lunedì 25 giugno 2012

MI CHIAMO EDDY di Federica Gnomo Twins

                   http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/chiamo-eddy-gnomo.html




Il bacio sazia.
Il bacio riempie la bocca e il cuore.
Non lascia spazio a niente.
Tutto prende.



Mi chiamo Eddy
Mi chiamo Eddy è un libro di Gnomo Twins Federica pubblicato da youcanprint, di genere letteratura italiana, queer:  testi - 9788866187424.

ORDINA QUI: http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/chiamo-eddy-gnomo.html

domenica 24 giugno 2012

IL RUMORE DEI TUOI PASSI




Il rumore dei tuoi passi
Valentina D’Urbano
Longanesi / maggio 2012


Devo dire che il romanzo di Valentina D’Urbano mi è piaciuto subito a partire dal titolo e la cover.
Il titolo è stupendo e azzeccato, perché l’eco degli zoccoli di legno  accompagna e sottolinea, come un sottofondo musicale, molti passaggi del romanzo. E la cover è didascalica perché polverosa, grigia  e spenta come lo sfondo di degrado in cui si muovono Beatrice e Alfredo, e tutti i protagonisti rassegnati di questa comunità. A onor del vero, però, non tutto è sfumato, infatti sulla copertina spicca una ragazza  in evidenza, e questo è voluto per sottolineare  la determinazione di Beatrice  di non lasciarsi travolgere completamente dall’ambiente in cui è nata.

Posso dire con sicurezza che lo stile di Valentina D'Urbano è diretto, l'autrice usa  un linguaggio semplice a tratti poetico, ma sempre e comunque brusco. Questo è quanto richiedeva questa storia che parte affascinante come un romanzo d’amore, senza tratti rosa,  e si trasforma in un incubo che mi ha ricordato i protagonisti di “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”.
 Si parla infatti di affetto speciale, nato tra due bambini vicini di casa, uno dei quali si mostra subito il più debole, Alfredo, che viene quasi adottato dalla famiglia di Beatrice, per sottrarlo alle botte del padre perennemente alcolizzato. I due piccoli amici, uniti al punto di assomigliarsi e conformarsi; diventare una cosa sola, tanto da essere chiamati gemelli, saranno lo spunto per mostrarci anche un ambiente di profondo degrado in cui vivono gli abitanti di periferie sub urbane, malservite e quasi abbandonate a se stesse. Qui in realtà ho avuto il primo sobbalzo, Valentina è giovanissima ma la storia, che al principio sembra contemporanea ( a mostrare quanto poco ahimè è cambiato in certe situazioni di degrado), si colloca invece in un periodo preciso: gli anni ottanta. Mi sono chiesta se fosse stata una scelta editoriale, o no, vista la giovane età della scrittrice, poi proseguendo nella lettura, in effetti, ho pensato che dovesse essere proprio una scelta dell’autrice per il tema trattato, cioè la dipendenza dall’eroina. Droga quasi dimenticata oggi, che ha fatto e fa migliaia di morti e la cui lotta è per molte famiglie un incubo quotidiano, ma che ebbe appunto i suoi picchi proprio negli anni ottanta.
L’ amore-odio-disprezzo; legame di sangue come vero, tra Alfredo e Beatrice e tutta la sua famiglia, è però il sentimento dominante e intrigante della prima parte della storia, che comunque non rimane circoscritta ai due protagonisti ma  si allarga  fino a coinvolgere molti altri personaggi della comunità e la rende corale anche nel suo finale tragico.
 L’attrazione che provano i due ragazzi, e il non volerlo ammettere per tutto il romanzo,   la volontà ferrea di Beatrice di proteggere Alfredo, anche contro se stesso, l’amore negato e poi sublimato nel sacrificio, sono  la spina dorsale  del racconto che comunque si nutre  di  un forte senso immobilismo sullo sfondo, di morte immanente che copre ogni angolo della Fortezza, insieme all’assenza della speranza di potersi riscattare dei suoi abitanti. Tanto è vero che  l’autrice , a scanso di equivoci, ci informa subito alla prima pagina che non ci sarà un lieto fine. Che questa, seppur a tratti bella e commovente, è una storia durissima. E mantiene le promesse per tutto il romanzo. Seppure giovane Valentina non cade in sbavature e percorre perfettamente la strada prefissata, mantiene coerenti i suoi personaggi fino alla fine, tranne che per un punto che io avrei evitato, un particolare nel finale che non sto però a rivelarvi, e che rende la storia meno dura e tutto sommato   si poteva evitare. Il che comunque  ricade  nelle aspettative personali e non inficia una storia interessante, diversa, e soprattutto diretta e coraggiosa.

Voglio terminare dicendo che il romanzo e lo stile di Valentina coinvolgono tutti i 5 sensi. In ogni capitolo si avverte il gusto amaro o ferroso del sangue, i colori scialbi e grigi del cemento, il rumore dei passi di Alfredo e dell’umanità della Fortezza, simile ad un enorme animale ripiegato su se stesso, gli avvallamenti dei lividi o la rugosità  delle croste sulla pelle, l’odore di sporco, muffa e urina. Ma anche quello dell’amicizia, lasciato sul cuscino di un letto dove non si consuma mai del sesso ma solo disperato bisogno d’amore e di possesso.

Federica Gnomo


martedì 3 aprile 2012

Frittata, porri, zucchine e pecorino, per Pasquetta

Ecco qua una frittata da portare via a Pasquetta. Facile, facile, e buona.
Rosolate in padella un porro a fettine e in un altra padella delle zucchine. Alla fine unite entrambe e versatele in 4 uova sbattute. Aggiungete 50 grammi di pecorino grattato, un pizzico di sale. Scaladate in una padella media un cucchiaio di olio d'oliva e cuocete la frittata. Se avete gente potete cuocere tante piccole frittatine e servirle come antipasto con pane carasau.

giovedì 8 marzo 2012

Ancora una pubblicazione di ricette!

Continua l'avanzata della casalinga!
Insomma la "cuoca per casa" prende sempre il sopravvento sulla "scrittice per caso", almeno in libreria!
Ancora una volta sarò su "Cotto e mangiato, le ricette dei fan" che uscirà a giugno.
Forse dovrei lasciar perdere la penna e usare solo il mestolo?
Comunque sono presente con la Crostata di mele, crema e pinoli, che è su questo blog :)

martedì 7 febbraio 2012

 
 
 
VENTI CORPI NELLA NEVE, di Giuliano Pasini.
 Fanucci Editore con <TimeCrime>

PER CHI AMA I GIALLI, è da non perdere. Io però non li amo.
Sinceramente la scrittura di Pasini merita, io però non amo il sangue gratuito su innocenti e quindi l'incipit mi ha lasciato un po' di tristezza. Il primo titolo, meno bello, "La giustizia dei martiri" forse rimandava bene e subito ai contenuti: la guerra e i suoi orrori. Osannato dalla critica, mi inchino a chi ne capisce più di me, e auguro al bravo scrittore una serie di successi anche con la  sua nuova scuderia Mondadori.

domenica 15 gennaio 2012

Recensione ad " INGRATI La sindrome rancorosa del beneficato" di M.Rita Parsi



Ho conosciuto la signora M.Rita Parsi, docente, psicoterapeuta e scrittrice ad una cena con conferenza intorno al mondo dell'adolescenza.
Mi ha colpito molto la sua presenza fisica, dolce e volitiva insieme, insomma una donna di carattere, supportata anche da esperienza e studi.
Ho potuto discutere anche di Dorotea De Spirito e dei suoi romanzi, dei progetti che aveva lei stessa in campo. Insomma una donna affascinante.
Ho comprato questo libro, che è un saggio e non un romanzo, perchè mi sono ritrovata, facendo il bilancio di fine anno, a pensare a quante persone avevo incoraggiato, aiutato, fatto emergere, spinto ad amare senza remore, consolato, ecc...senza trovarmi neanche un sms sul telefonino a Natale. O Capodanno.
Sono stata quindi spinta dal titolo, e poi leggendo ho scoperto una donna profonda e vera, non accademica, umana e sofferente che prima di tutto ci pone le sue esperienze e poi ci fa superare lo sbigottimento di fronte all'ingratitudine.
Mi riservo pertanto di leggerla come scrittrice per le bellissime frasi che usa per descrivere gli stati d'animo.
Tornando a "Ingrati" devo dire che trovo il libro istruttivo.
La sindrome rancorosa del beneficiato è l'eccellenza dell'ingratitudine.Comune a molti , senza peraltro che gli stessi se ne rendano conto. O peggio abbiano la capacità decisionale, la forza d'animo, l'umiltà,il coraggio e l'onestà intellettuale ed etica di prenderne atto. Spesso covata inconsapevolmente, ma anche coscientemente è un rancore muto e sordo che cresce dentro, alimentato anche dall'invidia, che qualcuno abbia avuto le capacità di aiutare, e abbia messo l'altro in "debito di riconoscenza". A questo punto il beneficiato tende, magari dopo una iniziale piccola gratitudine , a sminuire e dimenticare il beneficio, a cancellarlo, e addirittura a voler danneggiare il benefattore.
Queste pagine aiutano sia il Benefattore a non aspettarsi niente, ma solo a donare e il Beneficiato a riconoscere il dono senza astio. Ci ritroviamo, spesso , infatti nella vita a scambiarci i ruoli e dovremmo accettare le conseguenze. Alla fine la Parsi ci lascia un messaggio duro ma realistico. Fare il Benefattore solo se sarai pronto a riceverne le conseguenze anche di ingratitudine, non aspettandoti niente; esperienza  che comunque  rafforza, perchè di grati, coscienti e sereni , se ne incontreranno pochi. Imparere quindi a fare bene del Bene, e a riceverlo.
Molto carino l'esempio alla fine dell'intervista, quando il giornalista chiede se il libro servirà a farci comprendere sia da soggetti benefattori che beneficati, la nostra condizione e l' insoddisfazione al fine di condurci ad una presa di coscienza; lei porta un esempio : mentre tutti gli animali dell'Arca ringraziavano Noè per averli salvati, il pesce se ne andò dicendo, come nella poesia di Spaziani, " non devo nulla a Noè" . Come a dire: forse vi sarà servito, forse no, però mi auguro che almeno abbiate trovato interessante il percorso.  Io credo proprio di sì!

giovedì 5 gennaio 2012

Crostini per la befana, e non solo!

Eccoci finalmente arrivate alla serata in cui dobbiamo prendere le scope e viaggiare. Avremmo preferito una seratina a lume di candela con qualche bel ragazzone in attesa di calze e reggicalze, ma va bene lo stesso.
Cuciniamo questi crostini energetici per volare nella notte, al freddo.

Occorre tagliare a fette una frusta di pane, e spalmarle di un impasto di 100g di stracchino e due salsicce fresche e salvia  sminuzzata; disporle sopra una teglia  poco oliata e infornare a 180° fino a che si rosolerà il pane e la salsiccia sarà cotta. In genere 10 minuti, meglio se in  forno con grill acceso, ma mai troppo vicini alla resistenza altrimenti bruciano e tocca spedirle all'inferno!

A proposito di Inferno e Paradiso ecco una barzelletta culinaria:

Un bel giorno un'anima buona e pia che stazionava in Paradiso chiese a san Pietro come mai dall'Inferno arrivassero tutti i giorni profumini d'arrosto, lasagne, dolci, e invece in Paradiso non si mangiava altro che qualche mozzarella o scatolette di tonno.
San Pietro lo guardò e gli rispose:
" Senti un po', mica penserai che mi metta a cucinare per noi due soli?!"