giovedì 10 gennaio 2013

DOLCI LEGGEREZZE di Veronica Lavenia


Oggi sono molto felice di segnalarvi questo interessante e utile libro di cucina, che aiuterà a godere dei dolci anche i  molti intolleranti a determinati alimenti.
Negli ultimi anni sono molto aumentate le intolleranze alimentari, stati di malessere generati dal sovraccarico di determinate sostanze che il nostro organismo rifiuta, non vere e proprie allergie, ma comunque fastidiosi stati di gonfiore, orticaria, mal di testa, sonnolenza, apatia, irritabilità.
Questo libro ci aiuterà a non rinunciare al piacere dei dolci.

VERONICA LAVENIA

DOLCI LEGGEREZZE
Ricette sfiziose a prova di bilancia e intolleranza






Dal fortunato food blog “Dolci leggerezze”, una raccolta di ricette per chi ha sempre rinunciato ai dessert e finalmente può smettere!

Cupcakes al pistacchio
Brownies senza lievito
Tarta de Santiago
Cioco-coffee breakfast
Pancakes di riso senza lattosio
Cookies di riso al cioccolato bianco
Tartufi di cioccolato senza lattosio
E tantissime altre golosità…

Chi l’ha detto che le intolleranze alimentari limitano i piaceri del palato?
Dolci Leggerezze, Verbavolant edizioni, Siracusa 2012, è un viaggio alla scoperta di dolci facili da preparare, golosi e leggeri, indicati per chi è sempre in lotta con la bilancia, per chi ama nutrirsi in modo sano senza rinunciare al gusto e per chi soffre di intolleranze alimentari.
Veronica Lavenia ha elaborato ricette, prive di glutine e lattosio, a basso contenuto di grassi e zuccheri, preparate con ingredienti delicati e di qualità come la farina di riso, di mais e di grano saraceno.
Dal fortunato food blog “Dolci leggerezze”, una raccolta di ricette e consigli utili, corredati da foto e disegni, che farciscono la vita con un tocco di piacere.

Veronica Laveniafood writer e creative, scrive per riviste gastronomiche. Nel 2010, ha pubblicato con Piero Pardini la biografia autorizzata di Gianni Clerici Il cantastorie instancabileGianni Clerici: lo scrittore, il poeta, il giornalista, 2010. Le sue ricette pubblicate anche sulla piattaforma di cucina del magazine inglese Hello!, si basano sugli ingredienti fondanti della Dieta Mediterranea.
Link di riferimentowww.style.it/ e http://www.hellomagazine.com/ 


lunedì 7 gennaio 2013

IN CUCINA CON LO SCRITTORE Sam Stoner



Oggi salutiamo e ringraziamo l’autore Sam Stoner, “L’amore, questo bastardoedito da Chichili Agency, 2012 per averci aperto la porta della sua cucina.Vi garantisco che è una intervista molto particolare, l’autore è un uomo affascinante.
 “L’amore, questo bastardo” della serie That’s amore parla della menzogna maschile in amore. È scritto con uno stile ferocemente ironico, ricco di battute scorrette e cattive. La trama: Andrea, single incallito, conosce Giulietta, avvenente coetanea, con la quale inizia a vedersi. Uscita dopo uscita si crea tra loro un legame che spinge Giulietta a esternare un sentimento più profondo. Andrea, spaventato da un rapporto di coppia che comporterebbe responsabilità e la rinuncia alla vita da single, tenta di uscirne con la menzogna perdendo Giulietta. I due si incontrano di nuovo dopo tre anni.

La prima domanda di rito è: le piace mangiare bene? E cucinare?
Mangiare è un’esperienza mistica. Misteriosa e totalizzante, capace di sedurre sensi, ragione e cuore. C’è un che di erotico. Quindi sulla mia tavola c’è solo il meglio, sempre. E mi piace cucinare, è una sorta di sofisticato autoerotismo culinario.   

 Lo fa per dovere o per piacere?
Per puro piacere.

 Invita amici o è più spesso invitato?
Sono spesso invitato a portare i miei piatti e lo faccio volentieri, per sorprendere ogni volta il palato dei miei amici.

 Ha mai conquistato amici o una donna cucinando?
Sì, mi capita spesso di conquistare amici e di acquisirne di nuovi grazie ai miei piatti. Tuttavia, non mi è mai capitato di sedurre una donna. Una volta cucinai l’Amatriciana per un’amica brasiliana che si era trasferita da poco a Roma. Fece il bis, ma solo dei bucatini.

Vivrebbe con  una compagna o un compagno che non sa mettere mani ai fornelli?
Non credo di riuscire a convivere con una donna che si rifiuta di cucinare e ripeto, che si rifiuta. Perché cucinare oltre che una passione è anche mestiere, quindi chiunque può imparare a cucinare un piatto di spaghetti al pomodoro decenti. Anche una scimmia. Ma alcune donne si rifiutano di mettere mano ai fornelli. Le devote di Santa Insalata dei miei stivali.

Quando ha scoperto questa sua passione?
Molto tempo fa mi capitò, per la prima volta nella mia vita, di rimanere in casa solo per due giorni. La pizza e i panini mi sostennero il primo giorno, il secondo, avendo a disposizione una cucina attrezzata e una dispensa piena di ingredienti di prima qualità, e non sapendo cosa farne, ripromisi a me stesso di imparare a cucinare.

Ci racconta il suo primo ricordo legato al cibo?
I biscotti Plasmon dentro il biberon. Divini! Freud avrebbe da dire qualcosa in proposito.

Ha un piatto che ama e uno che detesta?
Amo l’Amatriciana e detesto il pesce crudo (in tutti i sensi) e i piatti che provengono da fuori i confini nazionali. Siamo in Italia. Prima di provare le varie cucine etniche dovremmo provare gli ingredienti e le ricette di tutte le nostre regioni, ma la gente ha questo folle culto esterofilo anche nella cucina. Quando vedo scritto Kebab per le vie di Trastevere ho raptus omicidi.

Un colore dominante proprio di cibi che la disgustano?
Il blu e il grigio, c’è da preoccuparsi ad avere cibi di questo colore nel piatto.

Quando è in fase creativa ha un rito scaramantico legato al cibo? Prende caffè? O tè, una bibita speciale per stare fermo a scrivere?
Prima di scrivere devo mangiare, scrivere comporta una fatica immane non è come fare il cruciverba.

Scrive mai in cucina?
È capitato. Questo perché il cibo mi aiuta a concentrarmi.

Altrimenti dove ama scrivere? e a che ora le viene più naturale?
Solitamente scrivo nello studio. Inizio alle prime ore del giorno, verso le sei del mattino.

 Si compra cibo pronto ( tramezzini, pizza, snack) o si cucina anche quando è molto preso dalla scrittura?
Mai! Che il cielo cancelli dalla Terra i cibi preconfezionati. Cucino sempre, anche nel furore del momento creativo.

Che tipo di cibo desidera di più quando scrive ed è preso dal suo lavoro? Salato o dolce?
Dipende se è mattino o pomeriggio. Al mattino il dolce, nel pomeriggio il salato.

Ha un aneddoto legato al cibo da raccontarci? O una cosa carina e particolare che le è accaduta?
In una cena a casa di amici decisi di portare una lasagna. Una mia amica mi disse che ci sarebbe stata anche una ragazza che mi aveva dato il “due di picche”. Sapendo del suo terrore per gli insetti, dopo aver fatto le porzioni, infilai nel suo piatto, tra una sfoglia e l’altra, un bacherozzo finto che avevo acquistato per l’occasione. Saltò dalla sedia! Credo che abbia eliminato, oltre me, anche la lasagna tra ciò che le piace.  

Lei è uno scrittore di commedie e noir quando esce a cena con i suoi figli, o amici  che tipo di locale preferisce? E quando esce con sua moglie (o la sua compagna, marito, ecc)?
Oppure per festeggiare una pubblicazione?  Cosa tende a ordinare in un locale?
Quando esco preferisco andare in enoteche o comunque locali dove la qualità del cibo è massima. Poi ci sono alcune trattorie e pizzerie che sono un punto fisso. Non importa abbuffarsi, per deliziare il palato basta anche una semplice bruschetta al pomodoro, con pane di Terni, olio extravergine di frantoi certificati e pachino freschi.

Nelle sue presentazioni offre un buffet? Pensa sia gradevole per gli ascoltatori intervenuti?
Il buffet è essenziale. Persino i giornalisti non si presentano senza la certezza che si mangerà. La prima domanda che fanno tutti a Roma è “Se magna?”

Tende a fare un aperitivo con due olive e patatine o a offrire quasi un pasto completo?
Se possibile, mi piace offrire un buffet ricco e piacevole.

Ha mai usato il cibo in qualche storia?
Nei miei racconti e romanzi il cibo è sempre presente. Tutti i miei protagonisti maschili amano cucinare e mangiare bene. Ci infilo sempre qualche piatto tipico regionale, ricette semplici ma significative.

Ad esempio in  “L’amore, questo bastardo” ci sono passi che ricordano cibi o profumi di cibo?
Il cibo è mai protagonista?
Il cibo non è protagonista ma in ogni mia opera inserisco sempre un scena che si svolge tra i fornelli, come appunto in questo romanzo. Andrea, il protagonista, cucina un piatto di spaghetti con pachino e basilico come cornice a una delle scene più importanti.

“L’amore, questo bastardo” a che ricetta lo legherebbe, e perché?
Lo legherei a un piatto di penne all’arrabbiata. Piccante da andare a fuoco ma irresistibile.

Per concludere ci potrebbe regalare una sua ricetta? Quella che le riesce meglio?
Volentieri, propongo PASTA E FAGIOLI CON LE COTICHE, ricetta semplicissima nella quale hanno un’importanza cruciale gli ingredienti e l’amore nella preparazione. Consiglierei i fagioli di Sorana secchi da mettere a bagno dalla sera precedente. In un tegame di coccio si mette olio extra vergine di oliva, sedano, carote, cipolla e prosciutto (o lardo), si lascia dorare la cipolla e si aggiungono le cotiche (precedentemente lessate, pulite e tagliate a strisce) e i pomodori San Marzano puliti dai semi e sale. Aggiungete i fagioli, coprite con acqua e lasciate bollire per un paio d’ore. Al termine, passate una piccola quantità di fagioli e mettete nella pentola i maltagliati (possibilmente fatti in casa con acqua e farina). Qualche minuto per la cottura della pasta, unite i fagioli passati e impiattate.
Sulla tavola non dovranno mancare pepe nero, olio extra vergine e piccoli crostini, non industriali! Basterà mettere le fette di pane fresco in padella per tostarlo.

Quale complimento le piace di più come cuoco?
E come scrittore?
Come cuoco il complimento maggiore è la richiesta di un bis, come scrittore mi bastano tre parole “ Mi hai emozionato”, non credo esista complimento più grande a prescindere dal genere che si scrive.

Che frase tratta dalla sua opera o dalla sua esperienza di scrittore possiamo portarci nel cuore uscendo dalla sua cucina?
Il matrimonio nel 21° secolo priva noi uomini della proprietà assoluta del water  e della cucina, c’è il rischio che diventino luoghi sterilizzati e inaccessibili. Meditate uomini.

Grazie per la sua disponibilità                                                                          




sabato 5 gennaio 2013

Sesso al mattino




Come più volte sperimentato per via empirica: avere un rapporto sessuale nelle prime ore del mattino è il miglior modo per iniziare la giornata. Certo serve un bel ragazzo nel letto. Pare che questo sia meglio di una medicina. Il sesso al mattino tiene lontani i malanni, rafforza il sistema immunitario e allontana i malumori. Infatti per esperienza io canticchio tutto il giorno, ma si sa sono gnoma e non faccio testo.  Comunque a confermarlo c'è anche uno studio americano ( tanto per cambiare) condotto da Debby Herbenick, ricercatrice e sessuologa direttrice Center for Sexual Health Promotion della Indiana University. La ricercatrice ha dedicato all’argomento parte delle sue ricerche contenute nel libro «Perché ci si sente bene», raccogliendo prove scientifiche a sostegno della sua tesi. Mi piacerebbe sapere se è svolazzata nelle camere da letto all'alba... Insomma anche lei ha dedotto che l'amore di prima mattina è un toccasana per la salute, tiene lontane influenza e raffreddore e rende felici. Pare che il sesso mattutino influisca anche sulla  qualità e l’aspetto dei capelli, della pelle e delle unghie. Merito, spiega la sessuologa, di sostanze chimiche che aumentano i livelli di estrogeni. Io devo dire che se fatto spesso ritarda anche la menopausa precoce. Quindi solletichiamo partner ossessionati dalla caduta di capelli e di rimando ne avremo un trattamento di bellezza e tanta allegria!

lunedì 31 dicembre 2012

2012 - Un anno speciale

Manca poco alla fine di un anno difficile eppure ricco di accadimenti.

Io tendo a sminuire quello che faccio eppure voltandomi indietro mi rendo conto di aver lavorato tanto: ho fondato e avviato con delle socie una nuova casa editrice Farnesi Editore, per la quale ho curato  tre libri di successo usciti nel 2012; sono presente  con miei racconti in varie antologie di livello alto, sono stata semifinalista a IO SCRITTORE col mio romanzo che uscirà nel 2013, ho fatto crescere  un blog  con interviste culinarie di grande successo, mi sono impegnata in una  collaborazione a Lovvy.it con la rubrica di cucina. Ho pubblicato Ricette  su Cotto e Mangiato, le ricette dei fans e sono responsabile con il direttore Mauro della  neonata  Dalim  Ebook.  E poi ho seguito amici, amore, figlia, cani, famiglia, consorzi e dato consigli di architettura. Lacrime e risate.
Per questo vi dico grazie a tutti. 

IN CUCINA CON LO SCRITTORE Jolanda Buccella



Interviste culinarie di Federica Gnomo Twins

Oggi salutiamo e ringraziamo l‘autrice Jolanda Buccella che ha scritto il romanzo Fortuna, il buco delle vite, edito da Ciesse edizioni, per averci aperto la porta della sua cucina.
Fortuna, il buco delle vite è la storia di una quarantenne che per amore del suo compagno Nadir, un affascinante pediatra ruandese, decide di lasciare l’Italia e di trasferirsi in Ruanda a pochi giorni dall’inizio del genocidio dei tutsi del 1994. Le intricate vicende del destino poi la porteranno a trascorrere i suoi ultimi giorni in un carcere militare dove ripercorrerà il complicato cammino delle sue vite passate perché, a differenza della maggior parte degli esseri umani, Fortuna è una donna che ha vissuto tre vite completamente diverse e prima di arrivare alla sua identità definitiva, ha prestato il suo volto e le sue emozioni alla piccola J. una bambina con i capelli rossi e una brutta malformazione alla colonna vertebrale e alla fragile Piccoletta una povera barbona che viveva di espedienti per le strade di Roma. Lungo questo viaggio nel passato ritroverà i volti e le voci delle persone che più ha amato e odiato… il resto della storia toccherà ai lettori scoprirlo.



La prima domanda di rito è: le piace mangiare bene? E cucinare?
Sono sempre stata di buon appetito sin da bambina, adoro mangiare così come mi piace moltissimo mettermi ai fornelli, nonostante abbia una madre che cucina in modo sublime e prepara dei dolci che farebbero invidia al miglior pasticcere del mondo.
 Lo fa per dovere o per piacere?
Ora che vivo da sola a Milano sono costretta a prepararmi tutti i giorni il pranzo e la cena da sola, ma lo faccio con piacere per mettere in pratica tutto ciò che ho imparato in questi anni osservando mia madre mentre preparava il pranzo della domenica che per noi gente del sud è un momento speciale per ritrovarsi con tutta la famiglia e rimanere a tavola fino a pomeriggio inoltrato.
 Invita amici o è invitato?
Quando sono libera dai miei impegni lavorativi invito spesso gente a casa, mi aiuta a sentire meno la mancanza della mia famiglia che vive in provincia di Salerno, mi sento la regina del mondo quando qualcuno mi fa i complimenti per il mio ragù o la parmigiana di melanzane. 
 Ha mai conquistato amici o un uomo cucinando?
I miei amici milanesi li ha conquistati la pastiera di mamma, per quanto riguarda gli uomini invece ancora non ho avuto modo di prenderli per la gola, forse perché fino a questo momento ancora non c’è mai stato qualcuno che mi sia interessato a tal punto da volerlo invitare a cena a casa mia.
 Vivrebbe con  un compagno che non sa mettere mani ai fornelli?
Mi piacerebbe molto che il mio futuro compagno fosse una buona forchetta, detesto gli uomini che stanno attenti a tutte le calorie che ingeriscono e non si lasciano mai andare, se poi fosse anche un ottimo cuoco ancora meglio, avremmo una passione in più da condividere.
Quando ha scoperto questa sua passione?
È avvenuto tutto in modo molto naturale, un giorno di qualche anno fa mi sono ritrovata a casa da sola con le mie due sorelline minori e non c’era niente di pronto, così ho preso un pentolino nel quale ho versato un po’ d’olio e un pelato e ho fatto il mio primo sugo. Non era niente male, forse mancava un po’ di sale e gli spaghetti erano un tantino scotti ma le mie sorelle hanno gradito molto, così ho capito che preparare da mangiare per gli altri mi rendeva felice e da allora non ho più smesso di farlo.
Ci racconta il suo primo ricordo legato al cibo?
Il mio primo ricordo legato al cibo risale ai miei primissimi anni di vita, era una fetta gigantesca di pane fatto in casa con pomodoro tagliato a cubetti e olio extravergine d’oliva appena uscito dal frantoio, davanti al portone di casa di mia nonna.
Ha un piatto che ama e uno che detesta?
Amo senza alcun ritegno le lasagne, la parmigiana e qualsiasi tipo di dolce, mentre non ho mai avuto un buon rapporto con le verdure.
Un colore dominante proprio di cibi che la disgustano?
Il verde delle verdure, però le mangio perché fanno bene alla salute.
Quando è in fase creativa ha un rito scaramantico legato al cibo? Prende caffè? O tè, una bibita speciale per stare ferma a scrivere?
Quando scrivo ho bisogno delle crostate alla frutta di mia madre, sono veramente divine. Purtroppo ora che siamo così lontane devo accontentarmi di litri di caffè ristretto che, soprattutto la mattina presto, vanno giù che è una meraviglia.
Scrive mai in cucina?
A Milano mi riesce difficile visto che ho un cucinotto minuscolo, quando sono a Salerno a volte capita, in modo particolare la mattina all’alba quando è ancora deserta e posso godermela pienamente.
Altrimenti dove ama scrivere?
Scrivo soprattutto in soggiorno tra i libri che mi hanno fatto compagnia sin dall’infanzia e i mie fogli pieni di appunti disordinati che soltanto io riesco a interpretare.
 Si compra cibo pronto ( tramezzini, pizza, snack) o si cucina anche quando è molto presa dalla scrittura?
No, ho sempre mangiato roba genuina e continuerò a farlo per il resto della mia vita, in fondo non ci vuole poi così tanto a mettere su un po’ di sugo al pomodoro, calare una porzione di pasta nell’acqua bollente e concedersi dieci minuti per nutrirsi e riordinare le idee.
Che tipo di cibo desidera di più quando scrive ed è presa dal suo lavoro? Salato o dolce?
Come anticipavo in una domanda precedente, quando scrivo avverto il desiderio di qualcosa di dolce ma davanti a una pizza fatta come si deve non mi tiro certo indietro.
Neanche io…
Ha un aneddoto legato al cibo da raccontarci? O una cosa carina e particolare che le è accaduta?
Ho tanti aneddoti carini legati al cibo, perché ha sempre rappresentato una parte molto importante di me. Per esempio fino a qualche anno fa il sabato mattina mi alzavo all’alba per aiutare mia nonna a fare il pane, era qualcosa di magico… mi  sembra ancora di sentire il profumo caldo e avvolgente delle pagnotte appena uscite dal forno a legna, un profumo che non dimenticherò mai.
Lei è uno scrittore di narrativa quando esce a cena con i suoi amici  che tipo di locale preferisce?
Visto che a casa mia si mangia solo ed esclusivamente italiano, quando esco con i miei amici preferisco i locali etnici dove posso conoscere e apprezzare i cibi di altri Paesi. In questo momento vado matta per la cucina eritrea.
Ha mai usato il cibo in qualche storia?
No, fino a questo momento non ho mai usato il cibo in una storia, però è una bella idea. Magari un giorno potrei scrivere un romanzo che ha per protagonista il vino, un altro elemento che adoro accompagnato a un buon formaggio o a dei salumi.
In  “Fortuna, il buco delle vite” ci sono passi che ricordano cibi o profumi di cibo?
Sì, per un certo periodo della sua vita Fortuna lavorerà nel ristorante di un amico del suo compagno e avrà modo di deliziare i clienti con i suoi buonissimi dolci.
Lei evoca con il cibo?
Il cibo e io ci evochiamo a vicenda, quando sono troppo impegnata a scrivere a un certo punto è lui a richiamarmi a sé e a ricordarmi che per scrivere qualcosa di decente ho bisogno di nutrirmi bene.
“Fortuna, il buco delle vite” a che ricetta lo legherebbe, e perché?
Fortuna mi ricorda un tortino al cioccolato, fuori con una crosta un pochino dura e dentro con un delizioso cuore morbido, perché lei è proprio così apparentemente sembra una donna arida ma dentro ha un mondo di tenerezza che aspetta solo di essere scoperto e compreso. 
Nelle sue presentazioni offre un buffet? Pensa sia gradevole per gli ascoltatori intervenuti?
Fino a questo momento sono riuscita a fare una sola presentazione il 23 agosto scorso nella Sala delle Conferenze del Comune di Campagna (Sa), dove vivevo prima di trasferirmi a Milano e subito dopo ho offerto a tutti quelli che hanno avuto la gentilezza di partecipare un piccolo buffet di dolci che è stato molto gradito, speriamo di ripetere presto l’esperienza in altre città d’Italia.
Per concludere ci potrebbe regalare una sua ricetta? Quella che le riesce meglio?
PARMIGIANA DI MELANZANE.
Ingredienti:
2 Spicchi di aglio, qualche foglia di basilico, 300g di caciocavallo, ½ cipolla 1,5 kg di melanzane, 1 dl di olio d’oliva extravergine, 150 g di parmigiano, 2 bottiglie da 700 ml di passata di pomodori, 100 g di sale grosso, sale per condire qb.

Per preparare la parmigiana di melanzane, per prima cosa dovete preparare il sugo di pomodoro ponendo in un tegame la cipolla e l'aglio tritati assieme a 4 cucchiai di olio di oliva. Fate soffriggere per qualche minuto, poi aggiungete la passata e lasciate bollire fino all'addensamento del sugo in ultimo aggiungete il sale e delle foglie di basilico spezzettate con le dita, quindi spegnete il fuoco. Spuntate le melenzane, lavatele e tagliatele a fette molto sottili, circa 1 cm ciascuna.
Mettetele in una scolapasta, disponetele a strati e cospargete ogni strato con del sale grosso. Lasciate risposare le vostre melanzane per almeno 1 ora, in modo che possano espellere una buona parte del liquido amarognolo che le caratterizza. Trascorso il tempo necessario, toglietele dalla ciotola, sciacquatele  e asciugatele per bene. Preparate quindi, una padella con un po' d'olio, friggete le melanzane finché saranno dorate su tutti e due i lati e lasciatele asciugare su un foglio di carta assorbente. Ungete una pirofila, cospargete il fondo con un po' di sugo e iniziate a disporre un primo strato di melanzane che devono essere sistemate una di fianco all'altra senza sovrapporle. Versate un po' di salsa sulle melanzane, stendendola uniformemente, e cospargete con un bel po’ di parmigiano. Tagliate a fettine il caciocavallo e distribuitene qualche fetta sulla salsa lasciandole un po' distanziate l'una dall’altra. Ora preparare il secondo strato e continuate ricoprendole di sugo poi di parmigiano e infine di fettine di caciocavallo fino all'esaurimento degli ingredienti. Ricordatevi che l'ultimo strato deve essere di solo pomodoro e parmigiano grattugiato. Mettete la parmigiana in forno a 200° per 40 minuti finché il pomodoro non presenterà la caratteristica"crosticina"dorata. Potete servire la vostra parmigiana sia ben calda, appena tirata fuori dal forno, che a temperatura ambiente... è ottima lo stesso anche fredda!
Quale complimento le piace di più come cuoco? E come scrittore?
Come cuoca  tiro fuori un sorriso a quarantadue denti quando mi dicono che la mia parmigiana è insuperabile, come aspirante scrittrice sono felice quando i lettori mi raccontano di essersi emozionati fino alle lacrime per la storia un po’ amara della mia Fortuna.
Che frase tratta dalla sua opera o dalla sua esperienza possiamo portarci nel cuore uscendo dalla sua cucina?
Mi porto nel cuore ogni frase della mia opera, sceglierne una in particolare significherebbe fare torto a tutte le altre, invece una frase che fa parte della mia esperienza e che mi ha riscaldato il cuore, dandomi la forza per non arrendermi mai è una frase di Giovanni Paolo II, un uomo che è fondamentale nella mia vita di tutti i giorni, la frase è: NON ABBIATE PAURA! Io grazie al mio amato Papa ho cominciato a non averne più.
Grazie per la sua disponibilità











sabato 29 dicembre 2012

DIETA





 Siamo ancora nel mezzo delle  feste e relativi banchetti sontuosi che da giorni i media ci martirizzano suscitandoci sensi di colpa per aver addentato torroni, tortellini , e tacchino. Impazzano infatti rimedi miracolosi sciogligrasso, toglipeso, antifame, mangiatantoenoningrassa, cibi con calorie inverse e via dicendo. Io vi consiglio di non spendere soldi in pillole e fialette e se volete la pancia piatta, di fare sana sexy-attività fisica, notturna o diurna. Nel caso non ci riusciste perché il marito o il compagno critica il vostro aspetto ( e non il suo)  dicendo che siete troppo ciccione e vi stronca di continuo l'autostima,  fate come quella signora che  ha lasciato il suo consorte e così ha perso di colpo 80 chili. A parte la barzelletta, il peso spesso si accumula per stress, se il marito stressa sarà più difficile combattere la ciccia. Prendetevi un amante ( o se non osate tanto un amico) che adori mangiare, divertirsi e trovi eccitanti le vostre rotondità, vi farà sentire subito interessanti e più carine,  sexy e desiderate, otterrete così  ottimi risultati  fisici e psicologici, e non vi intossicherete di medicinali svuotando inutilmente il portafoglio. Quello che risparmiate investitelo in qualche completino malizioso e lasciatelo bene in vista per casa. Forse il bradipo che convive con voi lo noterà facendosi qualche domanda.

giovedì 27 dicembre 2012

TEA for TWO: ciambellone bicolore alla panna e cacao.

Ma come si sta bene in casa a mettere su due tre chili per Natale e feste varie? Io ne approfitto per sfornare dolci: oggi vi scrivo la ricetta di un classico rivisitato da me per caso. Un pomeriggio volevo fare un ciambellone e non avendo il burro e il latte, ma una confezione di panna liquida, ho sostituito qualche ingrediente e ne è uscito un dolce soffice, facilissimo e veloce perché non si deve lasciar ammorbidire il burro.
                        Ciambellone bicolore alla panna e cacao

Ingredienti:

  • 250 gr farina 00 
  • 250 gr zucchero + due cucchiai per decorare
  • 3 uova
  • due cucchiai di olio di semi di arachide
  • una bustina di lievito per dolci alla vaniglia
  • una confezione piccola di panna liquida(200ml)
  • 2 cucchiai di cacao amaro o dolce se si preferisce.
  • burro per imburrare la teglia 
Procedimento:
 In un mixer sbattete le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso, aggiungete l’olio molto delicatamente, la panna e continuare a mescolare fino ad amalgamarli del tutto. Infine  unite la farina a cucchiaiate, il lievito e amalgamate molto bene il composto. Lasciatelo riposare almeno 15 minuti.Intanto imburrate e infarinate uno stampo a ciambella da 26 cm, passati i 15 minuti  versatevi i 3/4 del composto  e in quello rimanente metteteci i due cucchiai di cacao amaro e mescolate energicamente per ottenere un composto al cioccolato. Versatelo sopra all'altro aiutandovi con un cucchiaio, quindi  delicatamente  con una forchetta mescolate un po' a casaccio il composto scuro su quello chiaro. Cospargetelo di due cucchiai di zucchero che cuocendo si spaccherà sopra alla crosta rendendo il ciambellone bellissimo.
Mettete in forno già caldo a 180° per 40 minuti circa.