giovedì 11 ottobre 2012

TEA for TWO: ciambella al limone, consigliata da Dorotea De Spirito

Con i primi freddi è carino ricevere in casa un amico del cuore o un'amica e gustare due tazze di tè con un bel dolcetto fatto in casa, magari parlando di un libro, quello che stiamo leggendo.
 Il libro che sto leggendo ora è:

Devilish di Dorotea De Spirito
Mondadori, ottobre 2012
Trama:
Vittoria e Guglielmo, un angelo senza ali e un demone. L’amore che non conosce confini li ha uniti una volta, ma una minaccia ora incombe sul loro destino. Un’antica leggenda preannuncia il risveglio delle anime nel giorno in cui si romperanno i confini tra il mondo degli angeli e l’Averno. Per salvare il proprio amore Vittoria si ritrova di fronte al bivio tra la vita di Guglielmo e la salvezza della propria anima.

La torta che facciamo oggi per il nostro TEA for TWO invece è una buonissima e soffice ciambella al limone che si sposa da perfettamente con il tè.

CIAMBELLA al LIMONE




    Ingredienti
    3 uova
    3 bicchieri di farina 00
    2 bicchieri di zucchero semolato
    1 bicchiere di latte fresco
    1 bicchiere di olio di semi di girasole
    1 limone
    1 bustina di lievito per dolci
    1 pizzico di sale
    burro e farina per lo stampo
    zucchero a velo per decorare
Procedimento:
Mescolare con una frusta a mano zucchero e uova; unire lentamente il latte, l’olio, la scorza, il succo di limone e il sale, un po’ per volta, sempre mescolando. Aggiungere la farina e il lievito, continuando a mescolare.
Ungere con il burro uno stampo rotondo per torte di circa 26 cm di diametro, infarinarlo, eliminare la farina in eccesso e versarvi l’impasto, sbattere poi lo stampo leggermente sul piano di lavoro, per livellare e per eliminare bolle d’aria.
Cuocere in forno preriscaldato a 180°C per circa 40 minuti, togliere dal forno, testare la cottura inserendo uno stuzzicadenti al centro della torta: se esce asciutto significa che la torta è cotta e far raffreddare. Sformare la ciambella su una gratella per dolci e far raffreddare completamente. Quando la ciambella sarà completamente fredda, spolverare di zucchero a velo e servire.

Questa ciambella è bellissima se decorata anche  con zucchero caramellato che potete distribuire in filamenti. 
Dolce consigliato da Dorotea De Spirito, autrice di DEVILISH,  per TEA for TWO


lunedì 8 ottobre 2012

IN CUCINA CON LO SCRITTORE Mew Notice



Interviste culinarie di  Federica Gnomo





Mew Notice
Oggi salutiamo e ringraziamo la scrittrice Tiziana Marie Galofaro, in arte Mew Notice, per averci aperto la porta della sua cucina.       

Mew Notice  è autrice dell’opera “Come un batter d’ali
pubblicata dalla casa editrice Sesat Edizioni nel 2012. http://www.sesatedizioni.it/category/catalogo/
     Il romanzo inizia nel 1849 con un grido disperato di una giovane ragazza, un grido d’amore, una forma di liberazione per la terrificante situazione in cui vive: è un angelo nero che lotta con tutte le sue forze per poter, anche solo per attimi, rivedere il suo unico grande amore. Sembra che il racconto proceda in quel tempo storico e invece veniamo trasportati ai giorni nostri, in Sicilia. Melody lascia così il posto alla mamma del protagonista maschile, che con la sua narrazione, giorno dopo giorno, permette al lettore di conoscere e anche innamorasi di Noir; il tutto tra scenari da favola che catturano immediatamente il lettore, avvolgendolo di quel calore che solo quella terra riesce a sprigionare.
Ma la scena e il narratore cambiano.
Siamo giunti al terzo capitolo e facciamo la conoscenza della protagonista femminile: Mia Molina. Ma ancora una volta la scenografia è diversa. Siamo a Parigi, siamo in cima alla torre Effeil e da veri spettatori rimaniamo senza fiato quando Mia racconta, quando Mia piange e quando tutto le sembra perduto.
Mia è una giovane studentessa francese che per motivi familiari deve lasciare la sua amata Parigi per poter raggiungere il padre in Italia, a Saluzzo.
Non è solo un viaggio, è un percorso di maturazione e di sconvolgimenti totali. Mia e Noir per un insolito o forse programmato destino si incontreranno ma, nella vita, mai è tutto certo, soprattutto quando il destino è manipolato da due angeli in eterna lotta tra di loro. Una lotta tra il bene e il male, una lotta tra la giovane donna che abbiamo conosciuto all’inizio del racconto, Melody, e il suo amato, perso ma mai dimenticato: Tobias.
Un crescendo di tensione e colpi di scena, un capolavoro di scenari quasi dipinti e tracimanti di sfumature che riescono inevitabilmente a conquistare il lettore.
   


La prima domanda di rito è: le piace mangiare bene? E cucinare? Io adoro mangiare, purtroppo! E amo cucinare soprattutto torte. Quando mi metto ai fornelli divento Samantha di “Vita da Strega”, ve la ricordate? A lei bastava un leggero movimento del naso per trovarsi fra le mani piatti deliziosi. Io ci impiego un po’ di più, ma tutti dicono che sono velocissima. Il segreto della mia rapidità è che ho sempre i minuti contati, causa lavoro, e così cucino con quello che mi trovo a portata di mano.
 Lo fa per dovere o per piacere? Per entrambi. Dovere di mamma e moglie e piacere di inventare sempre nuove ricette.
 Invita amici o è invitata? Spesso invito amici a casa ma non nego che mi piace anche essere invitata.
 Ha mai conquistato amici o un uomo cucinando? Ho conquistato mio marito con la cucina siciliana. Lui va matto per il pesce spada alla palermitana.
Vivrebbe con un compagno che non sa mettere mani ai fornelli? No! Mi serve sempre un po’ di aiuto, altrimenti non potrei essere Samantha.
Quando ha scoperto questa sua passione? Devo ringraziare mia nonna Bianca. Lei era un’ottima cuoca e soprattutto aveva tanta fantasia e così i pomeriggi li trascorrevamo a preparare piatti strani con quello che c’era in frigorifero. Avevo solo dieci anni ma era un vero divertimento.
Ci racconta il suo primo ricordo legato al cibo? Un capodanno insieme alla mia famiglia in Sicilia. Avevo undici anni e rimasi affascinata dai piatti che avevo davanti: tartine al salmone, caviale, aragoste in agrodolce e tantissime pietanze che non conoscevo.
Ha un piatto che ama e uno che detesta? Impazzisco per i cibi piccanti ma detesto la carne, tutti i tipi di carne.
Un colore dominante proprio di cibi che la disgustano?Il rosso. Lo associo alla carne… al sangue.
Quando è in fase creativa ha un rito scaramantico legato al cibo? Prende caffè? O té, una bibita speciale per stare ferma a scrivere? Bevo tantissimo succo di mela. Non ho mai preso caffè e certe volte mi piace sorseggiare del té caldo alla fragola quando piove o c’è brutto tempo.
Scrive mai in cucina? Di solito in cucina preparo gli articoli che scrivo per Lovvy.it.  Mi occupo di due rubriche di attualità che riguardano la vita di coppia e la famiglia. La cucina diventa il mio secondo studio.
Altrimenti dove ama scrivere? E a che ora le viene più naturale? Quando scrivo i miei romanzi ho bisogno della musica, della lampada che diffonde una leggere luce e del silenzio della notte - dopo aver messo a letto le bimbe tutto mi sembra molto più silenzioso - e così lo studio diventa il mio rifugio segreto.
Che tipo di cibo desidera di più quando scrive ed è preso dal suo lavoro? Salato o dolce?
Preferisco il salato. Ma non rifiuto il dolce. Ripeto: mi piace mangiare.
 Si compra cibo pronto ( tramezzini, pizza, snack) o si cucina anche quando è molto presa dalla scrittura? Se sono a casa mi preparo qualcosa da sgranocchiare: mix di patatine. Se mi trovo a lavoro mangio snack poco calorici per eliminare le calorie del giorno prima.
Ha un aneddoto legato al cibo da raccontarci? O una cosa carina e particolare che le è accaduta? Il primo libro di “Come un batter d’ali” è nato in una piccola aula della scuola Media di Barge dove insegnavo inglese. Lo scrivevo nelle ore libere o nella pausa pranzo e nel frattempo mangiavo tutto quello che trovavo nella mia borsa. Ma un giorno un po’ di succo è caduto sul foglio dove avevo scritto i nomi probabili del protagonista maschile. Un pasticcio! Una macchia nera mi aveva cancellato tutti i nomi, da lì il nome Noir, il nome del protagonista maschile.
Lei è una scrittrice di Fantasy, quando esce a cena con i suoi figli, o amici che tipo di locale preferisce? E quando esce con suo marito? Di solito siamo clienti assidui di Mc Donald’s, ma riusciamo, raramente - causa bimbe - ad andare in qualche ristorante, anche se preferisco le trattorie, quelle tipiche dei posti di montagna.
Oppure per festeggiare una pubblicazione?  Cosa tende a ordinare in un locale?
Cibo veloce, leggero e gustoso. Snack, pizzette e patatine non devono mai mancare.
Ha mai usato il cibo in qualche storia? Sì. Tantissimo. In “Come un batter d’ali”, soprattutto nel primo libro, parlo della cucina siciliana e quella piemontese. Mi fanno impazzire entrambe.
Noir e Mia, i due protagonisti della storia, vanno a pranzo in un locale di Saluzzo. Ordinano di tutto ma il discorso verte sempre e soprattutto sulle fragole, fragole con panna, fragole surgelate… La mia tentazione.
 “Come un batter d’ali” a che ricetta lo legherebbe, e perché? Una gustosissima torta all’Americana, quella a più strati con tante fragoline di bosco rosse come la passione che lega i miei protagonisti. Il rosso delle fragole rappresenta l’amore tra Melody e Tobias, i due angeli innamorati e passionali. Il bianco della panna rappresentano il candore e l’ingenuità di Mia e Noir. Una bella torta.
Nelle sue presentazioni offre un buffet? Pensa sia gradevole per gli ascoltatori intervenuti? Nelle librerie non mi è mai capitato, ma nei caffè letterari sì. Mi piace accompagnare una discussione letteraria con un ottimo aperitivo.
Tende a fare un aperitivo con due olive e patatine o ad offrire quasi un pasto completo? Dipende dalle persone e dalla situazione. Di solito, per me che preferisco il cibo veloce, olive e patatine mi sembrano le più indicate.
Per concludere ci potrebbe regalare una sua ricetta? Quella che le riesce meglio? Mi viene in mente un piatto che mangio quando in estate ritorno nella mia regione, la Sicilia:

 LA MOZZARELLA IN CARROZZA.
 Un gustoso antipasto fritto composto da: due fette di pane in cassetta inumidite nel latte; ripiene di mozzarella e poi passate nella farina, e ancora  nell’uovo e poi fritte in olio caldo. 
Una bomba di bontà.
Quale complimento le piace di più come cuoca? E come scrittrice? Io uso tantissimo la fantasia, in tutto. Per scrivere, per cucinare, per affrontare tutto ciò che mi circonda e quindi chi mi dice che sono fantasiosa è il miglior complimento che mi può fare.
Che frase tratta dalla sua opera o dalla sua esperienza possiamo portarci nel cuore uscendo dalla sua cucina? A proposito di fragole… mi viene in mente una conversazione tra Mia e Noie al ristornate sotto i portici a Saluzzo. È Mia che inizia dicendo: «Ti piacciono così tanto?»
«Già, sono la mia unica trasgressione… fragole con panna.»
Lo guardai e gli ricordai che aveva anche una seconda trasgressione.
Nella cucina non deve mai mancare del peperoncino, quell'elemento che rende ogni cosa un po’ più frizzante. È il condimento indispensabile a rendere tutto molto afrodisiaco.
Grazie per la sua disponibilità. Grazie a voi.

Federica Gnomo








domenica 7 ottobre 2012

TARTELLETTE CON MARMELLATA DI ALBICOCCHE, MELE E PINOLI

Oggi vi voglio deliziare con questa ricettina adatta a essere presentata o  in tartellette monoporzione se avete un tè o in un più pratico rotolo di pasta frolla da tagliare a fette una volta cotto,che io chiamo Dolce leggero per il tè, in questo ultimo non ci sono le mele.


Oggi la pausa del pomeriggio, con bevanda fumante e tartine o biscotti, è un po’ in disuso, fagocitata da merende sbrigative per i bambini, o surclassata dall'attesa di ricchi aperitivi serali per gli adulti.
Però, se siete amanti delle tradizioni, avete figli in casa, o vi dovesse capitare l’occasione di invitare un amico speciale a cui tenete o il vostro capo, questo dolce velocissimo e dagli ingredienti sempre disponibili e di lunga conservazione, farà proprio al caso vostro.

Dovete comprare in un qualsiasi supermercato un rotolo di pasta frolla per dolci, un barattolo di marmellata di albicocche con poca quantità di zucchero aggiunto( ne esistono molte, di solito biologiche o di piccole aziende), e una bustina da 50g di pinoli sgusciati. Se la vostra mamma, zia, nonna o voi stesse  fate la marmellata in casa sarà ottima per questo dolce.

Appena avrete avuto la conferma della vostra ora del tè, non andate in paranoia e  apparecchiate con cura un tavolinetto, magari ad ovest ( punto feng shui adatto alle coppie), scegliete una serie di infusi da mettere  al centro del tavolo, insieme ad un piattino con fette di limone, e un bricchetto di latte.
Quindi preparate il dolce:
 tirate fuori dal frigo la pasta frolla, meglio quella già stesa,  allargatela sulla sua carta da forno, stendeteci sopra mezzo barattolo di marmellata,  e a pioggia tutti i pinoli, arrotolate non troppo stretta, come doveste fare uno strudel, chiudete i lati all'estremità e schiacciateli con una forchetta.
Spostate il rotolo che avete ottenuto, con tutta la carta da forno, sopra una teglia e infornate a 180° fino a che non sarà dorato, ci vorranno almeno 25 minuti.
Quando è cotto lasciatelo freddare e disponetelo sopra un piatto lungo e stretto. Tagliatelo a fette  mentre servite il tè.
Di solito è un dolce gradito perché leggero e sfizioso.

Molto facile è anche la sua versione in tartellette. Potete usare dei stampini da tartellette o se non ne avete potete tagliare la pasta con un grosso bicchiere in tondi. Sopra a ognuno posate un cucchiaio di marmellata, tre fettine di mela e un cucchiaino di pinoli. Se state usando i tondi chiudete in quattro lati la pasta  con due dita per creare il bordo rialzato, vengono carini ugualmente.

A proposito di torte fatte in casa questa è una barzelletta molto in tema.

Una moglie chiede al marito di cambiare una lampadina dell’ingresso posta in un punto un po’ difficile da raggiungere, il marito stanco le promette che lo farà e poi se ne dimentica. Il giorno dopo stessa richiesta aggiunta ad un’altra:
“Tesoro ti ricordo che devi cambiare la lampadina dell’ingresso, e visto che ci sei mi daresti anche uno sguardo al sifone del lavandino che perde acqua?”
 Il marito infastidito le risponde: “ E mica sono elettricista o idraulico!”
Il giorno successivo al ritorno dal lavoro, il marito trova  la lampadina dell’ingresso cambiata e il sifone stretto bene, che non perde neanche una goccia d’acqua. Tutto contento va dalla mogliettina e le chiede: “ Hai chiamato l’idraulico e l’elettricista?”
La donna gli risponde che  ha  chiesto aiuto al vicino, un bel ragazzo che sa fare un po’ di tutto.
“ Sai, è stato gentile, ha sistemato in un attimo.”
“ E quanto hai pagato?” chiede il marito.
“ Soldi niente…mi ha detto che potevo scegliere di pagare o in natura, o facendogli una torta.”
“ E tu gli hai fatto una torta?”
“ E che sono pasticcera?” risponde sorridendo la moglie.

 

mercoledì 3 ottobre 2012

DEVILISH di Dorotea De Spirito


Titolo  Devilish
AutoreDorotea De Spirito
EditoreMondadori
Pagine 304 Prezzo€ 17,00

Trama
Vittoria e Guglielmo, un angelo senza ali e un demone. L’amore che non conosce confini li ha uniti una volta, ma una minaccia ora incombe sul loro destino. Un’antica leggenda preannuncia il risveglio delle anime nel giorno in cui si romperanno i confini tra il mondo degli angeli e l’Averno. Per salvare il proprio amore Vittoria si ritrova di fronte al bivio tra la vita di Guglielmo e la salvezza della propria anima.



 Il 9 ottobre 2012 potremo continuare a leggere le avventure di Guglielmo e Vittoria.
Devilish, il quarto romanzo che la giovane Dorotea De Spirito pubblica con Mondadori, è infatti il sequel del fortunato Angel (Mondadori, 2009, e Oscar bestseller Mondadori 2011). Il realtà il romanzo si può godere anche senza aver letto il primo, ma a mio avviso, consiglio la lettura anche dell'altro perché si possa comprendere bene la genesi di questo amore  impossibile e tormentato tra un demone di bellezza infinita (Guglielmo) e un angelo nato senza ali (Vittoria), sullo sfondo di una tranquilla città di provincia italiana, famosa per le sue viscere misteriose, che la mettono in comunicazione con l'Averno. La città, che esiste davvero ed è citata da Dante, ci permette di vivere un autentico urban fantasy, con i suoi personaggi reali, e  le tematiche giovanili attuali. Ragazzi come tanti, spiritosi, impegnati, innamorati, tra cui si celano Angeli e Demoni, come in realtà, a pensarci bene, sempre accade. Diventa così, un semplice fantasy, qualcosa per riflettere sulle apparenze, sul bene e il male. Quanti demoni hanno il cuore di angelo? E quanti angeli sono demoni?  


 Angel  (Oscar bestseller Mondadori 2011)
Il precedente volume che potete richiedere   in tutte le librerie.
Devilish di Dorotea De Spirito, il seguito di Angel in libreria dal 9 OttobreLe antiche mura di Viterbo custodiscono un segreto: una comunità di angeli che da secoli convive pacificamente con gli abitanti della città.Vittoria ha sedici anni, è un angelo, ma è diversa da tutti i suoi simili: è senza ali e per tutta la vita si è sentita un'esclusa, un'estranea persino nella propria famiglia.Questa consapevolezza l'accompagna sempre, mentre la sua esistenza scorre tranquilla giorno dopo giorno tra scuola, amici e litigi con la sorella maggiore.Ma quando arriva in città Guglielmo, un ragazzo misterioso dagli occhi magnetici, il mondo di Vittoria viene sconvolto, e lei scopre che l'amore può rivelarsi il peggiore dei demoni.

L'autrice Dorotea de Spirito


Dorotea de Spirito ha 21 anni, nata a Viterbo, ora  vive a Milano dove frequenta Lettere Moderne ad indirizzo Editoria.Ama moltissimo leggere, ma anche disegnare, cucinare e ascoltare i suoi tanti amici.  Scrive con per Mondadori dall'età di 16 anni, quando il suo romanzo di  esordio, Destinazione Tokio Hotel (nome corretto, è una band musicale tedesca), la catapultò in classifica nazionale per tre settimane prima all'ottavo posto e poi al quarto.Angel (2009) è stato la conferma della sua capacità di parlare ai ragazzi della sua età, Dream (2011) l' ha fatta conoscere ad un pubblico più adulto

lunedì 1 ottobre 2012

IN CUCINA CON LO SCRITTORE Alba Cataleta



Interviste culinarie di Federica Gnomo

Alba Cataleta
 Oggi salutiamo e ringraziamo l‘autore Alba Cataleta - Chiaroscuro di una vita - Eracle edizioni 2012
        Chiaroscuro di una vita, è un romanzo basato tutto su una serie di ricordi del protagonista, Matteo, che attraverso la sua storia ci racconta anche quella dolorosa di Francesca, sua cugina. Infatti, dopo aver ripercorso a ritroso i ricordi della sua infanzia, fino alla giovinezza e all'età adulta, Matteo si ritrova tra le mani il diario di sua cugina che racconta la sua triste vicenda. Consuetudini antiche, regole rigide e soluzioni drastiche si rivelano agli occhi del lettore man mano che viene a conoscenza delle esperienze vissute sia da Matteo che da Francesca. I codici dell'onore e del rispetto delle regole non si possono trasgredire in una società come quella della prima metà del Novecento ed i personaggi del romanzo ne portano i segni addosso per tutta la vita. Matteo in un certo senso si riscatterà, decidendo di raccontare la storia di Francesca, affinché sia di esempio per le generazioni future; inoltre la conoscenza della verità gli mostrerà le cose da un punto di vista diverso, permettendogli di liberarsi finalmente dai fantasmi del passato e riacquistando un rapporto nuovo anche con sua moglie ed i suoi figli. Francesca invece porterà sempre nel suo cuore il dolore per il male subito, sebbene alla fine decida di assegnare a suo cugino il compito di raccontare di quel dolore. La natura ed i suoi mutevoli paesaggi fanno da sfondo ai momenti più significativi di quella che appare come un'autobiografia nell'autobiografia. Con un linguaggio semplice, che però sa anche descrivere con minuzia di particolari le emozioni dei personaggi, l'autrice racconta delle esperienze comuni, ma che assumono un tono rilevante proprio per la presenza di una vicenda singolare e triste qual è quella vissuta da Francesca.
Potete acquistare il romanzo sulle piattaforme on line, scrivendo all'autrice o richiedendolo il libreria.

La prima domanda di rito è: le piace mangiare bene? E cucinare? Sì, mi piace molto sia l’uno che l’altro.
Lo fa per dovere o per piacere? Molte volte per piacere.
Invita amici o è invitato? Invito come pure sono io stessa invitata.
Ha mai conquistato amici o un uomo cucinando? Non so, perché non me l’ha detto mai nessuno, però tutti quelli  per cui io abbia preparato e prepari, mi dicono che è tutto buono e lo si nota perché non lasciano niente nei piatti, miglior prova di questa!
Vivrebbe con  un compagno che non sa mettere mano ai fornelli? Per me sarebbe la cosa migliore: non cedo mai a nessuno il MIO posto ai fornelli.
Quando ha scoperto questa sua passione? Da sempre perché ho avuto una mamma intelligente che mi ha permesso fin da ragazzina di mettermi ai fornelli.
 Ci racconta il suo primo ricordo legato al cibo? Non è un bel ricordo, comunque lo ricordo da sempre e per sempre. Potevo aver avuto 4 anni quando, a tavola, vidi che il mio piatto di pesce fritto era meno abbondante di quello di mio padre e così, di corsa, senza dare tempo a nessuno  di afferrarmi,  mi alzai da tavola e corsi fuori ma inciampai nei gradini e mi dovettero portare dal medico per mettere 5 punti alla ferita che ancor oggi troneggia sulla mia fronte!
Ha un piatto che ama e uno che detesta? Amo moltissimo il pesce arrosto, detesto la trippa, mai assaggiata.
Un colore dominante proprio di cibi che la disgustano? Il bianco.
Quando è in fase creativa ha un rito scaramantico legato al cibo? Prende caffè? O the, una bibita speciale per stare fermo a scrivere? Il caffè.
Scrive mai in cucina? Quasi sempre, per me, è l’ambiente più comodo, raccolto e accogliente di tutta la casa.
Altrimenti dove ama scrivere? E a che ora le viene più naturale? Scrivo a tutte le ore se mi vengono le idee devo mettere subito nero su bianco, in cucina…
Che tipo di cibo desidera di più quando scrive ed è preso dal suo lavoro? Salato o dolce?
Salato, non amo moltissimo il dolce anche se lo mangio e in particolari  momenti lo richiedo molto.
Si compra cibo pronto ( tramezzini, pizza, snack) o si cucina anche quando è molto preso dalla scrittura? Non amo quel tipo di cibo, preferisco piuttosto un cibo povero come un piatto di  legumi che cucino sempre in abbondanza, per cui non mi resta che riscaldarlo e condirlo con olio d’oliva extravergine pugliese.
Ha un aneddoto legato al cibo da raccontarci? O una cosa carina e particolare che le è accaduta? Ebbene, sì! Amo cucinare per gli amici e, a volte, preparo lasagne o ragù di carciofi o altro e quindi li chiamo perché ce n’è anche per loro Accorrono ben felici per prendere ciò che io offro ma per quanto riguarda la restituzione di pentole e tegamini, essa non è mai avvenuta. Li ricompro.
Lei è una scrittrice di narrativa, quando esce a cena con i suoi  amici  che tipo di locale preferisce? Oppure per festeggiare una pubblicazione?  Cosa tende a ordinare in un locale?
Di solito quando si esce, è per andare a mangiare pesce. Escludo però dalla mia dieta, gamberi, aragoste , molluschi, saraghi e spigole d’allevamento.
Ha mai usato il cibo in qualche storia? Certamente. “Chiaroscuro di una vita” è pieno di citazioni culinarie come anche gli altri miei scritti. In essi, c’è sempre un chiaro riferimento al cibo e, in alcuni, c’è anche la descrizione di qualche ricetta.
Quindi lei evoca con il cibo? Il cibo è  protagonista? In Chiaroscuro di una vita, c’è un intero capitolo dedicato a un pranzo epico in riva al mare per festeggiare la laurea del protagonista e altro.
Il suo romanzo  a che ricetta lo legherebbe, e perché? La ricetta è sempre quella dei pesci, alimento con cui sono cresciuta, essendo nata sul Golfo della Capitanata.
Nelle sue presentazioni offre un buffet? Pensa sia gradevole per gli ascoltatori intervenuti? Nelle mie presentazioni, a detta degli ospiti, i buffet sono epici. Credo che tutto il cibo offerto e non, avvicini chiunque e, a maggior ragione, persone venute per festeggiare l’uscita di un libro.
Quindi tende a fare un aperitivo con due olive e patatine o ad offrire quasi un pasto completo?
No, no, gli aperitivi, no. Ce di tutto e di più . Compresi primi piatti freddi, salumi, verdure, crudità, carni fredde ecc.
Complimenti!
Per concludere ci potrebbe regalare una sua ricetta? Quella che le riesce meglio?

RAGÙ CON LE SEPPIOLINE RIPIENE.
 Per il sugo si procede come per quello della carne: soffritto di cipolla, sedano, aglio(sì metto sempre assieme aglio e cipolla oppure da solo lo scalogno), carota, prezzemolo, abbondantemente sfumato col vino bianco e aggiunta di pomodoro (di solito uso una scatola di pelati che passo al passa pomodoro) con 2 immancabili foglie di alloro secco. Al primo bollore di tal sugo immergo le seppioline che ho precedentemente imbottito con :
in una padellina antiaderente  faccio rapprendere, senza farle diventare frittata ma giusto il tempo di amalgamarsi, 2 o più uova, a secondo della quantità delle seppioline, per mezzo kg, 2 bastano, con olio extravergine di oliva. A fuoco spento, in seguito, aggiungo il prezzemolo e 1 spicchio d’aglio tritati finemente, l’aglio è la morte del pesce, poi abbondante parmigiano, se ho qualche tocchetto di salame, lo trito finemente e l’aggiungo e aggiungo anche se l’ho un po’ di scamorza secca tritata. Non metto sale, salame, parmigiano e scamorza già bastano.
Amalgamo il tutto – con le mani – e riempio le seppioline.
Salo il sugo ma poco, amo le diete iposodiche, lo faccio andare dolcemente e quando ha perso l’acqua di vegetazione delle verdure e del pomodoro, condisco pasta o riso.
Vi assicuro che sarà un successone, almeno per me, il ragù con le seppioline, in Lombardia, è sempre stato acclamato il piatto della serata, ovunque io l’abbia preparato per gli amici.

Quale complimento le piace di più come cuoca? E come scrittrice? Come cuoca, ormai è diventato di prassi che i commensali a metà cena si fermino e tutti insieme applaudendo mi dicano “Un applauso alla cuoca…”
Come scrittrice, il complimento che più mi piace è che il mio romanzo, una volta preso in mano e cominciato a leggere, non ci se ne distacca più se non dopo averlo finito e anche il sentirmi dire che, in molti, ci si sono ritrovati dentro come a vivere con la scrittrice le stesse emozioni e sensazioni, beh di certo è il mio pubblico, quello che mi conosce e che ama leggermi…
Che frase tratta dalla sua opera o dalla sua esperienza possiamo portarci nel cuore uscendo dalla sua cucina?
«… si iniziò molti giorni prima a preparare tutto l’occorrente per il pranzo epico che doveva essere offerto “alle persone estranee”, come dicevano i Granderelli, e quindi si doveva fare una “bella figura” con queste affinché, in seguito, raccontassero all’intero paese dell’abbondanza che c’era sulla tavola della nostra famiglia…»
Grazie per la sua disponibilità.
Grazie a te per la tua generosità, intelligenza,competenza e per l’opportunità datami.

Federica Gnomo





domenica 30 settembre 2012

Il racconto hot della Domenica: CAFFE' BOLLENTE, Federica Gnomo Twins

Inauguro oggi una serie di Racconti Softhot che tanto sembrano piacere oggi agli editori ottusi, e che  in realtà  le donne ormai sono anni che si passano sottobanco e postano in vari forum privati. Niente a che vedere col porno, perché le signore sono sempre romantiche e anche il più mascalzone degli uomini alla fine trova una giustificazione.
Avverto che questo racconto, selezionato per concorso caffè letterario Moak, ha un rating V.M.17 anni.
Buona lettura e buone risatine.




CAFFE' BOLLENTE
di F. Gnomo Twins
racconto selezionato per concorso caffè letterario Moak

«Tomiiii…Tomiiii…»
La voce di Daniela mi si insinuò nell’orecchio distogliendomi da un meraviglioso sogno.
Ero ancora talmente addormentato che non mi mossi.
Allora, oltre al richiamo, Daniela aggiunse anche un braccio, poi una mano e delle dita  calde e brancolanti che cercavano di smuovermi strattonandomi.
     «Tomiiii,  svegliati!»
A quel punto le bloccai il braccio e le chiesi: «Si può sapere cosa vuoi?»
      «Oh Tomi! Dormivi?»
     «Sì, non dirmi che non ti eri accorta!»
     «Noooo…scusaaa…cioè… mmmh…  sì.»
Dicendo questo si voltò verso di me e mi diede un bacio.
     «Bacio del buongiorno, amore.»
Io ricambiai, ancora mezzo addormentato. Non protestai ulteriormente perché in effetti era un bel risveglio.
     «Ma si può sapere cosa vuoi?» domandai.
Di solito dormiva più di me ed  ero sempre io a tirarla fuori dal letto.
     «Non ho più sonno e ho voglia di un caffè. Tomiiii, caffè, altrimenti non mi alzo.»
     «Non puoi fartelo da sola? Io ho ancora sonno ed è anche freddo fuori del letto.»
     «Nooo, non sono capace.»
     «Ma devi solo mettere una capsula e spingere un tasto!»
     «Tomiii, no, dai…ieri mi sono rotta un’unghia con quella trappola.»
Insisteva, si strusciava con quel suo corpo caldo e flessuoso. Perfettamente eccitante.
Come potevo rifiutare?
E quando mai le avevo  rifiutato qualcosa?
Mi alzai a malincuore e andai in cucina.
Accesi la macchina.
Aspettai  che si scaldasse l’acqua e andasse in pressione.
Ero  scalzo e percorso da  brividi di freddo.
Preparai due caffè, visto che c’ero, uno me lo sarei preso anch’ io.
Li portai a letto.
Un vassoio, due tazze e due biscotti. Una dalia rubata da un vaso sul terrazzo.
     «Va bene, mia regina?» chiesi.
Non rispose: si era riaddormentata.
     «E no!» dissi ad alta voce, poggiando il vassoio sul suo comodino e sbattendolo forte  per fare rumore e svegliarla.
     «No, no, no!»
Mi infilai nel letto. Ero ghiacciato.
Mi accostai a lei. L’abbracciai per scaldarmi e le urlai in un orecchio:
     «Adesso te lo bevi!»
Sobbalzò. Pensavo mi mollasse una delle sue famose ginocchiate sui miei gioielli.
Invece si  mise a ridere
Mi rovesciò e si distese sopra di me. I nostri corpi ora erano a contatto. Sentivo il suo peso inconsistente e noto come l’aroma che volteggiava nell’aria.
     «Come sei gelato Tomiiii» esclamò. « Vuoi che  ti scaldi un pochino?»
Non attese risposta e iniziò a sbottonarmi il pigiama. Avvertii il calore della sua pelle velata dal babydoll  farsi strada.
Non riuscivo a parlare, mi aveva sorpreso. Come sempre.
     Cominciò a strusciarsi contro il mio petto, e a muovere ritmicamente il suo bacino dopo essersi incastrata tra le mie gambe muscolose. Io dal freddo passai al caldo, poi all’eccitato.
Le sue mani mi bloccavano le spalle. Le unghiette smaltate di nero si conficcavano leggermente nella pelle e grattavano.
     «Ora hai caldo, amore?» mi chiese premurosa.
     «Sì, molto in effetti…» risposi.
Stavo bollendo, tale e quale alla macchina che avevo lasciato in cucina.
Il caffè intanto spandeva il suo profumo per la stanza, e si raffreddava.
     «Prendiamo il nostro caffè, Tomi?» chiese, guardandomi maliziosa.
     «Se vuoi…» risposi con un filo di voce.
     «Veramente,vorrei altro ora…e tu?»
Non riuscivo a staccare gli occhi dai suoi.
Colse un lampo di desiderio e continuò.
Mi spogliò completamente. Faceva sempre quello che voleva. Otteneva tutto da me, e ora avrebbe avuto anche me.
    Le sue dita, tanto fragili e imbranate per fare un caffè, erano terribilmente forti e determinate quando si trattava di stringere il mio sesso e tormentarmi.
Mi portò quasi all’orgasmo.
   Amavo amarla.
   Amavo essere amato da lei.
   Amavo assecondare i suoi capricci.
   Era divina e perfida. Una donna eccitante.
Una giusta miscela di dolcezza e determinazione racchiusa in un babydoll. Pensai che assomigliava a una cialda del caffè. Graziosa, leggera. Indispensabile ai miei giorni.
Mi baciò.
Lingua su lingua.
Come goccia sulle labbra, scura. Granelli di zucchero rotolarono nel mio cervello.
Allargò  le sue gambe e con colpi violenti prese il suo piacere.
Vidi i begli occhi chiudersi e riaprirsi; le sue labbra aprirsi e chiudersi.
Sentii le sue dita forti prima accarezzare, poi graffiare i miei fianchi  e infine accompagnarmi all’orgasmo.
Sfinita, si accasciò su di me.
Il respiro accelerato dallo sforzo.
      «Amore…» mi ripeteva.
      «Amore…» le ripetevo.
Si staccò e, dopo avermi baciato e ribaciato il viso, mi porse il caffè gelato.
      «Ma Daniela, ormai fa schifo. È freddo» protestai.
      «Allora vai a rifarlo…Tomiiii.»
      «Tu sei pazza; non mi alzo più. Vai tu piuttosto, “miss manine delicate quando ti pare”.»
Scoppiò a ridere .
Non si mosse.
Capii che o lo bevevamo freddo, o dovevo rialzarmi io.
Lei mi guardò e leggendomi nel pensiero mi disse:
      «Dai Tomi, lo sai che sono io  la regina della casa, mi devi ubbidire…»
      «Veramente il capo di questa famiglia sarei io…»
      «Hai ragione amore, ma come dice un proverbio greco: tu sei il capo e io sono il collo
 Ecco mi stava fregando di nuovo.
      «Veramente tu sei una furbetta viziata, ma buon per te sei anche la regina del mio cuore.»
Mi rialzai. Stavolta misi le pantofole, e pure un maglione direttamente sul torace nudo.
Lei mi fissò. Sentii  i begli occhi puntati sui glutei mentre uscivo dalla stanza.
Rifeci i due caffè.
Li riportai in camera.
Li riappoggiai sul comodino e mi rinfilai nel letto.
Nonostante tutto ero nuovamente infreddolito.
      «Vuoi che ti scaldi di nuovo?» mi chiese Daniela col suo faccino impertinente, mettendomi due labbrucce  increspate sotto il mento. L’avrei morsa a sangue. Ma dai morsi sarei passato ai baci. E forse lei non aspettava altro. Adorava provocare. E io l’amavo per questo.
      «E no, stavolta no. Prima beviamo questi due maledetti caffè caldi» risposi sorridendo.
E finalmente Daniela  bevve il suo caffè bollente.

FINE




venerdì 28 settembre 2012

L'UOMO IN SMART / Gnometto Band

Cari gnometti buongiorno,
oggi voglio dedicare questo video a tutti coloro che si sono fatti una settimana di traffico e ora aspettano il fine settimana per rilassarsi;

Ascoltate bene e FATEVI DUE RISATE.

Intanto io vado al lavoro in bicicletta!


L'UOMO IN SMART
Gnometto Band