mercoledì 3 ottobre 2012

DEVILISH di Dorotea De Spirito


Titolo  Devilish
AutoreDorotea De Spirito
EditoreMondadori
Pagine 304 Prezzo€ 17,00

Trama
Vittoria e Guglielmo, un angelo senza ali e un demone. L’amore che non conosce confini li ha uniti una volta, ma una minaccia ora incombe sul loro destino. Un’antica leggenda preannuncia il risveglio delle anime nel giorno in cui si romperanno i confini tra il mondo degli angeli e l’Averno. Per salvare il proprio amore Vittoria si ritrova di fronte al bivio tra la vita di Guglielmo e la salvezza della propria anima.



 Il 9 ottobre 2012 potremo continuare a leggere le avventure di Guglielmo e Vittoria.
Devilish, il quarto romanzo che la giovane Dorotea De Spirito pubblica con Mondadori, è infatti il sequel del fortunato Angel (Mondadori, 2009, e Oscar bestseller Mondadori 2011). Il realtà il romanzo si può godere anche senza aver letto il primo, ma a mio avviso, consiglio la lettura anche dell'altro perché si possa comprendere bene la genesi di questo amore  impossibile e tormentato tra un demone di bellezza infinita (Guglielmo) e un angelo nato senza ali (Vittoria), sullo sfondo di una tranquilla città di provincia italiana, famosa per le sue viscere misteriose, che la mettono in comunicazione con l'Averno. La città, che esiste davvero ed è citata da Dante, ci permette di vivere un autentico urban fantasy, con i suoi personaggi reali, e  le tematiche giovanili attuali. Ragazzi come tanti, spiritosi, impegnati, innamorati, tra cui si celano Angeli e Demoni, come in realtà, a pensarci bene, sempre accade. Diventa così, un semplice fantasy, qualcosa per riflettere sulle apparenze, sul bene e il male. Quanti demoni hanno il cuore di angelo? E quanti angeli sono demoni?  


 Angel  (Oscar bestseller Mondadori 2011)
Il precedente volume che potete richiedere   in tutte le librerie.
Devilish di Dorotea De Spirito, il seguito di Angel in libreria dal 9 OttobreLe antiche mura di Viterbo custodiscono un segreto: una comunità di angeli che da secoli convive pacificamente con gli abitanti della città.Vittoria ha sedici anni, è un angelo, ma è diversa da tutti i suoi simili: è senza ali e per tutta la vita si è sentita un'esclusa, un'estranea persino nella propria famiglia.Questa consapevolezza l'accompagna sempre, mentre la sua esistenza scorre tranquilla giorno dopo giorno tra scuola, amici e litigi con la sorella maggiore.Ma quando arriva in città Guglielmo, un ragazzo misterioso dagli occhi magnetici, il mondo di Vittoria viene sconvolto, e lei scopre che l'amore può rivelarsi il peggiore dei demoni.

L'autrice Dorotea de Spirito


Dorotea de Spirito ha 21 anni, nata a Viterbo, ora  vive a Milano dove frequenta Lettere Moderne ad indirizzo Editoria.Ama moltissimo leggere, ma anche disegnare, cucinare e ascoltare i suoi tanti amici.  Scrive con per Mondadori dall'età di 16 anni, quando il suo romanzo di  esordio, Destinazione Tokio Hotel (nome corretto, è una band musicale tedesca), la catapultò in classifica nazionale per tre settimane prima all'ottavo posto e poi al quarto.Angel (2009) è stato la conferma della sua capacità di parlare ai ragazzi della sua età, Dream (2011) l' ha fatta conoscere ad un pubblico più adulto

lunedì 1 ottobre 2012

IN CUCINA CON LO SCRITTORE Alba Cataleta



Interviste culinarie di Federica Gnomo

Alba Cataleta
 Oggi salutiamo e ringraziamo l‘autore Alba Cataleta - Chiaroscuro di una vita - Eracle edizioni 2012
        Chiaroscuro di una vita, è un romanzo basato tutto su una serie di ricordi del protagonista, Matteo, che attraverso la sua storia ci racconta anche quella dolorosa di Francesca, sua cugina. Infatti, dopo aver ripercorso a ritroso i ricordi della sua infanzia, fino alla giovinezza e all'età adulta, Matteo si ritrova tra le mani il diario di sua cugina che racconta la sua triste vicenda. Consuetudini antiche, regole rigide e soluzioni drastiche si rivelano agli occhi del lettore man mano che viene a conoscenza delle esperienze vissute sia da Matteo che da Francesca. I codici dell'onore e del rispetto delle regole non si possono trasgredire in una società come quella della prima metà del Novecento ed i personaggi del romanzo ne portano i segni addosso per tutta la vita. Matteo in un certo senso si riscatterà, decidendo di raccontare la storia di Francesca, affinché sia di esempio per le generazioni future; inoltre la conoscenza della verità gli mostrerà le cose da un punto di vista diverso, permettendogli di liberarsi finalmente dai fantasmi del passato e riacquistando un rapporto nuovo anche con sua moglie ed i suoi figli. Francesca invece porterà sempre nel suo cuore il dolore per il male subito, sebbene alla fine decida di assegnare a suo cugino il compito di raccontare di quel dolore. La natura ed i suoi mutevoli paesaggi fanno da sfondo ai momenti più significativi di quella che appare come un'autobiografia nell'autobiografia. Con un linguaggio semplice, che però sa anche descrivere con minuzia di particolari le emozioni dei personaggi, l'autrice racconta delle esperienze comuni, ma che assumono un tono rilevante proprio per la presenza di una vicenda singolare e triste qual è quella vissuta da Francesca.
Potete acquistare il romanzo sulle piattaforme on line, scrivendo all'autrice o richiedendolo il libreria.

La prima domanda di rito è: le piace mangiare bene? E cucinare? Sì, mi piace molto sia l’uno che l’altro.
Lo fa per dovere o per piacere? Molte volte per piacere.
Invita amici o è invitato? Invito come pure sono io stessa invitata.
Ha mai conquistato amici o un uomo cucinando? Non so, perché non me l’ha detto mai nessuno, però tutti quelli  per cui io abbia preparato e prepari, mi dicono che è tutto buono e lo si nota perché non lasciano niente nei piatti, miglior prova di questa!
Vivrebbe con  un compagno che non sa mettere mano ai fornelli? Per me sarebbe la cosa migliore: non cedo mai a nessuno il MIO posto ai fornelli.
Quando ha scoperto questa sua passione? Da sempre perché ho avuto una mamma intelligente che mi ha permesso fin da ragazzina di mettermi ai fornelli.
 Ci racconta il suo primo ricordo legato al cibo? Non è un bel ricordo, comunque lo ricordo da sempre e per sempre. Potevo aver avuto 4 anni quando, a tavola, vidi che il mio piatto di pesce fritto era meno abbondante di quello di mio padre e così, di corsa, senza dare tempo a nessuno  di afferrarmi,  mi alzai da tavola e corsi fuori ma inciampai nei gradini e mi dovettero portare dal medico per mettere 5 punti alla ferita che ancor oggi troneggia sulla mia fronte!
Ha un piatto che ama e uno che detesta? Amo moltissimo il pesce arrosto, detesto la trippa, mai assaggiata.
Un colore dominante proprio di cibi che la disgustano? Il bianco.
Quando è in fase creativa ha un rito scaramantico legato al cibo? Prende caffè? O the, una bibita speciale per stare fermo a scrivere? Il caffè.
Scrive mai in cucina? Quasi sempre, per me, è l’ambiente più comodo, raccolto e accogliente di tutta la casa.
Altrimenti dove ama scrivere? E a che ora le viene più naturale? Scrivo a tutte le ore se mi vengono le idee devo mettere subito nero su bianco, in cucina…
Che tipo di cibo desidera di più quando scrive ed è preso dal suo lavoro? Salato o dolce?
Salato, non amo moltissimo il dolce anche se lo mangio e in particolari  momenti lo richiedo molto.
Si compra cibo pronto ( tramezzini, pizza, snack) o si cucina anche quando è molto preso dalla scrittura? Non amo quel tipo di cibo, preferisco piuttosto un cibo povero come un piatto di  legumi che cucino sempre in abbondanza, per cui non mi resta che riscaldarlo e condirlo con olio d’oliva extravergine pugliese.
Ha un aneddoto legato al cibo da raccontarci? O una cosa carina e particolare che le è accaduta? Ebbene, sì! Amo cucinare per gli amici e, a volte, preparo lasagne o ragù di carciofi o altro e quindi li chiamo perché ce n’è anche per loro Accorrono ben felici per prendere ciò che io offro ma per quanto riguarda la restituzione di pentole e tegamini, essa non è mai avvenuta. Li ricompro.
Lei è una scrittrice di narrativa, quando esce a cena con i suoi  amici  che tipo di locale preferisce? Oppure per festeggiare una pubblicazione?  Cosa tende a ordinare in un locale?
Di solito quando si esce, è per andare a mangiare pesce. Escludo però dalla mia dieta, gamberi, aragoste , molluschi, saraghi e spigole d’allevamento.
Ha mai usato il cibo in qualche storia? Certamente. “Chiaroscuro di una vita” è pieno di citazioni culinarie come anche gli altri miei scritti. In essi, c’è sempre un chiaro riferimento al cibo e, in alcuni, c’è anche la descrizione di qualche ricetta.
Quindi lei evoca con il cibo? Il cibo è  protagonista? In Chiaroscuro di una vita, c’è un intero capitolo dedicato a un pranzo epico in riva al mare per festeggiare la laurea del protagonista e altro.
Il suo romanzo  a che ricetta lo legherebbe, e perché? La ricetta è sempre quella dei pesci, alimento con cui sono cresciuta, essendo nata sul Golfo della Capitanata.
Nelle sue presentazioni offre un buffet? Pensa sia gradevole per gli ascoltatori intervenuti? Nelle mie presentazioni, a detta degli ospiti, i buffet sono epici. Credo che tutto il cibo offerto e non, avvicini chiunque e, a maggior ragione, persone venute per festeggiare l’uscita di un libro.
Quindi tende a fare un aperitivo con due olive e patatine o ad offrire quasi un pasto completo?
No, no, gli aperitivi, no. Ce di tutto e di più . Compresi primi piatti freddi, salumi, verdure, crudità, carni fredde ecc.
Complimenti!
Per concludere ci potrebbe regalare una sua ricetta? Quella che le riesce meglio?

RAGÙ CON LE SEPPIOLINE RIPIENE.
 Per il sugo si procede come per quello della carne: soffritto di cipolla, sedano, aglio(sì metto sempre assieme aglio e cipolla oppure da solo lo scalogno), carota, prezzemolo, abbondantemente sfumato col vino bianco e aggiunta di pomodoro (di solito uso una scatola di pelati che passo al passa pomodoro) con 2 immancabili foglie di alloro secco. Al primo bollore di tal sugo immergo le seppioline che ho precedentemente imbottito con :
in una padellina antiaderente  faccio rapprendere, senza farle diventare frittata ma giusto il tempo di amalgamarsi, 2 o più uova, a secondo della quantità delle seppioline, per mezzo kg, 2 bastano, con olio extravergine di oliva. A fuoco spento, in seguito, aggiungo il prezzemolo e 1 spicchio d’aglio tritati finemente, l’aglio è la morte del pesce, poi abbondante parmigiano, se ho qualche tocchetto di salame, lo trito finemente e l’aggiungo e aggiungo anche se l’ho un po’ di scamorza secca tritata. Non metto sale, salame, parmigiano e scamorza già bastano.
Amalgamo il tutto – con le mani – e riempio le seppioline.
Salo il sugo ma poco, amo le diete iposodiche, lo faccio andare dolcemente e quando ha perso l’acqua di vegetazione delle verdure e del pomodoro, condisco pasta o riso.
Vi assicuro che sarà un successone, almeno per me, il ragù con le seppioline, in Lombardia, è sempre stato acclamato il piatto della serata, ovunque io l’abbia preparato per gli amici.

Quale complimento le piace di più come cuoca? E come scrittrice? Come cuoca, ormai è diventato di prassi che i commensali a metà cena si fermino e tutti insieme applaudendo mi dicano “Un applauso alla cuoca…”
Come scrittrice, il complimento che più mi piace è che il mio romanzo, una volta preso in mano e cominciato a leggere, non ci se ne distacca più se non dopo averlo finito e anche il sentirmi dire che, in molti, ci si sono ritrovati dentro come a vivere con la scrittrice le stesse emozioni e sensazioni, beh di certo è il mio pubblico, quello che mi conosce e che ama leggermi…
Che frase tratta dalla sua opera o dalla sua esperienza possiamo portarci nel cuore uscendo dalla sua cucina?
«… si iniziò molti giorni prima a preparare tutto l’occorrente per il pranzo epico che doveva essere offerto “alle persone estranee”, come dicevano i Granderelli, e quindi si doveva fare una “bella figura” con queste affinché, in seguito, raccontassero all’intero paese dell’abbondanza che c’era sulla tavola della nostra famiglia…»
Grazie per la sua disponibilità.
Grazie a te per la tua generosità, intelligenza,competenza e per l’opportunità datami.

Federica Gnomo





domenica 30 settembre 2012

Il racconto hot della Domenica: CAFFE' BOLLENTE, Federica Gnomo Twins

Inauguro oggi una serie di Racconti Softhot che tanto sembrano piacere oggi agli editori ottusi, e che  in realtà  le donne ormai sono anni che si passano sottobanco e postano in vari forum privati. Niente a che vedere col porno, perché le signore sono sempre romantiche e anche il più mascalzone degli uomini alla fine trova una giustificazione.
Avverto che questo racconto, selezionato per concorso caffè letterario Moak, ha un rating V.M.17 anni.
Buona lettura e buone risatine.




CAFFE' BOLLENTE
di F. Gnomo Twins
racconto selezionato per concorso caffè letterario Moak

«Tomiiii…Tomiiii…»
La voce di Daniela mi si insinuò nell’orecchio distogliendomi da un meraviglioso sogno.
Ero ancora talmente addormentato che non mi mossi.
Allora, oltre al richiamo, Daniela aggiunse anche un braccio, poi una mano e delle dita  calde e brancolanti che cercavano di smuovermi strattonandomi.
     «Tomiiii,  svegliati!»
A quel punto le bloccai il braccio e le chiesi: «Si può sapere cosa vuoi?»
      «Oh Tomi! Dormivi?»
     «Sì, non dirmi che non ti eri accorta!»
     «Noooo…scusaaa…cioè… mmmh…  sì.»
Dicendo questo si voltò verso di me e mi diede un bacio.
     «Bacio del buongiorno, amore.»
Io ricambiai, ancora mezzo addormentato. Non protestai ulteriormente perché in effetti era un bel risveglio.
     «Ma si può sapere cosa vuoi?» domandai.
Di solito dormiva più di me ed  ero sempre io a tirarla fuori dal letto.
     «Non ho più sonno e ho voglia di un caffè. Tomiiii, caffè, altrimenti non mi alzo.»
     «Non puoi fartelo da sola? Io ho ancora sonno ed è anche freddo fuori del letto.»
     «Nooo, non sono capace.»
     «Ma devi solo mettere una capsula e spingere un tasto!»
     «Tomiii, no, dai…ieri mi sono rotta un’unghia con quella trappola.»
Insisteva, si strusciava con quel suo corpo caldo e flessuoso. Perfettamente eccitante.
Come potevo rifiutare?
E quando mai le avevo  rifiutato qualcosa?
Mi alzai a malincuore e andai in cucina.
Accesi la macchina.
Aspettai  che si scaldasse l’acqua e andasse in pressione.
Ero  scalzo e percorso da  brividi di freddo.
Preparai due caffè, visto che c’ero, uno me lo sarei preso anch’ io.
Li portai a letto.
Un vassoio, due tazze e due biscotti. Una dalia rubata da un vaso sul terrazzo.
     «Va bene, mia regina?» chiesi.
Non rispose: si era riaddormentata.
     «E no!» dissi ad alta voce, poggiando il vassoio sul suo comodino e sbattendolo forte  per fare rumore e svegliarla.
     «No, no, no!»
Mi infilai nel letto. Ero ghiacciato.
Mi accostai a lei. L’abbracciai per scaldarmi e le urlai in un orecchio:
     «Adesso te lo bevi!»
Sobbalzò. Pensavo mi mollasse una delle sue famose ginocchiate sui miei gioielli.
Invece si  mise a ridere
Mi rovesciò e si distese sopra di me. I nostri corpi ora erano a contatto. Sentivo il suo peso inconsistente e noto come l’aroma che volteggiava nell’aria.
     «Come sei gelato Tomiiii» esclamò. « Vuoi che  ti scaldi un pochino?»
Non attese risposta e iniziò a sbottonarmi il pigiama. Avvertii il calore della sua pelle velata dal babydoll  farsi strada.
Non riuscivo a parlare, mi aveva sorpreso. Come sempre.
     Cominciò a strusciarsi contro il mio petto, e a muovere ritmicamente il suo bacino dopo essersi incastrata tra le mie gambe muscolose. Io dal freddo passai al caldo, poi all’eccitato.
Le sue mani mi bloccavano le spalle. Le unghiette smaltate di nero si conficcavano leggermente nella pelle e grattavano.
     «Ora hai caldo, amore?» mi chiese premurosa.
     «Sì, molto in effetti…» risposi.
Stavo bollendo, tale e quale alla macchina che avevo lasciato in cucina.
Il caffè intanto spandeva il suo profumo per la stanza, e si raffreddava.
     «Prendiamo il nostro caffè, Tomi?» chiese, guardandomi maliziosa.
     «Se vuoi…» risposi con un filo di voce.
     «Veramente,vorrei altro ora…e tu?»
Non riuscivo a staccare gli occhi dai suoi.
Colse un lampo di desiderio e continuò.
Mi spogliò completamente. Faceva sempre quello che voleva. Otteneva tutto da me, e ora avrebbe avuto anche me.
    Le sue dita, tanto fragili e imbranate per fare un caffè, erano terribilmente forti e determinate quando si trattava di stringere il mio sesso e tormentarmi.
Mi portò quasi all’orgasmo.
   Amavo amarla.
   Amavo essere amato da lei.
   Amavo assecondare i suoi capricci.
   Era divina e perfida. Una donna eccitante.
Una giusta miscela di dolcezza e determinazione racchiusa in un babydoll. Pensai che assomigliava a una cialda del caffè. Graziosa, leggera. Indispensabile ai miei giorni.
Mi baciò.
Lingua su lingua.
Come goccia sulle labbra, scura. Granelli di zucchero rotolarono nel mio cervello.
Allargò  le sue gambe e con colpi violenti prese il suo piacere.
Vidi i begli occhi chiudersi e riaprirsi; le sue labbra aprirsi e chiudersi.
Sentii le sue dita forti prima accarezzare, poi graffiare i miei fianchi  e infine accompagnarmi all’orgasmo.
Sfinita, si accasciò su di me.
Il respiro accelerato dallo sforzo.
      «Amore…» mi ripeteva.
      «Amore…» le ripetevo.
Si staccò e, dopo avermi baciato e ribaciato il viso, mi porse il caffè gelato.
      «Ma Daniela, ormai fa schifo. È freddo» protestai.
      «Allora vai a rifarlo…Tomiiii.»
      «Tu sei pazza; non mi alzo più. Vai tu piuttosto, “miss manine delicate quando ti pare”.»
Scoppiò a ridere .
Non si mosse.
Capii che o lo bevevamo freddo, o dovevo rialzarmi io.
Lei mi guardò e leggendomi nel pensiero mi disse:
      «Dai Tomi, lo sai che sono io  la regina della casa, mi devi ubbidire…»
      «Veramente il capo di questa famiglia sarei io…»
      «Hai ragione amore, ma come dice un proverbio greco: tu sei il capo e io sono il collo
 Ecco mi stava fregando di nuovo.
      «Veramente tu sei una furbetta viziata, ma buon per te sei anche la regina del mio cuore.»
Mi rialzai. Stavolta misi le pantofole, e pure un maglione direttamente sul torace nudo.
Lei mi fissò. Sentii  i begli occhi puntati sui glutei mentre uscivo dalla stanza.
Rifeci i due caffè.
Li riportai in camera.
Li riappoggiai sul comodino e mi rinfilai nel letto.
Nonostante tutto ero nuovamente infreddolito.
      «Vuoi che ti scaldi di nuovo?» mi chiese Daniela col suo faccino impertinente, mettendomi due labbrucce  increspate sotto il mento. L’avrei morsa a sangue. Ma dai morsi sarei passato ai baci. E forse lei non aspettava altro. Adorava provocare. E io l’amavo per questo.
      «E no, stavolta no. Prima beviamo questi due maledetti caffè caldi» risposi sorridendo.
E finalmente Daniela  bevve il suo caffè bollente.

FINE




venerdì 28 settembre 2012

L'UOMO IN SMART / Gnometto Band

Cari gnometti buongiorno,
oggi voglio dedicare questo video a tutti coloro che si sono fatti una settimana di traffico e ora aspettano il fine settimana per rilassarsi;

Ascoltate bene e FATEVI DUE RISATE.

Intanto io vado al lavoro in bicicletta!


L'UOMO IN SMART
Gnometto Band



mercoledì 26 settembre 2012

I consigli di Venere




In questi giorni siamo alla vigilia delle grandi uscite autunnali.
Le case editrici sfornano i libri che dovranno accompagnarci durante l'inverno, quelli migliori. Qualche esordiente si sarà pure alterato per non avere l'uscita a dicembre eppure gli è stato fatto un grande favore. Forse non lo sapete, ma difficilmente si butta in pasto al pubblico distratto del periodo natalizio qualche buon romanzo. A Natale si vende di tutto: le confessioni della donna di spettacolo, del  parroco, del calciatore; le ricette dello chef e del meccanico; le filastrocche del nonno e del cane. Pupazzi giapponesi che leggono al posto dei bambini e tablet che leggeranno da sole, tanto per non avvilirsi. Insomma  la vera manna per i lettori veri è ora.
Ora arrivano le novità, ora ci sono le fiere importanti.
Ora tutti inizieranno a promuovere i loro romanzi. E io ancora una volta mi chiederò, tra migliaia di titoli nuovi, che leggo? e chi legge?
Mi è venuta in soccorso anche l'astrologia. Oggi mi arriva una mail da una casa editrice che seguo, e mi raccomanda di leggermi un opuscolo che mette in relazione i segni zodiacali e le letture preferite. Interessante, mi dico. Forse mi aiuterà a capire perché ultimamente mi sento spaesata, mi annoio tanto a leggere storie eccessivamente descrittive e difficilmente trovo romanzi che mi incatenano dal principio.
Una delusione. Sono Bilancia, governata da Venere (pensavo dal governo tecnico di Monti) amo la bellezza( be' chi ama la bruttezza orrida?) e l'amore ( sono un animale sociale e mi piacciono le persone, spesso mi innamoro),  cerco l'armonia e sono esigente, e allora?
Allora regolati di conseguenza! bel consiglio...
Insomma per non farla lunga ho deciso di seguire le uscite dei miei amici scrittori, o meglio dire dei miei amici, perché in ogni amico c'è in fondo in fondo un aspirante scrittore(qualcuno lo sa e qualcuno no, per fortuna). Molti usciranno con  piccole case editrici serie, altri medie, altri grandi; altri, quelli normali, usciranno per fare una passeggiata e prendersi un caffè; ve lo giuro leggerò tutti, e anche qualcuno in più ma  mi scuso con chi scrive  fantasy,  leggerò solo quello di mia figlia ( Devilish, Mondadori ottobre 2012), che è un urban e lei mi prende sempre in giro in qualche personaggio, ma per il resto cari amici depongo le armi: non riesco a seguire le storie con protagonisti dai nomi troppo eccentrici, le facce poco umane,  né a innamorarmi di uomini che mi vampirizzano, già lotto tutti i giorni coi vampirizzatori che mi succhiano idee, soldi ed energie,e quindi proprio non riesco a eccitarmi o appassionarmi alle avventure dei suddetti, in qualunque sembianza me li propinino. Magari, per seguire i consigli di Venere, e trovare qualche bella storia d'amore che mi si addica e non mi annoi, posso passare più volte in libreria a ottobre; in fondo è il mio passatempo preferito gironzolare tra i libri altrui, e tra tanti eroi di carta  potrei incontrare anche  un bel libraio simpatico e belloccio (perché come mi ha detto l'orosco-libro, mi piace il bello e armonioso),  e se il bello in questione è pure galante e preparato, passo un bel pomeriggio. Insomma faccio il lettore esigente con tanto di caffè con panna e occhiate in tralice, sbattimento di ciglia rigorosamente finte, per la gioia di Venere.  

martedì 25 settembre 2012

Torta morbida di pesche e amaretti


Oggi mi voglio divertire  ad associare un piatto al libro Melodia, di cui abbiamo parlato ieri.
Penso che la torta morbida di pesche fresche e amaretti sia indicata. Semplice e genuina come le fiabe di Armando, con quel tocco di amaro che cela ogni insegnamento.




La torta di pesche e amaretti è un dolce nel quale utilizzare al meglio la grande quantità di pesche che si trova ancora. L’accostamento con l’amaretto risulta particolarmente azzeccato, poiché smorza in maniera perfetta la dolcezza della pesca.
Si può usare per colazione, o merenda ma anche come dessert se tagliata fettine di due cm e servita con accanto una pallina di gelato alla crema o crema inglese fatta in casa.


Ingredienti:

1kg di pesche
200 gr di zucchero
100 gr di farina
1/2 bustina di lievito
100 gr di amaretti
4 uova


Procedimento:

Lavare e tagliare a spicchietti le pesche, mantenendo la buccia. Mettetele in una zuppiera e conditele con un cucchiaio di zucchero e mezzo limone spremuto. Lasciatele insaporire.
Intanto separate gli albumi dai tuorli e montate questi ultimi con lo zucchero. Deve venire un composto chiaro e spumoso.
Setacciate la farina e il lievito e unitela a poco a poco ai tuorli montati. Non vi preoccupate se la consistenza del composto assumerà quella di un impasto solido. Successivamente ridiventerà semiliquido con l’aggiunta degli albumi montati a  neve.
Montate quindi gli albumi a neve ferma e uniteli al composto, facendo attenzione a non smontarli. Per fare questo mescolate con una palettina di silicone dal basso verso l’alto.
Come avevamo detto il composto, dopo l’aggiunta degli albumi avrà ripresto una consistenza semi-liquida. Potete quindi aggiungere gli amaretti sbriciolati e le pesche tagliate a fettine.
Amalgamare bene.
Prendete una pirofila di 22 cm di diametro. Imburratela per bene o rivestitela con carta forno.
Versateci dentro l’impasto e fate cuocere a 180° per 45 minuti circa.



lunedì 24 settembre 2012

IN CUCINA CON LO SCRITTORE Armando Maschini

Interviste culinarie di Federica Gnomo 

Armando Maschini
Oggi salutiamo e ringraziamo l’autore Armando Maschini, “Melodia e altre storie…” Farnesi Editore, 2012, per averci aperto la porta della sua cucina.
Armando è un padre accudente, molto presente in famiglia, amorevole e quindi suppongo che sia un asso in cucina, come è un asso nel narrare le sue bellissime, commoventi  storie che vi invito a leggere in carta edite da Farnesi o in e-book con la collaborazione di Itodei.
È difficile oggi trovare un papà che si dedica alla scrittura di fiabe, questo è il pregio che i tanti lettori entusiasti riconoscono ad Armando.

     

La prima domanda di rito è: le piace mangiare? E  cucinare?
 Adoro cucinare e inevitabilmente mangiare.
 Lo fa per dovere o per piacere?
 Cucinare è un piacere. Rilassa e tiene allenato il cervello. Come leggere un buon libro.
Invita amici o è invitato?
Il sabato sera apro la cucina di casa agli amici. In famiglia ci sono due scuole di pensiero, la lombarda e la pugliese da parte di mia moglie. Gli amici hanno ampia scelta culinaria quando vengono invitati a casa nostra.
 Ha mai conquistato  degli amici o una donna cucinando?
Gli amici si conquistano con un affetto sincero e profondo, attenzioni particolari ma soprattutto sincerità. Davanti ad un buon piatto cucinato con passione si rendono più solide amicizie già esistenti.
Vivrebbe con  una compagna o un compagno che non sa mettere mani ai fornelli?
 Per amore certamente. Basta uno in famiglia che sappia cucinare e poi sarebbe una cosa fantastica insegnare alla propria compagna l’arte e la passione per i fornelli.
Quando ha scoperto questa sua passione?
I ricordi si perdono nella notte dei tempi, da ragazzino cucinavo. Cucinavo per i miei genitori e spesso i piatti mi riuscivano benissimo e tutto per passione. Al liceo vinsi anche una gara di cucina.  Esilarante la fotografia che mi scattarono con il cappello da cuoco di tre taglie più grandi del dovuto.
Peccato non poterla mostrare allora…
Ci racconta il suo primo ricordo legato al cibo?
 Sono ricordi che hanno un profumo natalizio. La cucina di casa in fermento già dal 23 dicembre. La lunga lista della spesa. I sorrisi e la musica di sottofondo. Una famiglia unita e amante del buon cibo.
Ha un piatto che ama e uno che detesta?
Non detesto nessun tipo di piatto. Assaggio di tutto e poi decido. Amo ogni tipo di “primo”. Pasta condita in tutte le maniere, dove prevalgano sempre il sapore e profumo del basilico.
Un colore dominante proprio di cibi che la disgustano?
 Bianco, mi sa tanto di ospedale!
Quando è in fase creativa ha un rito scaramantico legato al cibo? Prende caffè? O the, una bibita speciale per stare fermo a scrivere?
 Bevo coca cola, mi gasa al punto giusto.
Scrive mai in cucina?
 Quasi mai.
Allora dove ama scrivere? E a che ora le viene più naturale?
 Scrivo nel mio piccolo studio che ha una grande finestra che guarda un bellissimo parco. C’è silenzio, un silenzio ovattato che mi ispira alla grande. Soprattutto la sera.
 Si compra cibo pronto ( tramezzini, pizza, snack) o si cucina anche quando è molto preso dalla scrittura?
 Solitamente quando mi accingo a scrivere ho già cenato.
Che tipo di cibo desidera di più quando scrive ed è preso dal suo lavoro? Salato o dolce?
Assolutamente dolce. Una bella fetta di crostata fatta in casa è una panacea per la mia fantasia di scrittore di fiabe.
Ha un aneddoto legato al cibo da raccontarci? O una cosa carina e particolare che le è accaduta?
Una scena vista con i  miei occhi qualche estate fa in un maso in Trentino alto Adige. Due genitori isterici, due pargoli di una decina di anni. Il maschietto rifiutava qualsiasi tipo di cibo, esasperando questi due genitori già esasperati di loro. Mangia, detto una prima volta, mangia detto due volte, mangia detto tre volte, mangia mangia mangia… be’ alla fine la scodella di pasta al sugo è calata inesorabilmente sulla testa del bambino. Il bimbo rideva a crepapelle (forse già abituato a questo trattamento air stilist), i miei figli lo rammentano ancora raccontandolo a tutti.

Lei è uno scrittore di fiabe e racconti per adulti e bambini, quando esce a cena con i suoi figli che genere di locale preferisce? E quando esce con sua moglie?
Oppure per festeggiare una pubblicazione cosa tende a ordinare in un locale?
Prediligo gli agriturismo. Cucina genuina e luoghi che sono sempre una favola. Immensi prati, boschetti e fiumiciattoli a fare da contorno, e una tranquillità che a Milano non si trova più.
Poi ci sono le cenette a due, io e mia moglie. Abbiamo il nostro locale di fiducia, un po’ di nicchia perché fuori mano: “Bacco e Arianna”, dove i piatti sono impreziositi da composizioni floreali e le posate in argento opaco, come si usavano una volta.
Per la mia prima presentazione ho optato per una cucina dal sapore pugliese, mia suocera cuoca eccellente, è riuscita a conquistare tutti e dico proprio tutti i partecipanti!
Nelle sue presentazioni offre un buffet? Pensa sia gradevole per gli ascoltatori intervenuti?
Tende a fare un aperitivo con due olive e patatine o ad offrire quasi un pasto completo?
Un buffet a conclusione di una presentazione è dovuto. Dono per gli amici lettori. Un momento di  piacevole attestazione Si tolgono gli abiti dello “ scrittore” per indossare quelli del semplice uomo che AMA scrivere.
Intenso momento. Ti senti bene e vorresti che non finisse mai.
Come ho già detto, se hai una famiglia che ti aiuta e ama cucinare, nulla è più entusiasmante nel preparare un buffet con manicaretti cucinati in casa.
Ha mai usato il cibo in qualche storia?
Per ora no, ma è un’idea che mi frulla in testa da un pezzo.
Ad esempio in “Melodia e altre storie…” ci sono passi che ricordano biscotti, manicaretti, profumi di cibo?
 Ecco, dice bene, passi che rammentano. Si percepiscono profumi, forme e colori tipici dei biscotti della nonna. Con la  fiaba è meraviglioso descrivere mondi incantati e impreziositi da dolci manicaretti cotti in stufe dalle forme più strane. La fantasia è sempre legata ai miei ricordi personali.
Lei evoca con il cibo anche altro?
Il cibo evoca gioia di vivere. Amare un buon piatto, gustare con tutti i sensi qualcosa di estremamente buono; sì, evoca una immensa e rara gioia di vivere! Adoro chi adora mangiare!
“Melodia e altre storie…” a che ricetta la legherebbe, e perché?
Bella domanda! Un dolce senz’altro. Forse a dei biscotti che divorerei in quantità industriale. Pasta frolla ricoperta di cioccolato gianduia, glassa bianca e palline colorate per stuzzicare anche la vista. La forma? Ovviamente una nota di violino!

Per concludere ci potrebbe regalare una sua ricetta? Quella che le riesce meglio?

CIAMBELLA DI RISO ALLA MILANESE CON PEZZETTI DI POLLO ALLA PANNA
Procedimento:
Brodo di carne.
Rosolare con olio d’oliva mezza cipolla bianca.
Dorare il riso, aggiungendo poco alla volta il brodo di carne.
Sale quanto basta
Tagliare a pezzetti due belle fette di pollo, facendole saltare in un tegame con del burro.
Cuocere due confezioni di panna da cucina con mezzo dado
Quando il riso avrà raggiunto la giusta cottura, aggiungere dello zafferano e del grana padano.
Lasciare riposare per qualche minuto e poi versare il tutto in uno stampo con il buco.
Attendere un po’ che si rapprenda.
Rovesciare lo stampo.
Avremo così una ciambella di riso alla milanese
Prima di servire in tavola, versare la panna e i tocchetti di pollo su tutta la ciambella.
Guarnire con ciuffetti di prezzemolo fresco
Semplice, buonissimo e decisamente speciale nella “forma fantasiosa.”
Deve essere buonissima e molto elegante. Un po’ come lei.
Quale complimento le piace di più come cuoco?
 E come scrittore?
Cuoco fantasioso e scrittore melodioso!
Che frase possiamo portarci nel cuore tratta da Melodia o dalla sua esperienza, uscendo dalla sua cucina?
“ I rumori esterni le giungevano ovattati!” Là fuori il mondo correva verso i luoghi di lavoro,   dentro c’era pace e melodia assoluta!
Grazie per la sua disponibilità
Grazie a lei per la bellissima opportunità.

Federica Gnomo

Potete acquistare Melodia  e leggere maggiori informazioni sul testo andando sul sito della casa editrice Farnesi editore