lunedì 18 novembre 2013

IN CUCINA CON LO SCRITTORE: Luca Tom Bilotta, Biografia Arancio Sangue.


Interviste culinarie di Federica Gnomo Twins

Ricominciamo con le interviste in cucina, che tanto piacciono ai lettori. Stavolta non abbiamo un grande cuoco, ma probabilmente un bravo scrittore a cui piace mangiare. Peccato che assomigli a un grande chef!
Indovinate chi? Sarà lui in incognito?


Oggi salutiamo e ringraziamo l‘autore Luca Tom Bilotta  di “Biografia Arancio Sangue”, thriller vincitore del premio internazionale “I Nuovi Autori 2013”  per averci aperto la porta della sua cucina. Il suo primo thriller, prossimo alla pubblicazione per dicembre 2013/gennaio 2014 con una nuova casa editrice il cui nome è ancora top secret per scaramanzia (ma già on-line in edizione limitata e non ancora editata, per la vittoria del concorso citato in precedenza link: http://lucatombilotta.me/compralo-subito/), si può definire “un libro nel libro”. Il racconto di un giovane giornalista italo-canadese incaricato di realizzare una biografia su commissione, che lo porterà a scoprire complotti farmaceutici ed intrighi internazionali legati alla guerra in Vietnam con il prodotto defogliante “Agente Arancio”. Ovviamente senza dimenticare i numerosi morti sparsi fra Milano e San Francisco, cinque omicidi che dovrà risolvere per salvarsi la vita. Una vera corsa contro il tempo, dal finale decisamente particolare.

La prima domanda di rito è: le piace mangiare bene? E cucinare?
“Assolutamente sì, del resto a chi non piace mangiare bene. Personalmente sono un cultore del cibo in generale, ma non amo particolarmente cucinare. Diciamo che ho altre doti, non quelle degli chef…”.

Lo fa per dovere o per piacere?
“Cucino per piacere, o meglio cerco d’imparare a farlo per diventare un provetto cuoco in compagnia. Per adesso, però, sono davvero scarso!”

Invita amici o è più spesso invitato?
“Ovviamente più invitato, ma in futuro saprò sdebitarmi. Lo dico sempre ai miei amici, credo che oramai abbiano perso la speranza”.

Ha mai conquistato amici o una donna cucinando?
“Sinceramente no, ma conto di poterlo fare a breve. Per adesso mi sono limitato ad invitare a cena in un buon ristorante, per conquistare la simpatia di amici o l’interesse di una donna”.

Vivrebbe con  una compagna o un compagno che non sa mettere mani ai fornelli?
“Se c’è amore c’è speranza, pure in cucina”.

Quando ha scoperto questa sua passione?
“Per il mangiare bene fin da piccolo, con gli omogeneizzati e i biscotti Plasmon. Crescendo mi sono evoluto anche nel palato, ovviamente, mentre per la cucina - nel senso di cucinare - da pochissimo: diciamo da qualche mese a questa parte, grazie ad un amico che mi ha fatto capire quanto sia bello cucinare per le persone in compagnia”.

Ci racconta il suo primo ricordo legato al cibo?
“I pranzi domenicali dalla nonna materna, una goduria. Da lì ho capito le mie reali intenzioni a tavola: essere onnivoro!”

Ha un piatto che ama e uno che detesta?
“Spaghetti allo scoglio, mentre odio le barbabietole lesse”.

Un colore dominante proprio di cibi che la disgustano?
“Ovviamente il porpora delle barbabietole”.

Quando è in fase creativa ha un rito scaramantico legato al cibo? Prende caffè? O tè, una bibita speciale per stare fermo a scrivere?
“Il caffè pomeridiano, di solito verso le 16.30. Spezza la creatività, ma permette di riflettere sui passaggi scritti precedentemente”.

Scrive mai in cucina?
“A volte sì, sviluppa la creatività per alcune fasi della narrazione. Ma solo poche volte devo essere sincero”.

Altrimenti dove ama scrivere? e a che ora le viene più naturale?
“Solitamente nel mio studio, in casa. Considerando che scrivo per professione, cerco di condurre una vita regolare. Quindi gli orari sono simili a quelli d’ufficio, ovvero mattina e pomeriggio. Ovviamente se non ho altri impegni come interviste, eventi o altro. In quel caso scrivo anche di notte. L’importante è scrivere sempre, almeno qualche pagina al giorno per non perdere il ritmo”.

 Quindi, come tutti i veri scrittori, si impone una certa disciplina. Si compra cibo pronto ( tramezzini, pizza, snack) o si cucina anche quando è molto preso dalla scrittura?
“Assolutamente no. Anche perché cucinare un piatto di pasta è molto più veloce che infornare nel microonde un surgelato”.

Che tipo di cibo desidera di più quando scrive ed è preso dal suo lavoro? Salato o dolce?
“Sempre salato. Direi un pezzo di focaccia ligure, ma anche un piatto di spaghetti come dicevo prima…”.

Ha un aneddoto legato al cibo da raccontarci? O una cosa carina e particolare che le è accaduta?
“Sinceramente? Il mio primo incontro letterario - come ghostwriter - si è svolto a pranzo, in un ristorante di classe. Mi ricordo la frittura di pesce: esagerata dalla bontà, come nelle dimensioni dei calamari. Giganti, quasi mi strozzavo!”.

Lei è uno scrittore di gialli/thriller quando esce a cena con gli amici che tipo di locale preferisce? E quando esce con la sua compagna?
“Con gli amici o con la compagna la risposta è univoca: principalmente sushi. Anche se un po’ di pesce cucinato alla Mediterranea ogni tanto non guasta, un bel piatto di spaghetti allo scoglio ad esempio… Giusto per non essere ripetitivi!”

Oppure per festeggiare una pubblicazione?  Cosa tende a ordinare in un locale?
“Beh, in questo caso la prima cosa da ordinare è una buona bottiglia di vino! Champagne o bianco, tipo una Falanghina o Aglianico del Vulture. Poi crudité di pesce sono imprescindibili… Adoro i gamberi rossi di Sicilia, li mangerei all’infinito”.

Nelle sue presentazioni offre un buffet? Pensa sia gradevole per gli ascoltatori intervenuti?
Tende a fare un aperitivo con due olive e patatine o a offrire quasi un pasto completo?
“Se c’è l’opportunità meglio offrire qualcosa di completo, non dico un pasto ma indubbiamente la mente e il palato devono viaggiare su binari paralleli, quindi…”

Ha mai usato il cibo in qualche storia?
Ad esempio in  “Biografia Arancio Sangue” ci sono passi che ricordano cibi o profumi di cibo?
Il cibo è mai protagonista?
“In tre occasioni si parla di cibo. E in due casi è parte integrante della narrazione: l’incontro di lavoro fra Joe Brigati (il protagonista, giornalista e scrittore) e la committente della biografia su commissione (Jennifer Rodriguez, modella argentina) avviene in un ristorante di lusso davanti ad un piatto di pesce. Da lì partirà la trama… Stessa sorte in un’altra occasione. Infine, verso la fine del libro, quando Joe è a San Francisco,  non poteva mancare un bell’hamburger all’americana! Ma in quel caso, il protagonista è solo affamato: il cibo non è protagonista della situazione narrativa”.

“Biografia Arancio Sangue” a che ricetta lo legherebbe, e perché?
“Ricetta? Direi ossibuchi con polenta, tipico piatto bergamasco. Perché seppur duro per l’osso (degli ossibuchi) e per la digestione di chi lo assaggia (in dosi elevate si rischia l’arresto cardiaco!), a chi piace il genere - come per i thriller - il risultato è garantito: morbido alla fine del piatto, o del romanzo. Un libro deve soddisfare e far riflettere, no?”.

Per concludere ci potrebbe regalare una sua ricetta? Quella che le riesce meglio?
“Qui andiamo sul difficile… Devo proprio? Allora, direi la pizza. Ma qui, come tutti immaginerete, è semplicissimo farla e la ricetta è soggettiva in base ai gusti e agli ingredienti da metterci sopra. Eppure nessuno sa che l’acqua ha la sua componente fondamentale: quando la preparo, preferisco utilizzare nell’impasto una bottiglia di naturale minerale. Non quella del rubinetto… Sembra una sciocchezza, ma vedrete che è tutto diverso…”
Grazie per il suo consiglio.
Quale complimento le piace di più come cuoco?
“Temevo peggio! Diciamo che quando me lo dicono, mi conforta. Almeno non ho sulla coscienza una persona amica!”

E come scrittore?
“Quando i miei lettori dicono: ho letto il tuo libro in pochissimi giorni, non riuscivo a staccarmi! Questo è un grande complimento!”.

Che frase tratta dalla sua opera o dalla sua esperienza di scrittore possiamo portarci nel cuore uscendo dalla sua cucina?
“In “Biografia Arancio Sangue” ci sono tanti aneddoti o modi di dire popolari. Ad uno in particolare, frutto della mia inventiva, sono legato: "La grandezza di un uomo non la si valuta per le mirabolanti azioni compiute in vita. Bensì dalla quantità di compromessi che ha alle spalle”. Del resto tutti hanno i propri scheletri nell’armadio, no? Ecco, chi riesce ad ottenere grandi successi con il minor numero di compromessi è un grande uomo o una grande donna”.

Grazie per la sua disponibilità    
“Grazie a voi dell’opportunità e un saluto a tutti i vostri lettori!”.                                                                       









martedì 12 novembre 2013

Home sweeet Gnome: ghirlanda di benvenuto con messaggi a sorpresa

Trovo questa idea simpatica, e con qualche fiocco rosso, bacca, rami d'abete ecc si può adattare anche al Natale.
In pratica, su una base per comporre una ghirlanda, potrete aggiungere oltre gli addobbi, dei messaggi scritti sulla carta e poi arrotolati e fissati con uno spago o una fettuccia colorata. Gli ospiti possono pescare a caso, e ricordare la vostra serata con una poesia, un aforisma o semplicemente delle frasi scritte con il cuore. Fatevi aiutare dai bambini anche con disegni. Buon divertimento!

sabato 9 novembre 2013

Un libro per il fine settimana, Invisibile, di Giuliana Facchini, scrittrice per ragazzi.

http://www.icwa.it/profili/facchini-giuliana

Giuliana Facchini è una scrittrice per ragazzi. Bella e sensibile ha una vera passione per il suo cane.
E' una scrittrice brava e quindi modesta, che ha vissuto in molte città, assorbendone i pregi ma non perdendo la sua l'identità, ora vive a Verona.
Segnalo il suo splendido romanzo INVISIBILE, edizioni San Paolo,  per una lettura nel fine settimana, magari in compagnia dei figli, essendo un romanzo adatto dai 9 anni in su. Questo romanzo è molto indicato anche per una lettura scolastica, in quanto si possono far affrontare ai ragazzi diversi temi: il rapporto con gli altri, compresi gli animali, la solitudine, la paura, l'istinto,la diversità, l'amicizia. I toni sono leggeri anche se la storia è a tratti drammatica. Questo non deve mai mancare in storie per ragazzi: il loro mondo, i loro valori, anche ciò che agli adulti può sembrare una piccola cosa, una cotta, uno scherzo,  unito a temi importanti che fanno riflettere.
Vincitore del Premio Arpino 2011 per la sezione inediti,
Invisibile è un romanzo per ragazzi a sfondo sociale e dal forte impatto emotivo. 
Silvia vive in un piccolo paese montano e ama camminare tra i boschi con il suo cane Pirata. Un giorno, il cane si allontana dal sentiero e trova Nina, una bimba. Chi è? Perché vive nascosta nei boschi? La storia di Nina pian piano si svelerà a Silvia e ai suoi amici che dovranno affrontare la realtà sconosciuta degli esuli e dei clandestini. In fuga di notte in alto sulle montagne, dove solo l’istinto del montanaro e del cane saranno d’aiuto, i ragazzi non lasceranno mai sola la piccola Nina e le restituiranno identità e famiglia.



Giuliana è in libreria ora con il suo ultimo romanzo
Il mio domani arriva di corsa
Edizioni EL


lunedì 28 ottobre 2013

Home Sweet Gnome: Zucca di Halloween ripiena di dolci


Ho trovato molto carina questa utilizzazione della classica zucca per Halloween. Invece di intagliarla e metterci una lampada, se non siete tanto brave con i coltelli  e le incisioni, poche ore  prima della festa,  provate a tagliarla in due parti, svuotatela, e nella parte sottostante riempitela di caramelle e cioccolatini, magari dopo averla foderata internamente con un canovaccio di cotone o carta stagnola. Richiudetela e...
 Sarà una sorpresa aprirla davanti ai bambini!

lunedì 21 ottobre 2013

Home Sweet Gnome: foglie secche decorate.

Questo è un lavoretto molto gratificante da fare insieme ai vostri bambini o da sole. Dopo una bella passeggiata lungo un viale alberato, o un bosco in cui avrete raccolto delle grandi foglie dai bei colori autunnali non tanto secche, al ritorno a casa mettetele dentro dei libri e lasciatele asciugare e distendere per qualche giorno. Comprate della tempera bianca e alla prima giornata di pioggia, tirate fuori le foglie e iniziate a decorarle esclusivamente con il bianco e pennellini di varie misure.
Ispiratevi a queste o lavorate di fantasia. Lasciatele asciugare bene e poi componetele in una bella ciotola di cristallo, magari con qualche zucchetta o melagrana,  e fatene un centrotavola per ospiti durante una cena. Potrete anche regalarle alla fine della serata.
Io le userò oggi, che è il mio compleanno :)

martedì 8 ottobre 2013

DIECI MOTIVI PER NON FARE L'EDITORE

Questo è un decalogo semiserio scritto da A. Volpino, un responsabile editoriale, in cui ho ritrovato tante esperienze personali. Ve lo giro perché è molto interessante e vero. In Italia non ci sono requisiti  base per essere Editori, basta aprire una società, una impresa o una associazione e si diventa "editore", con tutti i disastri che ne derivano. Nonostante ciò, e quello che leggerete, c'è chi fa questo lavoro con passione ed amore.

Decalogo semiserio per non diventare editore, che vi può illuminare un pochino:
DIECI MOTIVI PER NON APRIRE UNA CASA EDITRICE

1)Tanto non ci guadagnerete. Inutile guardare con occhioni luccicanti quei due o tre che, negli ultimi 10 anni, sono passati da “piccoli editori” a “grandi editori” grazie a una botta di culo, a un autore azzeccato o magari alla loro bravura. Fateci caso: appena hanno potuto, TUTTI hanno venduto la loro casa a un grosso gruppo editoriale.
2)Gli autori italiani sono dei rompicoglioni. A parte qualche serio professionista (che, tanto, è già pubblicato da una qualche grossa casa…) avrete a che fare con ragazzine brufolose che cercano di piazzare la loro tri-penta-decalogia fantasy con gli splendidi (barrare la casella): Elfi [] Vampiri [] Personaggi della loro serie manga preferita []. E peggio ancora, spesso queste ragazzine brufolose sono maschi.
3)Dichiarare di essere editore equivale a chiedere di essere molestati intellettualmente, come dichiarare di essere superdotato in un raduno di ninfomani. Grossomodo 5 italiani su 6 scrivono, hanno scritto o hanno un amico che scrive – “ma bravo eh!”. E ti chiedono di pubblicare. E se non lo fai vedi (5).
4)Dovrete fare un altro lavoro, un lavoro “vero”, per mantenervi. Solo che fare l’editore occupa un casino di tempo, proprio tanto. Se riuscite a stare tre giorni senza dormire, ok. Altrimenti lasciate perdere.
5)Sarete editori. Ovvero quelli che appartengono al Malvagio Sistema che Pubblica Solo gli Amici (e, al limite, gli Amici degli Amici). ... . E io aggiungo che non riuscendo a leggere tutte le proposte degli amici li perderete
6)Vi verrà un fegato così a vedere le cosiddette “associazioni culturali con diritto d’edizione” che pubblicano libri, come voi, ma che non pagano nemmeno la metà dei balzelli che pagate voi. Certo, loro non hanno “scopo di lucro”, voi sì – ma fidatevi, rimarrà uno scopo irraggiungibile comunque.
7)Vi farete tanti, tanti, taaaanti nemici – soprattutto tra la gente che avrete aiutato. Magari, mossi da sincera convinzione che “più siamo meglio stiamo”, aiuterete qualcuno ad aprire una nuova casa editrice, gli presenterete tipografi e scrittori. Poi vi troverete coloro che avete aiutato saltarvi alla gola sui forum, perché voi siete “editori vecchio stile” mentre loro rappresentano il nuovo che avanza…
8)Non riuscirete a smettere. “Ancora un libro, poi si chiude.” Oppure: “Se quest’anno non vendiamo almeno tot, basta.”. Ok. Ci credete davvero che chiuderete? Leggetevi La Coscienza di Zeno…
9)Andrete in rovina. A meno che il vostro lavoro “normale” non produca redditi pari al bilancio del Dubai, userete tutti i vostri soldi per “tappare” i buchi della casa editrice. E, se l’avete aperta con degli amici, presto avrete amici in meno.
10)Ogni anno, a gennaio, vi verrà una botta di depressione perché “Lo avevo detto io, l’anno scorso, che bisognava chiudere, ma i miei soci me lo hanno impedito…” Salvo poi ricordarvi che non avete soci.

giovedì 3 ottobre 2013

"La mandi un bacione a FIRENZE"

Firenze è la mia città.
Ormai ci vivo meno ma è sempre nel mio cuore.
 Sospesa tra sogno e realtà. Firenze va scoperta piano piano e non fagocitata, è una sposa bianca, timida  eppur vanitosa.
Ottobre è un mese ideale per toglierle il velo, e baciarla sulla bocca, conoscerla da vicino, intimamente.
Non si sottrae, ella attende.