lunedì 17 dicembre 2012

IN CUCINA CON LO SCRITTORE, Marco Proietti Mancini

Interviste culinarie di Federica Gnomo




Oggi salutiamo e ringraziamo l‘autore Marco Proietti Mancini “Roma per sempre” – Edizioni della sera – 2012 -  per averci aperto la porta della sua cucina.
In “Roma per sempre” Marco Proietti Mancini riesce a far viaggiare i lettori attraverso tre dimen­sioni: lo spazio, il tempo e le emozioni. Nelle sto­rie che racconta c’è una descrizione dei luoghi, dei posti e degli spostamenti, c’è il viaggio nel tempo che riporta indietro dai primi ricordi di vita fino ai giorni nostri e ci si immerge pienamente nelle sensazioni. Le emozioni prettamente roma­ne che in quei posti, in quel tempo, i protagonisti delle storie di Marco hanno vissuto.
L’autore ci accompagna, ci descrive, ci rivela i particolari, i dettagli, i segreti che Roma ancora nasconde: e noi viaggiamo insieme a lui per le strade e i vicoli di questa metropoli, corridoi di teatro che sfociano nella platea delle piazze, dove la rappresentazione della vita esplode. Ma lo spet­tacolo vero è dietro le quinte, dove i protagonisti veri sono i popolani, la gente normale che Roma la vive nella quotidianità dei suoi giorni.
Perché per chi vive a Roma ogni giorno è straordi­nario per il solo fatto di viverlo lì, nella capitale del mondo, nella città eterna. Un libro che può esse­re considerato allo stesso tempo un romanzo e una guida emozionale per conoscere ancora meglio la metropoli più bella del mondo.*
      

La prima domanda di rito è: le piace mangiare bene? E cucinare?
Mi piace mangiare e non esiste altro modo di mangiare che “bene”. Se non si mangia bene non si mangia, ci si nutre, ingozza, senza soddisfare il gusto (che è un senso) ma solo saziando la fame (che è un bisogno).  Cucinare mi piace molto, mi piace inventare e creare, perché questo è cucinare; come scrivere, comporre, cantare. Se fatto bene cucinare è una forma d’Arte – Intendiamo, io mi ritengo al massimo un artigiano dilettante, in cucina.

Lo fa per dovere o per piacere?
Quando devo cucinare la sera, a casa, magari dopo una giornata di lavoro; allora non sto a raccontare balle. E’ un dovere. Ma il sabato e la domenica mi prendo il tempo per farlo con piacere.

 Invita amici o è invitato?
Bah; veramente più che altro invito, almeno se si tratta di qualcosa legato al mangiare insieme. Mi piace cucinare per amici e mi piace anche cucinare in compagnia.

Ha mai conquistato amici o una donna cucinando?
No, direi proprio di no. Fidanzato a ventuno anni, sposato a venticinque, non ho avuto modo di sperimentare la cucina come arte seduttiva. Non credo che mia moglie sarebbe stata d’accordo. Questo per quanto riguarda le donne. Per quanto riguarda gli amici... boh, ma non mi pare proprio.

Vivrebbe con  una compagna o un compagno che non sa mettere mani ai fornelli?
Lo preferirei. Con mia moglie sono scazzi continui. A volte mi pare di essere sposato con Gordon Ramsey, mai che gliene vada bene una. Ma si vede che l’ho abituata bene e lei, sapendo cucinare, è molto esigente.

Quando ha scoperto questa sua passione?
Essendo il quinto di cinque figli ho dovuto iniziare presto ad arrangiarmi, a essere autonomo. Mia madre, per forza di cose, ha dovuto insegnarci a fare quello che serviva per arrangiarci un po’. Ho capito subito che mi piaceva ed ho iniziato subito a pasticciare.

Ci racconta il suo primo ricordo legato al cibo?
Le merende, semplicissime e squisite, che mi preparava la mia nonna materna. Pane ammollato condito con olio e sale. Oppure lo zucchero caramellato nel tegamino. Credo di aver avuto quattro o cinque anni, eppure quei sapori me li sento ancora qui, tra lingua e palato.

Ha un piatto che ama e uno che detesta?
Ne amo tantissimi, si vede che sono fedele in amore e infedele al cibo. Detesto gli asparagi. Ci sono anche altre cose che non mi piacciono, ma gli asparagi mi stanno antipatici, non mi piace nulla di loro.

Un colore dominante proprio di cibi che la disgustano?
Il verde spento o il biancastro di certe verdure cotte, come i finocchi al gratin. Sono come le ballerine ai piedi di una bella donna. Spengono l’eccitazione.

Quando è in fase creativa ha un rito scaramantico legato al cibo? Prende caffè? O tè, una bibita speciale per stare fermo a scrivere?
No, per scrivere, anzi, il cibo mi distrae. Al massimo un po’ di pane.

Scrive mai in cucina?
Mai! Altrimenti come farei a scrivere? Mi distrarrei.

Altrimenti dove ama scrivere? e a che ora le viene più naturale?
Davanti alla finestra della mia camera da letto. Ho fatto realizzare una ribalta che si tira su, mi piazzo lì e scrivo mentre ogni tanto guardo fuori. Scrivo prevalentemente la sera ed a volte è una sofferenza, perchè l’ispirazione me la porto dentro dalla mattina.

 Si compra cibo pronto ( tramezzini, pizza, snack) o si cucina anche quando è molto preso dalla scrittura?
Quando sono presissimo non sento proprio lo stimolo della fame, mi alzo al volo, acchiappo la prima cosa che capita e la trangugio senza nessun gusto. Anche se a volte nei miei lavori descrivo ricette, piatti antichi. Forse sazio il gusto rivivendone il sapore mentre lo descrivo con le parole.

Che tipo di cibo desidera di più quando scrive ed è preso dal suo lavoro? Salato o dolce?
In assoluto preferisco il salato, sempre meglio una fetta di salame che una di torta. Con l’eccezione della frutta. Ecco, la frutta è una di quelle cose che mentre scrivo mi piace mangiare.

Ha un aneddoto legato al cibo da raccontarci? O una cosa carina e particolare che le è accaduta?
Qualcuno è stato così scervellato da preparare le ricette che ho descritto nei libri. E poi mi ha anche scritto per dirmi che gli erano piaciute.

Lei è uno scrittore di narrativa quando esce a cena con i suoi figli, o amici  che tipo di locale preferisce? E quando esce con sua moglie (o la sua compagna, marito, ecc)? Oppure per festeggiare una pubblicazione?  Cosa tende a ordinare in un locale?
E’ una bella battaglia. Io sono un carnivoro, mia moglie una pastasciuttara, i miei figli sono delle specie di facocerini onnivori. Alla fine ce ne andiamo quasi sempre a mangiare una pizza da un amico pizzettaro sotto casa. Non sarà il massimo, ma fa una pizza, ma una pizza....

Ha mai usato il cibo in qualche storia?
E’ una componente essenziale. Le mie storie raccontano vite “normali”, di tutti i giorni. Magari di tempi passati. Descrivono ambientazioni, arredi, atmosfere. La sensazione di un lenzuolo sulla pelle, del vento nei capelli. Se non descrivessi cosa si prova a mangiare, a cucinare, ad assaggiare un pomodoro maturo appena raccolto, lascerei monca una parte delle sensazioni dei miei personaggi.

Ad esempio in  “Roma per sempre” ci sono passi che ricordano cibi o profumi di cibo?
Si, dei cibi di una volta, dai sapori unici, decisi. Contrapposti alle pietanze pronte ed omologate di adesso, che sono fatte per piacere a tutti tutti, senza scontentare nessuno.

Lei evoca con il cibo? Il cibo è mai protagonista? “Roma per sempre” a che ricetta lo legherebbe, e perché?
Il cibo è parte integrante di una cultura, di abitudini, di vita del popolo. I miei libri parlano del popolo. Quindi il cibo è protagonista delle storie come un comprimario, come uno sfondo, uno scenario. “Roma per sempre”è una carbonara, carboidrato, uova, proteine, olio, formaggio (pecorino), pensateci, conoscete pasto più completo?

Nelle sue presentazioni offre un buffet? Pensa sia gradevole per gli ascoltatori intervenuti?
Tende a fare un aperitivo con due olive e patatine o ad offrire quasi un pasto completo?
Alle mie presentazioni non so e non capisco nulla, non organizzo mai nulla e in genere sono in trance passionale da ore prima. Figurati se riesco a pensare al mangiare. Quando ho finito sono spossato come se avessi fatto una corsa. Mi dicono che a volte i posti dove vado offrano qualcosa, cosa sinceramente non saprei.

Per concludere ci potrebbe regalare una sua ricetta? Quella che le riesce meglio?
CARBONARA
 Fate a cubetti del guanciale (150 gr - se usate la pancetta... non vi dico come vi definisco!), metteteli in una padella e fate rosolare a fuoco medio, non serve olio, il grasso si scioglie e crea il fondo di condimento, fino a che non cristallizza diventando trasparente e i pezzetti di guanciale sono croccanti. Fate raffreddare appena, poi versateci dentro due uova intere (nel senso sia il bianco che il rosso, non con il guscio!) e sbattetele appena, senza farle a frittata. Attenzione, la padella e l’olio del guanciale non devono essere troppo caldi, o rischiate che l’uovo rapprenda troppo. Scolate la pasta bene al dente, qualsiasi formato e rovesciatela nella padella con il guanciale e le uova, riaccendendo sotto a fuoco vivo. Tenete da parte un po’ di acqua di cottura, se l’uovo tende a farsi frittata dovrete aggiungere dell’acqua. Condite con pecorino grattugiato mentre saltate la pasta in padella, girando e mantecando.
Buon appetito. Mi è venuta fame.

Quale complimento le piace di più come cuoco? E come scrittore?
Come cuoco? Bòno. Riferito al cibo, non a me.
Come scrittore? Mi fai vivere quello che leggo.

Che frase tratta dalla sua opera o dalla sua esperienza possiamo portarci nel cuore uscendo dalla sua cucina?
“... ho sognato che posso ricominciare a vivere, mille volte e mille vite. Ancora. Sempre. Per sempre. Roma per sempre.”

Grazie per la sua disponibilità










lunedì 10 dicembre 2012

IN CUCINA CON LO SCRITTORE Alexia Bianchini, "Minon".



Interviste culinarie di Federica Gnomo







Oggi salutiamo e ringraziamo Alexia Bianchini per averci aperto la porta della sua cucina.

Minon
romanzo dark fantasy – edito da CIESSE
Autrici: Alexia Bianchini – Fiorella Rigoni
Minon è una cacciatrice di spettri. È inconsapevole dell'origine del dono di poterli vedere e di riuscire a mandarli in un'altro mondo attraverso un portale che lei stessa apre.
Si accorge però che qualcosa sta cambiando...
Gli spettri sono soliti a indurre al peccato per potersi nutrire del male, ma ora spariscono anche umani in carne e ossa.


La prima domanda di rito è: le piace mangiare bene? E cucinare?
Mi piace mangiare, a ogni ora del giorno. Sono onnivora e curiosa.
Adoro cucinare e sperimentare.
 Lo fa per dovere o per piacere?
Per dovere perché ho tre pargoli e un marito goloso. Per piacere, dato che è appagante.
 Invita amici o è invitato?
Entrambi. Adoro avere gente a cena, ma mi piace anche essere invitata e “mettere le gambe sotto il tavolo”.
 Ha mai conquistato amici o un uomo cucinando?
In parte. Forse perché mio marito è del sud, mentre io sono una polentona milanese. Ho imparato a cucinare i suoi piatti preferiti e lui ha cominciato ad apprezzare i risotti.
Vivrebbe con  una compagna o un compagno che non sa mettere mani ai fornelli?
Certo, tanto cucino io.
Quando ha scoperto questa sua passione?
Da bambina. Preparare i risotti era la mia passione.
Ci racconta il suo primo ricordo legato al cibo?
È tristissimo. Mia madre era sempre a dieta, quindi non c’era un granello di cioccolato fondente per casa, preparava pietanze insipide e le porzioni erano scarse.
Ha un piatto che ama e uno che detesta?
Adoro il risotto (non si era capito?) con salciccia e funghi, ma non posso sopportare nemmeno la vista del pancotto (piatto antico che mi propinava mia madre).
Un colore dominante proprio di cibi che la disgustano?
Bordeaux, non sopporto le barbabietole.
Quando è in fase creativa ha un rito scaramantico legato al cibo? Prende caffè? O tè, una bibita speciale per stare fermo a scrivere?
Caffè con tanto latte, oppure tisane a go-go.
Scrive mai in cucina?
No, in cucina leggo (oltre a mangiare).
Altrimenti dove ama scrivere? e a che ora le viene più naturale?
Scrivo nella stanzetta di mio figlio, con un vecchio PC che temo mi abbandonerà presto. Scrivo a ogni ora.
 Si compra cibo pronto ( tramezzini, pizza, snack) o si cucina anche quando è molto preso dalla scrittura?
Mi capita di cibarmi al volo con i grissini.
Che tipo di cibo desidera di più quando scrive ed è preso dal suo lavoro? Salato o dolce?
Salato. Rumino nervosamente mentre scrivo.
Ha un aneddoto legato al cibo da raccontarci? O una cosa carina e particolare che le è accaduta?
Non vi è mai successo di dover mangiare due volte? Capita che non riesca a frenare il desiderio di cibarmi. Mi chiama, mi incita, e alla fine cedo. Solo che succede quando sono da sola, a volte poco prima di dovermi mettere a tavola con la famiglia. Che fare? L’unico modo per non farsi scoprire è mangiare di nuovo, e con gusto.
Lei è uno scrittore di fantasy-horror quando esce a cena con i suoi figli, o amici  che tipo di locale preferisce? E quando esce con sua marito?
Scelgo in base al cibo. Amiamo mangiare il pesce, la pizza e il cibo giapponese. Se siamo solo io e mio marito preferisco un luogo più intimo, con musica e  luci soffuse (sperando che non sbuchi fuori all’improvviso uno zombie dalle cucine).
Oppure per festeggiare una pubblicazione?  Cosa tende a ordinare in un locale?
Pesce. Una bella zuppa di cozze, due linguine agli scogli, una frittura gustosa.
Inizio ad avere fame, molta fame.
Ha mai usato il cibo in qualche storia?
Non rammento, ne ho scritte troppe.
Ad esempio in  “Minon” ci sono passi che ricordano cibi o profumi di cibo?
Minon mangia una mela e un misero panino, non sta vivendo una bella situazione.
Lei evoca con il cibo? Il cibo è mai protagonista?
Diciamo che la sua mancanza ha una spiegazione logica. Minon vede persone felici, che cenano nelle loro case, ma per lei la vita è un po’ diversa. In compenso la principessa Exafiria, l’incarnazione del male, ha una fame indomabile, il problema è che per saziarsi vuole mangiare noi umani.
“Minon” a che ricetta lo legherebbe, e perché?
Risotto di seppia. Perché è un dark fantasy, si accosta decisamente bene!
Nelle sue presentazioni offre un buffet? Pensa sia gradevole per gli ascoltatori intervenuti?
Sì, preparo sempre un po’ di spuntini. Credo sia gradevole, un modo per stare insieme dopo aver parlato del libro.
Tende a fare un aperitivo con due olive e patatine o ad offrire quasi un pasto completo?
Non proprio due olive, ma nemmeno un pasto. Offro diversi stuzzichini, dolci e salati.
Per concludere ci potrebbe regalare una sua ricetta? Quella che le riesce meglio?

LE UOVA RIPIENE DI TONNO non durano più di un minuto in tavola. I miei bambini ne vanno matti.
Ingredienti Uova Ripiene:
5 uova sode
Tonno in scatola in olio d’oliva
1 ciuffo di prezzemolo
Maionese
Cuocere le uova sode, tagliare a metà e rimuovere il tuorlo. Stemperare bene i tuorli con tonno (almeno una scatola) e maionese (mezzo tubetto), prezzemolo (tritato fine), sale e pepe quanto basta.
Riempire gli albumi con il composto.
Impiattare decorando a piacere.
Quale complimento le piace di più come cuoco? E come scrittore?
È un piatto da divorare.
È un libro da divorare.
Che frase tratta dalla sua opera o dalla sua esperienza possiamo portarci nel cuore uscendo dalla sua cucina?
«Padrona, sto andando a vedere se gli spettri stanno facendo il loro dovere, non vorrei mai che la mia signora potesse rimanere senza cibo», rispose il servo con voce raspante.
Exafiria lo fissò per un altro momento, stringendo le palpebre, poi lentamente ruotò il capo, non prestandogli più attenzione e tornò a mirare oltre le grandi finestre, persa nei suoi pensieri inquietanti.
Il suo stomaco emetteva continui gorgoglii per la fame, provocando un rumore sordo che la disturbava oltremodo.
La creatura ebbe un moto di rabbia.
Allungò le braccia esili che tese tremavano come corde bagnate, si portò le mani alla testa chiudendo le orecchie per non sentire più nulla attorno a sé.
I lamenti delle vittime, rinchiuse nelle segrete della dimora, arrivavano sino alla sua stanza, stuzzicandole l’appetito, mentre le liti di quei grandi rapaci che aleggiavano intorno alla torre erano sempre più frequenti, attirati dagli avanzi della principessa.

Grazie per la sua disponibilità
Grazie a voi, lietissima di aver risposto alle domande. Unico problema: mi è venuto un languorino…

lunedì 3 dicembre 2012

IN CUCINA CON LO SCRITTORE Marino Buzzi


Interviste culinarie di Federica Gnomo


Marino Buzzi
Oggi presento uno dei miei scrittori preferiti. L'ho amato da subito. Mi piace la sua sensibilità e il suo sarcasmo sottile,  l'ironia romantica che lo pervade anche come persona. Adoro la sua apparente fragilità che nasconde un caratterino di ferro : Marino Buzzi, autore di  “Confessioni di un ragazzo perbene” Luciana Tufani Edizioni e “Un altro best seller e siamo rovinati” Edizioni Mursia 2011.  

Devo dire che trovo i due libri scritti da Marino entrambe deliziosi come l’autore.
 Il primo tratta  una storia di amicizia e amore tra giovani adulti, con intermezzi spassosissimi di una bambina di dieci anni, nipote del protagonista: Michele è un trentenne che viene licenziato il giorno stesso in cui apprende del suicidio di uno dei suoi migliori amici. Incaricato dagli altri tre amici di organizzare il funerale, Michele si troverà a vivere situazioni al limite del paradossale. Si innamorerà del bel becchino che cerca di rimorchiarlo per telefono, si ritroverà come eredità la casa di Francesco (l’amico suicida) da dividere con Paolo, l’amico col quale vive un rapporto conflittuale, Luca e Donatello. .Come se non bastasse dovrà fare i conti con la famiglia biologica, che non perde occasione per ricordargli il legame di sangue e il suo ruolo all’interno della famiglia, e con la sua terribile nipote, incuriosita e affascinata dall’omosessualità dello zio. Michele si nasconde spesso nel suo mondo di fantasia in cui può essere padre di una bellissima bambina immaginaria. Ma le cose si complicano con l'arrivo di un misterioso ragazzo dal volto deturpato e di una ragazza che porta con sé una grande sorpresa.
 Il secondo si riallaccia all’esperienza di vita vissuta dell’autore e ci parla delle disavventure, comiche e a volte amare, di un libraio. Consiglio il libro a tutti, perché di facile lettura, e istruttivo. In fondo siamo anche noi spesso clienti distratti o frettolosi, sbagliamo i titoli e gli autori, e siamo disorientati e rimbambiti dai best seller. Il libraio Marino, carino e gentile, che dentro ti analizza e si morde le labbra per non mandarti al diavolo, lo vorremmo ogni giorno a soccorrerci; io magari ci prenderei anche un caffè. Le sue  avventure potete seguirle anche sul blog di Marino Buzzi “Cronache dalla libreria” che consiglio vivamente.

La prima domanda di rito è: le piace mangiare bene? E cucinare?
Ho frequentato l'istituto alberghiero prima dell'università e ho lavorato 14 anni come cuoco. I primi passi professionali li ho fatti proprio nelle cucine quindi posso dire che cucinare mi piace moltissimo anche se oggi non lo faccio più di professione. E mi piace moltissimo la buona cucina, quella semplice. Le mie scelte cadono sempre su prodotti biologici e Slow food.
Quindi ho di fronte un vero professionista!
Ora lo fa per dovere o per piacere?
Un tempo, come ho accennato, cucinare era per me una professione. Quello del cuoco è un lavoro molto bello ma anche estremamente stancante, lavori moltissime ore al giorno, tutti i festivi sei a lavorare, hai ritmi davvero pesanti. Ho abbandonato per questo soprattutto, non reggevo più la pressione. Oggi lo faccio per piacere e le cose vanno molto meglio.
 Invita amici o è invitato?
Invito, anche se due delle mie migliori amiche hanno frequentato la scuola alberghiera con me e una ha un ristorante a Comacchio, quindi capita anche di essere ospite.
 Ha mai conquistato amici  cucinando?
Ho conquistato colleghe e colleghi. Persino qualche professore all'università.
Vivrebbe con  una compagna o un compagno che non sa mettere mani ai fornelli?
Ci vivo già.
Quando ha scoperto questa sua passione?
Direi a 14 anni quando ho cominciato a frequentare l'istituto alberghiero.
Ci racconta il suo primo ricordo legato al cibo?
Il mio primo giorno da “aiuto cuoco”, ristorante pieno, cuochi e cuoche che correvano per la cucina, chili di pasta, pesce, insalata... un delirio.
Ha un piatto che ama e uno che detesta?
Da sette anni sono felicemente vegetariano quindi ho escluso dalla mia dieta quotidiana carne e pesce, ho ridotto il consumo di uova (che prendo da un contadino amico che alleva le galline all'aperto), sostituito la soia al latte e ho ridotto al minimo i formaggi. Ho scoperto, così facendo, un mondo intero legato a verdure, cereali, legumi e molto altro. Un piatto che amo particolarmente è il minestrone di verdura con verdure di stagione.
Un colore dominante proprio di cibi che la disgustano?
Il rosso del sangue.
Quando è in fase creativa ha un rito scaramantico legato al cibo? Prende caffè? O tè, una bibita speciale per stare fermo a scrivere?
No, nessun rito. Mi prendo però del tempo, modifico le ricette, ne invento di nuove, sperimento. Per me cucinare è come scrivere, mi rilassa e mi completa.
Scrive mai in cucina?
Preferisco lo studio.
E a che ora le viene più naturale?
Non c'è un orario preciso, ho sempre pochissimo tempo quindi il tempo libero, spesso, è dedicato alla scrittura o alla lettura.
 Si compra cibo pronto ( tramezzini, pizza, snack) o si cucina anche quando è molto preso dalla scrittura?
Ricorro al cibo confezionato solo quando sono costretto, non amo questo genere di cibo.
Che tipo di cibo desidera di più quando scrive ed è preso dal suo lavoro? Salato o dolce?
Solitamente salato anche se spesso mi limito a bere caffè.
Ha un aneddoto legato al cibo da raccontarci? O una cosa carina e particolare che le è accaduta?
Una cosa che riguarda la mia gatta. Quando faccio il dolce al mascarpone, di cui lei è golosissima, sale su una sedia e mi fissa sino a quando non ho finito. Appena sente che prendo gli attrezzi per sbattere le uova arriva si siede e mi guarda. Poi quando ho finito, con il dito, prendo un po' del dolce, lei lo lecca e se ne va felice. Lo fa ogni volta, è un momento tutto nostro.
Lei è uno scrittore di narrativa quando esce a cena con i suoi amici  che tipo di locale preferisce? E quando esce con il suo compagno?
Quando esco con gli amici, le amiche o il mio compagno scegliamo locali Slow Food che abbiano anche piatti vegetariani. Ci piace molto sperimentare e ci informiamo attraverso internet, guide enogastronomiche, ecc...
Oppure per festeggiare una pubblicazione?  Cosa tende a ordinare in un locale?
Per festeggiare brindiamo con un buon vino bianco e magari una cena con gli amici.
Ha mai usato il cibo in qualche storia?
Non ancora ma ho una storia in mente interamente ambientata in cucina, chissà, magari un giorno...
Nelle sue presentazioni offre un buffet? Pensa sia gradevole per gli ascoltatori intervenuti?
Tende a fare un aperitivo con due olive e patatine o ad offrire quasi un pasto completo?
Non mi è ancora successo ma trovo sia una buona idea.
Per concludere ci potrebbe regalare una sua ricetta? Quella che le riesce meglio?

IL RISOTTO AL RADICCHIO (VEGETARIANO)
Ingredienti:
Burro
cipolla
radicchio
riso
vino bianco
Formaggio grana grattugiato
brodo vegetale (cipolla, sedano, carote)

Preparazione:
Preparate il brodo vegetale con acqua, cipolla, carote e sedano, fate bollire 15 minuti circa.
Tagliate il radicchio e fatelo “appassire” con il burro, in una pentola coperta a fuoco lento. Tagliate la cipolla a julienne e mettetela in una pentola a parte con il burro, lasciatela rosolare per qualche minuto, sempre a fuoco lento e facendo attenzione a non bruciarla. Mettete il riso e fatelo “tostare” qualche minuto mescolando continuamente, bagnate con un bicchiere di vino bianco e fate evaporare. Aggiungete il radicchio appassito e un mestolo di brodo. Aggiungete, mescolando, brodo sino a termine cottura. Spegnete, aggiungete una noce di burro e del formaggio grattugiato, mescolate e fate mantecare per un minuto.
Quale complimento le piace di più come cuoco? E come scrittore?
Mi piace l'idea che i miei libri, così come i miei piatti, siano onestamente genuini.
Che frase tratta dalla sua opera o dalla sua esperienza possiamo portarci nel cuore uscendo dalla sua cucina?
Invitare qualcuno a pranzo vuol dire incaricarsi della felicità di questa persona durante le ore che egli passa sotto il vostro tetto.
Anthelme Brillat-Savarin, Fisiologia del gusto, 1825

Grazie per la sua disponibilità










domenica 2 dicembre 2012

Racconto Hot della domenica: CAFFE' SCORRETTO , di Federica Gnomo Twins







1 di noi 2 dice:
“ Sono 3mendamente affascinato da te”.
“ Ma se neanche ci conosciamo!” esclamo al telefono. Ci eravamo scambiati il numero di cellulare dopo aver chattato pochi giorni su FB.
“ Allora incontriamoci per fare 4 chiacchiere e bere un caffè”, mi propone.
Ci penso 5 minuti, e accetto.
 6 una pazza!, mi riconosco subito dopo, chiudendo la comunicazione.
Incontro in stazione con un semisconosciuto il 7 di  8bre, il mese del mio compleanno.
Mi faccio un regalo, mi dico. Un colpo di testa,  e magari anche al cuore, chissà. La sua voce è profonda, lo immagino bello, e forse anche lui pensa sia una bella donna.
Sarò una delusione,  ma non mi importa.
Non ci conosciamo di persona, FB, 9llo ruffiano, ci ha fatto trovare. Strano mostrarsi prima dentro e poi fuori, uno strappo alla consuetudine,  un’espansione dell’anima e poi il precipizio:  solidificherò in qualcosa di banale, e tutto tornerà come prima, come tanti incontri fatti di giudizi affrettati.
 Ore 10 a Roma.
Fa caldo: mi sono vestita  di seta leggera, un abito scollato, le gambe un po’ abbronzate ancora nude, i tacchi alti; voglio sembrare una donna perché ho le palle di un uomo, in genere, e talvolta mi piace fare la femmina bambina.  Ho viaggiato su un treno scomodo tra occhiate di pendolari. Ero un’intrusa.
Non sanno, non possono immaginare che uccido facilmente me  stessa  e mi trasformo 11 volte all’anno, o 12…una al mese, se serve, perché scrivo e leggo.  Vivo molte vite.
Loro spiano le tette, e seguono centimetro dopo centimetro la curva dei polpacci. Niente di anormale, fare 13 al totocalcio, e scopare con  soddisfazione sono desideri comuni e senza peccato. Non posso biasimarli… e poi mi fa piacere.
Arrivo un po’ in ritardo, mi affretto per raggiungere il bar dove ci dobbiamo vedere, anzi riconoscere. Io non credo che lui possa riuscirci, sono sicuramente difforme dalle sue fantasie.
Provo io. Scruto tutti e lo noto in un angolo vicino alla porta, appoggiato a un tavolino. Legge un quotidiano.  14 minuti di ritardo ma mi ha aspettato. Deve essere galante, o tirchio, perché non mi ha telefonato per sapere se ci avessi ripensato. Deve avere una forte considerazione di se stesso, forse ha più di 15 cm di sesso, che è la media maschile italiana, e questo lo rende stabile. Indifferente alle donne, sicuro di essere un numero 1. Di averla sempre vinta.
Mi avvicino, lo chiamo per nome. 2 occhi chiari, per niente sorpresi mi individuano. Faccio un cenno. Lui prova a  fissare il mio viso, cerca i miei, io li abbasso.
Troppo confidenziale lo sguardo. 3mendamente indagatore, intimo.
“Lorenzo?” chiedo.
“Federica?” mi risponde lui.
Sorrido. Lui si guarda intorno, c’è troppa confusione.
“Facciamo 4 passi?” mi propone, “ c’è un posto molto carino qui fuori”.
Non so perché ma 5 dita incontrano 5 dita e lo prendo per mano.
“ 6 come pensavo…” dico. Lui non risponde.
7 scalini di travertino. Mi appoggio al suo braccio. Mi sostiene. Arriviamo in una piazza, tavolini all’aperto. 8ni lucidi, un bar elegante. Sole. “Ottima scelta!”, esclamo. “Non amo la confusione”.
Ci sediamo, ordiniamo il nostro caffè.
“ A che ora hai il treno?” mi chiede. Forse già si è stancato.
Faccio finta di pensare, in realtà ho studiato tutti gli orari. Deciderò secondo come si mette.
“Il primo tra poco, un’ora”, rispondo. Mi viene da ridere, che credevo di stare  al cinema? Una bella sessione hard con tanto di gatto a 9 code? Oppure un pranzo galante, 10 violini e 11 rose rosse?
“ Un po’ troppo presto…” si lamenta.
“ Be’… ce n’è uno quasi ogni ora”, lo rassicuro. Sorride.
 “Aspetta, mi pare…12,13…14,15…”. Lui si alza, avvicina la sedia e mi mette 1 dito davanti alla bocca.
 “Shhhhh…, parli troppo”, mi dice mentre si avvicina. Avverto che vorrebbe baciarmi. Potrebbe piacermi, ha labbra seducenti e un buon odore di maschio, ma allunga un po’ insistentemente le mani sotto al tavolo e senza preavviso.
Arrivano i 2 caffè, neanche si accorge preso com’è a risalire la pelle delle mie cosce; io con un braccio glieli rovescio sui  pantaloni. 3 strilli, 4 imprecazioni; 5 minuti e sono sulla strada della stazione.
“ 6 un bell’uomo Lorenzo, con te avrei potuto continuare a contare anche oltre il 15,  fino a 88… che è il numero dei baci o un più intimo 69, ma tu almeno fino a 10 avresti potuto provarci…”.




lunedì 26 novembre 2012

IN CUCINA CON LO SCRITTORE, Gaetano Barreca, Inquietudini di cera.


Interviste libro-culinarie di Federica Gnomo



Oggi salutiamo e ringraziamo l‘autore Gaetano Barreca per aver aperto la porta della sua cucina in quel di Londra.
Questa intervista sarà leggermente diversa  perché l'autore ha voluto interpretarla e parlarci di sé a tutto campo, rivelandoci di essere un artista poliedrico e pieno di interessi. E naturalmente molto originale!
La prima domanda di rito è: le piace mangiare bene?
Sarà che la mia è una famiglia di ben due generazioni di ristoratori, ma mangiare bene per me è un obbligo. Sono cresciuto in uno dei ristoranti più grandi di Reggio Calabria, in riva alla spiaggia del bellissimo Stretto di Messina. Mia madre si occupava della preparazione dei piatti mentre io sognavo già viaggi alla scoperta di nuovi mondi. Il pesce spada è sempre stato uno dei piatti caratteristici della zona, e il polipo fresco con il limone il mio antipasto preferito.
Dopo aver vissuto dieci anni nella terra umbra del cinghiale e del tartufo, della torta al
testo e degli strangozzi, oggi vivo a Londra, città multiculturale tra le più estese d’Europa, dove tuttavia tra una corsa e l’altra non ho mai abbastanza tempo per dedicarmi ai fornelli.
Ritengo che il cibo abbia bisogno d’amore e pazienza per essere preparato, e per questo
mi trovate spesso nei ristoranti della zona in cui vivo, Angel Islington. Tra le cucine che
preferisco, quella italiana detiene ancora il primato. Ho scoperto Sartori un ristorante
napoletano in Leicester Square assolutamente delizioso, piatti abbondanti, non troppo
costosi e degni del tipico sapore dei cibi preparati al Sud. Insomma, ricordano i piatti di
mamma!
E cucinare?
Mangiare è un vero piacere per me, in particolar modo quando il pasto è condiviso con
amici e una bottiglia di buon vino italiano. Cucinare non mi fa impazzire, anche se non
nascondo che uno dei lavori in cui mi sono divertito di più è stato fare proprio il cuoco.
Durante i due anni in cui ho lavorato nel caffè del museo impressionista Courtauld Gallery, ho avuto modo di dedicarmi anche alla cucina.
Come piatto fisso nel menù c’era la zuppa con scone alle erbe o con insalata e un
formaggio a scelta tra blue cheese, goat cheese o cheddar. Per gli inglesi, la zuppa è un
piatto irrinunciabile - ricordo ancora un giorno in pieno agosto in cui servii ad una signora la zuppa bollente di carote e peperoni accompagnata da cioccolata calda, l’avrei uccisa!
Qual è stato l’aspetto più entusiasmante del tuo lavoro come cuoco in un museo
britannico?
La cosa più affascinante e divertente era che ogni mostra è abbinata ad un menu a tema, e assieme al capo cuoco della compagnia ci adoperavamo in ricerche sul sito BBC food per trovare piatti tipici, buoni e senza troppe difficoltà di preparazione. Sono stato
chiamato ai fornelli per preparare i piatti della cucina inglese per la mostra Life, Legend,
Landscape: Victorian Drawings and Watercolours (17 febbraio – 15 maggio 2011) e in seguito per preparare i piatti francesi per i visitatori della mostra di Toulouse-Lautrec and Jane Avril Beyond The Moulin Rouge (21 ottobre 2010- 16 gennaio 2011). Infine, chorizo a volontà per l’esibizione spagnola di Drawings from Ribera to Picasso (13 ottobre 2011– 15 gennaio 2012). In passato, avevamo avuto anche la cucina italiana con Michelangelo’s Dream (18 febbraio – 16 maggio 2010), ma appena arrivato a Londra il mio lavoro era servire ai tavoli, godere delle mostre e naturalmente mangiare. In un clima cosi appagante e culturalmente stimolante, puoi immaginare come scrivere fosse un vero piacere.
Tra queste variegate cucine, quale tra le cose che hai preparato ti piaceva cucinare,
mangiare e soprattutto su quali piatti ricevevi più complimenti?
Tra tutti i piatti che preparavo, quello di cui andavo più ghiotto era la mousse di trota
avvolta in filetti di salmone affumicato, servita con una fetta di limone fresco, insalata verde e pane di semi per la mostra di Toulouse-Lautrec. I migliori complimenti che ho ricevuto da numerosi clienti erano per le mie zuppe, qualcuno ha addirittura azzardato dire che in tutta Londra fossero le migliori!
Invita amici o è invitato?
Mi piace accogliere la gente a casa, un’ottima occasione per comprare fiori freschi e godere del proprio appartamento. Mi diletto a preparare gli antipasti cercando di portare in tavola il tipico sapore italiano. Olive, pomodori freschi e secchi, formaggi e salumi vari accompagnati da grissini e pane di Altamura abbinati con qualcosa di poco nostrano, ma ottimo con carote e sedano, è l’humus. Il tutto sorseggiando un buon prosecco.
Servo questo gustoso tripudio di sapori mediterranei in soggiorno appoggiando ai tappeti
della casa dei vassoi intrecciati di bambù. Con gli ospiti ci si sposta poi in cucina per
consumare un piatto unico, generalmente le lasagne vegetariane. A differenza dell’Italia in Inghilterra il tempo delle chiacchiere è preferito sulle poltrone davanti a un tè verde che concilia la digestione più che intorno alla tavola, per questo gli inglesi scelgono spesso un piatto unico. Quando l’invito a cena arriva improvviso o non ho tempo da dedicare alla preparazione, non rifiuto mai la compagnia degli amici e ordino il cibo da un ristorante italiano locale chiamato “La Divina”.
Vivrebbe con una compagna o un compagno che non sa mettere mani ai fornelli?
Lo faccio già! Per fortuna condivido l’appartamento con altre due donne, che spesso
cucinano per noi, scacciando la tentazione del facile utilizzo di cibi precotti al microonde.
Raccontaci del tuo primo ricordo legato al cibo?
Mi viene da sorridere nel parlarne, ma il pensiero m’intenerisce allo stesso tempo. Avevo circa sei anni, e rintrato da scuola,  mi assalì un forte desiderio di mangiare un buon piatto di gnocchi cucinato da mia madre, ottima cuoca. Mamma Giovanna era molto indaffarata con i clienti, il ristorante era pieno, e nonostante le mie capricciose richieste non ebbe il tempo per cucinarli. Non mi sentii preso in considerazione e con il broncio “scappai di casa”. Per fortuna mio fratello maggiore mi venne a recuperare. Ero un bambino, eppure già un promettente viaggiatore.
Hai un piatto che ami e uno che detesti?
Mangio tutto e con gusto, in particolar modo, come detto sopra, amo gli gnocchi e la pasta al forno. Quello che proprio odio è il sushi - nonostante sia ora abbastanza in voga, il pesce crudo non fa per me.
Nei tuoi libri a sfondo introspettivo, discorri spesso dei luoghi che hai visitato e delle sensazioni provate facendole vivere ai tuoi personaggi. Toglimi una curiosità, quando sei in fase creativa qual è la bevanda che stimola il tuo senso di raccoglimento ?
Adoro il caffè! Dall’Italia oltre che alla mia inseparabile moka ho portato la tazza rossa del Nescafé. È la mia compagna fedele che mi segue sin dal mio esordio nel 2008. So che non è da veri italiani, ma quando scrivo adoro stare con il mio beverone di caffè americano sia che io scriva a casa che in un coffee shop.
Dove ami scrivere? A che ora ti viene più naturale?
Divido la mia scrittura in tre fasi e luoghi:
1. “Ispirazione/lavoro”, che viene ovunque, e che vivo come un grande dramma
esistenziale. Scrivo appunti dove posso sulle note del cellulare, a lavoro sugli
scontrini ancora bianchi del British Museum o su un piccolo blocco notes che porto
sempre con me.
2. Generalmente trascorro la fase “Contemplativa / coffee-shop” la mattina presto
prima di entrare al lavoro, in un Pret a Manger di Museum Street, con un doppio
espresso, porridge, una goccia di miele e marmellata. Quando posso è un piacere
anche la sera in un coffee shop della mia zona. Porto il mio computer o l’iPad ordino
un caffè americano e un cornetto al cioccolato, in quel tavolino mi rilasso e scrivo
per ore e ore.
3. L’ultima fase è lo “scombussolamento / casa”. Una fase un po’ isterica in cui mi
ritrovo immerso tra infiniti scontrini, appunti sul computer e note sul cellulare. E’
la mia tragedia più grande, i miei coinquilini si fanno sempre sane e grasse risate
quando mi vedono oberato nel mio lavoro. A casa generalmente non mangio
mai davanti al pc, ad eccezione dei momenti in cui mi organizzo con il gruppo di
scrittori no profit Giveight, allora faccio colazione, pranzo, cena spuntino notturno e
quant’altro.
Potremmo aggiungere anche una quarta fase: “il viaggio”. Quale sarà la tua prossima destinazione?
Sto approfondendo la mia conoscenza dei luoghi di Londra, come per esempio il museo
di Freud e il The Globe, il teatro di Shakespeare, dove spesso mi reco per continuare la
stesura della storia dei Poeti di Cera. In più, ho appena prenotato un viaggio di dieci giorni che mi vedrà girovagare intorno alla Puglia, per visitare i luoghi dove ho ambientato i miei due romanzi Inquietudini di Cera e Martini Bias Crime, sto revisionando e aggiungendo informazioni ai miei libri perché presto li proporrò al pubblico inglese. Trattano della storia d’amore di Icaro e Alessandro, alle prese con la loro crescita in una realtà ostile al puro sentimento. Si conoscono nel periodo universitario, e attraverso le lettere che si scriveranno e i diari segreti della loro adolescenza riveleremo l’infanzia feroce e triste vissuta da entrambi. Icaro affronterà il tema dell’adozione e tratti di psicologia sulla creazione di un mondo interiore. Alessandro si scoprirà figlio della Quarta Mafia di Bari e per vivere in un mondo onesto e meritevole della sua unicità deciderà di lasciare l’Italia. In questi scritti non c’è traccia di rimpianti o autocommiserazione, ma solo voglia di andare avanti e rivalsa, vivere per i propri ideali fino alla morte.
“I Poeti di Cera sono geni incompresi, folli temerari capaci di vedere al di là delle cose.
Viaggiatori instancabili che vivendo di passione e sogni lasciano un segno indelebile tra la gente rivoluzionando il mondo.”
Arricchirai il libro anche a livello enogastronomico?
Certamente, è noto che gli inglesi amano la cucina italiana e che gli italiani amano la cucina tradizionale, impossibile dunque non citare i piatti della Puglia che oltre a evocare luoghi di appartenenza richiamano anche i sapori di una vecchia e affascinante cultura.
Altri progetti per il futuro?
Ho appena incominciato una collaborazione didattica con il dipartimento d’educazione del British Museum per la mostra su Pompei ed Ercolano che si terrà nel mese di marzo 2013, se il progetto andrà a buon fine, anche il mio nome di scrittore di favole e racconti per bambini avrà il suo momento di gloria nel Regno Unito. Ancora, è prevista la presentazione del mio libro all’Estorick Collection of Modern Italian Art dove presto volontariato. É mia intenzione infatti portare oltre che ai miei versi ed estratti del miei libri anche un pò di Taranta, la danza tipica della Puglia.
Potete seguire tutti i miei progetti sulle mie pagine Facebook o sul mio sito web
gaetanobarreca.com.
Romanzi, poesie, favole e in passato anche due mostre di quadri, Gaetano
Barreca è dunque un artista completo. Per concludere, ci puoi consigliare una
ricetta che ti piace particolarmente?
Siamo vicini alle feste natalizie, ritengo dunque doveroso consigliarvi una ricetta degna
della tradizione inglese, Plum-Pudding o Budino Inglese di Natale, preparato e servito in ogni famiglia durante le festività natalizie.
Ogni madre ed ogni nonna ha la propria ricetta, spesso tramandata da generazioni.
La tradizione racconta che ogni donna che lo prepara mette nell’impasto un piccolo
oggetto che sarà un portafortuna per chi lo trova. Il termine Plum-Pudding vuol dire alla
lettera “budino di prugne”, benché questo ingrediente non sia presente nella ricetta.
La preparazione è laboriosa e richiede molto tempo (è necessario far riposare il budino
per tre settimane!), pazienza nell’esecuzione e nella ricerca degli ingredienti. La bontà del risultato però è garantita! Per i dettagli sulla preparazione consiglio ai lettori di googolare(cercare su google, n.d.e) la ricetta perché parecchio lunga e alquanto complicata.
Quale frase tratta dalla tua opera o dalla tua esperienza possiamo portarci nel cuore abbandonando Londra?
“I cammini delle persone sono tanti, le strade s’incrociano, si sfiorano, si scontrano, si ritrovano e si perdono. Però ognuno è unico e ogni incontro per quanto possa durare è speciale, magico dobbiamo cogliere questo, dobbiamo apprezzarlo e conservarlo dentro di noi.”

Inquietudini di Cera, 2012 Lulu edizioni



Grazie per la sua disponibilità
Federica Gnomo

venerdì 23 novembre 2012

Io sono il ragazzo coi pantaloni rosa.



Voi sapete che io sono molto sensibile all'argomento. Difendo i diritti di tutte le persone, sopratutto a professare e non nascondere i propri sentimenti.Il fatto accaduto, l'abbandono, la solitudine interiore del ragazzo,  la cattiveria dei compagni e l'indifferenza degli adulti mi lascia allibita.

Ancora oggi, in un paese moderno, dobbiamo riportare che un adolescente si uccide perché gay e perseguitato. Mai come in questo periodo è attuale ciò che scrivo: cerchiamo di considerare naturali i sentimenti di questi ragazzi. Non è una perversione, né una malattia è una diversa sessualità, un diverso amore ma diverso solo perché non è omologato ai due generi, eppure sempre esistito. Anche in natura.  Sono persone, e quando capiremo che in Amore esistono solo le Persone, allora e solo allora tutto questo odio, e volgarità, finirà. Lo spero fortemente.
Un bacetto al piccolino che ha preferito morire che aprirsi alla vita e lottare per i suoi diritti.
Non lasciamoli soli.

lunedì 19 novembre 2012