mercoledì 16 novembre 2016

SOTTO L'ALBERO di NATALE con lo scrittore PATRIZIO GROSSI, autore di GIALLO ZEN-ZERO , Amarganta, 2016

  

Con Patrizio Grossi  
autore di GIALLO ZEN-ZERO 

Amarganta 2016



Quando Matteo, giovane praticante di Coli, un ammanigliato notaio, manda al diavolo il principale, si premura di mettere in guardia Valentina Muller, in procinto di diventare una ricchissima ereditiera, intenta a sbrigare le ultime formalità presso lo studio. La conoscenza della pratica Muller segnerà per Matteo l'inizio di un'avventura dai ritmi serrati e dai toni surreali. Matt
eo e Valentina, invischiati in un terrificante delitto, ricercati dalla polizia e nel mirino di figuri insospettabili, vivranno un'altalena di fortune e sfortune, passando dalla speranza alla disperazione in un folle rincorrersi tra le vie e le creuze di Genova.



1)      Come è il tuo rapporto con il Natale?  Conflittuale. È migliorato molto da quando ho avuto i bambini, ma da adulto ho sempre mal sopportato i grandi raduni familiari e le ipocrisie  insite nelle manifestazioni tipiche del periodo. Penso che per essere buoni e fare del bene non ci sia bisogno di attendere il Natale.
2)      Presepe o albero, perché? Albero, mille volte! Mi piacciono le luci e lo trovo molto più decorativo di qualsiasi presepe.
3)      Cosa ne pensi di Babbo Natale? Ci credi ancora? Quando hai smesso di crederci e perché? Raccontaci un aneddoto natalizio  Penso che sia la campagna pubblicitaria più riuscita della storia. Quando la Coca Cola ha trasformato una vecchia favola per bambini in un personaggio mitico ha compiuto un'operazione commerciale senza precedenti e senza pari ai giorni nostri. Non credo che un “normale” San Nicola o un semplice folletto sarebbero potuti diventare un'icona mondiale. Non ricordo quando ho smesso di crederci, forse è un trauma che ho rimosso, di sicuro a dieci anni ero molto più interessato ai regali che arrivavano dai miei genitori che da qualsiasi altra parte. Se per aneddoto natalizio vale anche ciò che è accaduto un 26 di Dicembre, posso raccontare quello del 2002. Le luci fuori, il freddo, il cenone della sera prima che da qualche noia a mia moglie alla trentottesima settimana di gravidanza. Poi le prime contrazioni. Un falso allarme, pensiamo subito, è troppo presto. Nell'incredibile preveggenza che solo le donne possono avere, lei fa comunque una doccia e si prepara, e fa proprio bene, perché  da quel momento andiamo avanti e indietro da casa all'ospedale un paio di volte, fino alle 23:33 quando nasce il mio primo figlio.  Quel momento è scolpito dentro di me come il più bello che abbia mai vissuto. Quando per la prima volta stringo quel fagottino sono talmente emozionato che sbatto la testa contro la lampada riscaldante procurando l'ilarità delle ostetriche. A distanza di anni mi sono chiesto, se non facessero apposta a lasciarla così bassa e scommettessero su chi ci avrebbe dato la capocciata. Da allora trovo sempre molto più coinvolgente Santo Stefano piuttosto che Natale.
4)      Ami fare i regali? O ricevere regali? Che tipo di regali? Preferisci la sorpresa o suggerisci a qualcuno i tuoi desideri? Odio ricevere regali e ancora di più se qualcuno mi interpella per chiedere le mie preferenze. Invece adoro fare regali alle persone che amo e soprattutto mi entusiasmo a cercare il regalo giusto e fare la sorpresa, di solito ci riesco.
5)      Ami ricevere libri o preferisci comprarteli? Hai mai ricevuto un libro che non sei riuscito a leggere? E perché? O uno che invece è stata una vera bella sorpresa inaspettata? Preferisco comprare i libri che leggo, anche perché è difficile che un libro che mi piaccia non sia già nella mia libreria prima che altri me lo possano regalare. Ne consegue che spesso ho ricevuto libri che erano fuori da tutti i miei interessi e che non ho mai nemmeno iniziato.
6)      Come si intitola il romanzo che hai scritto e vorresti consigliare come regalo di Natale? Il romanzo che ho scritto è “Giallo Zen-zero”
7)       Cosa ha di particolare il tuo romanzo per finire sotto l’albero di Natale? A chi è adatto? È un romanzo veloce, accadono molte cose in poco tempo e si legge in fretta. Posso dire che se siete di quei lettori che, come me, vi accorgete subito se lo scrittore si è divertito a immaginare e mettere in parole la storia dovreste proprio prenderlo.
8)      Ti è piaciuto scriverlo? Da dove nasce la storia? Mi sono divertito moltissimo. La storia nasce in parte da una persona che conosco e che ha vissuto le angherie di uno studio notarile,  in parte dalla voglia di scrivere qualcosa dove quella che sembra una fortuna diventa una sfortuna, che poi diventa una fortuna, che poi diventa una sfortuna... insomma, un po' Zen, anzi un po' Zen-zero!
9)     Ci doni un piccolo l’incipit che ci lasci la voglia di leggere?                                                           

  1. 
Uscita con vendetta

- Basta! Mi sono rotto! Andate tutti a fare...
Non si può certo dire che fosse un esordio elegante. Ero
davanti alla porta del Notaio Coli appena sbattuta con
rabbia, quando all'improvviso la più bella creatura che
mi si fosse mai impressa sulla retina comparve dal nulla.
Allibita, aveva schiuso le labbra rosse in un "o"
silenzioso così perfetto che se l'avesse visto Giotto si
sarebbe messo a piangere. Si era spostata per lasciare
passare il pazzo furioso che le si era parato davanti, cioè
io. Al mio cervello erano bastati quattro decimi di
secondo per capire quanto lei corrispondesse al mio
ideale di donna: i capelli neri lunghi, lisci; gli occhi
chiari, curiosi e ingenui allo stesso tempo; le labbra
carnose, ma non in modo eccessivo, un po' come Liv
Tyler in Armageddon. Era vestita sportiva con jeans
attillati, una camicetta di seta gialla e un piccolo zaino
rosso che la faceva sembrare una ragazzina. I restanti sei
decimi di secondo mi occorsero per capire che sapevo
benissimo chi era, perché era in quel luogo, cosa avrebbe
fatto da lì a poco e quante poche chance avrei avuto di
coronare il mio sogno con lei. Il lungo successivo
secondo necessario per condensare tutti questi pensieri
era trascorso senza che la sua espressione mutasse. Con la
medesima rapidità di ragionamento capii anche che non
avrei mai più potuto danneggiare il notaio Coli come in
quel momento.
- Signorina quando le avranno consegnato quello che le
spetta, non firmi nessuna delega! Hanno intenzione di
portarle via una bella fetta di eredità e mi piacerebbe
tanto che questo non accadesse. Chieda di parlare, prima,
con qualcuno di cui si fida davvero. Mi raccomando!
Avevo chiuso così, nel modo più definitivo possibile,
con tutto ciò era stato la vita passata fino a dieci minuti
prima e non avevo la minima idea di come sarebbe stata
quella futura. Raggiunsi le scale senza dire altro e senza
voltarmi indietro. Sarebbe stato uno strazio imprimere
ancora di più quel viso nella memoria.
Scesi rapido i tre piani.
Avevo ormai raggiunto il portone e in un attimo fui
fuori all'aria fresca di un lunedì pomeriggio di fine
ottobre, con la pioggia che sembrava appesa al cielo con
un filo sottile pronto a spezzarsi al primo alito di vento.

10)  Una volta scartato, aperto e ammirato con soddisfazione il tuo libro, con cosa lo accompagneresti? Cioccolata calda o tè? Caffè o camomilla? Biscotti o torta? Panettone o Pandoro? Penso che su questo non ci siano dubbi, di sicuro con una fetta di una magnifica torta allo zenzero!


Ti è piaciuto l'autore Patrizio Grossi? Vuoi saperne di più?


BREVE BIO
     Mi chiamo Patrizio Grossi. Sono nato nel 1967  nell'estrema provincia mantovana,  nell'angolino in confine con Emilia e Veneto (Il dialetto è identico al Gramlot di Dario Fo) 3 anni dopo, però, i miei genitori si trasferirono a Genova. Alla luce della Lanterna sono cresciuto e ho studiato appassionandomi ai fumetti e ai film gialli e western. A 11 anni scrissi i primi racconti e a 13 scoprii la letteratura di fantascienza. A 20 anni conobbi la donna della mia vita e proseguii gli studi fino alla laurea, dopo la quale nacquero i mie due figli. Nel 2007, partecipando per gioco, vinsi un concorso che mi valse la pubblicazione del romanzo “Ad un passo dalla verità” (Ennepilibri) e più tardi arrivai in semifinale a un noto concorso letterario su internet. Sono presente con brevi racconti in alcune antologie e ho qualche pubblicazione inerente la mia professione, infatti, per ora faccio il dentista con l'hobby della scrittura, ma mi piacerebbe molto invertire i due fattori.



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domenica 13 novembre 2016

A Natale regala il libro di uno scrittore emergente... si ma quale?

Come sapete il periodo di Natale in libreria si trova di tutto, se volete fare un regalo rimarrete sicuramente perplessi e allora vi butterete sui romanzi più pubblicizzati, o su autori famosi perché disorientati.
Se siete di quella nicchia di lettori a cui viene l'orticaria quando il presentatore di turno pubblica la sua vita, o siete stufi e pure ingrassati a forza di leggere ricette  e guardare cucinare, state pronti.
Dalla prossima settimana partirà una serie di interviste sulle abitudini natalizie di scrittori emergenti che ci parleranno del loro rapporto con il Natale e presenteranno un loro romanzo che ritengono possa farvi piacere conoscere e regalare.
Vi aspetto con la nuova serie di interviste SOTTO L'ALBERO di NATALE con lo scrittore.

domenica 25 settembre 2016

Una stanza vuota, Francesca Montomoli, Litho Commerciale, Febbraio 2016





Ho atteso qualche mese per leggere questo romanzo, poi è arrivato il momento in cui il titolo si è conformato al mio stato d'animo ed ho iniziato.
Faccio sempre così: i libri mi chiamano quando sanno che è il momento ed io non leggo soltanto ma entro in sintonia con la storia.
Questo lavoro di Francesca Montomoli, pluripremiata autrice toscana, aveva bisogno del suo tempo: la storia è complessa per come è costruita, ha infatti diversi salti temporali e di luogo, necessita pertanto di continuità e attenzione. Più il romanzo è frammentato, più il lettore deve essere costante e viceversa.  Io gli ho dedicato due giorni intensi. Ho scoperto, o meglio riscoperto, una autrice intima e poetica, ma non stucchevole, anzi perfettamente lucida nel narrare la fine di un amore, o di tanti amori, potrei dire, compreso quello verso se stessi. Alice è una donna consapevole e coraggiosa, una vera femmina in senso quasi "animale" perché protettiva verso tutti, più che verso se stessa e pronta al sacrificio. Alice fugge da una storia finita, fugge lontano, in un paese talmente diverso dalla sua Firenze, che il lettore stesso ne rimane frastornato, ma si può fuggire dall'Amore, amore in tutte tante forme? questa è la domanda che intesse ogni riga del romanzo che ripercorrere le vicende amorose della protagonista e la sua voglia di riscatto. Si medita con Alice sul ruolo femminile, si soffre con lei e con gli altri protagonisti, ci si interroga e quasi si rivive in qualche personaggio la nostra vita sentimentale. Ho trovato il senso del romanzo tutto riassunto in una bella frase verso la fine:
A chi dice che gli amori finiscono
rispondo che l'amore è restio alla morte,
l'amore non finisce si trasforma, muta voce e aspetto,
trova ogni giustificazione per sopravvivere
è disposto a farsi odio pur di non soccombere.
L'amore sa essere gratuito ed egoista nello stesso abbraccio,
ti avvolge come un nido o come un sudario
ed è ugualmente amore

Ne consiglio la lettura perché è una bella prova di intima ricerca. Un romanzo sentimentale educativo. L'ho paragonato a un nitido disegno del trecento fiorentino non su pala ma sulle rocce aspre dell'America più vera.

Per leggerlo vai a :

https://www.amazon.it/Una-stanza-vuota-Francesca-Montomoli/dp/8894082695/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1474815178&sr=8-1&keywords=una+stanza+vuota+montomoliquistarlo

Vuoi conoscer Francesca Montomoli?


giovedì 22 settembre 2016

Sposa per Sempre, cinque passi nella leggenda. 5 racconti su l'nquietante Pasqualita, la sposa manichino


Non conoscevo questa leggenda messicana, non pensavo mai che un manichino potesse essere una mummia...

5 storie di altrettanti bravi autori (Donatella Perullo, Maria De Riggi, Armando Maschini,Roberta Martinetti e Paola Bianchi) declinate con amore e un pizzico di horror. Su Amazon: 
https://www.amazon.it/Sposa-sempre-Cinque-passi-leggenda-ebook/dp/B01I5KLW8K


Ho ricevuto questo libro in regalo dalla curatrice. L'ho letto in poche ore catturata sopratutto dalla abilità della scrittrice Donatella Perullo autrice del primo racconto. Una prova di grande capacità di interconnessione storica tra la leggenda e la figura del Principe di Sansevero, Raimondo di Sangro. Una bravura che è una conferma dei suoi precedenti lavori e che meriterebbe ampie platee.Confesso di non aver mai sentito parlare della drammatica leggenda di Pasqualita e che in genere non leggo fantasy, quindi non mi ritengo adatta a esprimere giudizi, però queste piccole 5 storie, tranne una che non ho capito bene, mi sono piaciute molto per la originalità degli autori, ognuno con un suo stile e linguaggio, nel trattare lo stesso argomento. Un bel lavoro di gruppo reso coerente e simpatico (le presentazioni, il nome del gruppo...) dalla coordinatrice che ha curato tutta l'edizione compresa la bella confezione del libro: agevole, ben fatta dalla carta al carattere, copertina accattivante ecc...che sembra un nonnulla ma influisce sulla lettura. Vi consiglio di leggerlo anche perché a tutte buonissime recensioni.
Spero in un continuo successo dell'opera, che ne frattempo è anche stata tradotta in spagnolo. I racconti si prestano a brevi viaggi e tengono compagnia. Tutti invitano a riflettere su diversi aspetti della vita, dell'amore e della morte.

mercoledì 21 settembre 2016

IN GIARDINO CON LA SCRITTRICE MARIA LIDIA PETRULLI, autrice della trilogia Il Volto Segreto di Gaia. Ritorno Al Mondo Azzurro, Il Ciliegio Edizioni



Oggi siamo ospiti nel  giardino di Maria Lidia Petrulli, scrittrice prolifica e autore della trilogia Il Volto Segreto di Gaia ed Emilie Sanslieu, editi entrambi da Il Ciliegio Edizioni fra il 2013 e il 2015

Di che  parla?
Vediamo un po'... Prendiamo un volume tra i tanti rutti molto allettanti: Ritorno Al Mondo Azzurro e leggiamo la Quarta di copertina per lasciarci trasportare nella sua storia.
"Adria ed Eliocron hanno lasciato la terra degli inuit per tornare nelle lande dell’Accademia dove tutto è iniziato. Il viaggio lascerà un segno profondo in entrambi. Chi è in realtà Eliocron? Perché è tanto diverso dagli umani quanto dagli altri cloni? Perché vuole ritrovare il Mondo Azzurro? Eliocron vi cerca qualcosa di prezioso. Qualcosa che potrebbe mutare il futuro di Gaia. E Adria? Riuscirà a ricongiungersi col suo grande amore e gli amici ybridis? Cosa accade intanto su Artan? Nuovi amori e colpi di scena si succedono nel capitolo finale di una trilogia sempre più avvincente ed emozionante."
Quarta di copertina di Emilie Sanslieu (primo volume di una saga per ragazzi dagli 8 ai 16 anni)
Quando la magia è usata bene non provoca danni ma aiuta a sviluppare la fantasia, e quei bambini, da grandi, saranno forse degli adulti migliori.

E ora cominciamo l'intervista: Ami vivere in città o in campagna?
Potrei vivere in città soltanto se avessi un attico circondato da un bel terrazzo, possibilmente con vista mare. Qui a Cagliari ci sono splendidi terrazzi che si affacciano sul golfo, ma poiché sono improponibili per le mie tasche, ho trovato un buon connubio con l’esigenza di non avere nessuno che mi cammini con i tacchi sulla testa, a ogni ora del giorno e della notte, scegliendo una casetta con giardino a pochi chilometri dal mare e a venti minuti dalla città. Ci sto come in una reggia.
Preferisci un giardino o un terrazzo ?
Sono belli entrambi. Danno emozioni diverse. Da un terrazzo puoi spaziare lontano e immaginare come quando sei in riva al mare e segui la linea dell’orizzonte: lo sguardo vaga dove vuole. Il giardino, invece, è come un’accogliente alcova dove raccogli i tuoi limoni, i mandarini, basilico e prezzemolo, e pure il peperoncino: gli altri tentativi fatti di piantare pomodori o quant’altro, sono stati un vero fallimento.
Trovi impegnativo curare il verde? 
Il verde è bello, rilassante, soprattutto il prato, ma prendersene cura è pesantuccio, soprattutto quando hai mille metri quadri cui badare. Ottima soluzione, un bel giardino roccioso con tante piante mediterranee, le ginestre, il mirto, lentischio, insomma, delle belle piante resistenti che domandano soltanto una potatura di tanto in tanto. Non ho tempo né pazienza per l’orto, mi bastano l’alberello del limone e del mandarino, quello del gelso e del nespolo e i melagrani.
Riesci a scrivere e leggere all’aperto?  Cosa altro ti piace fare (ad esempio barbecue, ginnastica, dormire ecc)? In giardino posso fare di tutto, leggere, scrivere, mangiare e dei sonnellini meravigliosi. Ho anche il barbecue ma, non essendo una gran cuoca, lo uso poco. Diciamo che sono insalata dipendente.
Hai un animale domestico? Quale e come si chiama? Come si comporta mentre scrivi?
Per 12 anni ho avuto Glyn con me, una bastardina di 35 chili che era arrivata a casa passando fra le sbarre del cancello. L’avevano abbandonata che aveva poco più di un mese. Mi seguiva ovunque, anche in viaggio o quando mi sono trasferita per lavoro in Francia, ci siamo adattate l’una all’altra alla perfezione, non mi ha mai intralciato nei momenti “creativi”. Ora non c’è più e mi manca. È passato quasi un anno e ancora non me la sento di prendere un altro cane, credo che lo farò l’anno prossimo, quando rientrerò definitivamente dalla Francia.
Ci descrivi il tipo di giardino preferisci? 
Mi piace un angolo semplice, con qualche traliccio di rampicante, fiori colorati, una lampada romantica e una sedia a dondolo sotto il gazebo. E l’angolo computer.
Ti piace mangiare all’aperto? Ti piace fare colazione, merenda o un pasto principale?
Moltissimo. In genere la colazione e il pranzo li faccio all’aperto, se sono sola anche girellando nel giardino… In particolare nel momento del dessert. Di sera la situazione è più spinosa perché si accende la contesa fra me e le zanzare… In genere vincono loro.
Inviti amici a passare qualche ora nella tua oasi verde? Hai una ricetta di biscotti o una torta dolce o salata da poter consigliare per fare colazione o merenda tra il verde? 
Un pomeriggio con amici, al sole, è sempre un momento rilassante e piacevole. Come dicevo prima, non sono un’appassionata di cucina, per cui tè e biscotti, un gelato o una crostata presa al panificio mi sono molto congeniali.
Nei tuoi romanzi i paesaggi sono accuratamente descritti?  Usi mai un elemento naturale per esprimere uno stato d’animo o il pathos di una azione attraverso l’ambiente?
Sì, curo parecchio i paesaggi quanto l’aspetto psicologico dei miei personaggi; le loro emozioni si fondono spesso con l’aroma della pioggia, la salsedine del mare, i colori di un’aurora boreale o lo scricchiolio del ghiaccio che si frantuma ai poli. Ho viaggiato e viaggio molto, ho assorbito molti paesaggi che non ci scorrono sotto il naso tutti i giorni e ne faccio tesoro, esattamente come il profumo della tiaré in Polinesia. Riportarli in quel che scrivo, è automatico.
Nel tuo ultimo romanzo Il Volto Segreto di Gaia-Ritorno Al Mondo Azzurro, c’è un passo particolarmente affascinante che riguarda un elemento naturale  (un bosco, un fiume, un prato,  un  giardino, un fiore , una nuvola…)? Perché hai deciso di usarlo?
L’ultimo volume di Gaia, Ritorno Al Mondo Azzurro, si apre davanti alla banchisa artica e sotto l’aurora boreale: “Seduta sulla spiaggia, Adria non pensava a nulla, beveva colate d’oro liquidi sfumate di viola che il sole abbandonava dietro di sé, lungo il cammino verso l’orizzonte. La superficie ghiacciata del mare, nella terra degli inuit, le rifletteva come uno specchio”. Ho aperto la storia con questa immagine perché si sposava perfettamente con lo stato d’animo del personaggio, e poi fa parte di me, ci fondiamo in buona sintonia.
Ti ricorda qualche tua esperienza diretta o è completamente inventato?
Diretta, almeno in parte. I paesaggi crepuscolari del nord Europa, durante l’inverno, mi affascinano. Naturalmente, qualcosa d’inventato c’è sempre.
In copertina spesso vengono usati fiori, o sfondi naturali; cosa ne pensi? Se avessi dovuto suggerire tu al grafico la copertina del tuo ultimo romanzo, cosa avresti usato?
Se l’immagine è armonica e attrae, paesaggi fiori o foglie vanno comunque bene. La mia ultima copertina, dove ci sono un volto di donna e un muso di lupo appena accennati, l’ho ideata io e realizzata dalla copertinista: purtroppo, so vedere un’immagine ma non disegnarla.
E ora piantiamo un seme, un seme anche simbolico se desideri, che ci sveli di che tratta  il tuo ultimo romanzo: che seme vorresti piantare?
Un papavero blu. È la prima cosa che mi è venuta in mente. Blu e raro come il Mondo Azzurro.
 Ci lasci un piccolo incipit del tuo romanzo? anche quello è un piccolo seme…
Seduta sulla spiaggia, Adria non pensava a nulla, beveva colate d’oro liquidi sfumate di viola che il sole abbandonava dietro di sé, lungo il cammino verso l’orizzonte. La superficie ghiacciata del mare, nella terra degli inuit, le rifletteva come uno specchio. Il crepuscolo si affacciava timidamente, cedeva ai raggi solari che sbocciavano dalla linea dell’orizzonte per tutta la notte, annullando l’oscurità, stemperando il paesaggio con i vapori dell’indaco. Adria era affascinata da quella parvenza di immobilità, oltre la quale intuiva un mutamento costante, appena percettibile. Un vago senso d’inquietudine per la forza nascosta che trasformava continuamente il paesaggio.
«Durante l’estate artica, la banchisa si frammenta e gli iceberg si staccano dai ghiacciai andando alla deriva.»
Adria si era abituata alla voce leggermente cavernosa di Eliocron, ne coglieva la presenza nonostante lui si muovesse senza fare rumore, ne riconosceva l’odore che le ricordava quello di un animale selvatico.
“Tutti noi cloni eravamo perfetti e selvatici, ma non potevamo saperlo.”
Eliocron non si sedeva mai al suo fianco e neppure la precedeva quando viaggiavano, la seguiva, si manteneva a distanza e fuori portata dal suo sguardo. Adria ne aveva compreso il motivo. All’inizio, la somiglianza del volto dell’uomo-clone con quello di un lupo l’aveva impressionata, ma ormai non ci faceva più caso; la situazione era diversa per Eliocron che non accettava il proprio aspetto, e quel modo goffo di nascondersi lo proteggeva dal timore di essere rifiutato.
“La crudeltà della fantasia umana.”
Con la sensibilità dei lunghi giorni trascorsi in sua compagnia, Adria intuì che il compagno le stava indicando qualcosa, quindi seguì l’ipotetica traiettoria che lui le tracciava: Eliocron sintetizzava i pensieri in rapide frasi e in gesti morbidamente lenti. Notò allora le fenditure nel ghiaccio, l’oceano che pretendeva di emergere, di liberarsi dalle lastre gelate che erano state i suoi carcerieri durante il lungo inverno. Lo vide spostare i pesanti blocchi galleggianti, spingerli, crearsi una strada e avere finalmente il sopravvento.
“L’equilibrio è una mediazione fra energie che, a turno, devono per forza soccombere per poi prevalere. Un’alternanza cui non ci si può sottrarre.”
Adria non provava il bisogno di condividere le sue riflessioni, né pensava che Eliocron volesse conoscerle, tutto il suo essere era concentrato sul fatto che loro erano gli ultimi cloni, frutto di un passato che aveva il dovere di riscattarsi. E questo era tutto ciò che li univa.
«Eliocron vuole partire.»
Le parole dell’uomo-clone fransero sulla sua scatola cranica come onde contro le pareti di una caverna. Adria avvertì la stessa insofferenza istintiva di quando lui glielo aveva proposto una prima, seconda e terza volta, finché non si era deciso a tacere, e lei aveva recluso in un angolo quel che sapeva essere una necessità reale. Non riusciva ad accettare di doversi strappare a quel lembo di terra, il pensiero la lacerava, quel qualcosa che gli umani chiamano sentimento la logorava, le provocava una sensazione di vuoto. E lei, di quel vuoto aveva paura.
Grazie

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martedì 14 giugno 2016

IN GIARDINO CON LO SCRITTORE Francesco Mastinu autore di “Sono solo Parole”, Amarganta 2016

Oggi siamo ospiti  di  Francesco Mastinu autore di “Sono solo Parole” uscito nel 2016 per Amarganta. 

Cagliari, 2001. Lo sguardo verde e magnetico di Erika folgora Simone. La nuova compagna di classe di Alba, Mirna e Manlio irrompe nell’esistenza di un ragazzo tranquillo che, pieno di aspettative, si affaccia alla vita. Erika sta fuggendo un passato difficile ed è determinata a non innamorarsi mai più. Solo  la bellezza e la devozione di Simone riescono, seppure per un breve periodo, a illuderla che l’amore puro possa esistere davvero e che sia raggiungibile anche per lei.
Dieci anni dopo, anche se il tempo trascorso li ha allontanati, Erika e Simone si renderanno conto che la magia di quell’incontro non si è esaurita e dovranno fare i conti con quanto lasciato in sospeso da allora. In una girandola di affetti che passano dall’amore all’amicizia, dalla quotidianità al riscatto, la loro diventa la storia di un’intera generazione alla ricerca di emozioni vere.

Ami vivere in città o in campagna?
A dire il vero non saprei cosa scegliere: di sicuro, a livello umano, trovo molto affascinante la vita quotidiana e casalinga in un luogo appartato, che consenta di raccogliersi maggiormente con se stessi. Quindi ti direi in campagna, ma dall’altro punto di vista, per questioni pratiche, avere una casa in centro città o comunque nell’aggregato urbano che ti consenta di spostarti senza ricorrere per forza a viaggi in auto, lo trovo comunque indispensabile per la qualità della vita e soprattutto per economizzare il tempo, che, come ben sappiamo, non è mai abbastanza. Poi dipende, ci sono luoghi che ti catturano il cuore. Di sicuro amo vivere in un posto a dimensione umana ma che nel contempo sia capace di darmi delle emozioni quotidiane. Ho vissuto sia al centro urbano che in aperta campagna, è dura scegliere tra la comodità di avere tutto a portata di mano e magari svegliarsi la mattina con il coro degli uccellini in primavera che volano da un albero all’altro. Aria pura, respiro. Io partirei da quello.

Preferisci un giardino o un terrazzo (e se non lo hai cosa sceglieresti)?
Attualmente non posseggo né l’uno né l’altro, preferirei però il giardino di sicuro, per quanto sia noto che non abbia il pollice verde e non è che frema dalla voglia di occuparmene. Credo dipenda sia dalla predisposizione personale che dal periodo che stai vivendo. A volte curare il verde aiuta tanto a entrare in contatto con la propria natura. E ci sono momenti in cui, anche per uno come me, è necessario farlo.

Trovi impegnativo curare il verde? Cosa coltiveresti? Solo fiori o proveresti anche a fare l’orto?
Lo trovo molto impegnativo per uno come me che ha pochissime competenze di giardinaggio e botanica. Un tempo, quando avevo il giardino, mi attardavo nella cura sia di piante da frutto che dei fiori, ma i risultati non sono mai stati ottimali. Preferisco godere dei benefici dei giardini lasciano agli esperti la cura e la limitazione dei danni, a essere sincero. Per me comunque è bello sia avere dei fiori che gli alberi. Sì, gli alberi mi piacciono tanto, soprattutto perché diventano un fulcro di vita, non solo della pianta: uccelli, insetti, piccoli mammiferi. Trascorrerei ore a osservarli incuriosito.

Ci descrivi il tipo di giardino/ terrazza preferisci, angolo relax che preferisci? (Romantico all’inglese, Zen, moderno con contenitori e lampade a tema, naturale rustico,  simmetrico all’italiana, una poltrona e una pianta…)
Devo essere sincero: l’imperativo è la comodità. Per cui sicuramente in tema naturale e rustico, con luoghi dove potersi distendere o sedere e pensare, scrivere, osservare. Più sono aromatici e colorati, meglio è.

Riesci a scrivere e leggere all’aperto?  Cosa altro ti piace fare (ad esempio barbecue, ginnastica, dormire ecc)?
Devo dire che i luoghi appartati e i contesti naturali agevolano molto sia il livello emotivo che precede la scrittura, che proprio l’attività in sé dello scrivere. Mi capita spesso, se ne ho modo, di scrivere in giardini, o anche al mare, in mezzo alla natura. Di solito comunque mi riposo, osservo e cerco di entrare in sintonia con me stesso, magari anche attraverso la meditazione.

Ti piace mangiare all’aperto? Ti piace fare colazione, merenda o un pasto principale?
 Se il clima lo consente e se lo spazio concilia, mi piace mangiare all’aperto, quale che sia il pasto. Di sicuro meglio in primavera o estate, quando c’è freddo non disdegno il fuoco e l’ambiente chiuso.

Inviti amici a passare qualche ora nella tua oasi verde? Hai una ricetta di biscotti o una torta dolce o salata da poter consigliare per fare colazione o merenda tra il verde? *Ricetta*
Ahahahahah! Io sono una frana a fare dolci, perché mi sono sperimentato pochissimo. Di solito me la cavo meglio col salato. Trattandosi di un ambiente rustico, proporrei una delle mie torte salate.
È semplice da fare.
TORTA RUSTICA Micia Mici ( poi vedremo perché...)

 A parte si cucinano gli ingredienti (zucchine, oppure funghi, carciofi e patate, o patate e pancetta e prosciutto, o quello che preferite) in padella con un filo d’olio, acqua se serve, e un pizzico di prezzemolo e aglio. Nel contempo stendete la pasta sfoglia e la riponete in un contenitore da forno, o una teglia.
Sbattete poi tre uova, ci versate formaggio grattugiato alla bisogna e cubetti di mozzarella. Quando l’ingrediente è pronto, lo mischiate all’uovo e accendete il forno a 180 gradi circa. A temperatura raggiunta, spruzzate il pan grattato sulla pasta sfoglia e la bucherellate con la forchetta, infine ci aggiungete sopra il composto dell’uovo con l’ingrediente, livellano bene l’amalgama. Dopo di ché mettere un bello strato di formaggio, chiudere i lembi della sfoglia ai margini e infornare per 30/40 minuti (dipende dal forno che usate), o fino a che la sfoglia non si dora e il formaggio sopra non fa la crosticina. A quel punto spegnete tutto, lasciate freddare e servite. Io ne faccio parecchie di queste torte e ogni tanto me ne invento con qualche ingrediente nuovo. Nutrono e sono buonissime.

Hai un animale domestico? Quale e come si chiama? Come si comporta mentre scrivi?
Vivo in appartamento con quattro gatti e un altro umano. Diciamo che gli spazi per mia fortuna non sono piccoli per consentirci di vivere e che comunque l’amore tra me e i felini colma anche la vicinanza ristretta. Si tratta di una famigliola composta dalla mamma, che è mia sin da cucciola, Fagiolina e dai suoi tre figli Sissi, Billy e Codino.
Ma il mio rapporto speciale è di sicuro con Fagiolina, la mia anima gemella. Lei apprezza molto quando scrivo,soprattutto se sono in posizioni comode e sto usando carta e penna: mi si posa sopra e ronfa, sempre che non sia attirata dal movimento della penna, perché allora sfodera gli artigli e inizia a giocare.
Lei però apprezza di meno quando sono al computer. Mi si mette in grembo, si struscia contro le mani o occupa proprio la tastiera per impedirmi di scrivere e obbligarmi a coccolare lei. Secondo voi chi vince?

Nei tuoi romanzi i paesaggi sono accuratamente descritti?  Usi mai un elemento naturale per esprimere uno stato d’animo o il pathos di una azione attraverso l’ambiente?
Per me l’ambientazione è fondamentale nella narrazione e soprattutto nell’espressione di ciò che voglio narrare. Per cui sì, una location ben precisa, una descrizione di quanto c’è intorno, particolari eventi atmosferici giocano sempre all’interno della scena per darle maggiore spessore narrativo e/o rinforzare l’emotività della storia o del dialogo. Questa predisposizione diciamo che l’ho raffinata negli anni, dando allo spazio e all’emotività correlata a esso sempre maggiore importanza. In effetti, poi, con la serie di “Emozioni del nostro tempo” (che comprende Falene, Foglie e Sono solo parole) trattandosi della mia città (Cagliari) ho provato a dare una connotazione più precisa e puntuale anche dei luoghi e della toponomastica, e in effetti, chi ha letto i libri e ha poi visitato la città, si è ritrovato nei suoi scorci e, con enorme piacere da parte mia, nelle mie emozioni.

Nel tuo ultimo romanzo “Sono solo parole”, c’è un passo particolarmente  affascinante che riguarda un elemento naturale  (un bosco, un fiume, un prato,  un  giardino, un fiore , una nuvola…)? Perché hai deciso di usarlo?
Trattandosi di Cagliari, e di una situazione particolare tra i due protagonisti, sedicenni, ho usato la spiaggia del Poetto, di notte, con una bellissima luna rossa che si staglia all’orizzonte illuminando il mare. Ok, quello della spiaggia è un po’ un mio archetipo, perché molte delle cose che scrivo alla fine, si ritrovano vicino al mare, credo che dipenda dal mio essere isolano. Ma in questo caso specifico, al capitolo 10 della storia, l’atmosfera si coniuga con la scena in modo intenso: Il rumore delle onde, la luna rossa e piena, il profumo della salsedine, la sensazione della sabbia, i rumori … Un quadro che quasi fagocita Erika e Simone, in un momento molto importante della loro storia, o che perlomeno io ho cercato di rendere tale.

Ti ricorda qualche tua esperienza diretta o è completamente inventato?
Beh gran parte di quel che scriviamo, se non proprio tutto, non è mai inventato e nel contempo appartiene solo alla nostra fantasia.
Qualcuno diceva che scrivere ti consente di vivere due volte, e un po’ è vero, perché non facciamo altro che rielaborare il vissuto e quel che riteniamo importante comunicare al lettore. In questa scena specifica, di vero di sicuro c’è il mio mare, un paesaggio a cui ho assistito migliaia di volte e il romanticismo che mi contraddistingue e che un po’ mi rende, nella vita come nella scrittura, quel personaggio un po’ fuori dalla modernità. Ho sempre detto di essere l’ultimo dei romantici, e io per primo ci credo in questa affermazione.

In copertina spesso vengono usati fiori, o sfondi naturali; cosa ne pensi? Se avessi dovuto suggerire tu al grafico la copertina del tuo ultimo romanzo, cosa avresti usato?
Se ripenso alle copertine della serie a cui appartiene “Sono solo parole”, in effetti l’elemento naturale è predominante. Forse in quest’ultimo riemerge l’elemento umano, perché in copertina, su uno sfondo verde di un viale alberato, ritroviamo i due protagonisti in scooter, che ridono. In effetti questa copertina si ribilancia nella concretezza, laddove le due sorelle di Foglie e Falene rappresentano elementi puramente naturali. Nel primo libro c’è una farfalla notturna sullo sfondo di una luna piena, nel secondo una foglia che galleggia nell’acqua, molto rappresentative tra l’altro della metafora che intendevo rappresentare. Per cui devo dire che prendendo in considerazione l’intera serie, non avrei saputo suggerire di meglio al grafico del mio editore. Di solito la copertina deve rilanciare l’appartenenza al tema: per cui ben venga l’elemento naturale, ma se è pertinente con il messaggio della storia.

E ora piantiamo un seme, un seme anche simbolico se desideri, che ci sveli di che tratta  il tuo ultimo romanzo: che seme vorresti piantare?
Sono solo parole nasce come crossover della trama principale di Emozioni del nostro tempo. In esso ritroviamo come protagonisti Erika e Simone, due personaggi che in Falene e Foglie vengono a malapena menzionati in determinati passaggi, perché centrati più sul vissuto di Manlio, Enrico e Mirna. È una storia che è nata una mattina d’estate, mentre ero al mare, e che ho scritto a rotta di collo, perché mi divertiva tanto. Rivediamo anche Mirna e Manlio, li conosciamo da giovani, al liceo, li riprendiamo nei momenti di Falene e li proiettiamo nel futuro, tutto ovviamente filtrato dalle vicende tra i due protagonisti che sono amici di vecchia data e che con loro crescono, si ritrovano e si allontanano di nuovo, proprio come succede nella vita di tutti noi. Un’altra cosa che caratterizza questo romanzo, che seppur legato alla serie può essere preso singolarmente, è di certo la tematica amorosa, che diviene centrale, mentre l’elemento LGBT rimane appena accennato, poco presente in sé, se non in alcuni dettagli nel corso delle vicende. È il mio primo esperimento di romance moderno con protagonisti eterosessuali, insomma. Ovviamente scritta a modo mio, con i miei temi, le mie malinconie e il mio modo di riportare le emozioni.

 Ci lasci  un piccolo incipit del tuo romanzo? anche quello è un piccolo seme…
Volentieri!

Prologo
“Bastava avere soltanto il coraggio”


Ci aveva pensato per tutto il giorno ma la sensazione di aver lasciato qualcosa in sospeso, apparteneva a una vita intera, la sua. Era iniziata dal momento in cui l’aveva vista per la prima volta, tanti anni addietro, al terzo anno del classico.
Un chiodo fisso.
Simone sbuffò, entrando nel palazzo. Salì a piedi le due rampe di scale, era il momento di tirare fuori tutto ciò che in passato avevano nascosto, intimoriti dalla grandezza di quanto sarebbe potuto accadere.
Prese un respiro profondo dinanzi al portoncino. L’ora di cena era passata, probabilmente Erika stava mettendo i figli a letto.
Il cuore gli rimbombava forte nel petto, premette il campanello e lasciò risuonare il trillo un paio di volte.
Posò una mano sul mento, aveva la barba di qualche giorno. Accennò un sorriso preoccupato, per poi guardare la luna che si alzava nel cielo dalla finestra del pianerottolo. Era una metà piena, rossa, cupa e silenziosa, la stessa di un tempo, di una notte in spiaggia.
“Magari non è in casa” si disse, per poi essere smentito dai passi che si trascinavano dietro l’uscio. Mentre realizzava la consistenza effimera del coraggio che lo aveva condotto sino a lì, lei comparve spalancando il battente con leggero impeto.
Simone, Erika. Uno di fronte all’altra, come sempre, senza fare un passo ulteriore, con addosso il tempo passato. Solo che forse si era convinto che questa volta qualcosa sarebbe potuta cambiare. Erika era immobile, lo fissava incredula, conosceva la ragione di quella visita. Lo aspettava nonostante le basette che avevano iniziato a ingrigirsi, il fisico più asciutto, le prime rughe di espressione.
Lo aspettava.
Un’attesa lunghissima, riempita da un silenzio imbarazzato e inconsapevole.
«Ciao» sospirò Simone. Erika si limitò a farsi catturare dalla trama delle iridi castane, connettendo un’altra volta ancora il filo indissolubile che raccordava un passato, il loro passato. A trent’anni, nessuno dei due era stato capace di dimenticare o di rammentare con un sorriso e basta, di scacciare un ricordo con un gesto affrettato della mano.
Forse il treno che aspettavano stava passando in quel momento per entrambi.
Erika non si vergognò delle condizioni trasandate. Il trucco o un vestito migliore non contavano niente. Era solo l’istinto a frenare l’intenzione che le avrebbe fatto allungare la mano verso quella di Simone per stringerla piano.


Grazie
Grazie infinite a voi!




Dati del romanzo e link di acquisto:
Titolo:Sono solo parole
Autore: Francesco Mastinu
Editore: Amarganta
Pagine: 350
Quarta di copertina: Cagliari, 2001. Lo sguardo verde e magnetico di Erika folgora Simone. La nuova compagna di classe di Alba, Mirna e Manlio irrompe nell’esistenza di un ragazzo tranquillo che, pieno di aspettative, si affaccia alla vita. Erika sta fuggendo un passato difficile ed è determinata a non innamorarsi mai più. Solo  la bellezza e la devozione di Simone riescono, seppure per un breve periodo, a illuderla che l’amore puro possa esistere davvero e che sia raggiungibile anche per lei.
Dieci anni dopo, anche se il tempo trascorso li ha allontanati, Erika e Simone si renderanno conto che la magia di quell’incontro non si è esaurita e dovranno fare i conti con quanto lasciato in sospeso da allora. In una girandola di affetti che passano dall’amore all’amicizia, dalla quotidianità al riscatto, la loro diventa la storia di un’intera generazione alla ricerca di emozioni vere.




Bio:
Francesco Mastinu è nato nel 1980 sotto il segno dell’Acquario e vive a Cagliari, vicino al mare. Convive con il suo compagno e spera ancora di poterlo sposare anche se si trovano entrambi in Italia, ha sempre i 4 gatti a sovraintendere ogni sua attività quotidiana. Dopo aver pubblicato
numerosi racconti in antologie collettive di alcuni editori italiani, ed essersi dilettato con il genere erotico sotto pseudonimo, ha ufficialmente esordito con il romanzo “Eclissi” (Lettere Animate, 2012) seguito da “Polvere” (Runa Editrice, 2014) e la raccolta di racconti brevi “Concatenazioni” (Edizioni 6Pollici, 2014). “Sono solo parole” è il suo terzo romanzo della serie “Emozioni del nostro tempo”. Precedono "Falene" (Amarganta, 215) e "Foglie" (Amarganta, 215)

Collabora con l’editore Amarganta per la collana LGBT e per la gestione del portale “Vite Arcobaleno”.

martedì 7 giugno 2016

IN GIARDINO CON LO SCRITTORE: Maura Maffei, La fragilità della farfalla,Parallelo45 Edizioni,2016

Ormai è quasi estate e siamo  ospiti nel  giardino di Maura Maffei, autrice insieme con il coautore irlandese Rónán Ú. Ó Lorcáin de “La fragilità della farfalla”, Parallelo45 Edizioni (Piacenza, gennaio 2016).



“Quarta di copertina”
Irlanda, 1746.
Sullo sfondo maestoso del Connemara, due famiglie d’antica nobiltà, che in novant’anni di storia hanno intessuto tra loro relazioni d’amicizia, d’odio e d’amore, si trovano coinvolte in un avvenimento inaspettato: il ritorno in patria di un gruppo di uomini che per anni hanno vissuto in Austria.
Chi sono? Carpentieri? Lavorano infatti in una sospetta falegnameria che sorge solitaria in mezzo alla campagna. Ma un’altra è la loro identità. Nell’epoca drammatica delle Leggi Penali, quando i cattolici erano privati d’ogni diritto, erano costretti al contrabbando per sfamare i loro figli, la messa era vietata e i sacerdoti erano considerati fuorilegge, ebbene, proprio in quest’epoca oscura un vescovo e cinque preti, protetti da alcuni dragoni che hanno scelto come capo Bran, un colonnello dell’imperatrice Maria Teresa d’Absburgo, sfidano gli inglesi e, sotto mentite spoglie, si mantengono fedeli alla loro vocazione e si dedicano a una missione di pace. Se venissero scoperti o traditi, sarebbero tutti condannati alla forca.
Il vescovo Caoimhín è lo zio della bella Labhaoise, di cui s’innamorano sia un giovane cattolico dal carattere impetuoso, che come gli altri veste i panni dimessi del falegname, sia l’astuto pastore anglicano del villaggio. La scelta di lei li rende rivali. Eppure si tratta per entrambi di un sentimento tanto profondo quanto impossibile, perché un atroce delitto commesso in passato dal padre della ragazza è rimasto impunito e adesso, mentre tutto si complica, pretende vendetta.



Ami vivere in città o in campagna?
Adoro la campagna, dove ho trascorso la mia infanzia e la mia giovinezza, ma ho scelto di vivere da tempo in una cittadina piemontese di medie dimensioni, per ragioni di comodità: mi piace avere tutto a portata di passeggiata, senza dover prendere l’auto ogni giorno. Così anche mio marito si reca in ufficio a piedi e mia figlia, oggi universitaria, quando frequentava il Liceo era a due passi dalla scuola. Ho tuttavia la fortuna di abitare in un palazzo in centro, con un vasto giardino condominiale che si veste di fiori e di colori e che mi immerge nella natura tutte le volte che mi affaccio alla finestra o che scendo tra le aiuole per rilassarmi.

 Preferisci un giardino o un terrazzo (e se non lo hai cosa sceglieresti)?
Non ho un terrazzo: abito in un palazzo d’epoca in quello che un tempo era il sottotetto. Non lo rimpiango perché la città in cui vivo in estate è purtroppo infestata dalle zanzare, quindi sarebbe poco utilizzabile. Quando sono al mare, in un appartamentino in Liguria, mia terra nativa, allora sì che trascorro tutta la giornata in terrazzo! Da lì contemplo le onde che si infrangono sulla scogliera, nei giorni di burrasca, o il sole che crivella i marosi di scintille auree o il tramonto che tinge d’ametista i ruderi del vecchio mulino che sul promontorio, a sera, ritagliano il cielo.
In realtà non ho preferenze: amo stare tanto in giardino quanto sul balcone, perché l’importante è respirare il profumo dell’aria e della luce che riveste la natura.

Trovi impegnativo curare il verde? Cosa coltivi? Solo fiori o provi anche a fare l’orto?
Non avendo il balcone ed essendo il mio giardino condominiale, mi diletto solo con alcune piante che tengo sui davanzali delle finestre: ho un bonsai, un paio di vasetti di piante grasse, le violette del Brasile e due magnifiche orchidee che mi allietano ogni volta che spunta un ramo fiorito.

Riesci a scrivere e leggere all’aperto?  Cosa altro ti piace fare (ad esempio barbecue, ginnastica, dormire ecc)?
Mi piace molto scrivere sul terrazzo, quando sono al mare. Ma spesso mi porto anche un quadernino in giardino e vi annoto i pensieri che mi vengono in mente. A dire il vero, riesco a scrivere ovunque: basta che il cuore si lasci sedurre dalla giusta ispirazione.
 Adoro passeggiare in campagna: visto che sono erborista, mi piace riconoscere le piante che incontro nelle rive o esplorando i boschi. Ricordo con nostalgia gli anni della mia infanzia quando mia mamma Elda, anche lei erborista (pubblicò negli anni Ottanta due libri sulle erbe con Musumeci Editore) mi portava a erborizzare e mi insegnava a usare le chiavi botaniche per individuare a che famiglia appartenevano le varie piante. Mi raccontava tante curiosità e mi spiegava il valore terapeutico di ogni specie. Sul suo esempio, ho cercato di fare lo stesso con mia figlia Maria Eloisa, per trasmetterle l’amore verso il giardino di Dio che ci circonda.

Hai un animale domestico? Quale e come si chiama? Come si comporta mentre scrivi?
Ho una splendida gattona certosina di otto anni che si chiama Ombretta. La signora che me la diede aveva scelto per lei questo nome pensando proprio a “Piccolo Mondo Antico” di Fogazzaro.
Ombretta trascorre con me l’intera giornata e, se non sto attenta o mi assento per un attimo dalla stanza, si va a coricare sulla tastiera del computer ed è già capitato che mi abbia divelto qualche tasto… Soprattutto in inverno, quando è un po’ infreddolita, si sdraia dietro il mio portatile per riscaldarsi e fa le fusa chiosando il tamburellare delle mie dita sulle lettere. Mi rilassa accarezzarla mentre mi concentro sull’impostazione di un dialogo o sulla descrizione di un paesaggio della mia amatissima Irlanda.


Ci descrivi il tipo di giardino/ terrazza preferisci, angolo relax che preferisci? (Romantico all’inglese, Zen, moderno con contenitori e lampade a tema, naturale rustico,  simmetrico all’italiana, una poltrona e una pianta…)
Porto nel cuore il giardino di un castello privato – uno dei più piccoli e sperduti – nella valle della Loira, visitato alcuni anni orsono. Questo castello si chiama “La Chatonnière” ed è preceduto da un parco che a fine estate diventa violetto di crochi. Il giardino vero e proprio, che circonda l’edificio, è diviso in settori tematici: c’è un orto ornamentale a forma di foglia, con le tinte vivaci delle varie verdure, e c’è un labirinto tra statue e siepi. C’è un sentiero ombreggiato da una volta di rose rampicanti di innumerevoli qualità diverse e c’è “la galleria degli amanti” che si estende su quattro lati di un’area ben definita e che è composta da piante di salice i cui rami sono intrecciate a fitte losanghe, lasciando qui e là spazio a un’improvvisata finestra sulle aiuole fiorite. Questa “galleria degli amanti” mi ha ispirato l’ambientazione per una scena del capitolo VIII de “La fragilità della farfalla”: “Proseguirono e raggiunsero la galleria dei salici. Qui c’erano fitte piante affiancate in modo compatto le une alle altre, con i rami intrecciati sapientemente a formare losanghe, che creavano un ambiente magico, con le pareti vive, in cui scorreva la linfa e che, a primavera, si vestiva di piccole foglie dall’inconfondibile colore misto di verde e di grigio.”

Ti piace mangiare all’aperto? Ti piace fare colazione, merenda o un pasto principale?
In estate, in Liguria, se non piove, mangiamo sempre sul terrazzo, sia a pranzo, godendo del riflesso fulvo del sole sul mare e del frinire pigro delle cicale, sia a cena, aspettando che i colori accesi del tramonto si smorzino nell’imbrunire.
Inviti amici a passare qualche ora nella tua oasi verde? Hai una ricetta di biscotti o una torta dolce o salata da poter consigliare per fare colazione o merenda tra il verde? 
Trascorriamo sovente splendide giornate in giardino in una casetta tra le colline del Monferrato, che apparteneva ai miei suoceri. È questo per la mia famiglia il luogo privilegiato in cui invitare gli amici: mia figlia vi porta i compagni di liceo e di università per una merenda o per un torneo di giochi da tavolo e mio marito e io passiamo ore a discorrere con le persone che ci sono più care, magari riattizzando tutti insieme la brace ardente di un bel barbecue. In queste occasioni mi capita di preparare un dolce di cui avevo trovato la ricetta quando, tra le altre cose, mi occupavo della rubrica di cucina del mensile “Keltika”. La condivido con gioia: eccola qui!
Black Cake
Ingredienti (per 4-6 persone)
-        300 grammi di marmellata di bacche di sambuco (potete prepararla in casa oppure la troverete già pronta nei negozi d’alimenti naturali e biologici);
-        200 grammi di farina;
-        140 grammi di zucchero di canna;
-        120 grammi di burro;
-        4 uova;
-        3 generosi cucchiai di rhum;
-        1 bustina di lievito vanigliato;
-        2 pizzichi di sale.

Preparazione

Fate ammorbidire il burro a temperatura ambiente, ricordando di conservarne una piccola parte per imburrare la tortiera. In una terrina, mantecatelo con la marmellata sino ad ottenere una crema omogenea. Ad essa unirete delicatamente il rhum. In un altro piatto, setacciate insieme la farina, il lievito e una presa di sale. Aggiungete poi alla manteca, mescolando per raggiungere un composto soffice e spumoso.
Separate le uova: i rossi in un recipiente, le chiare in un altro. Sbattete i tuorli, incorporatevi lo zucchero e versateli nell’impasto. Anche questa volta bisognerà lavorarlo affinché risulti liscio.
Spolverate gli albumi con un pizzico di sale e montateli a neve ben ferma. Per controllarne la densità, ricorrete al sistema delle nonne: la neve sarà pronta quando manterrà verticale la forchetta che vi avrete infilato.
Amalgamate la neve all’impasto, con movimento dolce e regolare affinché non smonti, e imburrate una tortiera del diametro di 28-30 centimetri. Mettete a cuocere in forno già caldo, alla temperatura di 180° C. Sfornate dopo una buona mezz’ora, rovesciate il Black Cake sopra un piatto di portata e lasciatelo raffreddare prima di servirlo.

Curiosità

Quella che vi ho appena proposto è la ricetta di un dolce storico della cucina irlandese, naturalmente rivisitata secondo il gusto moderno. Il Black Cake ebbe fortuna soprattutto tra Settecento e Ottocento, quando cominciò a diffondersi in pasticceria la moda di preparare torte al cacao. Quindi è all’incirca contemporaneo rispetto alla storia che narriamo ne “La fragilità della farfalla”. Gli irlandesi, da sempre vessati e che morivano di fame quando il raccolto delle patate andava male, non avevano di che comprare la costosa spezia esotica. Allora, ingegnosi come al solito, decisero di sostituirla con le bacche di sambuco. È incredibile a dirsi ma il colore del Black Cake imitava perfettamente quello d’una torta al cioccolato. E il sapore? Non era poi così dissimile… Provatelo, ne resterete stupiti!

Nei tuoi romanzi i paesaggi sono accuratamente descritti?  Usi mai un elemento naturale per esprimere uno stato d’animo o il pathos di una azione attraverso l’ambiente?
Siccome quasi tutti i miei romanzi sono ambientati in Irlanda, per me è davvero un incanto descrivere gli affascinanti paesaggi dell’Isola di Smeraldo: la brughiera, i laghi e le scogliere selvagge costituiscono già da soli un elemento suggestivo di poesia, a cui le parole hanno poco da aggiungere. Naturalmente se nel cuore di un dato personaggio c’è il pianto, la pioggia vesserà la campagna circostante e brulicherà tra le festuche del tetto di paglia, mentre una notizia inattesa e infausta giungerà quando s’incupiscono le ombre dell’imbrunire. Il mistero di un uomo che suona la cornamusa sveglierà nella notte gli abitanti addormentati del manhor, proprio come il sole radioso del mattino, mentre cantano gli uccellini tra i rami ingemmati di primavera, annunzierà le speranze del nuovo giorno.
Per me è essenziale gli stati d’animo de miei protagonisti con l’elemento naturale adatto a esprimerli: è un espediente prezioso che crea la giusta atmosfera per meglio sussurrare all’orecchio del lettore sentimenti ed emozioni.

Nel tuo ultimo romanzo, “ La fragilità della farfalla”, c’è un passo particolarmente  affascinante che riguarda un elemento naturale  (un bosco, un fiume, un prato,  un  giardino, un fiore , una nuvola…)? Perché hai deciso di usarlo?
Oltre alla galleria dei salici, già citata in precedenza, nel prologo c’è la descrizione del tramonto sul lago Corrib, mentre si abbeverano le pecore e il giorno muore in liquido platino: “L’ultimo sole di una giornata splendida, rara in Irlanda. Sin dal mattino l’aria si era velata di quiete che, raggiante di riflessi, aveva rivestito la campagna. Il profilo delle colline e dei monti, in lontananza, il mite vello delle greggi che ruminavano, i sassi lungo la strada… Ogni sfumatura aveva brillato come se fosse stata nuova, nel verde d’agosto.”
Ho utilizzato questa scena dal vago sapore bucolico come espansione tragica che precede uno degli eventi più tragici che succedono nel corso del romanzo: un figlio che deruba il padre e i fratelli d’ogni avere, anteponendo il desiderio smodato di ricchezza al tepore protettivo degli affetti familiari.

Ti ricorda qualche tua esperienza diretta o è completamente inventato?
Anche questa pagina si ispira a una mia esperienza diretta. Rammento che, nel mio ultimo viaggio in Connemara, la regione d’Irlanda che con la varietà del suo paesaggio prediligo assolutamente, giunsi sulle sponde del lago Corrib, non lontano da Maam, che era ormai sera. Fermammo l’auto sulla sponda del lago e io respirai lentamente le medesime emozioni che poi avrei trasfuso nel cuore del personaggio che contempla la scena sopra abbozzata. La fantasia ha infatti un potente alleato nel ricordo d’impressioni visive che tatuano l’anima di chi scrive.

In copertina spesso vengono usati fiori, o sfondi naturali; cosa ne pensi? Se avessi dovuto suggerire tu al grafico la copertina del tuo ultimo romanzo, cosa avresti usato?
In effetti sono proprio io che ho suggerito a Fabrizio Filios di Parallelo45 Edizioni, in qualità di curatore dell’opera, l’immagine di copertina. Si tratta di una quadro di Gustav Klimt, non tra i più noti, che s’intitola “Love”: quando l’ho visto, ho subito pensato che illustrasse in maniera curiosamente speculare l’episodio della galleria dei salici al quale ho già accennato prima. C’è infatti lo sfondo notturno, che potrebbe essere quello di un giardino o di un bosco, e c’è l’abbraccio dei due protagonisti che parrebbe sfociare in un bacio. Presenze oscure si animano nella parte alta del dipinto, a rappresentare le passioni dell’animo umano e i volti di chi ostacola la già difficile storia d’amore tra Bran e Labhaoise. Klimt ha incorniciato quest’immagine tra due bande dorate laterali, sulle quali ha dipinto rami di rose carnacine: ecco che ci sono i fiori in copertina, quasi a anticipare al lettore che il romanzo narra la lotta di tanti irlandesi contro il dominatore inglese, ma anche l’amore tra due giovani, tanto tenace, quanto oppresso dalle circostanze e dalle leggi fosche di quel terribile periodo storico.
Molto brava è stata Laura Calza, responsabile del progetto grafico del libro, a trasformare il quadro di Klimt in una copertina suggestiva ed evocativa della vicenda che viene narrata.

E ora piantiamo un seme, un seme anche simbolico se desideri, che ci sveli di che tratta  il tuo ultimo romanzo: che seme vorresti piantare?
Sceglierò un seme biblico: quel granello di senapa che è il più piccolo tra tutti i semi ma che, quando germina e cresce, diventa la pianta più altra fra tutte, che offre agli uccelli riparo tra le sue fronde ombrose. Non è una scelta casuale, per due motivi: il primo riguarda il fatto che scrivo romanzi di ispirazione cristiana, perché mi piace raccontare le meraviglie che il Signore compie nel cuore dell’uomo, di ogni uomo, quando ha il coraggio di abbandonarsi al Suo amore infinito; il secondo è legato in maniera più specifica a questo romanzo, che racconta una storia di diseredati, di nobili decaduti a cui lo straniero ha strappato ogni diritto e persino la dignità; eppure tutti insieme riescono a beffare lo straniero con un progetto che sembra piccolo, poco importante e che invece permetterà alla loro comunità di crescere dal punto di vista umano e spirituale.

 Ci lasci  un piccolo incipit del tuo romanzo? anche quello è un piccolo seme…
Molto volentieri! Tra l’altro, il primo capitolo del romanzo comincia proprio con una passeggiata di Labhaoise, la protagonista femminile, che si aggira all’alba in giardino.
“Sottile nel soffio che faceva vibrare il verde tenue dell’erba, come passo di danza la brezza ammantava l’alba.
La radiosità del sole nascente, lama radente sul tetto di pietra, inondava le vetrate del manhor e sbiadiva i contorni perfetti delle siepi del giardino.
L’aria profumava di muschio e l’umidità esalava in perle lattee di bruma.
Poco più a valle, il prato correva all’orizzonte. Sulla destra s’inchinava al folto del bosco, dove le ombre dominavano una notte eterna. A sinistra, declinava verso il lago che, in quell’ora solitaria, levava al cielo scintille di preghiera.
La rugiada, a dense lacrime, bagnava l’orlo di una sottana color verde spento. Una fanciulla snella e slanciata, dall’incedere lieve di fata, s’aggirava tra i fiori selvatici. Si chinava a cogliere le pratoline, i cui capolini erano appena sbocciati, e le riponeva nel panierino di rametti intrecciati di salice, insieme con gli anemoni bianchi, con il giallo incanto di primule e ranuncoli, con l’eleganza dei narcisi, con la semplicità rustica dell’edera terreste e con l’azzurro violaceo di pervinche e veroniche. Voleva farne una ghirlanda, per donarla in quel giorno di festa a chi le stava a cuore.
La carezza del sole incendiava i suoi capelli che, quale cascata, si rovesciavano sciolti sul farsetto di broccato avellana. Non erano biondi e non erano rossi ma avevano la tinta fulva e sfumata del miele che stilla dal favo. Come un’aureola, le si arricciavano intorno al volto di rosa dagli zigomi alti e dall’ovale cesellato, in cui erano incastonati due magnifici smeraldi iridescenti. I suoi occhi ora avevano il verde trionfale della primavera, ora quello appassito dell’autunno, a seconda dell’espressione che li animava o della luce che riflettevano.
Il panierino era già traboccante di fiori e la ragazza pensò di rientrare. Era sveglia da un paio d’ore, trascorse passeggiando all’aria aperta. Non aveva ancora fatto colazione e l’aria suadente di marzo le aveva messo appetito. Avrebbe bevuto una tazza di latte appena munto e assaggiato la crostata che, quando era uscita, cuoceva in forno con fragranza di burro.
Risalì lentamente il sentiero, respirando la pace di quella solitudine che soltanto il cinguettio degli uccelli colmava di suono.”

Grazie



Biografie dei due autori de “La fragilità della farfalla”
Maura Maffei, ligure di nascita e piemontese d’adozione, è erborista, soprano lirico, insegnante di Metodo dell’Ovulazione Billings per la regolazione naturale della fertilità di coppia e presidente diocesano di Azione Cattolica Italiana. Profonda conoscitrice della storia e della cultura irlandese, ha firmato tra il 2001 e il 2007 oltre 200 articoli monografici per il mensile Keltika. È autrice di numerosi libri: “Il traditore” (Marna, 1993), “Le lenticchie di Esaù” (Marna, 2003), “La lunga strada per Genova” (Marna, 2007), “Feuilleton” (Edizioni della Goccia, 2015). Nel 1999 ha pubblicato per i tipi della prestigiosa casa editrice Coiscéim di Dublino un romanzo in gaelico d’Irlanda, intitolato “An Fealltóir”.
Ha inoltre pubblicato anche due ebook: il romanzo “Astralabius” (vincitore del torneo letterario “IoScrittore” 2012) e la tragedia “An Nuachar – Lo sposo” (Marcelli, 2014).
Tra i numerosi premi letterari vinti, si ricorda il primo premio assoluto al 56° Concorso Letterario Internazionale “San Domenichino  - Città di Massa” 2015 con il romanzo di prossima pubblicazione “La sinfonia del vento”.

Rónán Ú. Ó Lorcáin è nato in Irlanda, dove attualmente vive, anche se ha abitato e lavorato per molti anni qui in Italia, con cui mantiene forti legami affettivi e professionali.
Tecnologo, progettista di talento, assai apprezzato nel suo settore per l’originalità dei tanti progetti da lui firmati, è anche musicista e traduttore. È soprattutto un appassionato linguista che crede nell’importanza dell’irlandese per il bene e il progresso della sua nazione.