martedì 19 febbraio 2013

Forse sono una Ferrari e festeggio con Baci fatti in casa.



Ieri  i TG hanno detto che il cavallino rampante  nero in campo giallo, cioè il simbolo della Ferrari, nel 2012 è risultato il Best Brand, cioè il marchio più affidabile, di prestigio, conosciuto al mondo, e non dai soli nababbi ma da tutti gli strati sociali.

"È in testa alla classifica di Brand Finance davanti a Google e Coca-Cola".

Una piccola azienda gioiello che supera colossi informatici e alimentari mondiali con cui ci confrontiamo ogni giorno, e ci colloca tra l'eccellenza. Un anno di grandi utili il 2012 per la Ferrari che ha incrementato le vendite in Cina, (e qui non mi stupisco) ma anche in Europa.
Nei momenti di crisi si sa che i beni di extralusso non soffrono, anzi spesso si rafforzano. Un po' come me, che nel 2012 mi sono rimboccata le maniche e ho deciso di essere speciale. Quindi magari sono una Ferrari e neanche lo sapevo.

Festeggiamo il brand con dei cioccolatini fatti in casa che ci riportano a un'altro must: 
i BACI di cui darò domani la ricetta!

lunedì 18 febbraio 2013

IN CUCINA CON LO SCRITTORE, Roberto Riccardi. Undercover. Niente è come sembra.



Interviste culinarie di Federica Gnomo

Oggi salutiamo e ringraziamo Roberto Riccardi, autore di Undercover. Niente è come sembra, edizioni E/O (Roma, 2012), per averci aperto la porta della sua cucina.

“La pietanza alla base del mio libro è la cocaina” - ci spiega -, “un carico di ben sette tonnellate è in viaggio dall’America latina all’Italia e sarà compito di Rocco Liguori, agente sotto copertura della Direzione Centrale Antidroga, riuscire a sventare l’illecito traffico. Per farlo dovrà infiltrarsi, entrando in contatto con esponenti di un cartello colombiano, della temibile organizzazione messicana Los Zetas interamente composta da ex militari, e della ’ndrangheta. Un piatto ricco ma difficile - per proseguire la metafora culinaria - e, a complicare la situazione, la presenza fra i narcos dell’amico d’infanzia Nino Calabrò, cresciuto con Rocco in un paesino dell’Aspromonte, di un bocconcino come Rosario Romero, affascinante esperta d’arte prestata al traffico di droga, e del generale Mendieta, un osso duro da mordere”.     
La prima domanda di rito è: le piace mangiare bene? E cucinare?
“Per dirla con Catalano, meglio mangiare bene e spendere poco che mangiare male e spendere molto. Cucinare? Sono una schiappa, non vado oltre la mera sopravvivenza”.
Lo fa per dovere o per piacere?
“Mangiare è un piacere, decisamente. Non sento mai i morsi della fame, se sono distratto da qualcosa (ad esempio scrivere) posso saltare un pasto senza accorgermene. Mi accosto al cibo sempre per gola, lo confesso”.
Invita amici o è più spesso invitato?
“Non faccio spesso nessuna delle due cose. Se sono invitato, ricambio invitando al ristorante”. 
Ha mai conquistato amici o una donna cucinando?
“Non è alla mia portata. Più facile il contrario, che i miei piatti inducano alla fuga, ma anche quello non mi pare sia successo. Almeno finora”.   
Vivrebbe con  una compagna che non sa mettere mani ai fornelli?
“Sì. Questione di giustizia, credo, non posso pretendere ciò che non so offrire”. 
Quando ha scoperto la passione per la buona tavola?
“Piuttosto tardi. Sino all’adolescenza sono andato avanti a pizze e Coca-Cola, senza accusare per questo scompensi gravi”.
Ci racconta il suo primo ricordo legato al cibo?
“Ripenso con struggente nostalgia al timballo di patate della nonna Vittoria. Non so se la distanza temporale aggiunga del suo ai ricordi, ma non credo: era veramente una delizia”.
Ha un piatto che ama e uno che detesta?
“Amo la cucina toscana e le cose semplici, per un tagliere di salumi e formaggi come si deve potrei uccidere (magari meglio farlo in un giallo, non nella vita). Non mi viene in mente un piatto detestabile”.
Quando è in fase creativa ha un rito scaramantico legato al cibo? Prende caffè? O tè, una bibita speciale per stare fermo a scrivere?
“Quando scrivo non prendo niente, non faccio altro. Sarà perché noi uomini non siamo portati per il multi-tasking…”. 
Scrive mai in cucina?
“La mia cucina, ahimé, non ha dimensioni tali da poterci scrivere”.
Altrimenti dove ama scrivere? e a che ora le viene più naturale?
“In soggiorno o in camera da letto. Di solito scrivo la mattina presto, quando l’aria è fresca e la mente pure”. 
Ha un aneddoto legato al cibo da raccontarci? O una cosa carina e particolare che le è accaduta?
“Io sono autore anche di libri sulla Shoah. Sono stato un numero e La farfalla impazzita sono biografie di vittime, La foto sulla spiaggia è un romanzo dedicato a una bambina scomparsa ad Auschwitz. Ebbene, fra le cose che mi hanno avvicinato al tema ci sono… le magnifiche crostate di un forno di via del Portico di Ottavia, nel cuore del Ghetto di Roma!”.   
Quando esce a cena che tipo di locale preferisce?
“Adoro i locali antichi, che abbiano una storia, un’atmosfera. Ma non ho preclusioni per il moderno”.
E per festeggiare una pubblicazione?  Cosa tende a ordinare in un locale?
“Quando esce un nuovo libro festeggio sempre, anche se si dovrebbe farlo solo dopo aver controllato i risultati delle vendite. Ma per me è festa grande, comunque, come se fosse nato un bambino. Cameriere champagne!”.  
Nelle sue presentazioni offre un buffet? Pensa sia gradevole per gli ascoltatori intervenuti?
“A volte l’ho offerto. Penso sia gradevole, sì, ma non si può farlo sempre”.  
Tende a fare un aperitivo con due olive e patatine o a offrire quasi un pasto completo?
“Un aperitivo, a meno che non si tratti di una cena con presentazione. Una volta me ne hanno organizzata una bellissima a Fossano, al festival Esperienze in Giallo. La cena era a tema, sul mio libro Undercover. I tavoli avevano i nomi dei personaggi del romanzo, il menu riprendeva contenuti e aneddoti della vicenda. Un’idea che ho trovato geniale”.
Ha mai usato il cibo in qualche storia? Ad esempio in  “titolo del romanzo” ci sono passi che ricordano cibi o profumi di cibo? Il cibo è mai protagonista?
“Finora non è capitato. Ma ho ancora tante storie da scrivere…”.  
Per concludere ci potrebbe regalare una sua ricetta? Quella che le riesce meglio?
“Come faccio io la pasta al pesto, nemmeno ai carugi genovesi…”.
(Nota di Federica. Alla richiesta della ricetta ironicamente l'autore mi ha confessato di usare dell'ottimo pesto pronto! Ridiamoci sopra, infondo è uno scrittore affascinante anche senza saper fare manicaretti). 
Quale complimento le piace di più come cuoco?
“La persona del cuore che, dopo aver cenato, mi guarda coi suoi occhi profondi e mi dice: Sono sopravvissuta a cose peggiori”.  
E come scrittore?
Ho fatto nottata per finire il tuo libro, non sono riuscito a staccarmi. Quando me lo dicono, resto di buon umore per tutto il giorno”.
Che frase tratta dalla sua opera o dalla sua esperienza di scrittore possiamo portarci nel cuore uscendo dalla sua cucina?
“Propongo le prime righe di Undercover, l’incipit è un classico. Aspromonte, 1985. La lattina di birra rotola veloce lungo la strada scoscesa. Il suo fragore fa voltare le vecchie sulle seggiole, davanti agli usci delle case. Sono l’anima del paese queste donne dai volti scavati, tutte uguali nei loro fazzoletti neri, nelle vesti lunghe fino ai piedi, affacciate sul mondo come se lo guardassero  dal ponte di una nave, come se non fossero mare anche loro”.   

Grazie per la sua disponibilità                                                                            
Federica Gnomo







sabato 16 febbraio 2013

Amore e cioccolata


Amore e cioccolata, si sa, sono un connubio perfetto.Ma voi sapete fare una buona cioccolata senza usare i preparati in busta?
Vi assicuro che è semplicissimo. Basta solo non perdere la testa con un lui alle spalle che bacia il collo e mescolare con attenzione perché potrebbe attaccare e bruciare. Meglio fare aspettare il partner sul divano o spedirlo a comprare biscotti, tipo lingue di gatto.

Ingredienti per 2 persone.
2 cucchiai da cucina di Cacao in polvere amaro, tipo Perugina.Più lo mettete e più avrete cioccolato amaro.
2 di zucchero
mezzo di farina 00
1 tazza e mezza (350g circa) di latte intero
un minipizzico di sale fino ma poco poco
Un cucchiaino di burro

Preparazione:
Mescolare in un pentolino cacao, farina e zucchero, pochissimo sale. Unire il latte a filo, piano piano mescolando bene per non fare grumi. Mettere sul fuoco il pentolino, sarebbe meglio a bagnomaria, ma io sono "stufina" quindi lo metto direttamente sul gas molto basso. Mescolate e cuocete sempre mescolando fino a innalzare il bollore. Spegnete il gas, aspettate un minuto, rimettete il pentolino sul fuoco e sempre girando la cioccolata fate alzare di nuovo il bollore. A questo punto dovrebbe essere cotta e densa, unite il cucchiaino di burro e... buona serata!

giovedì 14 febbraio 2013

365 Storie d'amore - Booktrailer by Duca

SAN VALENTINO: I biscotti dell' Amore

Poteva mancare un post a San Valentino? certo che no! Primo per annunciarvi che potete ordinare due antologie di racconti romantici in cui sono presente (365 storie d'amore di Delosbooks, e Impronte d'Amore di Butterflay Edizioni)
.http://www.delosstore.it/delosbooks/scheda.php?id=42338 ∂| Delos Store | 365 storie d'amore


Secondo per proporvi il classico gioco dei biscotti dell'Amore, e la loro ricetta.




I BISCOTTI DELL’AMORE


I Biscotti dell’Amore sono l’ideale per divertirsi a San Valentino. Mutuati dai più famosi fratelli della Fortuna, essi racchiudono all’interno un bigliettino con consigli d’amore. Facendoli in casa si potrà effettuare un divertente gioco  un po’ hot con il vostro partner: potrete infatti scrivere sul biglietto  interno la richiesta di varie azioni: bacio, carezza, eliminazione di un indumento, per arrivare alle richieste più bizzarre o trasgressive. La preparazione dei biscotti è molto semplice, quella del partner, se non ce l'avete, un po’ meno.

Ingredienti
50 gr – burro
100 gr – farina
70 gr – zucchero a velo
3 – albumi
2 cucchiai di vaniglia o estratto di mandorle
Preparazione:
Sciogliete il burro a bagnomaria. Con  il frullino elettrico montate a neve gli albumi. Aggiungete, servendovi di un colino,  lo zucchero a velo setacciato, poi lentamente la farina, l’estratto di mandorle  o vaniglia, il burro e mischiate tutto con la frusta fino a ottenere un impasto omogeneo. Prendete una teglia da forno e stendeteci della carta forno, sulla superficie, aiutandovi con un cucchiaio, stendete un po’ di pasta dando la forma circolare cercando di distanziare i biscotti per non farli attaccare tra di loro mentre cuociono Preriscaldate il forno a 180° e infornate la teglia per circa 10 minuti. Quando i bordi saranno dorati e il centro sarà di un colore più chiaro, saranno pronti. Aiutandovi con una paletta antiaderente, mettete un bigliettino ( meglio scritto su rettangolini di carta da forno) al centro e piegate il biscotto a metà fino a far toccare il bordo, ricaverete delle mezzelune. Pressate i bordi. Poi prendete un lembo e ripiegatelo dall’altra parte per dare la forma caratteristica quasi di tortellino gigante. Mettete il biscotto al centro di una tazzina da caffè o un bicchiere perché raffreddando manterrà la forma. Una volta riempiti e confezionati tutti serviteli in un vassoio e pescatene uno a testa alternativamente con la vostra dolce metà.
Buon divertimento!

martedì 12 febbraio 2013

TEA for TWO: Castagnole Light al limoncello



Le castagnole sono un dolce tipico di Carnevale, talvolta però risultano delle palline unte e pesanti, queste che vi suggerisco invece sono leggerissime.
Dose base per circa 10 castagnole.

Un uovo intero
una tazza di farina
due cucchiai di zucchero
due di latte
uno di olio
due di limoncello, o liquore a piacere.
Un pizzico di sale fino
Mezza cartina per dolci
Olio per friggere

Mescolate il tutto e fate un impasto consistente da friggere in olio caldo a piccoli cucchiaini. Muovete la padella e vedrete gonfiarsi le frittelle. Appena dorate scolatele su carta assorbente e poi passatele nello zucchero.

BUON CARNEVALE!

lunedì 11 febbraio 2013

IN CUCINA CON LO SCRITTORE Daniela Frascati. Nuda Vita e Le prince Noir



Oggi salutiamo e ringraziamo l‘autore  Daniela Frascati - Nuda Vita – ed. Absolutely Free 2011, e l’antologia Le Prince Noir ed. Aìsara uscita in questi giorni - per averci aperto la porta della sua cucina. 

NUDA VITA - Delfina è una ragazza in coma a seguito di un incidente, chiusa in quello stato che i medici definiscono minimal responsive. Attorno a lei i personaggi che hanno fatto parte della sua vita e che cercano di riportarla alla coscienza. Ma ognuno di loro è prima di tutto a se stesso che parla, mettendo a nudo le meschinerie e le paure che stanno a fondamento di ogni relazione, in una rappresentazione della normalità che sconfina pericolosamente con il suo opposto, quella sottile e banale follia del quotidiano in cui siamo immersi. Fuori Delfina, un succedersi di storie e di colpi di scena. Dentro, l'inquieto vaneggiare di Delfina in attesa del risveglio. Ma se fosse proprio lei a non voler aprire gli occhi?

Le Prince Noir - Omaggio ad André Héléna Dodici gli scrittori italiani  (tra questi ci sono anch’io) che, ispirandosi ai romanzi più celebri del Principe scomparso quarant’anni fa, hanno messo a disposizione la loro creatività per raccontare storie tendenzialmente “forti”. Tra omicidi, prostituzione e ricatti, dunque, non resta che lasciarsi catturare dalle vicende torbide rielaborate dai nostri dodici autori.


La prima domanda di rito è: le piace mangiare bene? E cucinare?
- A chi non piace mangiare bene!? Certo. E ai fornelli non me la cavo male.

Lo fa per dovere o per piacere?
- Ora che vivo sola, lo faccio certamente per piacere. Nel senso che, non dovendo approntare cene e pranzi quotidianamente, quando ne ho voglia mi coccolo con i piatti che mi piacciono di più.

 Invita amici o è più spesso invitato?
- Non saprei fare una statistica. Dipende dai periodi e dalle occasioni.

 Ha mai conquistato amici o un uomo cucinando?
- Gli amici mi fanno i complimenti e mangiano con appetito; e non ho mai indagato se le mie conquiste maschili nascessero da ciò che cucinavo. Spero fossero legate soprattutto ad altro. Non per sminuire la buona cucina, ma…

Vivrebbe con  un compagno che non sa mettere mani ai fornelli?
- Già fatto!

Quando ha scoperto questa sua passione?
- Definirla passione è un po’ troppo. La passione è qualcosa di travolgente e irresistibile. Mi piace cucinare e mi ci dedico se ho amici a cena, o i miei figli, o se ho voglia di un piatto particolare.

Ci racconta il suo primo ricordo legato al cibo?
- Mi hanno sempre detto che da bambina ero famelica e quando ero molto piccola dovevano imboccarmi in due per evitare che strillassi tra una cucchiaiata e l’altra. Il mio primo ricordo, invece, è legato a un piatto che detestavo. Il brodo. Mi sono rifiutata di assaggiarlo fino all’età di sedici anni. Poi ho cambiato idea.

Ha un piatto che ama e uno che detesta?
- Il cibo che detesto, per il quale provo quasi repulsione, sono le uova dei pesci, tipo uova di storione, di caviale, e in genere tutti i piatti “granulosi”, anche il cus-cus. Di piatti che amo ce ne sono troppi. Primi piatti e dolci, in maniera indiscriminata.

Un colore dominante proprio di cibi che la disgustano?
- Non ho disgusti legati al colore del cibo. Qualche volta  è la presentazione del piatto, soprattutto al ristorante o quando sono ospite, che mi lascia perplessa e forse anche prevenuta.

Quando è in fase creativa ha un rito scaramantico legato al cibo? Prende caffè? O tè, o una bibita speciale che l’aiuta a scrivere?
- Quando sono in fase creativa prendo caffè, tè, mangio yogurt, budini, pistacchi, dolcetti…

Scrive mai in cucina?
- Ho un cucinotto ben attrezzato e non c’è un tavolo. Ma non mi è mai piaciuto  scrivere in  cucina.

 Dove ama scrivere? e a che ora le viene più naturale?
- Scrivo nella mia camera che è anche uno studiolo. Scrivo soprattutto il pomeriggio e la notte. Mai la mattina. Ho il cervello scollegato.

 Si compra cibo pronto ( tramezzini, pizza, snack) o si cucina anche quando è molto presa dalla scrittura?
- Qualche volta a pranzo mi compro la pizza, il mio fornaio ne ha di tutti i tipi e  gusti. Ma anche cose dolci. Indipendentemente da se scrivo o no, il mio pasto principale è quello della sera. La cena me la preparo anche quando sono presa dalla scrittura.

Che tipo di cibo desidera di più quando scrive, salato o dolce?
- I dolci mi piacciono sempre, ma sgranocchio anche cose salate, molto meno, però.

Lei è uno scrittore di narrativa generale, quando esce a cena con i suoi amici  che tipo di locale preferisce?
- Mi piacciono i locali semplici e sono abitudinaria. Vado dove so che cucinano bene e posso fidarmi. Detesto la cucina cinese e amo la cucina giapponese.
Cosa tende a ordinare in un locale?
- Mi lascio ispirare dal menù e non rinuncio mai al dolce.

Nelle sue presentazioni offre un buffet? Pensa sia gradevole per gli ascoltatori intervenuti?
Tende a fare un aperitivo con due olive e patatine o a offrire quasi un pasto completo?
- Dipende dal luogo della presentazione e dal tipo di pubblico.

Ha mai usato il cibo in qualche storia?
- In quelle che ho finora pubblicato no, ma ho un romanzo in progress dove il cibo è uno dei protagonisti.

Ad esempio in  “Nuda Vita” ci sono passi che ricordano cibi o profumi di cibo?
Il cibo è mai protagonista?
- No in questo romanzo niente cibo.
-           
“Nuda Vita” a che ricetta lo legherebbe, e perché?
- Mi viene in mente un bel tiramisù, ma detto così e vista la vicenda sembra quasi grottesco. E invece, no. È una storia forte che ha bisogno di dolcezza.

Per concludere ci potrebbe regalare una sua ricetta? Quella che le riesce meglio?
- Non è quella che mi riesce meglio ma è semplice, veloce e squisita.

GALLETTI AL BRANDY
 Semplice. Si prendono due galletti aperti,  si salano, si aggiunge pepe, un pò di cumino, anche una spruzzata di ariosto e si  lasciano a macerare nel brandy o nel cognac per qualche ora, meglio tutta una notte. Poi si infornano a 200°, aggiungendo olio e aggiustando il sale. Fanno tutto da soli e diventano buonissimi.

Quale complimento le piace di più come cuoco?
- Direi quando mi chiedono la ricetta. Vuol dire che è piaciuta sul serio!

E come scrittore?
- Il tuo romanzo l’ho DIVORATO!

Che frase tratta dalla sua opera o dalla sua esperienza di scrittore possiamo portarci nel cuore uscendo dalla sua cucina?
- Per essere in tema di cucina, una ricetta da non portare nel cuore e neanche nel piatto - tratta dal mio romanzo in progress dal titolo provvisorio Amanita Phalloides – un fungo velenosissimo - che lascia capire come il cibo a volte può essere una magia –
Aspasia, poggiata al pesante tavolo di marmo, lo guardava mandare giù, con riluttanza, le prime cucchiaiate di minestrone.
- È una mano santa per chi è intossicato da cattivi pensieri, la crema di Smirno: erbe cotte in acqua con sali d’ammonio, minutamente tagliate e condite con pepe, ligustico, cipolla e santoreggia secca. Poi si aggiunge olio, vino e la mia salsa segreta. Senti già come il sangue fluisce calmo dentro il tuo corpo. Ora devi abbandonarti alle delizie dell’oca in salsa apiciana.


Grazie per la sua disponibilità