Sinceramente la scrittura di Pasini merita, io però non amo il sangue gratuito su innocenti e quindi l'incipit mi ha lasciato un po' di tristezza. Il primo titolo, meno bello, "La giustizia dei martiri" forse rimandava bene e subito ai contenuti: la guerra e i suoi orrori. Osannato dalla critica, mi inchino a chi ne capisce più di me, e auguro al bravo scrittore una serie di successi anche con la sua nuova scuderia Mondadori.
martedì 7 febbraio 2012
Sinceramente la scrittura di Pasini merita, io però non amo il sangue gratuito su innocenti e quindi l'incipit mi ha lasciato un po' di tristezza. Il primo titolo, meno bello, "La giustizia dei martiri" forse rimandava bene e subito ai contenuti: la guerra e i suoi orrori. Osannato dalla critica, mi inchino a chi ne capisce più di me, e auguro al bravo scrittore una serie di successi anche con la sua nuova scuderia Mondadori.
domenica 15 gennaio 2012
Recensione ad " INGRATI La sindrome rancorosa del beneficato" di M.Rita Parsi
Ho conosciuto la signora M.Rita Parsi, docente, psicoterapeuta e scrittrice ad una cena con conferenza intorno al mondo dell'adolescenza.
Mi ha colpito molto la sua presenza fisica, dolce e volitiva insieme, insomma una donna di carattere, supportata anche da esperienza e studi.
Ho potuto discutere anche di Dorotea De Spirito e dei suoi romanzi, dei progetti che aveva lei stessa in campo. Insomma una donna affascinante.
Ho comprato questo libro, che è un saggio e non un romanzo, perchè mi sono ritrovata, facendo il bilancio di fine anno, a pensare a quante persone avevo incoraggiato, aiutato, fatto emergere, spinto ad amare senza remore, consolato, ecc...senza trovarmi neanche un sms sul telefonino a Natale. O Capodanno.
Sono stata quindi spinta dal titolo, e poi leggendo ho scoperto una donna profonda e vera, non accademica, umana e sofferente che prima di tutto ci pone le sue esperienze e poi ci fa superare lo sbigottimento di fronte all'ingratitudine.
Mi riservo pertanto di leggerla come scrittrice per le bellissime frasi che usa per descrivere gli stati d'animo.
Tornando a "Ingrati" devo dire che trovo il libro istruttivo.
La sindrome rancorosa del beneficiato è l'eccellenza dell'ingratitudine.Comune a molti , senza peraltro che gli stessi se ne rendano conto. O peggio abbiano la capacità decisionale, la forza d'animo, l'umiltà,il coraggio e l'onestà intellettuale ed etica di prenderne atto. Spesso covata inconsapevolmente, ma anche coscientemente è un rancore muto e sordo che cresce dentro, alimentato anche dall'invidia, che qualcuno abbia avuto le capacità di aiutare, e abbia messo l'altro in "debito di riconoscenza". A questo punto il beneficiato tende, magari dopo una iniziale piccola gratitudine , a sminuire e dimenticare il beneficio, a cancellarlo, e addirittura a voler danneggiare il benefattore.
Queste pagine aiutano sia il Benefattore a non aspettarsi niente, ma solo a donare e il Beneficiato a riconoscere il dono senza astio. Ci ritroviamo, spesso , infatti nella vita a scambiarci i ruoli e dovremmo accettare le conseguenze. Alla fine la Parsi ci lascia un messaggio duro ma realistico. Fare il Benefattore solo se sarai pronto a riceverne le conseguenze anche di ingratitudine, non aspettandoti niente; esperienza che comunque rafforza, perchè di grati, coscienti e sereni , se ne incontreranno pochi. Imparere quindi a fare bene del Bene, e a riceverlo.
Molto carino l'esempio alla fine dell'intervista, quando il giornalista chiede se il libro servirà a farci comprendere sia da soggetti benefattori che beneficati, la nostra condizione e l' insoddisfazione al fine di condurci ad una presa di coscienza; lei porta un esempio : mentre tutti gli animali dell'Arca ringraziavano Noè per averli salvati, il pesce se ne andò dicendo, come nella poesia di Spaziani, " non devo nulla a Noè" . Come a dire: forse vi sarà servito, forse no, però mi auguro che almeno abbiate trovato interessante il percorso. Io credo proprio di sì!
giovedì 5 gennaio 2012
Crostini per la befana, e non solo!
Eccoci finalmente arrivate alla serata in cui dobbiamo prendere le scope e viaggiare. Avremmo preferito una seratina a lume di candela con qualche bel ragazzone in attesa di calze e reggicalze, ma va bene lo stesso.
Cuciniamo questi crostini energetici per volare nella notte, al freddo.
Occorre tagliare a fette una frusta di pane, e spalmarle di un impasto di 100g di stracchino e due salsicce fresche e salvia sminuzzata; disporle sopra una teglia poco oliata e infornare a 180° fino a che si rosolerà il pane e la salsiccia sarà cotta. In genere 10 minuti, meglio se in forno con grill acceso, ma mai troppo vicini alla resistenza altrimenti bruciano e tocca spedirle all'inferno!
A proposito di Inferno e Paradiso ecco una barzelletta culinaria:
Un bel giorno un'anima buona e pia che stazionava in Paradiso chiese a san Pietro come mai dall'Inferno arrivassero tutti i giorni profumini d'arrosto, lasagne, dolci, e invece in Paradiso non si mangiava altro che qualche mozzarella o scatolette di tonno.
San Pietro lo guardò e gli rispose:
" Senti un po', mica penserai che mi metta a cucinare per noi due soli?!"
Cuciniamo questi crostini energetici per volare nella notte, al freddo.
Occorre tagliare a fette una frusta di pane, e spalmarle di un impasto di 100g di stracchino e due salsicce fresche e salvia sminuzzata; disporle sopra una teglia poco oliata e infornare a 180° fino a che si rosolerà il pane e la salsiccia sarà cotta. In genere 10 minuti, meglio se in forno con grill acceso, ma mai troppo vicini alla resistenza altrimenti bruciano e tocca spedirle all'inferno!
A proposito di Inferno e Paradiso ecco una barzelletta culinaria:
Un bel giorno un'anima buona e pia che stazionava in Paradiso chiese a san Pietro come mai dall'Inferno arrivassero tutti i giorni profumini d'arrosto, lasagne, dolci, e invece in Paradiso non si mangiava altro che qualche mozzarella o scatolette di tonno.
San Pietro lo guardò e gli rispose:
" Senti un po', mica penserai che mi metta a cucinare per noi due soli?!"
venerdì 16 dicembre 2011
UN ALTRO BEST SELLER E SIAMO ROVINATI di Marino Buzzi. Mursia editore.
UN ALTRO BEST SELLER E SIAMO ROVINATI
di Marino Buzzi
Mursia editore, novembre 2011
Mi sono ritrovata a cercare, non senza difficoltà, prima perchè esaurito :) a Milano ,e poi, nella mia piccola città, il libro del libraio scrittore Marino Buzzi " Un altro best seller e siamo rovinati". Viste le vicissitudini per reperirlo quando ho letto come fosse fornita la sua libreria mi è venuto uno spasmo. La nostra, la più grande in centro, mi aveva risposto " a computer " che era uscito a gennaio 2011, alle mie rimostranze , avevamo concordato che l'avrebbe ordinato perchè Mursia non era un editore di cui tenevano molto...sic. Al che mi sono chiesta "e che tengono?" in effetti guardandomi intorno ha ragione Marino, ormai c'è di tutto in libreria tranne i libri. Caffetteria con annessi adolescenti urlanti e tramezzini, utensili da cucina , cartoleria, giochi, gadget inutili da scrivania, poltrone, divani, poster, biglietti d'auguri, pupazzi di peluche, la sora Rosa sulla sedia e il cane disteso davanti alla porta.
Comunque, dopo lungo penare l'altro ieri mi è arrivato, e naturalmente l'ho letto in due giorni, anche perchè piccolino e maneggevole. Che dire? Siamo di fronte ad una raccolta di esperienze semiserie di vita vissuta da un libraio in una libreria fornita e frequentata, non un romanzo come il primo" Confessioni di un ragazzo perbene".
Ebbene il fatto che non sia un romanzo non deve ingannare. In realtà appena chiuso il libro, e dopo aver letto anche i ringraziamenti, che sono il giusto finale, mi sono detta: è proprio lui. Lui, l'autore che si racconta, che esce fuori come lo penso e lo immagino dai tempi di Confessioni. Marino ha messo molto di sè, in accenni talvolta, in lunghi paragrafi altre, eppure quello che ne viene fuori, non è "Il libraio" e basta, e le sue disavventure o stanchezze, ma Marino. Marino è in ogni riga, lui descrive una realtà allargata eppure mai e poi mai si distacca da sè, dalla sua arguzia, sensibilità, e talvolta romanticismo. Alla fine ho sorriso molto, capito la differenza tra commesso e libraio :), amato tanto questo autore, e l'ho anche compreso, avendo lavorato al pubblico per venti anni. E' una esperienza che richiede nervi d'acciaio, fisico da marines, pazienza e adattabilità.
Concludo facendo i complimenti all'autore, e pregandolo di regalarci sempre le sue esperienze sul blog " Cronache dalla libreria" che naturalmente continuo a seguire. Consiglio il libro a tutti, perchè di facile lettura, e istruttivo. In fondo siamo anche noi spesso clienti distratti o frettolosi, sbagliamo i titoli e gli autori, e siamo disorientati e rimbambiti dai best seller. Il libraio Marino, carino e gentile, che dentro ti analizza e si morde le labbra per non mandarti al diavolo, lo vorremmo ogni giorno a soccorrerci, io magari ci prenderei anche un caffè.
martedì 13 dicembre 2011
CUORE DI FIABA: Natale con chi vuoi
Poichè è Natale ...
I personaggi, i fatti e i luoghi di questa storia, tranne Firenze ovviamente, sono del tutto inventati.
Natale con chi vuoi
Di Federica Gnomo
Potrei passare le ore a guardare il fuoco e fantasticare.
Quando inizio ad accenderlo - ai primi freddi dell’autunno - non mi sento più solo.
C’è lui a farmi compagnia, a parlarmi scoppiettando, ad incantarmi con scintille e guizzi improvvisi.
Unico amico fidato che mi abbraccia col suo calore.
Arrivo stanco dal lavoro, frastornato dalle richieste dei clienti, ma trovo sempre il tempo di accenderlo.
Faccio presto. Lo trovo pronto.
Sono solito mettere la legna nel camino quando mi alzo, ancora in pigiama, poi mi faccio una doccia, mi vesto accuratamente con il completo grigio scuro e parto verso il centro di Firenze, dove lavoro.
Sono commesso in un negozio di scarpe prestigioso.
Non c’è mai domenica, Natale o estate.
Cambiano i modelli ma non i turisti, non i clienti. Tutti esigenti, spesso disorientati da troppa offerta oppure fissati solo con un unico modello.
Solo oggi ho perso due ore con un’americana dai piedi enormi che voleva un paio di stivali foderati di pelliccia che le stavano troppo stretti.
Sono esausto.
Decido di spogliarmi e infilarmi una tuta morbida e calda, attizzare il fuoco e cuocere una bistecca e delle castagne.
Un bel bicchiere di vino corallo luccica sul tavolo.
Lo faccio scaldare.
Fuori è già freddo, e in casa , quando non ci sono, la temperatura scende a 16 gradi.
Ho qualche brivido, ma il primo fuoco già mi scalda e mi dà una sensazione di benessere.
È il 24 di Dicembre, il giorno del mio compleanno. La vigilia di Natale.
Sono solo, ma non triste, in fondo lo sapevo che sarebbe stato così.
Sono andato via da casa appena maggiorenne; ho cercato un lavoro. Ero diverso dai miei amici: fine, delicato, alto e magro, molto femminile diceva qualcuno, molto gay dicevano altri…
Non volevo più mettere in imbarazzo mia madre e sono fuggito dal mio piccolo paese.
Vivo qui, nella cascina di mia nonna, sulle colline di Firenze; non quella di Fiesole, dove stanno i ricchi, un’altra, dopo Prato, un po’ distante dalla città. Questa era l’unica casa disponibile dopo la morte della nonna, e mia madre, dolce e cara, me l’ha proposta per provare a vivere lontano dalle occhiate curiose e cercare me stesso.
Non è ben messa: spifferi, tegole malandate, qualche goccia d’ acqua che entra dal tetto quando fuori inizia a piovere forte, come stasera, come ora.
Mangio da solo.
“Buon compleanno Guglielmo” mi dico, sempre da solo mentre brindo a me stesso. Quasi godo pensando a quanti invece stanno in mezzo a decine di parenti urlanti. Mi piace il silenzio e la voce del fuoco, piccole grida tremolanti, le ombre sulle pareti screpolate…le mie mani lunghe come coltelli, con cui spesso penso di ammazzarmi.
Sento bussare.
“E no!” mi dico. “No, no. Stasera basta gente!”
Taccio.
Si stancheranno.
Non voglio alzarmi sto festeggiando il mio compleanno e la vigilia di Natale.
Bussano ancora.
D’accordo arrivo! Mi dico tra me…
Apro.
Una folata di vento freddo e umido misto a odore maschile mi invade la stanza.
È un ragazzo, credo, dalla corporatura.
Non è facile individuarlo sotto un cappuccio nero e abiti oversize.
Rimane sulla porta.
«Desidera?»gli chiedo. Non risponde.
«O entra, o esce…si decida.» e cerco di richiudere non senza difficoltà.
Lui si cala il cappuccio e scopre il viso.
Un viso bellissimo, cosparso di miriadi di goccioline tonde e lucenti: la pioggia.
È biondo, con occhi scuri infinitamente dolci. Sembra un angelo ma ha qualcosa di carnale che mi turba. Si scusa, è in imbarazzo.
Ha la macchina ferma, guasta o non sa cosa.
Proprio davanti al mio cancello, anche lui sgangherato e sempre aperto come il mio cuore.
Gatti e cani randagi abitano con me, una cascina che sembra l’arca di Noè da cui esce ogni mattina un tipo tutto azzimato, che sarei io.
Mi viene da sorridere all’idea.
Lui pensa che lo stia facendo per cortesia e si presenta:
«Mi chiamo Tommaso, stavo andando a festeggiare la vigilia da alcuni amici ma la mia auto, a quanto pare, non ne vuole sapere di proseguire.»
« Mi dispiace, per l’auto e per la festa. Qui non ci sono molte case abitate, devi esserti pure perso»dico scortandolo verso il camino e facendolo scaldare al fuoco.
Lo guardo: è proprio bello.
Mi ritrovo a pensare che una festa con questo ragazzo, l’avrei desiderata anch’ io. Magari intima e con poche persone. Lui solo…
« A proposito, come ti chiami?»
«Guglielmo.»
«Allora Guglielmo, hai un telefono? Magari mi vengono a prendere, il mio cellulare è scarico.»
Lo fisso incuriosito: ho trovato uno più sfigato di me!
« Sì certo, ora lo prendo, ma intanto siediti. Stavo arrostendo delle castagne. Oggi è il mio compleanno e le mangio sempre per il mio compleanno. Diciamo che le aveva mangiate mia madre la sera in cui ebbe le doglie, e poi io ho continuato l’usanza.» Rido; anche lui. Ma perché gli sto raccontando queste cose?
Si toglie il giubbotto bagnato e lo appoggia sopra una sedia, poi si mette seduto accanto al fuoco ed inizia a smuovere i frutti nella padella.
Io cerco il cellulare nella borsa.
È strano, non lo conosco, ma con lui mi sento a mio agio.
La scena mi sembra famigliare. Eppure non l’ho mai visto prima d’ora.
Gli porgo il telefono. Lui mi guarda. Inizia a comporre il numero, poi si blocca.
Mi guarda ancora.
«Ti dispiace se rimango a farti compagnia?» mi chiede, «mi sembra brutto lasciarti solo per il tuo compleanno e poi, a dirla tutta, non ho molta voglia di andare a festeggiare la vigilia con gli amici. Fa freddo, piove, qui c’è un bel fuoco, vino, castagne e…un …bel ragazzo solo soletto che mi sembra triste.»
Arrossisco.
Meno male che il fuoco manda bagliori rosa sui nostri volti, li accende e li confonde.
Io rimango un po’ spiazzato dalla richiesta. Uno sconosciuto, in casa mia, di sera, soli. Ho un po’ paura.
Vorrei tanto che rimanesse, che mi facesse compagnia. Ma gli insegnamenti di mia madre mi rimbombano nel cervello. Già ho fatto una sciocchezza facendolo entrare in casa.
Resto un po’ indeciso, lui mi fissa con occhi molto teneri, assolutamente in attesa, quasi senza speranza. E io cedo.
«Non sono triste, ci sono abituato» puntualizzo.« Però se ti fa piacere…» dico infine con una voce debolissima.
Mi stupisco di me stesso.
Ho azzardato.
Ho deciso in un lampo, un lampo di quel fuoco che arde nel camino.
Non voglio stare solo, è il mio compleanno, e pure la vigilia di Natale… Scaccio l’inquietudine che mi scatena la sua presenza, anzi quasi ringrazio il guasto, la pioggia.
Poi di lui mi fido, non so perché.
Sembra più grande di me, più sicuro. Ha mani nodose e forti. Scuote la padella, mi sorride.
Mi ringrazia.
«Allora? Le castagne sono pronte, dove le mettiamo?» mi chiede, interrogandomi con gli occhi; io rimango a mia volta a guardarlo. Muto.
Sarei pronto come quelle castagne, cotto, arrostito, se tutto questo non fosse assolutamente assurdo e fuori luogo.
Un estraneo. Un ospite.
«Allora?»
«Oh scusa. Ecco un panno di cotone, mettiamole qui! Poi nel cestino…»
Sono completamente fuori di testa.
Le versa, chiudiamo il panno, le nostre mani si toccano; il caldo delle castagne passa attraverso la stoffa. Rimango lì a gustare il calore e l’odore di bruciato. Lui anche.
Mi sta bruciando il cuore.
Lunghi secondi. Ombre e luci sul muro.
Profili vicini
Tommaso si alza e si versa del vino. Prende il mio bicchiere e si siede con me davanti al fuoco.
Brindiamo.
«Buon compleanno, Guglielmo!»
«Grazie, buona vigilia di Natale…» rispondo.
Sono molto imbarazzato.
Ma è un bel compleanno. Molto bello, in fondo.
Mangiamo le castagne.
Parliamo.
Talvolta ci scopriamo a guardarci e stiamo in silenzio.
Lui mi racconta un po’ di sé.
È uno studente del quarto anno di architettura. Io gli dico che faccio il commesso a Firenze.
Ride.
«Mi sembravi un modello!» mi tira là.
È un complimento o una battuta per sottolineare il mio abbigliamento da casa, comodo e trasandato? Io arrossisco ancora.
Lui mi passa le mani sul profilo…
«Sei perfetto! Inganneresti chiunque…»
Potrei morire.
Cosa mi sta succedendo?
Parliamo sempre più vicini. Sto maledettamente bene al suono della sua voce.
Passano le ore.
Stiamo sdraiati davanti al fuoco e piano piano i nostri occhi si chiudono. Si chiudono insieme alle nostre mani.
Al mattino mi sveglio
Solo
Lui sparito
Esco fuori
Nessuna macchina
Mi sembra di aver sognato, eppure era tutto così reale.
Tommaso era vero, respirava, era alto quanto la porta; impossibile sbagliarsi; confondersi.
È il giorno di Natale. Vado a pranzo da mia madre. Soliti sorrisi, e discorsetti. “ Ti trovi bene?” “Senti la nostra mancanza?” “Hai bisogno di qualcosa?”
E certo che avrei bisogno di qualcosa! Di un amore. Un angelo biondo e maligno che mi piombi in casa la notte e mi baci.
Torno alla cascina. Penso a lui tutto il tempo mentre percorro la solita strada. Guardo dietro ogni curva, magari lo vedo. Forse era un fantasma. Me ne convinco. Sono triste. Ho fantasticato.
Che credevo?
Un bel ragazzo, sconosciuto, la notte della vigilia bussa alla mia porta, io apro e come regalo di Natale trovo la risposta ai miei turbamenti.
Illuso.
Mi si stringe il cuore.
Potevo chiedere il suo numero di cellulare…
Ma che dico!? Un fantasma non ha cellulare! Anche lui, però, sparire così.
Un maleducato, in fondo.
Passano due giorni in cui cerco di dimenticare Dormo e basta.
Torno al lavoro.
Le foglie vorticano nel mio piazzale insieme ai passerotti.
È quasi la fine dell’anno. Comincia a nevicare. Quando rientro a casa accendo il fuoco.
Rimetto le castagne sulla brace.
Ricordo la sera del mio compleanno.
Lui.
Mai più rivisto.
Quasi non ci penso più. Poi istintivamente vado alla finestra, lo cerco fuori tra i fiocchi. Nessuna macchina, nessuna impronta. Forse era davvero un desiderio, un regalo di Natale partorito dalla mia testa.
Appena le castagne sono pronte, sposto il panno di cotone dal cestino, e trovo un biglietto ripiegato.
Un biglietto di Tommaso.
“Scusa se sono andato via senza salutarti.
Dormivi così bene; eri talmente bello e sereno, che non ho osato. Mi sono vergognato.
Volevo svegliarti e ringraziarti, ma di cosa? Ci ho pensato: di averti ingannato?
Volevo dirti che la macchina non era guasta, che ti avevo seguito. Che erano giorni che ti guardavo al lavoro, sempre di nascosto. Non ho avuto mai il coraggio di fermarti.
Scusa.
Sono venuto da te di sera come un ladro, ho carpito la tua fiducia, ti ho raccontato tutte bugie, ma desideravo conoscerti, stare un po’ con te.
Sei stato così tenero e fiducioso che non ho potuto confessarti il mio inganno. Inoltre eri così solo… ho avuto paura di spaventarti. Perdonami.
Sparisco così come sono venuto.
Ma se vuoi, se non sei del tutto allibito per il mio comportamento sfacciato, telefonami.
34970…325.
Dimenticavo: il telefono funzionava, tutto funzionava, tranne la mia testa.
Tommaso”
Rimango lì a guardare il biglietto. Lo giro e rigiro tra le mani.
Poi ci penso: è tutto così chiaro in me, ora. Mi batte il cuore. E non per un’illusione.
Prendo il cellulare, compongo il numero.
Squilla.
Squilla.
Squilla.
Ti prego rispondimi!
FINE
lunedì 24 ottobre 2011
Crostata di mele , crema e pinoli.
Questa ricetta , inventata da me , la dedico al mio amico il principe Armand che dice amare le crostate!
Un dolce rigido dal cuore tenero e molto bello da presentare.
Ingredienti: Pasta frolla distesa tonda, 4 mele royal gala, 4 cucchiai di zucchero, un pizzico di sale, panna liquida 250ml, due uova intere + un tuorlo, 50 g di pinoli e se piace uvetta sultanina
Procedimento:
Questo è un dolce facilissimo che può essere servito anche come dessert a fine pranzo perché morbido e dal cuore cremoso.
Foderare uno stampo con i bordi alti di pasta frolla fresca del banco frigo, sbucciare e affettare 4 mele, tipo royal gala, a spicchi sottili. Disporle a corona dentro la pasta frolla dall'esterno verso l'interno , cospargerle con un cucchiaio di zucchero e una spruzzata di limone, 50g di pinoli facendo attenzione a mandarli ovunque e se piace anche dell'uvetta sultanina fatta rinvenire in un po' di cognac ed acqua. Frullare nel mixer ad immersione due uova intere e un tuorlo con tre cucchiai colmi di zucchero , un minipizzico di sale e un cartoncino di panna liquida da 250ml, che trovate vicino al latte fresco al supermercato. Ne verrà una crema fredda che metterete sopra le mele. Infornate tutto e cuocete per 40 minuti circa a forno leggero 180°, meglio se ventilato. Sarà cotta quando la crema sarà rassodata e in parte imbrunita e le mele affioreranno un po'.
Buonissima!
Un dolce rigido dal cuore tenero e molto bello da presentare.
Ingredienti: Pasta frolla distesa tonda, 4 mele royal gala, 4 cucchiai di zucchero, un pizzico di sale, panna liquida 250ml, due uova intere + un tuorlo, 50 g di pinoli e se piace uvetta sultanina
Procedimento:
Questo è un dolce facilissimo che può essere servito anche come dessert a fine pranzo perché morbido e dal cuore cremoso.
Foderare uno stampo con i bordi alti di pasta frolla fresca del banco frigo, sbucciare e affettare 4 mele, tipo royal gala, a spicchi sottili. Disporle a corona dentro la pasta frolla dall'esterno verso l'interno , cospargerle con un cucchiaio di zucchero e una spruzzata di limone, 50g di pinoli facendo attenzione a mandarli ovunque e se piace anche dell'uvetta sultanina fatta rinvenire in un po' di cognac ed acqua. Frullare nel mixer ad immersione due uova intere e un tuorlo con tre cucchiai colmi di zucchero , un minipizzico di sale e un cartoncino di panna liquida da 250ml, che trovate vicino al latte fresco al supermercato. Ne verrà una crema fredda che metterete sopra le mele. Infornate tutto e cuocete per 40 minuti circa a forno leggero 180°, meglio se ventilato. Sarà cotta quando la crema sarà rassodata e in parte imbrunita e le mele affioreranno un po'.
Buonissima!
martedì 6 settembre 2011
Letture estive
Cari amici, questa estate non ho letto soltanto Eldorado, o i libri qui recensiti, dei miei amici e non , ho letto anche dei progetti editoriali e mi sono sparata questi titoli per varie ragioni.
UNA: cosa spinge una casa editrice a far concorrere un romanzo ad un premio? Da qui: " Nel mare ci sono i coccodrilli" " di F: GEDA
"La vita accanto" di M.P. VALADIANO
"Proibito" di TABITHA SUZUMA
DUE: cosa crea un grande romanzo storico trasportabile in film, da qui : "Il ventaglio segreto" di LISA SEE e " Il petalo cremisi e il bianco" di MICHAEL FABER.
Questi ultimi due sono affreschi di epoche molto dettagliati, con particolari a volte raccapriccianti e sempre elementi passionali. Deduzione: nelle fiction occorre la scena intesa come scenografia maestosa e dettagliata , personaggi che rimangano nel cuore e una storia a tratti morbosa, o cruenta , o comunque atta a scatenare la parte animale che è in noi.
A giugno 2011 è uscito il film
tratto da un romanzo di Lisa See (Fiore di neve e il ventaglio segreto, pubblicato nel 2005), sceneggiato da Angela Workman, Ronald Bass, Michael Ray, l’ultimo film di Wayne Wang (Il circolo della fortuna e della felicità, Blue in the Face, Smoke, Chinese Box, La mia adorabile nemica, Un amore a 5 stelle, Il mio amico a quattro zampe, L’ultima vacanza, The Princess of Nebraska, Mille anni di buone preghiere, Chinatown Film Project) è ambientato nella Cina del XIX secolo. Nella provincia dello Hunan le donne vivono nel più totale isolamento, obbligate, tra l’altro, a tenere i piedi bendati. Per sfuggire al loro destino di segregazione, hanno messo a punto, col tempo, un codice per comunicare tra loro: il nu shu, una scrittura segreta e ignota ai maschi, fatta di caratteri curvilinei dipinti o ricamati su ventagli e vestiti. Un linguaggio esclusivo, che contribuisce a creare un saldo legame tra le donne della comunità, legame reso ancor più stretto dalla pratica del laotong, vincolo destinato a unire a vita una coppia di bambine. Il ventaglio segreto racconta proprio la storia di due bambine legate dal laotong: Lily e Snow Flower. Sui primi tre ho opinioni diverse dalla massa.
Gentile, seppur vero e duro, il libro di Gedda. Gli darei un 8 e lo preferisco segli altri due.
Intenso, ma carente a tratti, seppur con trovate geniali, il secondo, mantiene un 7.
Coraggioso, ma con un finale scontato e pavido il primo: mi ha deluso, seppure scritto bene. Mantiene solo un 7 per lo stile, ma non reggono molto i personaggi e il finale.
Parlerò di tutti più dettagliatamente.
UNA: cosa spinge una casa editrice a far concorrere un romanzo ad un premio? Da qui: " Nel mare ci sono i coccodrilli" " di F: GEDA
"La vita accanto" di M.P. VALADIANO
"Proibito" di TABITHA SUZUMA
DUE: cosa crea un grande romanzo storico trasportabile in film, da qui : "Il ventaglio segreto" di LISA SEE e " Il petalo cremisi e il bianco" di MICHAEL FABER.
Questi ultimi due sono affreschi di epoche molto dettagliati, con particolari a volte raccapriccianti e sempre elementi passionali. Deduzione: nelle fiction occorre la scena intesa come scenografia maestosa e dettagliata , personaggi che rimangano nel cuore e una storia a tratti morbosa, o cruenta , o comunque atta a scatenare la parte animale che è in noi.
A giugno 2011 è uscito il film
tratto da un romanzo di Lisa See (Fiore di neve e il ventaglio segreto, pubblicato nel 2005), sceneggiato da Angela Workman, Ronald Bass, Michael Ray, l’ultimo film di Wayne Wang (Il circolo della fortuna e della felicità, Blue in the Face, Smoke, Chinese Box, La mia adorabile nemica, Un amore a 5 stelle, Il mio amico a quattro zampe, L’ultima vacanza, The Princess of Nebraska, Mille anni di buone preghiere, Chinatown Film Project) è ambientato nella Cina del XIX secolo. Nella provincia dello Hunan le donne vivono nel più totale isolamento, obbligate, tra l’altro, a tenere i piedi bendati. Per sfuggire al loro destino di segregazione, hanno messo a punto, col tempo, un codice per comunicare tra loro: il nu shu, una scrittura segreta e ignota ai maschi, fatta di caratteri curvilinei dipinti o ricamati su ventagli e vestiti. Un linguaggio esclusivo, che contribuisce a creare un saldo legame tra le donne della comunità, legame reso ancor più stretto dalla pratica del laotong, vincolo destinato a unire a vita una coppia di bambine. Il ventaglio segreto racconta proprio la storia di due bambine legate dal laotong: Lily e Snow Flower. Sui primi tre ho opinioni diverse dalla massa.
Gentile, seppur vero e duro, il libro di Gedda. Gli darei un 8 e lo preferisco segli altri due.
Intenso, ma carente a tratti, seppur con trovate geniali, il secondo, mantiene un 7.
Coraggioso, ma con un finale scontato e pavido il primo: mi ha deluso, seppure scritto bene. Mantiene solo un 7 per lo stile, ma non reggono molto i personaggi e il finale.
Parlerò di tutti più dettagliatamente.
Iscriviti a:
Post (Atom)




