sabato 9 febbraio 2013

TEA for TWO: girelle fritte al miele





Oggi per il tè un dolce speciale: girelle fritte al miele.
Queste girelle non contengono lievito e sono molto particolari anche nella forma, quindi almeno una volta a Carnevale le dovete assaggiare.

Ingredienti:
300 g di farina 00
Un etto di burro morbido
Mezzo bicchiere di latte
Un uovo intero
Grattatina di buccia di limone
un pizzico disale fino
Olio per friggere
Miele e zucchero per decorare e addolcire.

Procedimento:
Impastate in una ciotola, o con un impastatore, tutta la farina con l’uovo, il latte e il burro ammorbidito. Dovrete ottenere un impasto  consistente, tanto da poterlo stendere.  Fate riposare la pasta in frigo almeno mezzora e poi con un mattarello infarinato stendetela sottile, spolveratela con un po’ di zucchero e arrotolatela come quando fate le fettuccine. Dal rotolo tagliate delle sezioni di circa mezzo cm. Non srotolatele. Friggetele in olio caldo e disponetele sopra un vassoio. Guarnitele con 3 cucchiai di miele cotto in due cucchiai di acqua e uno di zucchero. Ne verrà uno sciroppo liquido biondo, state attente a non bruciare troppo  gli zuccheri.

giovedì 7 febbraio 2013

TEA for TWO: Fregnacce con ricotta, zucchero, alchermes e cannella.




Questo facile dolce appartiene alla tradizione del viterbese. Infatti ancora oggi si dice "hai fatto una fregnaccia" per dire che hai fatto una cosa semplice semplice. Le fregnacce sono delle crespelle fatte con
un uovo intero
un etto di latte
un etto di farina 00
 e un pizzico di sale.
cannella, limone da grattare.
 La cottura è simile alle crepes, e cioè sottili, e si ottiene stendendo l'impasto a cucchiaiate sopra una padella arroventata e unta con un filo di burro.
Una volta cotte tutte, vanno spalmate con un impasto di ricotta di pecora o mista, zucchero e cannella, un cucchiaio di alchermes e una grattatina di limone. O, per i bambini, nutella e ricotta. Poi vanno arrotolate su se stesse e tagliate in due. Quindi passate in frigo per due ore. O anche un giorno: saranno più saporite. Tiratele fuori  almeno un'ora prima e servitele poi a temperatura ambiente spolverate di zucchero a velo. Se avete voglia di mangiarle subito evitate il passaggio in frigo.
Sono speciali!

martedì 5 febbraio 2013

XIX Trofeo RiLL, il miglior racconto fantastico


lunedì 4 febbraio 2013

IN CUCINA CON LO SCRITTORE Anna Maria Fabiano



Interviste culinarie di Federica Gnomo

Oggi salutiamo e ringraziamo l‘autore  Anna Maria Fabiano – Immagina una piazza – ed. Ferrari ,
per averci aperto la porta della sua cucina e averci regalato PASTA E PATATE A RA TIEDDRA un piatto tipico cosentino gustosissimo.
 
 La Piazza è il mondo e la sua negazione, è la folla ma anche la solitudine, è la “roba” ma è anche la fuga da essa. La Piazza è l’emblema della follia, intesa come rifiuto del compromesso, della menzogna necessaria ma tagliente, dell’essere come gli altri, per forza, per necessità, per costrizione.
Lei, la protagonista, parla a un consesso immaginario di avvocati, ombre, lettori, ma soprattutto a Lui, Il Giudice, che alla fine dovrà pronunciare la sua condanna o la sua assoluzione. Per essere stata se stessa, per aver scelto e indossato la diversità a costo di ferite sanguinanti. Per essere stata addirittura, ché forse la sua nascita è stato solo un errore.
Surreale nel suo incipit e nella prima parte, lo stile diventa narrativo e colloquiale man mano, per poi tornare alla partenza, ma con tinte più sfumate, con la rabbia stemperata e con il delirio ormai dilagante. E con lacrime represse.
Piccolo consiglio per chi si accosta a questo libro: non avere fretta, non voltare la pagina nell’attesa del colpo di scena. Gustarlo lentamente, come un vino bianco fresco che ci dia sollievo dall’arsura e al tempo stesso ce ne provochi dell’altra, di arsura. Quella che ci faccia sentire parte del consesso, per dimenticare il timbro con cui spesso, incautamente,  bolliamo chi non aderisce al sistema.


 La prima domanda di rito è: le piace mangiare bene? E cucinare?
 Beh, diciamo che mi piace mangiare, soprattutto negli ultimi anni. Da ragazza, e anche oltre, ero invece abbastanza distaccata dal cibo, tranne se si trattava di pizza. Sono innamorata della pizza da sempre. Bene? Se per ‘bene’ si intende roba ricercata no, perché amo molto i cibi semplici e leggeri. Sono attratta dalla dieta mediterranea: pasta, pomodori, verdure, frutta  ecc.
Ah, poi son molto golosa di dolci.
Cucinare lo adoro, anche se non sono costante e soprattutto non ho sempre il tempo per farlo.
Seguo le ricette, mi piace cercarne sempre, ma poi le modifico, perché mi piace inventare.
Lo fa per dovere o per piacere?
Per entrambi! A seconda delle circostanze. Il dovere c’è, per il bisogno di “accudire” la famiglia. Il piacere consiste nella possibilità di creare, inventare, mescolare ingredinti . Un po’ come per la scrittura, dove adoro costruire personaggi nei quali confluiscono tante personalità diverse, magari conosciute realmente e da me rielaborate in ottiche sempre nuove, in una sorta di miscellanea inconsapevole ma cosciente.
Invita amici o è più spesso invitato?
 Invito più spesso amici e parenti a casa mia. Mi piace avere gente e mi piace molto la convivialità. I cenacoli cultural-musicali sono la mia passione. Non amo apparecchiare la tavola con roba ricercata: preferisco oggetti rustici e pratici. A casa mia ognuno si deve sentire come fosse a casa propria. Se poi c’è anche una chitarra e un libro di cui parlare, sono felice. E se è estate e si può aspettare l’alba assieme, sono… alle stelle.
Ha mai conquistato amici o una uomo cucinando?
Penso proprio di sì. Amici tanti. Perché quando mi ci metto, mi riesce anche di allestire un buffet vario e per decine e decine di persone. Poi ci sono dei piatti che mi riescono particolarmente. Spesso gli amici vengono a casa per gustare la mia ‘parmigiana di melanzane’ o i miei variegati antipasti a base di verdura. Anche mio marito si è “innamorato” della mia cucina, soprattutto quando riproducevo, ma a modo mio, le pietanze cui era stato abituato nella famiglia d’origine.
Vivrebbe con  una compagna o un compagno che non sa mettere mani ai fornelli?
Addirittura lo preferisco. Non amo molto avere gente intorno, quando sono ai fornelli. Non sono attratta dall’uomo che cucina, ecco, anche se sono vissuta in una famiglia dove i miei fratelli, ad esempio, erano e sono ottimi cuochi. Il compagno mi piace accudirlo io, e preparargli le sorprese, quando è stanco e magari un po’ preoccupato. Percepisco la cucina come un modo per sentirmi femminile e mamma. Lo so che molti chef di riguardo sono uomini, ma la donna – a mio avviso – ha sempre una marcia in più.
Quando ha scoperto questa sua passione?
Da bambina. Appena potevo, mi mettevo ai fornelli e mi cimentavo in cose semplici, tipo brodini o il ‘polpettone dolce’ da tenere in ghiacciaia e offrire alle amiche.  Approfittavo dell’assenza della mamma e poi  mi gettavo nei miei esperimenti, con un leggero batticuore… perché lei era molto pignola e non desiderava vedere pentole e piatti sporchi!
Ci racconta il suo primo ricordo legato al cibo?
Non so se sia il primo, ma di certo è il più particolare. Da bambina ero inappetente e soprattutto detestavo la carne. Mia mamma mi mandava spesso a dormire dalla sorella sia perché ero felice di stare con le mie cugine sia perché zia e zio avevano il potere di farmi mangiare anche la odiata carne. Una volta però, presa dalla disperazione per quella bistecca che proprio non ne voleva sapere di scendere giù, cominciai a guardare con interesse un mobiletto che stava accanto alla tavola, ma un un po’ discosto dal muro. Così, appena gli zii si distraevano un attimo, i pezzettini di carne passavano dalla mia bocca alla mano e da quella … sul pavimento, dietro il mobiletto!
Un altro ricordo è legato a Napoli, dove per la prima volta assaggiai gli spaghetti alle vongole e mia mamma, che li aveva tanto desiderati, me li cedette in cambio dei banali spaghetti al pomodoro che io avevo ordinato come sempre. Potenza dell’amore materno!
Ha un piatto che ama e uno che detesta?
Non amo molto la carne in genere, anche se la mangio e… detesto il fegato, che mi veniva propinato da bambina perché “mi faceva bene” ma il mio stomaco lo respingeva.  Amo invece la ‘pasta asciutta’, soprattutto spaghetti, ma qualunque tipo, purché piena di sugo e di parmigiano.
Un colore dominante proprio di cibi che la disgustano?
Il rosso acceso, colore del sangue delle bistecche. Mi fa pensare all’animale soppresso e mi angoscia.
Quando è in fase creativa ha un rito scaramantico legato al cibo? Prende caffè? O tè, una bibita speciale per stare fermo a scrivere?
Quando sono in fase creativa, sorseggio volentieri  la crema di limone. Nello scrivere ‘Immagina una piazza’ ne ho fatta fuori tanta. È un liquore che preparo io stessa. Mi scendeva bene, perché scrivere questo romanzo non è stato facile e quindi mi occorreva addolcirmi il palato, di tanto in tanto. E poi l’acre del limone e il dolce del latte producono un contrasto che ben si associa alla mia protagonista e ai suoi dilemmi.
Scrive mai in cucina?
No, mai, ma scrivo in soggiorno che è adiacente alla cucina. Nel caminetto, sempre acceso d’inverno, arde una bella fiamma…  e in estate mi arriva dal portico l’arietta fresca della Sila non lontana.
 In estate invece me ne sto nel mio studio, che affaccia su un prato verde e dalla cui finestra si gusta un panorama mozzafiato. Non vedo il mare, anche se è come lo vedessi. Il mare è sempre presente nei miei romanzi, come è stato detto da più parti, e io lo sento anche senza fisicità, lo porto dentro. Ho bisogno di guardare paesaggi e di affondare lo sguardo nella natura, per scrivere.
 Si compra cibo pronto ( tramezzini, pizza, snack) o si cucina anche quando è molto preso dalla scrittura?
Se sono molto occupata a scrivere e ho scadenze immediate, capita che io compri del cibo pronto, ma in genere mi organizzo e cucino anche se sono presa dalla scrittura, perché comunque ho una serie di piatti veloci da realizzare. Anzi, mi viene meglio scrivere se alterno la cucina alla parola da togliere fuori. Così l’ispirazione guadagna nutrimento!
Che tipo di cibo desidera di più quando scrive ed è preso dal suo lavoro? Salato o dolce?
 Entrambi, anche se preferisco il dolce. Come ho detto, il soggiorno è adiacente alla cucina  e  ogni tanto vado a sgranocchiare noccioline e mandorle o pezzetti di cioccolato (nocciolato e possibilmente Novi). Oppure taralli e mandarini, in inverno… e chicchi d’uva in estate.
Ha un aneddoto legato al cibo da raccontarci? O una cosa carina e particolare che le è accaduta?
 Ne avrei tanti, tutti abbastanza simpatici, ma racconto il più particolare. Una volta l’ho fatta grossa: era estate e stavo in campagna, al solito con zie e  zii, e le adorate cugine/sorelle. Approfittando del sonno pomeridiano delle zie, assieme alla mia coetanea  Cettina detta Ketti  (avevamo tredici anni) ho acceso un piccolo fuoco, cercando rametti  e foglie secche e qualche pezzo di legno che la contadina affittante teneva da parte.  Poi ci siamo messe a pelare patate, e abbiamo allestito una pasta particolare che naturalmente è venuta tutta bruciata e ci ha causato una bella punizione per il danno apportato alla pentola. Questo episodio lo racconto nel mio romanzo “Il colore del cielo”, dove ho inserito molti episodi della mia infanzia.
Lei che tipo di scrittore è? E quando esce a cena  con i suoi  amici  oppure per festeggiare una pubblicazione che tipo di locale preferisce?Cosa tende a ordinare?
Che scrittrice sono?  Scrivo romanzi e racconti di memoria, o sociali e comunque sempre a sfondo psicologico e con un finale catartico. Ho per alleata una tendenza alla psicologia che mi spinge a scavare nelle ragioni dei miei personaggi, che sono spesso donne ma anche uomini particolari, anche se sempre filtrati dallo sguardo femminile. Come in “Immagina una piazza”, dove la mia protagonista lotta a modo suo contro un mondo che lei avverte ostile e pieno di compromessi, e sceglie però la strada più difficile.
Quando vado a cena fuori, solitamente preferisco locali molto intimi, e possibilmente rustici nell’arredamento. Sono abitudinaria e tendo a tornare sempre negli stessi posti, dove sono cliente abituale e conosco bene i gestori, con i quali sono in ottimi rapporti. Per festeggiare una pubblicazione o un evento letterario, di solito scelgo locali della città vecchia, se sono a Cosenza, e se in altre città mi piace comunque  cercare luoghi tipici, un po’ crepuscolari, magari in viuzze o angoli appartati, con una luce soffusa e romantica, molto parigina. Con tanto legno, tinte pastello e se possibile musica diffusa. 
Quanto alle ordinazioni, preferisco i primi piatti o gli antipasti. A volte anche la carne e il pesce, a seconda dell’umore.
 Nelle sue presentazioni offre un buffet? Pensa sia gradevole per gli ascoltatori intervenuti?
Tende a fare un aperitivo con due olive e patatine o a offrire quasi un pasto completo?
Mi è capitato di organizzare varie tipologie di presentazioni, sia di romanzi miei sia di altri, e qualche volta sì, ho anche offerto un buffet, come è successo alla Libreria “Equilibri” di Milano dove è stata anche organizzata una degustazione di vini  dell’Oltre Po provenienti dalle “Cantine Rossella”
 Ha mai usato il cibo in qualche storia?
Ad esempio in  “Immagina una piazza” ci sono passi che ricordano cibi o profumi di cibo?
Il cibo è mai protagonista?
Ho usato il cibo qualche volta, sì, o per sottolineare intimismo (birrerie, ad esempio, o locali che sappiano di mare con odore di pesce e fumo denso, o bettole in cui assaggiare pecorino piccante e buon vino rosso), oppure assenza di cibo per fare cenno alla magrezza del personaggio di turno. In questo romanzo in particolare sì, ci sono dei passi che alludono al cibo, come gelati alla panna, o panetterie, o bar. Il tutto per creare metafore e atmosfere.
“Immagina una piazza” a che ricetta lo legherebbe, e perché?
Lo legherei… alla caponata. Quella siciliana, dico. Agrodolce. Ricca di ingredienti. Con il sapore dolciastro in sordina che fa da contrasto al sapore deciso di base. Zucchero e aceto. Proprio perché è una trama piena di contrasti, come la protagonista che mescola l’amore con l’odio, il perdono con il rancore, la vita con la morte.
Dolce e salato, e soprattutto complessità di elementi.

Per concludere ci potrebbe regalare una sua ricetta? Quella che le riesce meglio?

Pasta e patate a ra tieddra. Piatto tipico cosentino.
 È una ricetta che passa di generazione in generazione a Cosenza. Occorrono patate tagliate a fette (non grosse né sottili), maltagliati, pomodori freschi  a pezzetti (o pelati se è inverno), sale, origano, aglio e pecorino (ma va bene anche il parmigiano), mollica di pane e olio d’oliva. Si prepara un sugo freddo con i pomodori a pezzetti, l’origano, l’aglio, il sale e l’olio.
Si dispongono nella teglia le patate, sopra i maltagliati (tutto crudo) e il sugo prima preparato. Poi il pecorino, e si ricomincia il giro. Si possono fare più strati. Infine si copre il tutto con la mollica di pane e un filo d’olio e si mette in forno.
Cottura molto lenta, con aggiunta di acqua tiepida di tanto in tanto, facendola scendere ai bordi. Un tempo la si cuoceva direttamente sulla piastra, in una pentola di alluminio.
Deve essere buonissima!
Quale complimento le piace di più come cuoco?
E come scrittore?
Che riesco a cucinare piatti saporiti che però non “restano sullo stomaco”.  (uso i condimenti con parsimonia).
Come scrittrice mi piace quando mi dicono che emoziono, che i miei personaggi toccano il cuore e le loro storie fanno riflettere.
 Che frase tratta dalla sua opera o dalla sua esperienza di scrittore possiamo portarci nel cuore uscendo dalla sua cucina?
«Non avere paura» le dico, «non ti faranno niente. Ci sarò io a difenderti. Sei una bambina piccola, anche se ti hanno truccata da vecchia. Fanno sempre così, sai? Truccano tutto, tutto truccano per mascherare il mondo e sottrarlo all’Occhio che vigila. Ne fanno tante, bambina, per chiudere il cerchio. Non sopportano le linee libere. Non vogliono incidentali ma solo parallele. Vogliono solo questo, loro, vogliono che tutto si chiuda e così sia.»
  


Grazie per la sua disponibilità                                                                           








venerdì 1 febbraio 2013

TEA for TWO: Frittelle dolci di patate velocissime




Care lettrici stasera la Gnoma vi svela una ricetta facilissima e superveloce che farà felici i vostri bambini.
Piccole  bombette di pasta lievita e patata,  fritte e passate nello zucchero semolato.

Ingredienti per due/tre persone:

Un etto di fiocchi di patate (quelli del purè, meglio se senza aromi vari)
Mezzo bicchiere di acqua
Mezzo bicchiere di latte
un etto di farina 00
un uovo intero
un cucchiaio di olio d'oliva
un cucchiaio di zucchero
un pizzico di sale
Mezza cartina di lievito da dolci
Olio di arachide per friggere

Preparazione:

In una ciotola mettete i fiocchi di patate e fateli gonfiare mescolandoli a freddo molto bene con l'acqua e poi il latte.
Quindi unire la farina, il sale, lo zucchero, l'uovo e infine l'olio. Sempre mescolando bene aggiungete la mezza cartina di lievito. Il composto deve risultare omogeneo e abbastanza consistente.
Fatelo riposare 5/10 minuti e intanto prendete una padella dai bordi alti e fate scaldare l'olio per friggere, aiutandovi con due cucchiaini versate nell'olio caldo ma non troppo bollente delle palline di impasto che si gonfieranno. Agitate la padella per non farle bruciare, voltatele  e appena bionde scolatele e poi passatele nello zucchero semolato. Sono buonissime tiepide, ma anche fredde. Meglio consumarle in giornata perché la patata tende ad ammorbidirsi. Ma tanto verranno divorate e non avrete questo problema.


lunedì 28 gennaio 2013

IN CUCINA CON LO SCRITTORE, Wanda Montanelli



Interviste culinarie di Federica Gnomo
Questa è una semplice intervista culinaria e letteraria, si declina  pertanto ogni responsabilità per quando affermato dall'autrice sui suoi rapporti con la politica e sui fatti per i quali indaga la magistratura.


Oggi salutiamo e ringraziamo Wanda Montanelli l‘autrice di “Schiaffi, destino canaglia delle donne in politica, I miei quindici anni bui nel partito di Di Pietro e altre storie,  Società editrice Dante Alighieri, novembre 2012, per averci aperto la porta della sua cucina.

Il libro narra 15 anni di storia vissuta nel partito, fuori di esso nelle piazze, in sit-in a Montecitorio, nelle strade per manifestazioni comuni a tante donne della politica e dell’associazionismo. Descritto in quasi 400 pagine, con 1500 citazioni di personaggi famosi della politica e delle istituzioni ma anche di sconosciuti attivisti che insieme alle donne hanno costruito con fatica e sacrifici l’Italia dei Valori, il volume porta alla ribalta l'impegno gratuito profuso da innumerevoli militanti di partito che pur privati delle risorse economiche, con pulizia morale, indubbia capacità e forte motivazione personale, hanno creduto in un progetto politico di cambiamento che non si è realizzato perché bypassate da personaggi di dubbia provenienza e scarse qualità morali, sui quali la cronaca, anche penale, in questi giorni ci ragguaglia.

La prima domanda di rito è: le piace mangiare bene? E cucinare?
Sì, Mangiare e accompagnare il cibo con un mezzo bicchiere di vino buono.
 Lo fa per dovere o per piacere?
Per dovere, e nelle grandi occasioni per piacere
 Invita amici o è più spesso invitato?
Sono in genere invitata. Una volta invitavo più spesso io, ma il tempo per fare pranzi ora è diminuito.
 Ha mai conquistato amici o uomo cucinando?
Mi hanno conquistato cucinando. Quando un uomo cucina lo fa anche meglio delle donne.
Vivrebbe con  una compagna o un compagno che non sa mettere mani ai fornelli?
Sì.
Quando ha scoperto questa sua passione?
Da piccola sono stata conquistata da un piatto di riso e lenticchie. Lo avevano fatto le suore alla mensa scolastica.
Ci racconta il suo primo ricordo legato al cibo?
Un ricordo particolare è una merenda favolosa di pane fresco croccante con il pomodoro, l’olio extravergine e l’origano. Un sapore e un profumo che ancora ricordo. Avevamo marinato la scuola e bighellonando per Napoli siamo arrivate a casa della sorella sposata di una mia compagna di classe. Facevamo le scuole medie. La sorella si è subito preoccupata del fatto che non avevamo pranzato e ci ha preparato pane e pomodoro. Mai più l’ho assaggiato così buono
Ha un piatto che ama e uno che detesta?
Amo il cous cous, adoro gli gnocchi. Non detesto alcun cibo.
Un colore dominante proprio di cibi che la disgustano?
Non apprezzo i dolci troppo colorati. In genere non mangio cibi con coloranti
Quando è in fase creativa ha un rito scaramantico legato al cibo? Prende caffè? O tè, una bibita speciale per stare fermo a scrivere?
Ho sempre la bottiglietta d’acqua vicino al tavolo di lavoro. Il caffè sicuramente aiuta.
Scrive mai in cucina?
Scrivo dove capita se mi viene un’idea. Spesso d’estate in giardino o in cucina per fissare degli appunti su un’idea improvvisa. Ma dovunque, in macchina, oppure a letto; ho un block notes ed una penna sotto il cuscino.
Altrimenti dove ama scrivere? e a che ora le viene più naturale?
Alla mia scrivania, mattinata tarda, pomeriggio, sera, notte. Mai di mattina presto.
Si compra cibo pronto ( tramezzini, pizza, snack) o si cucina anche quando è molto presa dalla scrittura?
Un’ insalata con tante verdure, formaggi, olive, può essere una soluzione rapida in estate. Ma sono molto veloce a cucinare e riesco a mettere in tavola un pranzo anche in 20 minuti quando ho fretta.

Che tipo di cibo desidera di più quando scrive ed è preso dal suo lavoro? Salato o dolce?
Salato.
Ha un aneddoto legato al cibo da raccontarci? O una cosa carina e particolare che le è accaduta?
Ero in viaggio con mio marito e percorrendo in macchina le strade all’isola di Mauritius si era fatto tardi, erano le tre del pomeriggio e non avevamo ancora pranzato. Ci siamo perciò fermati in un piccolo ristorante, molto modesto, gestito da un cinese. Aveva già quasi chiuso e un po’ desolato ci da detto che non poteva offrirci molto. I ogni caso avrebbe fatto qualcosa con quello che aveva. Abbiamo sentito un profumo di cipolla soffritta, curcuma, verdure, peperoncino, prosciutto (o qualcosa che assomigliava molto al prosciutto cotto). Il cuoco cinese-mauriziano dopo circa 15-20 minuti è uscito con due piatti di magnifici spaghetti (della qualità sottile cinesi) con tante verdure a listelli (peperoni, zucchine, carote, ecc.) il prosciutto e gli aromi tra cui era riconoscibile la curcuma. La bontà di quella ricetta è tale che in Italia ogni volta che la ripeto (con i nostri spaghetti) ha un successo insuperabile. E’ il piatto che più spesso mi chiedono di fare. A parte il cous cous.

Lei è una scrittrice di politica e di narrativa, quando esce a cena con i suoi figli, o amici  che tipo di locale preferisce?
Locali che fanno cucina regionale, o esotica.
 E quando esce con suo marito, compagno, ecc?
Locali vicino al mare, con menu di pesce
Oppure per festeggiare una pubblicazione?  Cosa tende a ordinare in un locale?
In genere i primi piatti, sono quelli che più mi piacciono.
Nelle sue presentazioni offre un buffet? Pensa sia gradevole per gli ascoltatori intervenuti?
Tende a fare un aperitivo con due olive e patatine o a offrire quasi un pasto completo?
Sì. Un aperitivo con l’aggiunta di qualche dolce particolarmente curato nella forma e nel gusto.
Ha mai usato il cibo in qualche storia?
Sì.
Ad esempio in  “Schiaffi,” ci sono passi che ricordano cibi o profumi di cibo?
Il cibo è mai protagonista?
 “Schiaffi,” a che ricetta lo legherebbe, e perché?
Alle melanzane ripiene, calabresi. Ne parlo nel paragrafo “Casetta Barzan”, in cui Nunzia Barzan, una esponente della Consulta delle Donne, dopo un convegno dell’8 marzo contro la violenza, mi invita a casa sua, e in famiglia madre, zie, e sorelle preparano un tipico pranzo, tra cui deliziose melanzane ripiene.
Per concludere ci potrebbe regalare una sua ricetta? Quella che le riesce meglio?
Gli spaghetti Mauritius, i cui ingredienti ho già descritto. Aggiungo il particolare di far soffriggere le verdure a listelli con il prosciutto cotto, aglio, cipolla, in quattro cucchiai di olio extravergine. Cotti gli spaghetti si ripassano in padella insieme alle verdure, ed in chiusura si aggiunge una bustina di zafferano, o meglio un cucchiaino di curcuma.

Quale complimento le piace di più come cuoco?
Me ne dai un secondo piatto?
E come scrittore?
Ho letto il tuo libro e mi sono emozionata.
Che frase tratta dalla sua opera o dalla sua esperienza di scrittore possiamo portarci nel cuore uscendo dalla sua cucina?
Nel caso di “Schiaffi” la frase della sociologa Chiara Saraceno : “«Smettiamola di parlare di “quote rosa” e prendiamo invece atto del fatto che finora, nella politica locale come in quella nazionale, esiste una sola quota, quella maschile. Protetta militarmente da qualsiasi intrusione».

Grazie per la sua disponibilità                                                                         










sabato 26 gennaio 2013

Creme brulé con le mele, dolce adatto ai celiaci.





Io adoro questo dolce, che tra l’altro è molto più leggero di tanti altri e adatto anche a chi è allergico al glutine. Viene anche più invitante se le mele si intravedono in superficie, e si caramellano insieme allo zucchero di canna.Meglio quindi scegliere pirofile o cocottine  basse.

Ingredienti per 3/4 coppette da forno: 
2 tuorli e un uovo intero
250 ml di latte
scorza di  limone
3 cucchiai di zucchero
2 di zucchero di canna da far caramellare sopra.
1o 2  mele affettate sottili ( io uso le royal gala) e condite con una spruzzata di cognac e un cucchiaino di zucchero.

Procedimento:
Bollite il latte con la scorza di limone e poi lasciatelo intiepidire. In una terrina sbattete  le uova con lo zucchero a lungo, fino a che saranno gonfie  e aggiungete  tutto il latte sbattendo altri 5 minuti con lo sbattitore. Versate il composto in tre/quattro pirofiline da forno monoporzione in cui avrete adagiato le fettine di mele condite, mettete  a cuocete per almeno 30 minuti a bagnomaria in forno. Quando il composto sarà denso e leggermente bruciacchiato è pronto.  Lasciate raffreddare e poi passate in frigo per un paio d'ore. Al momento di servire, togliete le pirofile  dal frigo, aggiungete dello zucchero di canna in superficie e fatelo caramellare ponendole  sotto il grill del forno per alcuni minuti. Se usate ciotoline di porcellana da forno, o coccio, o pirex aspettate qualche minuto una volta tolte dal frigo prima di porle in forno altrimenti lo sbalzo termico le rovinerà.