre mondiali che ci hanno devastato, la lotta di liberazione dal nazifascismo, la Resistenza, le leggi razziali. E cosa voleva dire essere giovani nella prima metà del Novecento – nelle difficoltà, sì, ma anche nella semplicità dei desideri.
Alla fine della lettura, dovrebbe restare addosso il senso delle cose importanti della vita. Questo è quello a cui tengo di più.


9) Ci doni un piccolo l’incipit che ci lasci la voglia di leggere?

Capitolo I
Il vento degli angeli

Da qualche parte sulle colline dell’Emilia, al confine con la Lombardia, dove la provincia di Piacenza abbraccia la provincia di Pavia.

È il 1897. Una domenica di maggio.
Un ragazzo di diciassette anni cammina per una stradina sterrata di collina. In mano ha dei rametti di serenella. Ogni tanto prende dalla tasca dei pantaloni un fazzoletto, se lo passa sulla fronte; poi lo gira sull’altro lato, si china a terra e lo passa sulle scarpe. Guarda il sole, con gli occhi socchiusi; fa un bel respiro e riprende a camminare.

Una ragazza di quindici anni aspetta davanti alla chiesa del suo paese. Stringe un santino della Madonna tra le mani. Di fianco a lei c’è il parroco che la osserva mentre, nervosa, zoppicando un poco, va avanti e indietro da una fontanella a rinfrescarsi il viso.
“Arriva” dice il parroco, indicando il fondo della piazza antistante.



10) Una volta scartato, aperto e ammirato con soddisfazione il tuo libro, un lettore, per gustarlo al meglio, con cosa lo potrebbe accompagnare, una musica, un profumo ecc? O dove sarebbe magico leggerlo se potesse scegliere un luogo o una stanza?

Lo si dovrebbe accompagnare con qualcosa che ci fa pensare alla famiglia (intesa come famiglia di sangue o di elezione).
Può essere una fetta di torta della nonna. O la cioccolata che beviamo nelle giornate no con le amiche più care. O il profumo delle caldarroste in cucina.
Magari ascoltando una musica di Verdi, il compositore preferito dal protagonista. [Anche se io, quando leggo, preferisco il silenzio su tutto. Mi piace sentire le parole risuonarmi in testa.]
Davanti a un camino, mentre fuori nevica, sarebbe perfetto. Ma alla fine… l’unica cosa che conta, davvero, è leggerlo in un posto che ci faccia sentire sereni. Come dentro a una bolla di sapone.





BREVE BIO AUTORE

Vanessa Navicelli è nata in provincia di Piacenza, ma da anni vive a Pavia.
Nel 2012 con il suo romanzo Il pane sotto la neve è stata finalista della prima edizione del Premio Letterario "La Giara", indetto dalla RAI. Scelta come vincitrice per  l'Emilia Romagna.
Scrive romanzi per adulti e ragazzi; e storie per bambini.
Ha pubblicato due libri per bambini: Un sottomarino in paese (ebook e cartaceo, italiano e inglese), fiaba illustrata sul tema della pace; e Mina e il Guardalacrime (solo cartaceo), che inaugura la collana delle Fiabe Bonbon.
È cresciuta con persone che, pur cercando di scherzarci su, nella loro giovinezza hanno sperimentato cosa fosse la povertà vera.
È cresciuta in un minuscolo paesino emiliano dove ancora oggi ben pochi anziani sanno cos’è il lillà, ma tutti sanno cos’è la serenella. E lei lo trova stupendo.
Il suo ultimo libro, appena uscito, è il romanzo storico (saga familiare) Il pane sotto la neve.

Link per acquisto Amazon: https://tinyurl.com/y9bbufn4




lunedì 11 dicembre 2017

Sotto L'albero di Natale con "Il ragazzo ombra" di Laura Costantini



Ricomincio queste fortunate interviste sotto l'albero di Natale segnalando solo libri che io stessa ho letto, oppure ho acquistato conoscendo la perizia dell'autore, o lasciandomi intrigare dalla storia.    
Il primo libro è anche il primo della serie "Diario Vittoriano" di Laura Costantini. 
Vi avverto che rimarrete incantati 
e quindi preparatevi a integrarlo con il secondo libro in uscita in questi giorni.  



"Il ragazzo ombra" di Laura Costantini
CASA EDITRICE  goWare  Anno 2017


 "Il ragazzo ombra" è il primo volume della serie "Diario vittoriano". Un pittore e scrittore affermato, Robert Stuart Moncliff, nel castello di famiglia in Scozia nel 1901, rilegge i diari degli ultimi vent'anni della sua vita. Ha trentatré anni, quando nel aveva solo tredici, al seguito del padre in India, ha incontrato la persona più importante della sua vita. Un ragazzo che gli appare come un'ombra sull'argine dell'Hugly. Il destino ha voluto che quell'incontro desse una svolta alla missione del padre di Robert in India. Ma nessuno poteva immaginare che cambiasse l'intero corso della vita di Robert che, in attesa di essere processato per sodomia, ripercorre gli eventi cercando di ritrovare, almeno sulla pagina scritta, chi ha perso.


1)      Come è il tuo rapporto con il Natale, definiscilo con un aggettivo solo? Conflittuale.
2)      Presepe o albero? Albero sempre e comunque.
3)      Albero vero o finto? Finto, non ho cuore di uccidere una pianta.
4)      Ami più fare regali o ricevere regali? Farli mi rende felice. Riceverli... anche.
5)      Che tipo di regali? Mi sforzo di personalizzare, quando sono io a donare.
6)      Preferisci la sorpresa o suggerisci a qualcuno i tuoi desideri? Vorrei tanto la sorpresa, sì.
7)      Ami ricevere libri o preferisci comprarteli? Preferisco comprarmeli, lo confesso.
8)      Hai mai ricevuto un libro che non sei riuscito a leggere? Ahimé, è accaduto.
9)      O un regalo veramente sbagliato? Successo, anche questo.
10)   Quale e perché? Un maglione, assolutamente fuori dal mio stile.
11)   O uno che invece è stata una  bella sorpresa inaspettata? Mi hanno regalato una collana con il boccino d'oro di Harry Potter. Felice io!
12)  Come si intitola il romanzo che hai scritto e vorresti consigliare come regalo di Natale? "Il ragazzo ombra" edito da goWare 2017, sia cartaceo che ebook.
13)   Cosa ha di particolare il tuo romanzo per finire sotto l’albero di Natale? È la storia di due ragazzini soli che si coalizzano contro il mondo pieno di regole e di ipocrisia dell'età vittoriana.
14)  A chi è adatto? A tutti coloro che credono nella forza dei sentimenti senza barriere e senza pregiudizi. A chi non coltiva discriminazioni. A chi guarda le persone, non il loro colore della pelle, non il loro passato, non il loro aspetto.
15)  Ti è piaciuto scriverlo? Ho adorato scriverlo al punto che, quando ho messo la parola fine all'intera serie (saranno quattro volumi, il secondo è in uscita il 15 dicembre) ho pianto come non mi era mai successo prima.
16)  Da dove nasce la storia? Robert mi parlava all'orecchio dal 1978, quando iniziai a scriverlo per poi lasciarlo incompiuto. L'ho ripreso nel 2015, durante un momento particolare della mia vita. E, in quattordici mesi, l'ho finito.
17)  Ci doni un piccolo l’incipit che ci lasci la voglia di leggere? "Odio questo posto maledetto da Dio. Odio questo caldo disumano. Mi manca l'aria, giorno e notte, senza tregua. Non riesco più a dormire. Stanotte ho abbandonato l'inutile riparo della zanzariera e sono uscito sul terrazzo. La luna era talmente enorme da emanare calore essa stessa. E luce. Una luce malata, insana. Raggi innaturali densi del volo di insetti e pipistrelli a caccia. Il fiume sembrava una colata di metallo rovente. Se ne levava un miasma lattiginoso che nulla aveva della purezza immacolata e algida delle nebbie scozzesi. Il mondo sembrava reduce da uno sterminio. Silenzio. Solitudine. Desolazione. E quell'ombra. Ho smesso di disegnare nel momento in cui distinguerla mi ha regalato un brivido. Per un attimo ho ricordato la sensazione familiare del freddo. Ma un freddo dell'anima. Sembrava un fantasma in quella luminosità contro natura. Un fantasma nero, dai tratti indistinguibili, ma dalla grazia inarrivabile. Era sull'argine. E danzava. Una danza strana, guerriera, lenta. Brandiva qualcosa, forse una spada, e ne faceva il fulcro di un duello contro il mondo intero. Il miasma lattiginoso tentava di inghiottirla, ma l'ombra non lo permetteva e ogni stoccata stracciava quel velo reclamando il diritto a esistere. È stata la cosa più bella che abbia mai visto..."
18)  Una volta scartato, aperto e ammirato con soddisfazione il tuo libro, un lettore, per gustarlo al meglio, con cosa lo potrebbe accompagnare, una musica, un profumo ecc? Dovrebbe sorseggiare un tchai speziato, ascoltare "Breathe" di Midge Ure e avere vicino un bastoncino d"incenso al sandalo.
19)  O dove sarebbe magico leggerlo se potesse scegliere un luogo o una stanza? Se tutto questo accadesse in un salottino nella nicchia di una finestra a bovindo, con vista su un fiume sarebbe il massimo.


BREVE BIO AUTORE
Laura Costantini è romana ma vive, per lavoro, a Campobasso. Giornalista Rai, scrive narrativa da sempre. E da sempre a quattro mani con Loredana Falcone, con la quale ha pubblicato numerosi romanzi spaziando tra vari generi. Il "Diario vittoriano" è la prima prova in solitario.

LINK   www.lauracostantini.it  e  http://lauraetlory.blogspot.it


martedì 24 ottobre 2017

A colloquio con...


A COLLOQUIO CON...
Fausta Genziana Le Piane
Youcanprint
Luglio 2017

Un taglio giornalistico per una serie di interviste alla ricerca dell'arte che è in ognuno di noi

Fausta Genziana Le Piane con competenza e precisione ci regala un Collage di autori che rispondono a domande personali sulla loro scelta artistica.

Indegnamente sono intervistata anche io. Lillipuziano gnomo tra poeti, scrittori, sociologi, musicisti,sceneggiatori, pittori, incisori, artigiani e cercatori del bello.

"Hai trovato la tua strada?"

Fausta mi chiede qual è la strada scelta per l'espressione artistica, quella che preme dentro, e che ogni autore cerca spesso tutta la vita in una insoddisfazione che è la madre di tutte le sperimentazioni. Rispondo io come tanti altri, meno bene dei veri autori, eppure certa che ognuno di noi può lasciarsi andare alla ricerca dello spazio interiore in cui esplicarsi.

 Grazie Fausta per la poesia che apre il libro, un condensato della vita, sussurrato e mai gridato, frutto dell'anima che ama la solitudine e il silenzio conscia della propria ricchezza interiore.

E tutto sei tu tranne sasso, anche se l'immagine forte è magnifica.



https://www.amazon.it/colloquio-Fausta-Genziana-Piane/dp/8892667459

venerdì 3 marzo 2017

AL TELEFONO CON LO SCRITTORE

Cari amici pensavate che fossi andata in vacanza? Magari! Invece no.
Presto una serie di interviste MAI VISTE ... e infatti riguarderanno gli scrittori, il loro rapporto con l'amato o odiato telefonino e i libri che scrivono o vorrebbero aver scritto. Consigli di uso e abuso telefonico, aneddoti, figuracce, fatti e fattacci loro.
Insomma faremo due trilli e chi vorrà risponderà.

giovedì 2 febbraio 2017

La fortuna di avere amiche come Francesca, ovvero "divagazioni sulla Torta di Mele della signora in rosso"


Cari lettori non tutte le blogger hanno la fortuna di avere amiche che inventano torte e mandano pure la ricetta!
Adoro  queste  dolcissime scrittrici che un po' Nonna Papera con la penna, un po' Pellegrino Artusi nello stile, ci deliziano e divertono in queste serate d'inverno.
Oggi protagonista è la mela, anzi qualche meluzza raggrinzita e la creatività di 
Francesca Montomoli  che è una autrice poliedrica. 
Non lasciatevi incantare dalla sua torta, o dal fatto che chiamo Nonna Papera me e le mie amiche scrittrici cuoche, Francesca ha scritto una raccolta di racconti molto ruggente dedicata a Enzo Ferrari e alla sua passione per la formula rossa: 
LA FATA NEL VENTO





Torta di mele a modo mio
di Francesca Montomoli


Essere una cuoca non particolarmente dotata e avere la mania della sperimentazione potrebbe rivelarsi una miscela esplosiva… ma anche no, come dicono i miei amici romani. E allora, quando le cose vanno bene, perché non condividere con altre amanti delle avventure fra i fornelli?
Primi piatti e torte sono le portate che meglio rispondono alla mia fantasia e dunque, dopo avervi raccontato alcuni esperimenti salati oggi mi dedico al dolce, giusto perché non mi rassegno all’idea che l’Epifania tutte le feste si porti via.
Occupiamoci dell’ingrediente principe, la mela, e scegliamola con cura. Anzi, no. Perché l’idea è nata proprio da 4 meluzze raggrinzite, rimaste rincantucciate in un angolo del cesto per la frutta dopo essere state surclassate dalla profusione di arance, clementine e frutta secca, più o meno esotica, che l’ha fatta da padrona durante le feste appena trascorse. Si dà il caso che questo sia uno dei meravigliosi casi in cui le rughe non sono un problema ma un valore aggiunto perché, trattandosi di mele renette, la buccia raggrinzita ci dice che la polpa s’è fatta soda e dolce e particolarmente adatta alla preparazione di torte e strüdel.
Ma procediamo con ordine.
Ingredienti:
·         4 mele renette piccole e meglio se raggrinzite
·         4 uova 
·         5 cucchiai colmi di farina di tapioca
·         5 cucchiai di zucchero grezzo di canna
·         2 cucchiai colmi di zucchero a velo vanigliato
·         ½ litro di latte di mandorle
·         3 cucchiai di mandorle a scaglie
·         2 dischi di pasta sfoglia
·         panna da montare (tradizionale o vegetale secondo la propria preferenza)
·         una tortiera a bordi alti e sganciabili, particolare questo di primaria importanza che vi consentirà di non perdere le staffe e non acciaccarla sformandola come è capitato a me (vedi foto)
Iniziate separando i tuorli dalle chiare che terrete da parte e monterete in seguito. Mettete dunque i tuorli in una casseruola con lo zucchero di canna e sbatteteli energicamente con un cucchiaio di legno fino a quando il composto risulterà ben gonfio e spumoso, a questo punto incorporate la farina di tapioca e, sempre a freddo, il latte di mandorle amalgamando il tutto molto bene.
Trasferite la casseruola sul fuoco e portate a cottura la crema senza mai smettere di girarla. In questa fase consiglio vivamente di abbandonare il cucchiaio di legno per una frusta perché la tapioca è un ottimo addensante e vi sorprenderà conferendo rapidamente alla vostra crema una consistenza molto decisa. L’uso della frusta eviterà la formazione di grumi e l’umiliazione di dover ricorrere allo sbattitore elettrico per rimediare al guaio... Trasferite la crema in una scodella capiente e lasciatela raffreddare, magari immergendo il contenitore in acqua fredda per accelerare un po’ i tempi.
Nel frattempo nettate le mele da buccia e torsoli e tagliatele a fette dello spessore di circa un centimetro. Imburrate e infarinate la tortiera o, più semplicemente, foderatela col primo disco di pasta sfoglia completo della sua carta forno (se, come me, non siete avvezze a prepararvela da sole). Punzecchiate il fondo con una forchetta e proseguite adagiandovi le fette di mela come più vi piace.
Montate ora le chiare a neve fermissima con lo zucchero a velo e incorporatele alla crema, che nel frattempo dovrà essersi raffreddata alquanto, mescolando con un movimento dall’alto in basso delicato e regolare. Ne risulterà un composto morbido e gonfio, molto invitante. Consiglio numero due: resistete alla tentazione di assaggiarlo o non vi resterà niente con cui completare la preparazione della torta, rovesciatelo invece con grazia sulle mele, cospargetelo con le scaglie di mandorle e chiudete lo scrigno del tesoro con il secondo disco di pasta sfoglia. Ripiegate i bordi cercando di saldarli bene con la pressione delle dita, punzecchiate la superficie, coprite con la carta oleata e infornate a 180° per 30/40 minuti sorvegliando la cottura. Trascorso questo tempo e verificata la perfetta cottura della sfoglia, scoprite la torta e lasciate che prenda un leggero colore dorato.
Sformate a raffreddamento completato, decorate con panna montata e chicche a piacere (con più raffinatezza e abilità di quanta ne abbia sfoggiata io) e… leccatevi le dita!
A presto!
Vostra affezionatissima Francesca




lunedì 23 gennaio 2017

Scrivere libri è come piantare lo zafferano



Durante una cena tra amici si parlava di colture più o meno redditizie. Tra tante qualcuno nominava lo zafferano. Subito è stato interrotto da un esperto in materia che ci ha spiegato la difficoltà non solo di coltivarlo, scegliendo il terreno giusto, raccoglierlo a mano, essiccarlo ecc...ma sopratutto commercializzarlo, cioè venderlo.
Ci si chiedeva: ma come?! Lo zafferano è costoso, molto richiesto...Ci ha risposto che in realtà non c'è una cooperativa di raccolta dalle nostre parti, e che ancora si deve fare tutto da soli: in pratica coltivare, raccogliere essiccare, confezionare e vendere da soli. Sfondare il mercato con la tua microazienda, questo rende tutto molto difficile.
Ho cominciato a ripetermi in testa: da soli. Tanta difficoltà e poi: da soli. SOLI.
E allora ho messo in relazione l'attività dello scrittore in Italia, uno scrittore medio (non uno estremamente famoso da avere ai suoi piedi l'ufficio stampa) con la coltivazione dello zafferano.
Uno bravo, con un bel romanzo su un argomento magari prezioso o molto ricercato, frutto di sacrifici e duro lavoro, Un romanzo limato bene, essiccato come lo zafferano. Un romanzo che alla fine del processo, viene lasciato solo insieme al suo coltivatore/scrittore.
In effetti l'autore, seppure supportato da una casa editrice per la confezione delle bustine, ops, del libro, deve di fatto fare tutto il lavoro di commercializzazione e vendita da solo. In pratica è imprenditore di se stesso, una voce che grida inascoltata, senza un progetto di commercializzazione o consorzio di raccolta, una piattaforma condivisa di strategie di marketing, una rete di supporto che non sia solo tecnico. Manca il  meglio perché il libro si venda, manca la visibilità. A che serve avere un bel romanzo, magari un'eccellenza, se rimane confinato nelle pieghe dell' anonimato o il piccolo negozio sotto casa? Faranno risotti gialli gli amici e i parenti, magari qualche blogger e poi? Poi ti chiedi se sia giusto lavorare tanto solo per passione, per raccogliere all'alba quei fiori dai pistilli rossi e dorati, per eccitarti e stordirti di bellezza e profumo davanti a prati viola sconfinati. Te lo chiedi e richiedi tante volte, ti deprimi nel non vedere amato quello che tu tanto ami e vorresti smettere, ma poi? Poi ricominci a coltivare.