lunedì 13 maggio 2013

IN CUCINA CON LO SCRITTORE Francesca Panzacchi, "Le ricette del desiderio" Ciesse edizioni 2012



Oggi salutiamo e ringraziamo l‘autrice Francesca Panzacchi, autrice de “Le ricette del desiderio” (Ciesse Edizioni, 2012) per averci aperto la porta della sua cucina. 


"Le ricette del desiderio" Il termine afrodisiaco deriva dal mito di Afrodite, dea greca dell’amore, che uscì dal mare dentro a una conchiglia d’ostrica. L’origine di questi cibi è antichissima e affonda le proprie radici nella cultura greca, romana ed egizia.
Oggi, anche la scienza ha riconosciuto il potenziale di alcuni alimenti, tuttavia una ricetta può davvero considerarsi afrodisiaca soltanto quando è in grado di stimolare tutti i sensi: per raggiungere la massima efficacia le proprietà nutrizionali dei cibi devono infatti legarsi ai colori, ai profumi e all’atmosfera magica che riuscirete a creare.              

La prima domanda di rito è: le piace mangiare bene? E cucinare?
Adoro mangiare e mi piace molto cucinare, anche se confesso che mi piace ancora di più quando qualcuno cucina  per me.
Lo fa per dovere o per piacere?
Sempre e solo per piacere. Altrimenti non cucino proprio.
Invita amici o è più spesso invitata?
Sono più spesso invitata, ma quando invito io cerco di farmi perdonare.
Ha mai conquistato un uomo cucinando?
No, in verità ho sempre privilegiato altre armi di seduzione.
Vivrebbe con un compagno che non sa mettere mani ai fornelli?
Vivo con un uomo che sa fare solo la pizza, quindi credo proprio di sì.
Quando ha scoperto questa sua passione?
Già da piccola trafficavo in cucina compiendo improbabili esperimenti culinari.
Ci racconta il suo primo ricordo legato al cibo?
Quando ero bambina guardavo sempre mia nonna preparare i biscotti e ogni volta tentavo di rubare un po’ dell’impasto.
Ha un piatto che ama e uno che detesta?
Adoro le crespelle agli asparagi e detesto i peperoni, in qualunque modo vengano cucinati.
Un colore dominante proprio di cibi che la disgustano?
Non saprei, forse dipende più dall’aroma e dalla consistenza.
Quando è in fase creativa ha un rito scaramantico legato al cibo? Prende caffé? O tè, una bibita speciale per stare fermo a scrivere?
Spesso sorseggio tè al mirtillo mentre scrivo.
Scrive mai in cucina?
No, scrivo sempre al computer che si trova nel soggiorno.
Altrimenti dove ama scrivere? E a che ora le viene più naturale?
Quando posso scrivo all’aperto, con il portatile.
Molto spesso scrivo di notte, quando il silenzio è assoluto e la concentrazione massima.
Si compra cibo pronto (tramezzini, pizza, snack) o si cucina anche quando è molto preso dalla scrittura?
Quando l’ispirazione fluisce molto spesso mi dimentico di mangiare.
Che tipo di cibo desidera di più quando scrive ed è presa dal suo lavoro? Salato o dolce?
Cioccolato bianco, sempre.
Ha un aneddoto legato al cibo da raccontarci? O una cosa carina e particolare che le è accaduta?
Una volta, con due coppie di amici invitati a cena, ho dimenticato di accendere il forno, così abbiamo iniziato a mangiare che era quasi mezzanotte.
Lei è una scrittrice che spazia molto da un genere all’altro, quando esce a cena con i suoi figli, o amici che tipo di locale preferisce? E quando esce con suo marito?
Oppure per festeggiare una pubblicazione? Cosa tende a ordinare in un locale?
In qualsiasi occasione mi piacciono i locali intimi, caratteristici, le locande con un’anima. D’estate adoro mangiare all’aperto, in campagna o vicino al mare. Tendo a ordinare sempre cose nuove, mi piace sperimentare sapori diversi, anche se non disdegno i piatti più tradizionali della cucina emiliana. Quando festeggio una pubblicazione stappo un vino eccellente, credo sia giusto viziarsi ogni tanto.
Nelle sue presentazioni offre un buffet? Pensa sia gradevole per gli ascoltatori intervenuti?
Tende a fare un aperitivo con due olive e patatine o a offrire quasi un pasto completo?
Sì, di solito lo offro, ritengo che sia un modo piacevole e informale per interagire con i lettori. Mi piacciono gli aperitivi ricercati, appetitosi, non banali.
Ha mai usato il cibo in qualche storia?
Sì, nel mio libro “Le ricette del desiderio”, che è un vero e proprio manuale di ricette afrodisiache il cibo, in tutte le sue declinazioni, è il protagonista assoluto.
Per concludere ci potrebbe regalare una sua ricetta? Quella che le riesce meglio?
Molto volentieri, si tratta di una ricetta afrodisiaca, ovviamente.


FRAGOLE AUDACI

200g di cioccolato al peperoncino
15 g di burro
1 cestino di fragole

Lavate e asciugate perfettamente le fragole.
Fate fondere il cioccolato al peperoncino in una ciotola posta su una pentola di acqua che bolle o nel forno a microonde per un minuto.
Fuori dal fuoco, incorporate al cioccolato la noce di burro e mescolate bene in modo da ottenere una crema fluida e liscia.
Immergete le fragole, ognuna infilzata in uno spiedino di legno, nel cioccolato fuso e fatele asciugare all’aria. Quando il cioccolato si sarà ben solidificato, potete riporle in frigorifero fino al momento di servirle.

Quale complimento le piace di più come cuoca?
Quando mi dicono: “Mi inviti di nuovo a cena?”
E come scrittrice?
Quando mi dicono che so emozionare attraverso la scrittura.
Che frase tratta dalla sua opera o dalla sua esperienza di scrittrice possiamo portarci nel cuore uscendo dalla sua cucina?
“Il desiderio è l’essenza dell’uomo”.È una frase di Spinoza che ha ispirato il mio libro, dalla prima all’ultima pagina.

Grazie per la sua disponibilità                                                                           











giovedì 9 maggio 2013

TEA for TWO: Torta soffice al mascarpone

Il tè è buono anche  in queste giornate calde, magari freddo e aromatizzato alla frutta.
Ottimo con una torta soffice e saporita fatta in casa. 


Torta soffice  al mascarpone

Ingredienti:
3 uova
250g di zucchero
90g di burro
200ml di latte intero
250g di mascarpone
scorza di un limone
300g di farina 00
150g di fecola di patate
una bustina di lievito per dolci un pizzico di sale
Procedimento:
In un recipiente capiente sbattiamo con il frullatore le uova con lo zucchero, fino ad ottenere un composto spumoso; aggiungiamo quindi il burro ammorbidito, il latte, il mascarpone e la scorza del limone, quindi la farina, la fecola, il lievito e un pizzico di sale. Preriscaldiamo il forno a 180°.  Imburriamo e infariniamo una teglia di 24 cm e versiamo il composto.  Inforniamo per 30 minuti a 180°,quindi abbassiamo la temperatura a 150° e lasciamo cuocere per un'altra mezz'ora circa fino a doratura. Lasciamo raffreddare la torta e spolveriamola con  zucchero a velo. Sarà un successo. Ottima anche accompagnata con fragole condite con zucchero e limone.





lunedì 6 maggio 2013

IN CUCINA CON LO SCRITTORE Luca Fadda, Bentesoi, Edizioni Nulla Die


IN CUCINA CON LO SCRITTORE
Interviste culinarie di Federica Gnomo Twins


Oggi salutiamo e ringraziamo l‘autore Luca Fadda, Bentesoi, Edizioni Nulla Die, 2013, per averci aperto la porta della sua cucina.

“Amare, come il sentimento all’infinito, come il sapore delle parole dell’addio”
Questa frase, tratta dall’inizio del diario del protagonista, riassume tutta la vicenda narrata in Bentesoi. Tra l’amore e l’amaro scorre la storia, che trae spunto dal primo libro di Patricia Highsmith (Sconosciuti in treno), soggetto originale del film di Hitchcock “Delitto per Delitto”. Con le dovute varianti, Bentesoi è un romanzo a tinte noir, la storia di un’amicizia giovanile sfumata e la sua evoluzione nella maturità dell’età adulta. Il passato che torna con un sapore nuovo, sferzato da ferite mai rimarginate dal tempo. E come recito in quarta di copertina, il ritorno al passato non è mai indolore. Per nessuno.

La prima domanda di rito è: le piace mangiare bene? E cucinare?
Diciamo che il mio mangiare è semplice, a volte un panino mi basta, soprattutto quando sono da solo. Anzi, quando sono solo mi dimentico proprio del pasto. Al contrario il cucinare è una cosa che proviene dai miei geni: il cuoco di casa era papà, e le mie sorelle sono ottime cuoche. A me piace cucinare e cerco sempre di essere originale. Non mi accontento della ricetta precisa da eseguire come un automa, la ragiono la ricetta che preparo. Se un ingrediente non mi va, non lo uso, e se mi sembra che manchi, lo aggiungo. Così come i procedimenti, soprattutto all’inizio di una preparazione.

 Lo fa per dovere o per piacere?
Non saprei. In realtà io ho preso in mano la cucina fin dal primo giorno di matrimonio. E da allora è un mio feudo personale. Però è una cosa che mi piace, mi fa sentire vivo correre dietro alle varie fasi della preparazione di un piatto.

 Invita amici o è più spesso invitato?
Non faccio una grande vita sociale e la maggior parte delle volte sono invitato. Ma ci sono periodi nell’anno in cui ci scateniamo con gli inviti e a quel punto io mi scateno in cucina. Posso alzarmi alle cinque per fare una pasta al forno perfetta.

 Ha mai conquistato amici o una donna cucinando?
Non credo. Se è successo, è stato a mia insaputa. La sola idea che un uomo cucini bene, conquista; anche se a me non sembra una gran cosa. È come dire che una donna sa guidare bene l’auto: non ci vedo niente di strano.

Vivrebbe con  una compagna o un compagno che non sa mettere mani ai fornelli?
In parte lo faccio. Non che mia moglie non sappia cucinare (ma non ne ho la minima idea), però io la escludo da questi frammenti della giornata. Lo faccio per piacere mio (e del palato suo e di mio figlio), quindi credo che non avrei problemi nel vivere con chi non sa nemmeno accendere un fornello.

Quando ha scoperto questa sua passione?
Credo che fosse all’università, perché a casa papà monopolizzava i fornelli. Io da studente vivevo con altri quattro colleghi e cucinavamo a turno. Loro facevano la pasta al sugo, o scaldavano le pietanze portate da casa. Io invece portavo gli ingredienti, per poi preparare il pranzo e la cena.

Ci racconta il suo primo ricordo legato al cibo?
Come ricordo diretto, ho in mente sempre una teglia enorme (ero piccolo, forse cinque o sei anni) di gamberoni al forno. Non era la prima che veniva portata a tavola, ma mentre gli altri invitati mangiavano ancora uno, due gamberoni, io continuavo a strafogarmi fino all’ineluttabile. Credo che siano passati almeno dieci anni tra quel giorno e la prima volta che mangiai di nuovo gamberoni.

Ha un piatto che ama e uno che detesta?
Non ho grandi preferenze, mangio praticamente tutto. Ma la carne è sicuramente il mio alimento preferito, e non necessariamente cucinata in maniera classica. Amo gli intingoli e le forme interessanti del cibo. Per esempio, a mio figlio ogni tanto cucino le “uova di carne”: in pratica sono fettine di vitello che avvolgono una fetta di pancetta (o speck, prosciutto crudo o cotto) un uovo sodo, il tutto cotto in umido.
Se mi chiedete qualcosa che detesto, però, non posso che citare la trippa. Già l’odore in cottura mi fa stare a digiuno per due giorni.

Un colore dominante proprio di cibi che la disgustano?
Il grigio-trippa, se è un colore. Ma il grigio è triste in un piatto, a prescindere dalla trippa. Posso mangiare un risotto nero (fatto col nero di seppia), ma non uno grigio.

Quando è in fase creativa ha un rito scaramantico legato al cibo? Prende caffè? O tè, una bibita speciale per stare fermo a scrivere?
Nessun rito scaramantico, ma nelle pause mi affogo di caffè. E se sono solo salto i pasti, appesantiscono mente e corpo portando alla pennichella. Anche se la fase di pre-addormentamento è proficua per i pensieri, non sempre viene accettata dal ricordo, per cui preferisco essere il più vigile possibile mentre scrivo.

Scrive mai in cucina?
Scrivo usando un portatile e quando sono da solo in casa è poggiato sul tavolo di cucina. Se devo cucinare, mi piace alternare scrittura e cottura. Credo che la fase creativa di qualsiasi attività vada a influire su quelle delle altre. Forse è per questo che se non ho idee per una storia, creo un piatto laborioso.

Altrimenti dove ama scrivere? e a che ora le viene più naturale?
Ho una postazione di scrittura nella mansarda di casa. Quella era la postazione da “cinque del mattino”. Mi alzavo presto per scrivere, perché le idee mi assillavano tutta la notte. A volte dormivo un’oretta e mi mettevo all’opera.
Adesso è diverso, perché non vado neppure a letto. In pratica dormo una notte ogni tre. La notte è perfetta per scrivere perché puoi immaginare di tutto: anche la luce, e la immagini come vuoi tu. Alla luce, invece, puoi solo descrivere ciò che è sotto gli occhi di tutti.

 Si compra cibo pronto ( tramezzini, pizza, snack) o si cucina anche quando è molto preso dalla scrittura?
Se sono molto preso, di solito non mangio. Se devo mangiare, preferisco comunque cucinare. È difficile che troviate a casa mia dei cibi pronti. L’unica concessione sono le spinacine d’emergenza.: se si rientra tardi la sera, e si è a digiuno, un salto nel forno e via. Ma a dire il vero non so se in fondo al freezer ce ne siano ancora.

Che tipo di cibo desidera di più quando scrive ed è preso dal suo lavoro? Salato o dolce?
Non sono un grande amante del dolce, tanto che i dolci sono l’ultima cosa che ho imparato a preparare, anche se adesso li preparo ogni settimana. Però assaggio per capire come sono venuti, il resto è tutto per mia moglie e mio figlio. Il salato invece mi stuzzica, e niente è meglio di una bella fetta di pane con prosciutto crudo per risvegliare l’attenzione.

Ha un aneddoto legato al cibo da raccontarci? O una cosa carina e particolare che le è accaduta?
Non è un vero aneddoto, ma una maledizione. Di solito al fine settimana preparo la pizza. E mi viene perfetta, detto senza falsa modestia, nonostante cambi spesso il procedimento. Però quando invitiamo qualcuno per una pizzata casereccia, non so perché ma succede sempre qualcosa. Nel mio curriculum ho  l’impasto non lievitato, il forno che brucia la pasta, il forno che si spegne a metà cottura e la farina nuova che scopro (a dispetto dell’etichetta) essere integrale.
Ma nell’intimità della famiglia, la pizza è sempre perfetta. Io la chiamo, con poca fantasia, “La maledizione del sabato sera”.

Lei è uno scrittore (cito dal suo blog) d’AltriMenti. Quando esce a cena con i suoi figli, o amici  che tipo di locale preferisce? E quando esce con sua moglie? Oppure per festeggiare una pubblicazione?  Cosa tende a ordinare in un locale?
Non credo che “lo scrittore” ordini, lui scrive. Essendo abituato fin da piccolo a mangiare sano e saporito, ho una specie di rigetto verso i ristoranti veri e propri. Non sono mai soddisfatto. La mia scelta è sempre per la pizzeria, perché la pizza è buona anche fuori casa. Altrimenti se ci sono periodi in cui mi va proprio l’abbuffata, e allora un agriturismo è la cosa migliore: mangi sempre le stesse cose (la novità è per i turisti non sardi, di solito), ma sono genuine, come fatte in casa.
Non festeggio le pubblicazioni, quando arrivano le vedo solo come l’inizio di un lungo percorso. Se il mio editore, un giorno, mi chiamerà per dirmi che ho superato le centomila copie, allora avrò qualcosa da festeggiare.

Nelle sue presentazioni offre un buffet? Pensa sia gradevole per gli ascoltatori intervenuti?
Tende a fare un aperitivo con due olive e patatine o a offrire quasi un pasto completo?
Devo essere sincero nel dire che non ho ancora fatto presentazioni, per scelta più che altro. Ma per Bentesoi ho già pensato a tutto. Il buffet non può mancare: attira più un panino con prosciutto e formaggio (sardi entrambi) e un buon bicchiere, che la copertina titolata di un libro. Un vero lettore verrebbe anche senza buffet, ma un vero lettore comprerebbe il libro, forse, anche senza presentazione.
La mia idea di buffet è un pasto completo. Certo, nessuna suddivisione in primi, secondi e contorni. Parlo di panini, spicchi di formaggio, insaccati, tortine salate e dolci. Se fosse per me preparerei tutto io, ma non mi piace passare da egocentrico. Trovo comunque che sarebbe un momento di relax, soprattutto per me, dopo la tensione della presentazione. E un modo carino per rispondere, in veste privata e senza divisioni tra me e il pubblico, alle domande degli invitati.

Ha mai usato il cibo in qualche storia?
Ad esempio in  Bentesoi ci sono passi che ricordano cibi o profumi di cibo?
Ho usato il cibo nel primo libro, in un racconto (Macellazione abusiva) in cui il cibo è un po’ surreale, tanto che tratta di una macelleria abusiva di carne umana. Ma in generale non cito i cibi se non in maniera molto sfumata.
In Bentesoi i due protagonisti si parlano a lungo davanti a una cena tipica sarda, ma non entro nel dettaglio delle portate. In origine elencavo l’intero menù a base di culurgiones, panadas, maialetto arrosto, dolci secchi sardi, ma la cosa stancava e ho limato le descrizioni restando sul generico. E anche successivamente a quella cena, il cibo è solo lo sfondo naturale di una giornata normale. Però questo dipende dai personaggi, sono troppo indaffarati a vivere le loro preoccupazioni per pensare al cibo.

Il cibo è mai protagonista?
Come ho detto prima, in Macellazione abusiva il cibo è il protagonista. In tutti i sensi, anche quelli meno apparenti. Ma per ora, non mi è capitato di inserirlo come oggetto di una storia complessa. In futuro non si sa mai però.

Benesoi a che ricetta lo legherebbe, e perché?
Un qualsiasi piatto elaborato, per l’intreccio che si è creato durante la scrittura. Mi riferisco a quei piatti che fondono assieme il dolce, il piccante e il salato per ottenere un sapore delicato. Penso che una bella anatra all’arancia faccia al caso mio: il dolce dell’arancia è un contorno (l’amore) che serve a smorzare il gusto forte della selvaggina (il rancore, l’odio, il rimorso). Per palati fini, o forse per chi ha semplicemente fame.

Per concludere ci potrebbe regalare una sua ricetta? Quella che le riesce meglio?
Non ho una ricetta che mi riesce meglio, e non ho un piatto forte da offrire. Capita di rado che io prepari più di due volte nell’anno lo stesso piatto. Ma a questa ricetta sono affezionato perché è un’idea che mi è venuta in spiaggia, due anni fa, e ho cercato di crearla mettendo assieme un po’ di conoscenze culinarie. Il risultato è sorprendente, perché mi permette di cucinare l’agnello senza doverlo fare arrosto. Qui è tradizione l’agnello arrosto, ma io al forno non lo faccio per non impestare la casa dell’odore, e fuori non mi sono ancora attrezzato con il barbecue.

AGNELLINO E CECI
Ingredienti per tre adulti
-          Agnellino da latte: un quarto (circa 2 Kg), meglio se è la parte con il cosciotto;
-          Ceci: 250 grammi (da fare ammorbidire in acqua non salata per almeno otto ore);
-          Scalogno: uno;
-          Pomodori freschi: circa 400 grammi (sbucciati e tagliati a cubetti);
-          Brodo di carne caldo: un litro (preferibile il brodo di agnello, ma uso anche quello di dado leggero, fatto con un dado ogni litro d’acqua);
-          Sale: tre prese;
-          Olio extravergine d’oliva: 8 cucchiai.
Attrezzatura particolare
-          Una casseruola in alluminio (o materiale antiaderente) da 40 centimetri di diametro, dotata di coperchio;
-          Una mannaietta per spezzare le ossa;
-          Coltelli ben affilati per le parti di solo muscolo;
Preparazione
Pezzare la carne in tocchi non troppo piccoli, all’incirca 7-8 centimetri. Far rosolare a fuoco vivo nell’olio i pezzi di carne su tutti i lati. Quando la carne ha un colore dorato, unire lo scalogno tritato e i quadrati di pomodoro. Continuare a rosolare ancora per cinque minuti, poi aggiungere il brodo caldo e salare, quindi aggiungere i ceci scolati.
Portare a ebollizione, abbassare la fiamma, cuocere scoperto e a fuoco medio per circa 75 minuti, mescolando di tanto in tanto, o comunque fino a che il brodo non sarà consumato quasi del tutto.
Servire caldo, ma non bollente. Se è possibile, far raffreddare completamente il preparato e riscaldare sul fornello, per un sapore più corposo.

Quale complimento le piace di più come cuoco?
Non amo i complimenti, preferisco un sincero apprezzamento. La parte migliore dei pranzi e delle cene che offro, è quando un invitato fa la radiografia di una mia preparazione e cerca di scoprirne i segreti. Poi di solito mi chiedono la ricetta, e io non ho nessuna remora nel regalarla. Questo è quello che mi piace. Se qualcuno ti chiede la ricetta di quello che ha mangiato, lo fa perché ha gradito.

E come scrittore?
Stesso discorso, anche se non ho ricette per scrivere. Non amo i complimenti diretti, in nessun caso. Meglio parlare coi fatti, con me. Diciamo che (per parafrasare Facebook) sono un uomo da “mi piace” e non da “commenta”. Però apprezzo quando un lettore mi avvicina a un autore che, secondo me, in qualche modo è stato richiamato nel libro. Per esempio, a proposito di Bentesoi, qualcuno ha avuto la sfrontatezza di accostarmi a un certo Cornel Woolrich. Spero che, dove si trova lui adesso, non lo venga mai a sapere.

Che frase tratta dalla sua opera o dalla sua esperienza di scrittore possiamo portarci nel cuore uscendo dalla sua cucina?
Direi un piccolo stralcio tratto da un dialogo a metà della storia, se non altro perché parla proprio di agnelli.
— Il dopo non sappiamo neanche se esiste. Perché rischiare di non avere nessuna giustizia? Almeno quella terrena ce la prendiamo, per quella divina ci penseremo a suo tempo.
— Discorso ateo, o forse agnostico, non ricordo mai la differenza.
— Agnostico, visto che stiamo parlando di agnelli.
Ecco, uscendo dalla mia cucina potete portarvi via tutto ciò che avete mangiato, ma soprattutto mettervi in tasca un po’ di ironia, che anche nei momenti più cupi aiuta a vedere un mondo meno invivibile. Senza ironia, anche le batterie scariche del telecomando diventano un televisore nuovo.


Grazie per la sua disponibilità                                                                           
Grazie a voi, e buon appetito

domenica 5 maggio 2013

La foresta è un' anima gentile, poesia di Gino Centofante





**La foresta è un animo gentile**

Gnoma, gnometta, 
sembra che vai sempre di fretta, 
tra alberi, funghi, e fiori colorati, 
ti smentisci ad ogni sguardo,
ad ogni sorriso strappato,
ad ogni lacrima di passaggio,
diversamente attenta ti doni,
ti rendi disposta ad essere per gli altri.
Scruti paesaggi burleschi,
vivisezioni parole che in fila si alternano
per renderti merito,
per meritarsi quella tua attenzione
che è forma d’amore, ma anche negazione
del non negarsi di vivere in una foresta
di parole, immagini, baci da contenere.

Il trasbordamento disorienta,
la chiarezza ci consola,
il vivere è un progetto da riscrivere.

Di Gino Centofante, – inedita ©



Ringrazio pubblicamente l'autore: chissà se l'ha scritta pensando a me. 

Ma chi è Gino? In realtà lo ricorderete, è stato ospite di Gnomo Sopralerighe con la sua ultima raccolta di Poesie  "Graffi" edito da Libro Aperto Edizioni, 2012 e una ricetta di torta al cioccolato.


“Gino Centofante” si presenta :

Gino Centofante nato a Pontecorvo (FR) il 3 Luglio del 1992, secondo figlio, dopo sua sorella Debora trascorre la sua giovinezza nei quartieri del Frusinate, in compagnia di nonni, zii e cugini.
Da poco diplomato in un Istituto Tecnico Industriale ha sempre mostrato un’innata passione per tutto ciò che si presenta in forma scritta, i libri sono e saranno una costante della sua vita, e proseguo dei suoi studi presso la facoltà di Scienze della Comunicazione di Sora.
Ha sempre amato scrivere e leggere, convinto che prima di un‘buon’ scrittore ci debba essere anche un attento lettore che con occhio critico sa selezionare, ha sempre partecipato a concorsi di vario genere come: “Comunichiamo la nonviolenza!” , vincitore per ben due anni consecutivi del “Progetto città” Lions Club Arce “Fregellae”, realizzatore del progetto “La Shoah attraverso le immagini e le parole”, vincitore del concorso universitario “Pari e diversi”, selezionato con il racconto “Il Silenzio” per gli Inediti di Palomar 2012. Oltre alla spiccata passione di tutto ciò che attraverso l’intreccio delle parole forma pensieri sublimi, è affascinato da sempre dall’Arte in genere, dal Teatro, pensando che sia uno dei più alti filtri di comunicazione, dalla Natura e dal Silenzio, per l’appunto, che è uno stato di cose che ci porta all’assoluta riflessione, un percorso di crescita, analisi ed elevazione. Curioso del mondo, della vita, di tutto ciò che non è denigrato da questa vita, che ormai è in decadenza per la sua assoluta freneticità, e non ha più tempo e la voglia di vedere il lento scorrere di una goccia sull’erba, lo svolazzare soave di una farfalla, il poggiarsi leggiadro di una penna su un foglio, armonica dello scrittore.

giovedì 2 maggio 2013

Home Sweet Gnome: Festoni luminosi "fai da te"

Questa è una idea che ho trovato su http://multifacesdesign.blogspot.it/ , molto carina, facile e utile per illuminare e sottolineare un tavolo buffet o confetti per una festa di matrimonio, comunione, battesimo, ecc.
Potete riutilizzare le lucine natalizie bianche, basterà comprare dei sottotorta di varie misure e forme e infilarli dietro la piccola lampadina, facendo attenzione che la carta non tocchi la luce che può surriscaldarsi e dare luogo a un incendio. L'effetto sarà molto piacevole e lascerà gli invitati incantati.

lunedì 29 aprile 2013

IN CUCINA CON LO SCRITTORE Roberto Martinez, La sesta goccia, Io scrittore/Gems, 2013


Interviste libro - culinarie di Federica Gnomo Twins


Oggi salutiamo e ringraziamo l’autore Roberto Martinez, “La sesta goccia d’acqua”, IoScrittore/Gems, 2013, per averci aperto la porta della sua cucina. 

Prendete un portinaio sornione, un sindaco donna senza scrupoli e un accompagnatore vanesio. Poi affiancateli ai loro i rispettivi gemelli: un detective fallito, una fricchettona di ritorno dal Tibet e un evaso di galera dagli appetiti animaleschi. Aggiungete infine che ognuno di loro è impegnato a inseguire il proprio piccolo tornaconto personale, spinto da un’innata ingenuità (o forse sarebbe meglio definirla stupidità?). Cosa accade se tutti questi assurdi personaggi si aggirano in un silenzioso condominio alle porte di Torino sotto il torrido sole di agosto?
Le conseguenze non potranno che essere esilaranti.
Tra scambi d’identità, un efferato omicidio, un politico corrotto e scene di sesso ai limiti del ridicolo, prende vita una commedia degli equivoci travolgente e irresistibile, raccontata con uno stile personalissimo e frizzante, per cui sarà davvero un’impresa trattenere le risate.
E alla fine non vi resterà che una domanda: ma chi sono davvero i miei vicini di casa?

Complimenti il libro deve essere veramente gradevole!
Cominciamo l’intervista.
La prima domanda di rito è: le piace mangiare bene? E cucinare?
Entrambe le cose. Però, se cucino io, preferisco vedere mangiare gli ospiti. Io mi limito ad assaggiare.
Lo fa per dovere o per piacere?
Per piacere e “per piacere”.
Invita amici o è più spesso invitato?
Fifty fifty.
Ha mai conquistato amici o una donna cucinando?
Be’, chissà… Sicuramente ci sono state occasioni in cui è aumentata la mia autostima.
Vivrebbe con  una compagna o un compagno che non sa mettere mani ai fornelli?
Sì, tanto ci penso io.
Quando ha scoperto questa sua passione?
Non è stata una vera e propria scoperta. Con l’esperienza mi sono reso conto che alcuni piatti mi venivano benissimo. Inoltre, da bravo creativo (che è la mia vera professione), sono abile ad aggiungere quel tocco scenografico ai piatti. Come dire, l’abito fa il monaco.
Ci racconta il suo primo ricordo legato al cibo?
Otto anni o giù di lì. Una sera d’inverno. Mia madre che mi propina caffelatte e prosciutto cotto, un’usanza tutta piemontese; poi i miei e mia sorella maggiore a tavola a colpi di bagna caoda. Ecco, mi sono reso conto di essere ancora troppo piccolo e inadeguato per essere sverginato dai sapori forti. Una storia molto triste.
Ha un piatto che ama e uno che detesta?
Mmmh, è difficile fare una classifica perché dipende da chi cucina, dalla stagione, dalla qualità degli ingredienti, dal contesto… Va be’, la pasta al forno di mia sorella Evita. Imbattibile. Un piatto che detesto: l’anguilla marinata.
Un colore dominante proprio di cibi che la disgustano?
Il marrone tipico del fagiolo messicano spiaccicato.
Quando è in fase creativa ha un rito scaramantico legato al cibo? Prende caffè? O tè, una bibita speciale per stare fermo a scrivere?
Consumo tutto quello che mi capita a tiro in modo compulsivo.
Scrive mai in cucina?
Mai.
Dove ama scrivere? E a che ora le viene più naturale?
Scrivo in studio o nel salone di casa, appoggiato da qualche parte col portatile. Purtroppo, non essendo uno scrittore professionista, posso scrivere solo di sera o durante i weekend; mattina o pomeriggio, non fa differenza.
 Si compra cibo pronto (tramezzini, pizza, snack) o si cucina anche quando è molto preso dalla scrittura?
Naturalmente. Anche se gli schizzi di maionese sulla tastiera sono pericolosi.
Che tipo di cibo desidera di più quando scrive ed è preso dal suo lavoro? Salato o dolce?
Salato, senza alcun dubbio. Magari il dolce quando rileggo.
Ha un aneddoto legato al cibo da raccontarci? O una cosa carina e particolare che le è accaduta?
In Malesia mi avevano portato un piatto di gamberoni accompagnato da una ciotolina di vetro con un liquido marrone. Pensando che fosse soia l’ho rovesciata sui crostacei e ho iniziato a mangiare. Bene, è intervenuta una cameriera ridendo, facendomi notare che quell’intruglio serviva per lavarsi le mani.
Lei è uno scrittore umoristico; quando esce a cena con i suoi figli, o amici  che tipo di locale preferisce? E quando esce con sua moglie?
Al di là della compagnia, a Torino che è la mia città, mi piace provare ogni genere di locale, soprattutto quelli etnici. Poco tempo fa ho mangiato in un buchetto del centro con quattro posti dove cucina una signora giapponese: niente sushi e gusti da piangere di gioia. Poi mi piacciono i posti legati alla tradizione del territorio. Quindi agriturismi, trattorie e vecchie osterie. Per le cenette romantiche, è obbligatorio il terrazzo con vista sul mare e candela rigorosamente accesa sul tavolo. Peccato che a Torino non ci sia il mare.
E per festeggiare una pubblicazione? Cosa tende a ordinare in un locale?
Menù alla carta, eh eh.
Nelle sue presentazioni offre un buffet? Pensa sia gradevole per gli ascoltatori intervenuti?
Vengono solo per quello.
Tende a fare un aperitivo con due olive e patatine o a offrire quasi un pasto completo?
Odio le olive e le patatine associate all’aperitivo. E il pasto completo è un filo impegnativo. Meglio grissini, salame e parmigiano.
Ha mai usato il cibo in qualche storia?
Non mi pare.
Ad esempio in “La sesta goccia d’acqua” ci sono passi che ricordano cibi o profumi di cibo?
Il cibo è mai protagonista?
In maniera molto marginale.
“La sesta goccia d’acqua” a che ricetta lo legherebbe, e perché?
Il romanzo parte con una citazione: “Ogni uomo nasce gemello, colui che è e colui che crede di essere”. Più che una ricetta, ci vedo bene i bigné, quelli mignon torinesi ovviamente, perché al di là del colore della glassa che ti può dare un indizio sul ripieno, spesso ti sorprende con un gusto inaspettato.
Per concludere ci potrebbe regalare una sua ricetta? Quella che le riesce meglio?
Non so se è quella che mi riesce meglio, ma è facile e veloce.
POLLO ESOTICO
 Per quattro persone: soffritto di scalogno in pentola di terracotta, due petti di pollo tagliati a tocchetti, un cucchiaio di curry fatto sciogliere in acqua calda, una mela grossa ridotta a cubetti. Quando la carne è ben cotta, una confezione piccola di panna da cucina ad amalgamare il tutto. Riso basmati con uvetta servito a parte. Il piatto si può arricchire con prugne secche e datteri passati al vapore o semi di melograno.
Quale complimento le piace di più come cuoco?
Ti amo.
E come scrittore?
Mi hai fatto piegare in due dalle risate.
Che frase tratta dalla sua opera o dalla sua esperienza di scrittore possiamo portarci nel cuore uscendo dalla sua cucina?
Conosco uno chef così bravo che guadagna soldi a palato.
Grazie per la sua disponibilità.
Grazie a lei Federica, anche a nome del mio socio Silvio Bosticco. Poverino, è a casa con un ascesso tonsillare. E complimenti sinceri per il colore degli occhi… posso invitarla per un risotto?










sabato 27 aprile 2013

Magia dei libri (un video fantastico)




Questo video è meraviglioso, peccato che non possa estrarre una foto per presentarvelo, ma vale la pena guardarlo! Un viaggio fantastico.Cliccate sul link <3

Video selezionato da gnomosopralerighe:
https://www.youtube.com/watch?v=CndQ-CxwnNY