sabato 30 agosto 2014
Letture all'ombra: L'estate di Ulisse Mele, di Roberto Alba, edizioni Piemme 2014
Titolo: L'estate di Ulisse Mele
Autore: Roberto Alba
Editore: Piemme
Pagine: 182
Prezzo: 13,50 €
Sinossi:
Una casa in cima a una collina di terra e sassi, nel cuore della Sardegna rurale. È qui che Ulisse vive insieme alla sua famiglia. Ha quasi nove anni e non sopporta la parola che la gente usa per spiegare il suo problema: sordomuto. Lo fa sembrare handicappato, invece lui è solo sordo, capisce tutto benissimo e a scuola è il più bravo. Un genio. E infatti suo papà non lo prende mai a cinghiate come invece fa con Betta e Dede, che saranno anche più grandi, ma si comportano sempre da perfetti sprovveduti. Neppure lui però immagina che andare al mare di nascosto in una torrida mattina di luglio possa essere la cosa più stupida che quei due abbiano mai fatto.
Fino a quando il fratello Dede torna a casa da solo, e della sorella non c’è più traccia.
Da quel momento la vita della sua famiglia è sconvolta. E mentre gli adulti cercano risposte, Ulisse ha occhi ben aperti su quel che gli accade intorno. Per lui, la scoperta della verità sarà un ingresso forzato nel mondo dei grandi
Letture all'ombra di un portico fresco.
L'estate di Ulisse Mele.
Premetto che conosco bene Roberto Alba e lo ammiro da quando ha esordito alla tenera età indecifrata di ...anta anni con un successo meritato: L'ultima spiaggia delle anime, finalista al concorso Gems, Io Scrittore (prima pubblicato in e book e poi in carta da Gremese), non ricordo più di che anno ( tanto ha bissato e, da bravo autore e cantante, era destinato alla gloria). E' sì, cantante, avete capito bene: una voce stupenda. proprio quella voce che manca ad Ulisse e che forse lui stesso si nega, preferendo darsi "voce" scrivendo storie da leggere come quelle che ci regala. Passionali, ben congegniate, semplici nel linguaggio, con frasi brevi come solo i grandi scrittori sanno fare. Roberto è un sardo, Roberto è un velista, Roberto è un tattico, Roberto sa quello che fa. E io consiglio questo libro romantico a suo modo, piacevole, scorrevole, giallo ma non troppo, figlio di una Sardegna sempre uguale a se stessa, anche con accenni di sms o gommoni...Quella terra assolata, dalle tradizioni dure che tutti ci aspettiamo eppure capace di riflettersi in un mare puro, in opere d'arte pazienti, e negli occhi di un bambino che vede oltre le cose, tra specchi ben piazzati, non solo sulle pareti ma nell'anima.
Voto 10
mercoledì 16 luglio 2014
IN CUCINA CON LO SCRITTORE Aurelio Raiola, Sirena. Viaggio umoristico nel ventre di Napoli
Interviste culinarie di Federica Gnomo
Twins
Oggi salutiamo e ringraziamo l‘autore (Aurelio
Raiola, Sirena. Viaggio umoristico nel
ventre di Napoli, Homo Scrivens, edizioni, 2014) per averci aperto la porta
della sua cucina.
*Piccola presentazione del libro* a cura dell’autore
Claudio Graziani torna dopo trent’anni nel suo
quartiere natale, Sirena. Un quartiere tipico e genuino di Napoli, un luogo
della mente, che non esiste o, forse, esiste troppo.
Apparentemente è qui per una sola ragione:
scrivere una guida turistica. Con questo spirito e queste intenzioni, parte
alla riscoperta di una zona della città che comprende ben presto di non aver
mai conosciuto davvero.
Durante il viaggio, a piedi o a bordo del
pittoresco e imprevedibile tram L3, sarà accompagnato da due ragazzi, Nino e
Ninetta, che gli mostrano la Sirena di oggi. A ogni fermata si imbatte in
monumenti dimenticati, personaggi di una volta, carte e storie di una Napoli
forse non così lontana come si direbbe. Ma qual è la vera ragione per cui
Graziani è tornato, e cosa lo aspetta alla fine del viaggio?
Sirena è un viaggio al quadrato, una passeggiata nel
quartiere dei quartieri e nei diversi generi letterari ed epoche storiche. È una
discesa vertiginosa nell’oleografia di una Napoli descritta come mai prima: una
cartolina dai colori opachi ma ancora vivissimi, percorsa da una tarantella
antica eppur nuova, vissuta da donne e uomini di carne e cartone, fantasmi
dalla normale eccezionalità.
Perché niente, a Sirena, è esattamente
quel che sembra.
LINK per acquistarlo on line
La prima
domanda di rito è: le piace mangiare bene? E cucinare?
Sì, mi piace mangiare e mangiare bene. Quanto a
cucinare, beh, ho deposto le armi da quando ho sposato una cuoca eccezionale.
Lo fa
per dovere o per piacere?
Per dovere, ma con piacere. Mi piace l'idea di
aprire una madia, prendere ingredienti e creare un piatto con talento e
passione. Ma mi manca il talento. O l'applicazione. Spesso pure la madia. Però
l'idea mi piace.
Invita spesso
amici a casa o è ospite di altri?
Da quando sono nati i ragazzi la vita sociale ha
subito una drastica contrazione, ma ci accade più spesso di invitare.
Ha mai
conquistato una donna cucinando?
Ahimè no, sarebbe scappata prima ancora di
conoscere il mio lato migliore. Che, in effetti, non è stato ancora scoperto.
Vivrebbe
con una compagna o un compagno che non
sa mettere mani ai fornelli?
Certo, che problema c'è? Poi le regalo un corso di
cucina.
Quando ha
scoperto questa sua passione?
Durante l'adolescenza. Quando, da piccolo chef, mi
alternavo ai fornelli con le mie sorelle quando i miei non potevano. Era una
gara a chi cucinava peggio, non ho ancora deciso se era più terribile la pasta
al burro della mia prima sorella o le graffe in titanio della seconda.
Ci
racconta il suo primo ricordo legato al cibo?
Ricordo che la nonna paterna, di Torre del Greco,
mi chiedeva sempre: Te murisse 'e famme
a' nonna? Mentre la nonna materna, di Napoli, al mio grido: Nonna, ho fame!. Mi redarguiva con affetto, segnando
in maniera indelebile i miei rapporti con il mondo esterno: Non si dice fame,
si dice: appetito. Ho trascorso la mia infanzia alimentare tra questi due
estremi, ma sempre ben rimpinzato da entrambe.
Ha un
piatto che ama e uno che detesta?
Adoro la pasta in ogni formato e con qualsiasi
sugo, ma la voce del sangue urla: paccheri al ragù! E non detesto nulla.
Diciamo che non stimo il capitone, onnipresente sulle nostre tavole a Natale.
Un
colore dominante proprio di cibi che la disgustano?
Una domanda da non fare a chi, a vent'anni, assaporava
con gusto gli spaghetti blu di metilene.
Quando è
in fase creativa ha un rito scaramantico legato al cibo? Prende caffè? O tè,
una bibita speciale che la fa stare concentrato a scrivere?
Per qualche anno ho avuto un blog, e per scrivere
di notte prendevo una bevanda energetica. Poi ho smesso entrambi, la bevanda e
il blog, e ancora non so cosa fosse più tossico. Ora, d'estate, ho imparato a
fare il caffè soffiato con latte di mandorla, una specialità salentina. Ma il
caffè lo faccio con la caffettiera napoletana, una goduria.
Che
buono, lo voglio provare!
Scrive
mai in cucina?
Solo con la tivvù accesa durante talk show politici.
Sono un masochista creativo.
Altrimenti dove ama scrivere? e a che ora le viene
più naturale?
Scrivo in una stanza che la famiglia mi ha
lasciato in comodato gratuito, in mezzo ai miei amati libri. Quelli scritti da
altri, ci tengo a precisare.
Si compra cibo pronto (tramezzini, pizza,snack)
o si cucina anche quando è molto preso dalla scrittura?
Quando sono solo in casa, il che accade di rado,
vago come uno zombie alla ricerca del cracker perfetto, quello senza pomodoro,
senza origano e senza mediterraneo.
Che tipo
di cibo desidera di più quando scrive ed è preso dal suo lavoro? Salato o
dolce?
Crescendo – chi ha detto: invecchiando? – i miei
gusti stanno scivolando verso il dolce. Spero non la mia scrittura.
(Gli
scrittori non invecchiano mai… NdG)
Ha un
aneddoto legato al cibo da raccontarci? O una cosa carina e particolare che le
è accaduta?
I miei movimenti in cucina a ora di pranzo si
limitano, oggi, ai soli spaghetti al pomodoro fresco. Preso da bramosia social, poi, qualche tempo mi venne il
ghiribizzo di fotografarli e incorniciarli su facebook. Metti un pomodorino a
vista, anzi due, spolvera con prezzemolo, aggiusta la luce. Foto su foto, e
spaghetti sempre più freddi. Ma non ero soddisfatto, volevo la foto perfetta;
quella con gli spaghetti come si usa oggi, a vortice, una specie di unica
forchettata. Ho provato ad arrotolarli con la forchetta per girare l’insalata,
poi col forchettone, infine in una tazza da latte per poi capovolgerli nel
piatto. Macché, niente da fare, mi esce sempre una specie di Guernica,
saporitissimi ma di una bellezza per intenditori, diciamo così. Mi presteresti
il coppapasta?
Lei è
uno scrittore di narrativa quando esce a cena con i suoi figli, o amici che tipo di locale preferisce? E quando esce
con sua moglie?
In famiglia preferiamo andare al pub, dove i
ragazzi possono sfogarsi con panino e patatine e noi adulti gustare una buona
birra ambrata. Ma tra un po' sarà la birra a tradirci con i ragazzi, stanno
crescendo troppo in fretta.
Oppure
per festeggiare una pubblicazione? Cosa
tende a ordinare in un locale?
Quando vado in una pizzeria, se voglio farmi
un'opinione sul pizzaiolo ordino una margherita. Le pizze impupazzate, quelle con troppi ingredienti, coprono troppo gli
errori.
Nelle
sue presentazioni offre un buffet? Pensa sia gradevole per gli ascoltatori
intervenuti?
Alla prima nella mia città mia moglie ha preparato
una torta colossale, con il golfo di Napoli in bella vista. Non è rimasta una
briciola!
Che
brava! Lei è uno scrittore fortunato.
Quindi tende
a fare un aperitivo con due olive e patatine o a offrire quasi un pasto
completo?
Dipende dal tipo di locale. Ma nelle librerie no,
ho una sorta di sacro rispetto.
Ha mai
usato il cibo in qualche storia?
Certo. Come si fa a raccontare la vita senza il
cibo?
Ad
esempio in Sirena. Viaggio umoristico nel ventre di Napoli ci sono passi che
ricordano cibi o profumi di cibo?
I miei protagonisti attraversano Sirena accompagnati
da una nuvoletta di spuma di mare e profumo di caffè. Ma nel viaggio si
imbattono pure nella fetta scogliata,
una fetta di pane vecchio su cui donna Catena sparge l'impossibile (da provare
sotto controllo medico).
Il cibo
è mai co-protagonista?
Solo nei posti fighetti, dove fai lunch ascoltando musica lounge. A Napoli il cibo s’impone, qui una
pizza ci seppellirà.
Sirena. Viaggio
umoristico nel ventre di Napoli a
che ricetta lo legherebbe, e perché?
Alla ricetta dell'impanata, la specialità di donna Marenna, prima passata nella
farina poi nell’uovo, poi fritta; quindi sbattuta nel pan grattato e poi
rifritta, fino a raggiungere una consistenza morbida e croccante insieme, uno
sballo per gli occhi e il palato ma, soprattutto, per il fegato. Di cosa è
fatta? Ora volete davvero sapere troppo.
Per
concludere ci potrebbe regalare una sua ricetta speciale? Quella che le riesce
meglio?
Visto che è l'unica che so fare, consiglio a tutti
GLI SPAGHETTI AL POMODORO FRESCO.
400gr di spaghetti
500 gr di pomodorini
1 spicchio d'aglio
olio extravergine d'oliva
peperoncino
sale
Mentre lasciate imbiondire l'aglio in un padella
con l'olio, lavate i pomodorini (quelli che vi piacciono di più: piennoli del
Vesuvio, pachino, datterini) e tagliateli a metà. Poi versateli nella padella
dopo aver tolto l'aglio, aggiungete sale e peperoncino. Fate cuocere a fuoco
vivo e con i rebbi (finalmente ho potuto usare la parola: rebbi!) della
forchetta schiacciate i pomodorini. Dopo circa venti minuti spolverate con il
prezzemolo tritato, calate la pasta e condite a volontà.
Grazie è
proprio la ricetta estiva per antonomasia, e ora ci sono i pomodori freschi
migliori. Una spaghettata piccantina come il suo libro.
Quale
complimento le piace di più come cuoco?
Mi hai fatto arricreiare!
Che in napoletano significa che mi hai fatto godere, con qualche accezione in meno
ma anche diverse in più dell'italiano.
E come
scrittore?
Mi hai fatto arricreiare!
Che frase tratta dalla sua opera o dalla
sua esperienza di scrittore possiamo portarci nel cuore uscendo dalla sua
cucina?
Vi lascio con un pensiero del protagonista, che
anche quando pensa al senso profondo della vita non riesce a non parlare di
cibo. Anzi, col cibo: “… mi sono stancato di vivere una vita da descrivere
passo dopo passo, per la memoria di altri. È come se il setaccio che ho in
testa non riuscisse a trattenere questi attimi di farina, troppo sottili e
impalpabili per restare impigliati nelle maglie della mia memoria. Forse è
arrivata l’ora di cambiare. Ho bisogno di momenti chiatti, di briciole di vita
più simili a braciole che a perline colorate; ho bisogno di spaghetti al
pomodoro e basilico, di fagioli sul pane raffermo nelle mattine d’inverno, e
che le brioche se ne vadano pure a fare in culo, con tutto il garbo che il
momento richiede. Ho bisogno del colesterolo buono che vive a queste
latitudini, degli abbracci cotti al sole caldo, di una vita più invadente e
meno rispettosa. Ho bisogno di più amore e meno libertà”.
Grazie
per la sua disponibilità.
Termino con Aurelio Raiola questa serie di
interviste culinarie a scrittori, augurandovi buone ferie. Riprenderò a
settembre con nuovi libri e nuovi scrittori.
Federica Gnomo Twins
lunedì 23 giugno 2014
Le letture di Bebolino: Le fiabe di Ambretta, di Ambretta Centofanti (Edicolors 2014)
Le fiabe di Ambretta
Di Ambretta Centofanti illustrate da Liliana Carone
( Edicolors 2014)
Consigliare un libro di fiabe adatto ai bambini è
sempre difficile. Di solito io preferisco che i bambini si scelgano il libro e
poi la mamma lo acquisti. Per fare questo capirete che la copertina è importante come pure i
disegni, poi naturalmente ci devono essere contenuti adeguati.
Ebbene, il libro “Le fiabe di Ambretta” risponde sia
alla sollecitazione visiva con una copertina accattivante e rigida, che alle
aspettative con disegni interni a colori e contenuti adatti ai bambini. Le sue storie, narrate
con grazia, umanizzano gli elementi della Natura, e li mettono in situazioni
che il bambino può comprendere. È facile così spiegare i Venti, le Stagioni, La
Luna e le Stelle, la Natura… Brava la scrittrice che con linguaggio semplice ci
fa immaginare tutti questi elementi come personaggi. Mi sono divertita a leggerle, porto con
me “il viottolo abbracciato”, perché sono stata testimone di un episodio simile,
e consiglio di regalare ai nipotini questo bel testo
il cui unico appunto ( giusto a voler trovare il pelo nell’uovo) è un font un po’ troppo piccolo e asciutto,
non tanto adatto per la lettura di nonne e bambini.
giovedì 19 giugno 2014
IN CUCINA CON LO SCRITTORE: Chiara Caserio, Venezia, io e te. Lighthouse Publisher 2014.
Nel suo romanzo “Venezia io e te”(Lighthouse Publisher) l'autrice Chiara Caserio, ci presenta la storia di Lorenzo e Maddalena. Lei arriva a Venezia per suonare il suo violino e dimenticare. Lui, deluso da un amore, lavora in libreria chiuso in un mondo freddo e distaccato. S’incontrano per caso, in una mattina di pioggia. Le loro strade sembrano avvicinarsi e allontanarsi di continuo, complice un destino beffardo e ineluttabile. Venezia, protagonista silenziosa, resta lì a osservare, con il suo sguardo malinconico e sognante. Amore, passione, solitudine, paure e speranze si affrontano e si mettono a nudo, lentamente, seguendo il placido scorrere del tempo lungo i canali.
Le
piace mangiare bene? E cucinare?
Preferisco mangiare, con calma e in
luoghi sereni.
Lo
fa per dovere o per piacere?
Mangio per piacere e cucino per dovere. Mi
mette sempre un po’ d’ansia l’idea di cucinare. Non appartengo a coloro che in
cucina si rilassano, anzi.
Invita
amici o è più spesso invitato?
Invito, e lo faccio con molto piacere.
Cucino sempre le stesse ricette, ormai collaudate nel tempo, e qualche volta un
piatto nuovo, ma sempre molto semplice. Della cucina mi piace l’aspetto
conviviale, stare a tavola in compagnia di amici e di amiche a chiacchierare,
magari bevendo un bicchiere di vino bianco fresco.
Ha
mai conquistato un uomo cucinando?
Mai!
Vivrebbe
con un compagno che non sa mettersi ai fornelli?
Sì, senza problemi.
Quando
ha scoperto questa sua passione?
Più che passione, la mia per la cucina è
una timida curiosità.
Ci
racconta il suo primo ricordo legato al cibo?
Un ricordo brutto, è il tacchino che ci
facevano mangiare all’asilo e che io detestavo. Un ricordo bello, è una cena in
Cornovaglia. E poi c’è un profumo di dolce che collego alla casa di mio padre,
in Molise, e che mi fa pensare alla luce del Sole, e a molte cose speciali che
oggi non esistono più.
Ha
un piatto che ama e uno che detesta?
Mi piace la pasta in quasi tutti i modi.
Detesto le crespelle, le crepes e affini.
Un
colore dominante proprio di cibi che la disgustano?
Bianco,
giallo, le diverse tonalità del grigio.
Quando
è in fase creativa ha un rito scaramantico legato al cibo? Prende caffè o tè,
una bibita speciale per stare fermo a scrivere?
No. Però mi piace bere tè freddo al
limone o tisane allo zanzero e cannella.
Scrive
mai in cucina?
Solo ogni tanto. Mi piace molto scrivere
in cucina, ma ho troppe distrazioni.
Altrimenti
dove ama scrivere? E a che ora le viene più naturale?
Scrivo nel mio studio. Su una scrivania
in vetro rosso. Ho bisogno di molto silenzio e di una luce bassa, mai troppo
forte. Meglio se ricorda la luce dei cieli nuvolosi con tendenze temporalesche.
Scrivo meglio nelle prime ore della mattina e del pomeriggio. La notte è per
gli esperimenti di stile di scrittura.
Si
compra cibo pronto o si cucina anche quando è molto preso dalla scrittura?
Tendo sempre a cucinare, anche se magari
in orari assurdi.
Che
tipo di cibo desidera di più quando scrive ed è preso dal suo lavoro? Dolce o
salato?
Cioccolato fondente alle nocciole.
Ha
un aneddoto legato al cibo da raccontarci? O una cosa carina e particolare che
le è accaduta?
Più che altro sono eventi legati alla
mia mancanza di grazia ai fornelli. Come quella volta in cui ho scolato un po’
troppo energicamente degli spinaci fino a farli appicciare alle mie tende blu.
Lei
è uno scrittore di narrativa. Quando esce a cena con i suoi amici che tipo di
locale preferisce?
Mi piacciono moltissimo le osterie,
possibilmente antiche. Non amo i ristoranti troppo eleganti, troppo bianchi e
luminosi.
Oppure
per festeggiare una pubblicazione?
Non ho ancora festeggiato Venezia io e
Te. Sarà in un luogo semplice. Mi piacerebbe ci fosse un quartetto d’archi, a
suonare Vivaldi. E tovaglie a righe. Vedremo.
Cosa
tende a ordinare in un locale?
Dipende dal locale, ma di solito
qualcosa che m’incuriosisce.
Nelle
sue presentazioni offre un buffet?
In quelle che farò, penso di sì.
Tende
a fare un aperitivo con due olive e patatine o a offrire un pasto completo?
Più la seconda. Sennò che festa è?
Ha
mai usato il cibo in qualche storia?
Ciambelle alla cannella, in una fiaba che
ho scritto.
E in Venezia io e Te, la protagonista
ama il cioccolato.
Venezia
io e te a che ricetta lo legherebbe e perché?
Legherei questo libro a un aperitivo.
Perché racconta un incontro e non si sa come poi andrà a finire davvero la
storia di Maddalena e di Lorenzo. Poi perché è breve. E anche perché se devo
trovare la luce giusta per Venezia io e Te, trovo quella che precede il
crepuscolo. Calda e intensa, che sai che presto si trasformerà.
Ci
potrebbe regalare una sua ricetta? Quella che le riesce meglio?
POLLO AL CURRY. Non c’è amico o amica
che non l’abbia provata.
Dunque. Si fa soffriggere nell’olio un po’ di cipolla,
poi aggiungo pollo a pezzetti e lascio insaporire, metto sale e sfumo con latte
e cocco (prima di tutto questo mescolo un po’ di cocco disidratato con del
latte e lascio lì a riposare). Poi aggiungo un po’ di zenzero grattugiato e del
peperoncino. Lascio che il sugo si restringa un poco. Quando il pollo è cotto,
aggiungo ancora del curry.
Lo
proveremo!
Quale
complimento le piace come cuoco? E come scrittore?
Quando cucino va benissimo anche solo un
“però, niente male”.
Quando scrivo: “mi hai emozionato”.
Che frase tratta dalla sua opera o dalla
sua esperienza di scrittore possiamo portarci nel cuore uscendo dalla sua
cucina?
“Viaggi sull’atlante per finta e per
davvero, c’è una stella nuova nel cielo di Londra e invece sei tu vestita da
sera”. Non ha nulla a che fare con la cucina, ma è un invito a brillare che
dedico a tutte le donne. Sempre.
Grazie
bellissima frase e in bocca alle stelle, allora!
Se volete acquistare il libro o sapere di più sull'autrice e il suo editore:
http://www.lighthousepublisher.com/
sabato 14 giugno 2014
IL RAGAZZO ALLA PARI di Federica Gnomo Twins
Basta donne sottomesse, basta erotico sempre uguale! Godetevi un romanzo sexy e divertente: Il ragazzo alla pari. Leggetelo in spiaggia :) e riflettete sorridendo.
http://www.libreriagremese.it/default/il-ragazzo-alla-pari.html
http://www.libreriagremese.it/default/il-ragazzo-alla-pari.html
venerdì 13 giugno 2014
IN CUCINA CON LO SCRITTORE Giacomo Pedroni, autore di CON L' AMORE DI UN CONIGLIO
Oggi salutiamo e ringraziamo Giacomo
Pedroni, autore del romanzo CON L’AMORE DI UN CONIGLIO, pubblicato
da Youcanprint.it, 2014 (libro) e da Cavinato Editore (e-book), per averci
aperto la porta della sua cucina.
*Piccola presentazione del
libro*
Alessandro Sereni, trentottenne, a causa della crisi economica si ritrova
disoccupato a gennaio del 2011.
A ciò si aggiunge la sua ex fidanzata che gli comunica
di aver deciso di convivere con un altro uomo. Senza lavoro e affetti
Alessandro si rifugia nell’alcool e progetta il suicidio.
A pochi chilometri da lui la crisi sconvolge anche la vita di Stefano e Fiorella.
Conviventi da 3 anni e molto legati al loro coniglio Dado, devono trasferirsi
in Repubblica Ceca perché l’azienda dove lui lavora si sposterà li per
continuare l’attività. Costretti a privarsi di Dado, pubblicano un annuncio con
cui dicono che lo regaleranno. Quella notte Alessandro, intenzionato a
uccidersi, legge l’annuncio e viene colpito dallo sguardo del coniglio.
Ottenuto l’animale, che lui chiamerà Pallino, in poco tempo ritornerà in lui il
desiderio di vivere.
******
La prima
domanda di rito è: le piace mangiare bene? E cucinare?
Mi piace sia mangiare bene, anche se dal fisico
non si direbbe, sia cucinare anche se non preparo quasi mai piatti particolarmente
elaborati e nemmeno consulto libri di ricette.
Lo fa
per dovere o per piacere?
Se non hai nessuno che cucina per te ovviamente lo
fai per dovere. Per me la cucina più che un piacere è un divertimento, mi piace
preparare tutti i cibi che mi piacciono e che, come dicevo prima, non sono mai
cibi elaborati o sofisticati. Insomma, non cucino solo per necessità.
Invita spesso
amici a casa o è ospite di altri?
Vivendo con i genitori non invito nessuno a cena
per una questione di riservatezza. Invece quando vivevo lontano da casa mi
capitava spesso d’invitare qualche amico a cena, facevamo delle grandi
“mangiate” di spaghetti alla carbonara, spaghetti aglio-olio-peperoncino, penne
all’arrabbiata, salsicce grigliate e, in inverno, polenta con fagioli e bollito
di manzo.
Ha mai
conquistato una donna cucinando?
Di solito la prima volta che esco con una donna si
va a cena fuori, si mangia una pizza e un dolce oppure un gelato. Il saper
cucinare mi ha però aiutato a consolidare il rapporto di coppia e farmi
apprezzare per questa qualità che, da quello che mi risulta, hanno pochi
uomini.
Vivrebbe
con una compagna o un compagno che non
sa mettere mani ai fornelli?
Sarebbe molto difficile. Non amo essere servito e
riverito, non pretendo di arrivare a casa e trovare pronto il pranzo o la cena
ma nemmeno vivere con una donna che non sa preparare neanche un uovo al
tegamino.
Quando ha
scoperto questa sua passione?
Quando, nel 2000, mi sono trasferito
in un’altra città per studiare. Vivevo con altri due studenti e ho imparato a
cucinare anche guardando loro. Più che una passione, per me cucinare è un
divertimento.
Ci
racconta il suo primo ricordo legato al cibo?
I primi cibi che ricordo sono minestrine e pastine, quelle che si danno ai
bambini.
Ha un
piatto che ama e uno che detesta?
Amo la pastasciutta, sia quella di grano duro che
quella all’uovo. Un cibo che proprio non amo sono le melanzane.
Un
colore dominante proprio di cibi che la disgustano?
Nessun colore in particolare. Come ho detto non
amo le melanzane, di colore viola, e non amo l’insalata russa, che di colori ne
ha parecchi.
Quando è in fase creativa ha un rito
scaramantico legato al cibo? Prende caffè? O tè, una bibita speciale che la fa
stare concentrato a scrivere?
Non ho nessun rito scaramantico legato al cibo, anche quando sono in fase
creativa mangio come al solito. Amo il caffè ma cerco di non berne più di due
al giorno. Non prendo bibite energetiche, non mi piacciono le bibite gassate.
Scrive
mai in cucina?
Qualche volta mi è capitato, soprattutto quando
scrivo articoli su un argomento di attualità, politica o sport, articoli che
poi pubblico sulla mia pagina facebook e che, a volte, invio ad un giornale
on-line che si chiama varese7press.it
Altrimenti
dove ama scrivere? e a che ora le viene più naturale?
Tenga presente che scrivo usando la penna e il
quaderno, davanti al monitor del computer l’ispirazione non arriva. Solo dopo
aver terminato la stesura manuale e la revisione del testo riscrivo tutto sul
PC. Fatta questa precisazione, mi capita di scrivere quasi sempre o sulla
scrivania della camera oppure sul tavolo che ho in salotto.
Si compra cibo pronto ( tramezzini, pizza,
snack) o si cucina anche quando è molto preso dalla scrittura?
Non amo i cibi pronti, detesto i fast-food e non solo per il fatto di averci
lavorato per due anni. Piuttosto che comprare del “cibo-spazzatura” come quello
che propongono certi posti mangio un’insalata e una scatoletta di tonno.
Tuttavia ci sono anche cibi pronti che mi piacciono come la piadina romagnola e
gli arancini di riso siciliani, senza dimenticare i panini con la salamella
cotta sulla griglia.
Che tipo
di cibo desidera di più quando scrive ed è preso dal suo lavoro? Salato o
dolce?
Mangerei sempre pastasciutta, affettati di maiale
e vino rosso.
Ha un aneddoto legato al cibo da
raccontarci? O una cosa carina e particolare che le è accaduta?
È un aneddoto molto simpatico, uno dei primi
ricordi che ho della mia vita. Era il 1983, avevo un anno e mezzo ed ero in
vacanza con i genitori a San Benedetto del Tronto. Nell’albergo servivano il
pranzo alle 13 e io a quell’ora ero affamato come un leone, così non appena mi
sistemavano nel seggiolone iniziavo a picchiare la forchetta sul tavolino
urlando “Pappasciuppa! Pappasciuppa!”
Che
tenero!
Lei è uno scrittore di narrativa,
sia per adulti che per bambini, quando esce a cena con gli amici che tipo di
locale preferisce? E quando esce con sua moglie e i suoi figli?
Quando esco con gli amici andiamo a mangiare la pizza oppure, raramente,
andiamo al ristorante cinese. Quando avrò moglie e figli potrò rispondere alla
seconda domanda (risata).
Oppure
per festeggiare una pubblicazione? Cosa tende a ordinare in un locale?
Se esco solamente per bere qualcosa ordino una
birra, se c’è quella scura la bevo più volentieri rispetto alla “bionda”. Se
invece devo cenare in un locale ordino una pizza oppure le bruschette con
pomodoro fresco, olio e basilico. Se invece mi trovassi in un ristorante di
lusso ordinerei qualcos’altro, tipo un risottino allo champagne e un filetto di
manzo in crosta.
Nelle
sue presentazioni offre un buffet? Pensa sia gradevole per gli ascoltatori
intervenuti?
Ho presentato il libro in due manifestazioni
organizzate da un’associazione che si chiama La Voce dei Conigli. Alla prima
presentazione ci hanno pensato le ragazze dell’associazione a organizzare un
buffet vegano mentre la seconda presentazione è avvenuta all’interno di un
parco che ospitava altre manifestazioni e c’erano i classici camioncini degli
ambulanti che vendevano cibo e bevande.
Tende a
fare un aperitivo con due olive e patatine o a offrire quasi un pasto completo?
Sono all’antica, non mi piacciono gli happy-hour
con cocktail, spritz e cibi d’ogni genere. Per me l’aperitivo è composto da un
buon bicchiere di prosecco, patatine e noccioline salate.
Ha mai
usato il cibo in qualche storia?
Se ne parla sia in questo libro sia nel precedente
ma in modo molto marginale.
Ad
esempio in CON L’AMORE DI UN CONIGLIO ci sono passi che ricordano cibi o profumi
di cibo?
Poche righe.
Il cibo
è mai co-protagonista?
Non lo è stato in questo romanzo e nemmeno in quello
precedente come pure non lo sarà nel racconto per bambini che uscirà
quest’estate. Può essere invece che, in un prossimo romanzo, il cibo sia un
co-protagonista. Chissà…
Per
concludere ci potrebbe regalare una sua ricetta speciale? Quella che le riesce
meglio?
Non è nulla di speciale o di personale ma è semplicemente
la ricetta per preparare gli
SPAGHETTI ALLA CARBONARA, mi piacciono parecchio e
mi ricordano le cene con gli amici ai tempi in cui ero studente.
*RICETTA*
Ingredienti:
400 gr. di spaghetti
150 gr. di pancetta magra o guanciale di maiale
2 tuorli d’uovo
40 gr. di burro
pecorino o parmigiano grattugiato
pepe
Procedimento: mettere una pentola d’acqua sul
fornello e, quando l’acqua bolle salarla, e buttarci gli spaghetti. Mentre gli
spaghetti cuociono, tagliare a cubetti la pancetta o il guanciale. Dopo averli
tagliati, farli rosolare in un tegame insieme al burro e al pepe. Quando gli
spaghetti sono cotti (circa 10 minuti), scolarli e versarli in una zuppiera di
coccio o di plastica dove sono stati messi i due tuorli d’uovo e il pecorino o
parmigiano grattugiato. Versare la pancetta o il guanciale nella stessa
zuppiera, mischiare bene e servire condendo il tutto con pepe e formaggio.
Quale
complimento le piace di più come cuoco?
Mi piace sentire una ragazza che mi dice: cucini
bene per essere un uomo.
E come
scrittore?
Ho provato una grande soddisfazione quando due
lettrici che tra di loro non si conoscevano mi hanno detto entrambe: grazie al
tuo libro ho ricominciato a leggere. Noi scrittori, per così dire, esordienti,
possiamo avvicinare o riavvicinare molte persone alla lettura se solo i nostri
libri fossero più pubblicizzati e più conosciuti. Molte persone non leggono o
perché la lettura gli ricorda troppo la scuola dove i professori li
costringevano a leggere libri lunghi e noiosi oppure perché sono stanchi di
trovare in libreria sempre gli stessi autori.
Che frase tratta dalla sua opera o dalla sua esperienza di scrittore
possiamo portarci nel cuore uscendo dalla sua cucina?
È una frase tratta dal capitolo 11 di CON L’AMORE DI UN CONIGLIO.
“Ci vuole un aiuto per tornare a sperare, a vedere
la luce della vita. E quell’aiuto lui lo aveva trovato in un’animale che pesava
poco più di un chilo, che si muoveva saltellando, che mangiava qualunque cosa a
qualunque ora.”
Grazie
per la sua disponibilità.
Consiglio
di leggere questo libro per la sensibilità e gentilezza dell’autore che si
riversa a piene mani in un testo profondo e insieme delicato. Io ho avuto un
coniglio domestico e posso assicurare che è un animale molto intelligente.
Federica
Gnomo Twins
LINK per acquistarlo on line
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venerdì 6 giugno 2014
Compensi da diritto d'autore: lo scrittore è obbligato ai contributi INPS?
Molti di voi se lo chiederanno, ebbene ho trovato la risposta all'annosa questione. Citerò la fonte INPS dell'articolo di Mario Banfi in
http://www.mysolutionpost.it/archivio/lavoro/2014/01/contributi-inps-diritto-dautore.aspx :
"La risposta fornita dall’Inps, in prima istanza, ha fatto balzare sulla sedia più di un autore, copywriter o fotografo amatoriale. Sì, l’obbligo sussiste, e i contributi vanno pagati! L'ha comunicato l’Istituto con il Messaggio 14712 del 18 settembre 2013. Due mesi dopo, però, ha fatto marcia indietro e ha fornito, con il Messaggio 19435 del 28 novembre 2013, una revisione delle linee guida già tracciate. La risposta definitiva (si spera) è, invece, “no”. Non è obbligatorio!
Un lavoratore senza cassa privata, non iscritto al Fpls, se scrive un’opera musicale, teatrale o un romanzo, per fare esempi semplici, non ha alcun obbligo contributivo. Il diritto d'autore, disciplinato dal Codice Civile (artt. 2575-2583) e dalla L. 633 del 22 aprile 1941, non incrocia cioè la normativa previdenziale. L'obbligo di Iscrizione alla Gestione separata Inps, oltre a chi produce redditi di lavoro autonomo, infatti sussiste (ex art. 50, comma 1, lett. c)-bis del Tuir) in capo a chi ha redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente, come i collaboratori continuativi, ma con retribuzione definita su base "periodica", non in base alla cessione del diritto d'autore.
Lo sfruttamento economico del diritto d'autore (regolato dalla lettera b) dell’art. 53, comma 2 del Tuir), al contrario, non ricade sotto le tipologie di redditi che definiscono gli autori come lavoratori autonomi obbligati a iscriversi alla Gestione Separata (ex art. 2, comma 26, della L. 335/1995)."
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