martedì 2 aprile 2013

IN CUCINA CON LO SCRITTORE Fausta Genziana Le Piane, La meraviglia è nemica della prudenza



Interviste libro - culinarie di Federica Gnomo

Oggi salutiamo e ringraziamo Fausta Genziana Le Piane, autrice de “La meraviglia è nemica della prudenza”,  Invito alla lettura de “L’arte della gioia” di Goliarda Sapienza, Edizioni Eventualmente, 2012, che presto uscirà come e-book per la “Dante Alighieri” (Prefazione di Paolo Ruffilli e postazione di Plinio Perilli),  per averci aperto la porta della sua cucina.





LA METAMORFOSI DELLA MATERIA

Da molto tempo cercavo un incontro. Con una donna di cui scrivere, intelligente, forte, anticonformista, dalle parole limpide e potenti: ho trovato Goliarda Sapienza, del Sud come me.
È stato un colpo di fulmine e una vera rivelazione leggere “L’arte della gioia” di cui un mio amico scrittore catanese, Tommaso Maria Patti, ha voluto farmi dono.
Abituata a studiare poeti e scrittori morti da tempo e le cui attestazioni sono riportate da testimoni a loro volta scomparsi, è stata un’intensa emozione per me parlare con persone che direttamente hanno conosciuto questa insolita scrittrice.
Non è mio intento scrivere un saggio su “L’arte della gioia”, ma solo evidenziare alcune piste di lettura che compaiono ad ogni tappa della maturazione di Modesta, protagonista del libro. Infatti, ad ogni momento della sua crescita, corrisponde una strategia da lei messa a punto, una tecnica affinata, “un sistema escogitato”, “una disciplina” (che bella parola!) come lei stessa dice, che le consente di affrontare l’abisso della realtà senza soccombere: “l’arte della bugia”, che nella malattia, tra finzione e realtà, le permette di guadagnare tempo nelle situazioni difficili; “l’arte dello studio delle parole” per dominare la vita; “l’arte di viaggiare” per aprire la mente e “l’arte di cambiare” per essere totalmente maturi e consapevoli.
Tutto ciò legato dall’uso della “metafora dei capelli”. Una bella scoperta!

La prima domanda di rito è: le piace mangiare bene? E cucinare?
Mi piace mangiar bene e anche cucinare.
 Lo fa per dovere o per piacere?
Quando si ha famiglia e si devono preparare tre pasti tutti i giorni, non si cucina proprio per piacere, però…neanche per dovere!
Invita amici o è più spesso invitato?
Entrambi.
Ha mai conquistato amici o una donna o un uomo cucinando?
E come no! Ho conquistato mio marito con la zuppa inglese: sua Madre mi ha dato la ricetta e mi ha insegnato a prepararla per il suo compleanno. Il massimo!
Vivrebbe con un compagno che non sa mettere mani ai fornelli?
Assolutamente no, vorrebbe dire che non ama il sesso e neppure la vita!
Quando ha scoperto questa sua passione?
Da quando sono sposata.
Ci racconta il suo primo ricordo legato al cibo?
La prima merenda da bambina: pane bagnato con lo zucchero.
Ha un piatto che ama e uno che detesta?
Adoro la pizza (so prepararla in casa molto bene) e detesto ahimè - anche se so che è salutare - il pesce! Mi piace anche assaggiare piatti nuovi in paesi nuovi sempre accompagnati da un buon bicchiere di vino..
Un colore dominante proprio di cibi che la disgustano?
L’arancione.
Quando è in fase creativa ha un rito scaramantico legato al cibo? Prende caffè? O tè, una bibita speciale per stare fermo a scrivere?
Litri di caffè. E’ una specie di droga.
Scrive mai in cucina?
No,  perché non è comodo.
Altrimenti dove ama scrivere? e a che ora le viene più naturale?
Scrivo nel mio studio organizzato e strutturato per la lettura e la scrittura. L’orario è imprevedibile: mi succede anche di notte di svegliarmi e alzarmi perché ho un verso da scrivere.
 Si compra cibo pronto ( tramezzini, pizza, snack) o si cucina anche quando è molto preso dalla scrittura?
Generalmente cucino sempre qualche piatto. Soprattutto verdure.
Che tipo di cibo desidera di più quando scrive ed è preso dal suo lavoro? Salato o dolce?
Purtroppo non c’è differenza: entrambi!
Ha un aneddoto legato al cibo da raccontarci? O una cosa carina e particolare che le è accaduta?
Tempo fa, mi recai a Metz, in Francia,  in occasione di uno scambio culturale scolastico, ospite di un mio collega francese. Etienne, venendomi a prendere alla stazione, mi disse con entusiasmo che mi aveva preparato una sorpresa per cena: gli brillavano gli occhi nel dirlo. Purtroppo sedutami  a tavola, scoprii che la sorpresa era rappresentata da un piatto abbondante di ostriche - ben presentate nelle conchiglie di Saint-Jacques: non mi rimase altro che mangiarle. Non potevo essere così scortese dal rifiutare dicendo che non amo questo genere di cibo!
Lei è uno scrittore di poesia quando esce a cena con i suoi figli, o amici  che tipo di locale preferisce? E quando esce con suo marito? Oppure per festeggiare una pubblicazione?  Cosa tende a ordinare in un locale?
Generalmente le pizzerie o i ristoranti cinesi. Prosecco e aperitivi o stuzzichini vari sono i miei preferiti seguiti da pizza oppure ravioli al vapore e manzo alla piastra con funghi cinesi.
Nelle sue presentazioni offre un buffet? Pensa sia gradevole per gli ascoltatori intervenuti?
Tende a fare un aperitivo con due olive e patatine o a offrire quasi un pasto completo?
Senz’altro offro un piccolo buffet. Fermarsi dopo la presentazione a stuzzicare qualche cosa aiuta la conversazione. Se ho tempo, preparo quasi sempre una “quiche lorraine” e mia sorella mi aiuta con i dolci. Credo che proporre piatti preparati personalmente faciliti la convivialità e contribuisca  a far sentire gli ospiti a casa propria, oggetto di attenzione.
Ha mai usato il cibo in qualche storia?
Sì, in un racconto inserito nella raccolta “Duo per tre” (Edizioni Associate, Roma, 2005) dal titolo: “Tina per sette”, viaggio di una banconota attraverso i sette vizi capitali. E naturalmente c’è il vizio della gola.
Il cibo è mai protagonista? Ci sono passi che ricordano cibi o profumi di cibo?
Sì: “Entrò nella pasticceria e la ragazza grassottella del bancone le indicò i vari dolci esposti sui ripiani. Cominciò a chiedere un cornetto ripieno di Nutella. La cioccolata aveva su di lei un potere al quale era inutile resistere. Dopo, fu la volta dei taralli al vino, delle ciambelline al latte, di quelle al cocco, delle sfoglie a forma di cuore, del mezzo chilo di pasticcini da tè (…)”.
Il Profumo Patrick Süskind del 1985 a che ricetta lo legherebbe, e perché?
Alla Sacher per contrasto tra i profumi forti del libro e l’aroma delicato della marmellata di albicocca o di ciliegia della torta.
Per concludere ci potrebbe regalare una sua ricetta? Quella che le riesce meglio?
QUICHE LORRAINE (ricetta francese)
Prendete 150 gr. di farina, fate un buco al centro e aggiungete 125 gr. di  burro sbriciolato e un pizzico di sale. Impastate tutto e versate sopra un dl di acqua fredda; lavorare ancora la pasta ma non troppo, lasciarla riposare per due ore (potete usare una pasta sfoglia già pronta).
Tagliare a dadini 100 gr. di lardo magro o prosciutto crudo, gettateli nell’acqua bollente e fateli cuocere per dieci minuti, sgocciolateli. – Sbattete tre uova fresche – aggiungete 5 gr. di sale e 3 dl di panna. Pepate. – Stendete la pasta dello spessore di 4 mm circa e mettetela in una tortiera dai bordi alti. – Aggiungete alla pasta le uova sbattute, la panna, il lardo o il prosciutto – mettere nel forno caldo  e fate cuocere per 40 minuti. Servite la quiche calda subito dopo averla sfornata.
Quale complimento le piace di più come cuoco?
Che il piatto che ho cucinato è stato divorato con gusto.
E come scrittore?
Che il libro è stato letto tutto d’un fiato.
Che frase tratta  dalla sua esperienza di scrittore possiamo portarci nel cuore uscendo dalla sua cucina?
Lo psicologo Willy Pasini nel libro intitolato “Il cibo e l’amore” ricorda che tutti i grandi amanti sono anche dei grandi ghiottoni (…) e che ogni personaggio storico aveva le sue abitudini. E se la zuppa di re Alfonso XII aiutava il monarca a rimettersi dagli strapazzi amorosi, le sue omelette ai fiori d’oro mandavano in trance le ragazze. Insomma, da un appetito all’altro! Forse, quella donna (quella del mio racconto) farebbe bene a fare un po’ di più l’amore. Non bisogna credere alle compensazioni: come arrivano se ne vanno.
Grazie per la sua disponibilità                                                  

sabato 30 marzo 2013

BUONA PASQUA con le uova sode decorate per i bambini

Auguri a tutti gli amici di Gnomo sopralerighe!

Quest'anno divertitevi a portare in tavola le  semplici uova sode ( che di tradizione solitamente si servivano per la colazione pasquale con il salame e la coppa)  a forma di gallina: decorate con  un pezzetto di pomodoro per la crestina, uno di carota per il becco e chiodi di garofano per gli occhi!


Oppure mia nonna li serviva a forma di funghetto:
decorati con una calotta di pomodoro svuotata dai semi e decorata di maionese. Farete felici i bambini!

lunedì 25 marzo 2013

IN CUCINA CON LO SCRITTORE, Lorenzo Spurio, Ritorno ad Ancona ed altre storie


Interviste culinarie di Federica Gnomo

Oggi salutiamo e ringraziamo l‘autore Lorenzo Spurio, autore del libro di narrativa breve “Ritorno ad Ancona e altre storie”, Lettere Animate Editore, 2012, per averci aperto la porta della sua cucina.

“Ritorno ad Ancona e altre storie” (Lettere Animate Editore, 2012) è un libro scritto a quattro mani assieme alla scrittrice fiorentina Sandra Carresi composto da tre storie che affrontano vicende familiari comuni alla nostra contemporaneità: i rapporti interpersonali, il divorzio, l’adozione e tanto altro. Sono principalmente storie di donne d’oggi alle prese con i loro problemi, debolezze e instabilità, spesso frutto di spregevoli o sconsiderati comportamenti maschili.

La prima domanda di rito è: le piace mangiare bene? E cucinare?
LS: Sì, mi piace mangiar bene, ma questo non significa il ricercare piatti particolari con accostamenti particolari che, invece, mi infastidiscono solo a vederli alla tv nelle rubriche di cucina. Mi piace anche cucinare: niente di troppo particolare, ma lo faccio con piacere.

Quindi lo fa per dovere o per piacere?
LS: Lo faccio per piacere anche se in passato vivendo lontano da casa per motivi di studi ho avuto occasione per occuparmi integralmente io della cucina. Non mi ha mai pesato troppo cucinare perché pensavo sempre al prodotto finale che poi mi avrebbe appagato.

 Invita amici o è più spesso invitato?
LS: Direi un po’ tutti e due. Non c’è una prevalenza nel tipo di invito.

 Ha mai conquistato amici o una donna cucinando?
LS: Per il momento devo dire di no, piuttosto sono stato ammonito per l’uso eccessivo del peperoncino. Una mia fissa.

Vivrebbe con  una compagna che non sa mettere mani ai fornelli?
LS: Per me non farebbe differenza. Io cucinerei per me e basta, però.

Quando ha scoperto questa sua passione?
LS: Diciamo che non è una vera passione ma è un’attività che è stato necessario fare in certi momenti a meno che non desideravo andar a dormire con la pancia vuota.

Ci racconta il suo primo ricordo legato al cibo?
LS: Mi hanno raccontato che da bambino non avevo un gran rapporto con il cibo ed ero sotto questo punto di vista molto schizzinoso. Poi, crescendo, le cose sono cambiate.

Ha un piatto che ama e uno che detesta?
LS: Il piatto preferito è la Carbonara. Una delle poche cose che non mi piacciono è lo stoccafisso.

Un colore dominante proprio di cibi che la disgustano?
LS: Ricordo che una volta mi è stato offerto di assaggiare un dolce dell’est Europa. Il colore fucsia di non so cosa, però, mi ha destabilizzato.

Quando è in fase creativa ha un rito scaramantico legato al cibo? Prende caffè? O tè, una bibita speciale per stare fermo a scrivere?
LS: Non c’è qualcosa in particolare. Il caffè mi piace, ma non lo lego alla scrittura.

Scrive mai in cucina?
LS: È sicuramente una domanda singolare. Devo dire che fino a ora non è mai successo, ma potrebbe capitare. La location per me è per lo più ininfluente.

Altrimenti dove ama scrivere? e a che ora le viene più naturale?
LS: In camera con il pc sulla scrivania o sulle ginocchia steso sul letto. In sala sul divano. Insomma in una maniera comoda.

 Si compra cibo pronto ( tramezzini, pizza, snack) o si cucina anche quando è molto preso dalla scrittura?
LS: No, preferisco evitare quel tipo di cibi, almeno quando sono in casa.
Che tipo di cibo desidera di più quando scrive ed è preso dal suo lavoro? Salato o dolce?
LS: Salato.

Lei è uno scrittore di narrativa e di saggistica (critica letteraria). Quando esce a cena con i suoi amici  che tipo di locale preferisce?
LS: Ristoranti semplici che facciano cucina casereccia principalmente di carne.

Nelle sue presentazioni offre un buffet? Pensa sia gradevole per gli ascoltatori intervenuti?
LS: Nel caso della presentazione di “Ritorno ad Ancona e altre storie” svoltasi il 25-05-2012 alla Biblioteca Villa Bandini di Firenze, sì, avevamo predisposto un buffet che, come sempre avviene in questi casi, è stato molto gradito dal pubblico.

Tende a fare un aperitivo con due olive e patatine o a offrire quasi un pasto completo?
LS: La pratica dell’aperitivo è molto gustosa secondo me.

Ha mai usato il cibo in qualche storia?
LS: Sì, riferimenti al cibo sono spesso presenti nei miei racconti, ovviamente per utilizzi strumentali alla storia stessa che racconto.

Ad esempio in  “Ritorno ad Ancona” ci sono passi che ricordano cibi o profumi di cibo?
Il cibo è mai protagonista?
LS: Dovrei fare mente locale e ricordami bene però ci sono riferimenti ad un bel piatto di carbonara, come pure al mangiare delle brioche per colazione e nel racconto che dà il titolo alla raccolta, ambientato in parte ad Ischia si parla di cibo napoletano con particolare attenzione alle bruschette di pomodoro.

Per concludere ci potrebbe regalare una sua ricetta? Quella che le riesce meglio?
LS: Potrei consigliare una ricetta elementare e squisita per la maggior parte dei palati: il tiramisù. Attenti però con le dosi o la crema non si monterà al punto giusto!
TORTA TIRAMISU’
Ingredienti per 8 persone:
400g di savoiardi (o fette di pandispagna)
3 decilitri di caffè
100 di zucchero
5 uova
500 g di mascarpone
Cacao per guarnire
Preparazione:
Con un mixer montate i 5 tuorli con lo zucchero finché non diventano bianchi e spumosi. Aggiungete il mascarpone mescolando con molta cura.
A parte montate a neve 3 albumi e un pizzico di sale,  poi uniteli alla crema al mascarpone con  delicatezza per non farli smontare.
Prendete una pirofila e disponete alla base i biscotti inzuppati nel caffè zuccherato ed eventualmente insaporito con un po’ di rum (se piace).
Versate sullo strato di savoiardi metà della crema, poi fate  un secondo strato di savoiardi bagnati nel caffè e su questi stendete tutta la crema rimasta. 
Livellate bene e passate in frigo  frigo per almeno 3-4 ore, prima di servire spolverate tutto con cacao amaro.

Che frase tratta dalla sua opera o dalla sua esperienza di scrittore possiamo portarci nel cuore uscendo dalla sua cucina?
LS: Non ci furono addii o arrivederci. Vincenzo le disse che era contento di averla conosciuta, perché era una bella persona aggiungendo che non se la sentiva di portare avanti la loro storia. Non aggiunse altro ed evitò di dare spiegazioni. Rebecca, dal canto suo, gli disse che per lei era uguale e, ancora una volta, in questo loro ultimo incontro ritrovarono quella sintonia istintiva, quel comune sentire che aveva permesso loro di conoscersi e di amarsi. Anche se solo per una notte.

Grazie per la sua disponibilità                                                                          









sabato 23 marzo 2013

Home sweet Gnome: Tazze fiorite

Guardate che cosa carina ho trovato!
Piantine grasse in tazze di porcellana che possiamo scovare nei tanti mercatini di Primavera. Per rendere le tazze ancora più belle, possiamo riempirle con del terriccio e piantarci un bulbo. In breve avremo bellissime tazze fiorite e tanta soddisfazione! Queste tazze a secondo della loro forma e materiale, porcellana decorata, terracotta rustica, o ceramica moderna,   si adatteranno a tutti i tipi di cucine e soggiorni. Buon giardi-tazzo!

giovedì 21 marzo 2013

TEA for TWO: Torta alle mele sciroppate nel limone

Oggi festeggiamo la Primavera con una torta alle mele nella declinazione sciroppate al limone.

INGREDIENTI:
700 gr di mele (3-4 mele)//200 gr di zucchero//2 uova//150 gr di burro//250 gr di farina//1 bustina di lievito per dolci//1 limone spremuto//un pizzico di sale fino//zucchero a velo(facoltativo)//tre cucchiai di limoncello
PREPARAZIONE:

Togliete il torsolo alle mele,sbucciatele e tagliatele a dadini o fettine sottili. In una ciotola unite alle mele lo zucchero e la spremuta del limone, e il limoncello, mescolate il tutto, coprite con una pellicola e lasciate riposare in frigo per almeno un’ora affinché si insaporiscano In una ciotola sbattete le uova con il burro fuso, la farina e il lievito, un pizzico di sale fino; amalgamate bene e unite al composto le mele col loro sciroppo e mischiate, se risultasse eccessivamente liquido aggiungete un po' di farina. Versate il composto in una teglia imburrata e infarinata,  infornate a 160° per 45-50 minuti.Fate la prova stecchino per verificare se la torta sia cotta.  Sfornate e lasciate raffreddare. Se piace decorate con zucchero a velo.

mercoledì 20 marzo 2013

Foto - recensione: Roma per sempre, Marco Proietti Mancini, Edizioni della Sera


ROMA PER SEMPRE
Storie quotidiane della capitale
Di Marco Proietti  Mancini
Edizioni della Sera
Seconda edizione gennaio 2013

Ho comprato questa raccolta di racconti, che poi è molto simile a un romanzo, perché conosco l’autore; una conoscenza virtuale, come sempre più spesso capita. Devo dire che è esattamente il tipo di scrittura e riflessioni che mi aspettavo leggendo i suoi post su FB. Potrei intitolare questo libro Mancini per sempre, perché lui e Roma si fondono, e non assistiamo a racconti di quartieri o vie, usanze, monumenti, soltanto, ma una serie di esperienze di città madre, moglie e amante trasfigurate, direi proprio “colate” attraverso la mente dell’autore. Mancini è poeta e filosofo, come ci dimostra in molte frasi. Mancini è un uomo attento ai particolari, una persona sensibile che conserva l’animo curioso di un bambino mischiato a quello nostalgico di un anziano. Vive, sperimenta, aspira tutto ciò che ha intorno e cataloga, ricorda, ci cede le sue emozioni, appunto colandole sulla carta, e rivive scrivendo ogni odore e suono, angolo o personaggio di Roma.
Certo, devo dire che al principio mi aspettavo un libro diverso, e  quindi questa angolatura intimistica  mi ha spiazzato, come pure il primo capitolo, che non essendo romana non ho compreso, ma poi, se ci si lascia alle spalle l’idea che il titolo e la copertina un po’ svianti ci sussurrano, di quasi guida a posti particolari romani, si accede alla vera Roma interiore di Mancini, o meglio al suo essere romano e uomo,  e allora si gusta veramente il testo. Unico appunto a questa opera, la mancanza di una piccola mappa molto schematica con i luoghi di cui lui parla per chi come noi poveri barbari, non vivendo nella capitale, la assaliamo poche volte all’anno e non la respiriamo come l’autore. Poiché  Mancini parla di piccole realtà, sarebbe stato interessante vedere dove certi quartieri, vie o locali sono dislocati rispetto al centro.
Quindi almeno 4 stelle per questo testo che definirei una guida emozionale, perché  in effetti è  un susseguirsi di emozioni guidate, sia  personali e che universali.

martedì 19 marzo 2013

Frittelle dolci di riso, pinoli e uvetta per San Giuseppe

Oggi è la festa del papà
e in casa mia da decenni si friggono queste frittelle di riso dolci, assolutamente inedite. Contrariamente a tante ricette in queste
NON DEVE ANDARCI L'UOVO, ricordatevi.

Ingredienti per 4 persone:
1/2 di riso per risotti ( io uso il parboliled perchè mi piace al dente)
1/2 litro di latte
2 bicchieri d'acqua per la cottura e uno per l'impasto.
un etto di uvetta sultanina bagnata nel limoncello, o cognac
50 gr di pinoli sgusciati
cannella, sale, scorza di limone grattata,
due cucchiaini di lievito per dolci
150 gr di farina 00
4 cucchiai di zucchero semolato + a piacere per rotolarci le frittelle calde.
Olio di arachidi per friggere
Procedimento:
Per prima cosa mettete a rinvenire l'uvetta in una ciotola con limoncello e un po' d'acqua. Quindi ponete sul fuoco una pentola con il latte, i due bicchieri d'acqua, una presa di sale e i due cucchiai di zucchero.
Fate cuocere bene il riso. Se serve allungare  con acqua.
In un bel recipiente di coccio mettete la farina mescolata al lievito da dolci, e il latte tiepido, fate una  pasta morbida e  gonfia, in questa aggiungete il riso cotto e scolato, l'uvetta scolata bene, i pinoli, 4 cucchiai di zucchero, una spolverata di cannella e la buccia di un limone grattato.
Deve risultare un impasto simile a quello dei supplì, ma più morbido a causa della pastella. Se occorre aggiungete  un po' di farina.
In un recipiente  alto o una friggitrice mettete abbondante olio di arachide e friggete a temperatura non eccessiva (160°) delle palline che prenderete con un cucchiaio e aggiusterete aiutandovi con le mani bagnate( così non vi si attacca il riso alle dita). Appena dorate molto bene, scolatele e passatele nello zucchero semolato. Più avrete condito l'impasto, assaggiandolo anche per avvertire il sale e il dolce, più saranno speciali.
BUONA FESTA DEL PAPA'