giovedì 5 novembre 2015

IN CUCINA CON LO SCRITTORE Guido Spano, I gatti di Farfa, Edizioni Amarganta 2015

Interviste libroculinarie di Federica Gnomo Twins
Oggi salutiamo e ringraziamo l‘autore Guido Spano, I gatti di Farfa, Edizioni Amarganta 2015, per averci aperto la porta della sua cucina.



       “I gatti di Farfa” è in prevalenza un romanzo humor, con una serie di ingredienti più seri e profondi, mescolati assieme in modo da trasmettere dei messaggi etici, senza che la lettura ne sia appesantita. Carlo, professore di filosofia, convince il suo amico e collega Davide, scrittore affermato, a partecipare alla fiera dell’editoria indipendente che si svolge nel mese di settembre a Farfa. In realtà l’obiettivo di Carlo è di andare a trovare Margherita, sua ex fiamma e compagna di liceo, ora suora brigidina nel convento di Farfa. Dalle ultime telefonate si è accorto che qualcosa non va e vuole verificare di persona. Inizia quindi il viaggio dei due amici, che cammin facendo incontreranno una serie di personaggi bizzarri, con cui vivranno delle avventure il più delle volte intrise di umorismo. Nella storia troviamo anche un pizzico di giallo, qualcosa che sconvolgerà la quiete del piccolo convento delle suore di Farfa. Tra i protagonisti del libro di sicuro ci sono anche i gatti del borgo, presenti dappertutto a dominare le scene.
Il libro è acquistabile online, in formato cartaceo sul sito dell’editore:
In formato digitale:
Abbiamo creato anche un blog dove raccogliamo le storie e le fotografie dei gatti degli amici. C’è anche un’apposita sezione per i gatti volati sul Ponte dell’Arcobaleno.


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La prima domanda di rito è: le piace mangiare bene? E cucinare?
Lo fa per dovere o per piacere?
Mi piace mangiare bene, questo è certo, ma non vuol dire che mi piacciano i cibi elaborati, piuttosto tengo molto alla loro genuinità e se posso scelgo un’alimentazione biologica. Non mangio né carne né pesce, sono rigorosamente vegetariano e mangio molte verdure, legumi, cereali, frutta fresca e secca. Adoro anche i formaggi, ne mangerei in quantità esorbitante se non fosse che poi ti fanno salire a mille il colesterolo e i trigliceridi!
Trovo che cucinare sia una vera e propria arte, mi piace farlo quando ho tempo libero. Mi rilassa molto, quasi come scrivere, mi porta in un’altra dimensione, lontano dalla routine quotidiana. Mi diverte molto preparare le torte, rimango a guardarle lievitare dentro il forno, come se fosse qualcosa di magico. Non mi piace invece cucinare in fretta, solo per necessità. Per questo motivo compro anche piatti semipronti, sempre biologici e vegetariani, che metto a riscaldare poco prima dei pasti o quando mi trattengo a mangiare in ufficio.
Ho abolito dalla mia tavola piatti e bicchieri usa e getta per ridurre l’inquinamento, è molto più ecologico usare la lavastoviglie. E poi trovo che la tavola ben apparecchiata contribuisca al mangiar bene, perché le cose belle ci fanno star bene e ci aiutano a rilassarci mentre pasteggiamo e digeriamo.

Invita spesso amici a casa o è ospite di altri?
Purtroppo i ritmi di vita hanno ridotto molto i momenti conviviali e gli inviti sono sempre più rari e limitati di solito alle feste comandate. In quei casi, però, mi piace apparecchiare la tavola con i servizi più belli, argenteria compresa e servire le pietanze in maniera artistica.

Ha mai conquistato qualcuno cucinando?
Uhm… non ricordo niente del genere. Anzi, devo dire che ho rischiato di far scappare qualcuno che non ha mai apprezzato la mia dieta vegetariana… ;)

Vivrebbe con  un compagno che non sa mettere mani ai fornelli?
Ma sì, purché sappia almeno mettere i piatti in lavastoviglie e riordinare la cucina.

Quando ha scoperto questa sua passione?
Sin da piccolo sono stato abituato a cucinare per la mia famiglia, quando i miei genitori erano entrambi a lavoro e io avevo la scuola di pomeriggio. Una delle mie specialità a quei tempi era il risotto alla milanese. Ora lo cucino con le zucchine, con il radicchio e ultimamente, dopo averlo assaggiato in un ristorante indiano a Vilnius, anche con il sesamo.

Ci racconta il suo primo ricordo legato al cibo?
Ricordo mia nonna ai fornelli. Ci preparava le frittelle con i fiori di zucca e dei minestroni che erano la fine del mondo. Ora che mi ci fai riflettere forse è questo il motivo per cui mi piacciono tanto le verdure. Lei lo faceva con passione ed era felice quando i nipoti apprezzavano i piatti che preparava per noi. Ah, le nonne!

Ha un piatto che ama e uno che detesta?
Amo le zuppe di verdure, di tutti i tipi. Detesto certi tipi di pasta al sugo, in particolare le pipette e le reginette, solo al pensiero sto male.

Un colore dominante proprio di cibi che la disgustano?
Rosso, come il sangue degli animali.

Quando è in fase creativa ha un rito scaramantico legato al cibo? Prende caffè? O tè, una bibita speciale che la fa stare concentrato a scrivere?
Sono caffè dipendente, ma quando scrivo mi piace avere una tazza di tisana fumante condita con un paio di cucchiai di miele biologico, al corbezzolo o al cardo.

Scrive mai in cucina? Altrimenti dove ama scrivere? e a che ora le viene più naturale?
Non ho una cucina separata dagli altri ambienti, ma un angolo cottura nel salone. Talvolta scrivo sul tavolo, ma più spesso scrivo al letto, è più comodo per la schiena. In genere lo faccio di pomeriggio sino all’ora di cena e talvolta anche dopo cena, se il giorno successivo non mi devo alzare presto per recarmi in ufficio, ahimè.

Si compra cibo pronto ( tramezzini, pizza, snack) o si cucina anche quando è molto preso dalla scrittura?
La pizza sì, mi piace molto. Me la faccio portare a domicilio. Oppure preparo qualcosa che debba cuocere lentamente, a fuoco basso, come i broccoletti per condire la pasta oppure il cavolfiore soffocato con le olive, le lenticchie in umido e via dicendo e nel frattempo scrivo.

Che tipo di cibo desidera di più quando scrive ed è preso dal suo lavoro? Salato o dolce?
Dipende dai periodi e dalla stagione. In inverno divoro chili di cioccolato fondente, magari aromatizzato allo zenzero o all’arancia e tanta frutta secca. Insomma, qualcosa che stimoli l’attività cerebrale e non mi distragga troppo dalla scrittura.
Ha un aneddoto legato al cibo da raccontarci? O una cosa carina e particolare che le è accaduta?
Il mese scorso andammo in vacanza a Copenhagen, città carissima soprattutto per il cibo. Una sera, usciti dall’Hotel, ci dirigemmo alla ricerca di un ristorante che non ci facesse il colletto (il giorno prima a Nyhavn avevamo speso l’equivalente di ottanta euro per un piatto di tagliatelle al pesto, l’unico piatto vegetariano per me, un piatto di carne per il mio compagno di viaggio, due birre e due dessert). La difficoltà con la lingua e il conseguente timore che mi propinassero della carne o del pesce, quella sera ci portò a fare diversi chilometri a piedi, finché tutti i ristoranti non avevano chiuso le cucine e ci negarono persino uno snack,  nonostante le nostre suppliche e il viso tirato dalla fame e dalla disperazione. Ci risolvemmo a entrare in quei mini-market aperti sino a notte, dove acquistammo dei sandwich tristissimi che divorammo seduti in una squallida panchina di una piazza semibuia. Beh, sarà stata la fame, ma quei sandwich ci sembrarono davvero squisiti!

Lei è uno scrittore di romanzi humor quando esce a cena con i suoi amici  che tipo di locale preferisce?
Io naturalmente opterei per i ristoranti vegetariani, ma sono sempre in minoranza, quindi si cerca un locale dove si mangi un po’ di tutto, oppure una pizzeria, quella accontenta sempre tutti.
E quando esce con il partner?
Idem.
Oppure per festeggiare una pubblicazione?
Per festeggiare una pubblicazione si va a mangiare da qualche parte e poi magari si prende un cocktail in un pub.
 Cosa tende a ordinare in un locale?
Un piatto composto con verdure grigliate, formaggi, patate al forno, oppure un primo, un contorno e un dolce, possibilmente di ricotta, o una torta con il cioccolato e le pere, una squisitezza!
Nelle sue presentazioni offre un buffet?
Non l’ho mai fatto.
Pensa sia gradevole per gli ascoltatori intervenuti?
Per gli ascoltatori probabilmente si, ma forse mi verrebbe il dubbio che alcuni partecipanti verrebbero più per quello che per il libro, ne conosco alcuni, sai…

Tenderebbe a fare un aperitivo con due olive e patatine o a offrire quasi un pasto completo?
Prima la presentazione, poi con gli amici si va a mangiar fuori o a bere qualcosa.
Ha mai usato il cibo in qualche storia?
Ad esempio in  “I gatti di Farfa” ci sono passi che ricordano cibi o profumi di cibo?
Sì, c’è anche una cuoca bravissima, Suor Costanza, che prepara delle zuppe squisite il cui aroma si diffonde nel refettorio e dei biscotti deliziosi con zenzero e cannella.
Il cibo è mai co-protagonista?
Non proprio co-protagonista, ma ha un ruolo importante.
“I gatti di Farfa” a che ricetta lo legherebbe, e perché?
I biscotti con zenzero e cannella di Suor Costanza, che ho ricordato poco fa. La suora li dona a Carlo e Davide prima che vadano via dal convento, raccomandando loro di non azzardarsi a mangiare quei cibi immondi che si trovano nei bar degli aeroporti. Rappresenta l’elogio per il buon cibo, genuino, fatto con pazienza e amore, contro i cibi pessimi dei fast-food.

Per concludere ci potrebbe regalare una sua ricetta speciale? Quella che le riesce meglio?
*RICETTA*
Un piatto molto semplice e genuino: i ceci alla campagnola.
Ingredienti:
300 grammi di ceci secchi, possibilmente biologici.
300 grammi di pomodorini ciliegia.
1 o 2 spicchi d’aglio.
Un pizzico di origano.
Olio extra vergine d’oliva.
Sale e pepe (a piacere)
Pecorino stagionato in scaglie
Olive verdi denocciolate.
Procedimento:
Mettere i ceci in ammollo in acqua fredda per almeno dieci ore, quindi cuocere in acqua salata dentro una pentola a pressione per circa quaranta minuti, poi scolare.
Tagliare i pomodorini a pezzetti, unire le olive, condire con l’olio, l’origano e un pizzico di pepe. Aggiungere i ceci freddi e infine le scaglie di pecorino. Amalgamare tutto e servire. Accompagnare con un buon vino rosso, non troppo forte.
Deve essere davvero buonissima
Quale complimento le piace di più come cuoco?
I tuoi piatti sono sobri e genuini, proprio come te.
E come scrittore?
Elegante.
Che frase tratta dalla sua opera o dalla sua esperienza di scrittore possiamo portarci nel cuore uscendo dalla sua cucina?
“A volte ciò che non si vede è molto più reale di quello che percepiamo con i nostri sensi mortali.” Dal capitolo 5  - Ritrovarsi.
Grazie per la sua disponibilità

Volete sapete di più sull’autore?

Biografia:
Nato in Sardegna nel 1964 da due insegnanti, ho iniziato a leggere sin dalle scuole elementari. Diplomato al Liceo classico, amante delle materie umanistiche, ho voluto esplorare gli argomenti scientifici e così mi sono iscritto alla Facoltà di Medicina e Chirurgia. Dopo alcuni esami superati brillantemente, ho capito che non era la mia strada e così mi sono trasferito in Giurisprudenza, dove ho sostenuto dodici esami, ma neanche questa faceva per me. Infine mi sono laureato in Scienze del servizio sociale e ho vinto un concorso pubblico che mi ha consentito di entrare a lavorare in ruolo in un Ente locale. Non si è mai sopita, però, la passione iniziale per l’Italiano, per le materie classiche, per l’arte, e una curiosità sempre viva per la scienza e l’etologia.
L’amore per gli animali e per la natura, i viaggi, la scrittura, le letture, i bei film, riempiono il mio tempo libero, che purtroppo è sempre troppo poco.
Ho una relazione da circa quattordici anni e convivo dal 2008. Fanno parte della nostra vita quattro gatti meravigliosi, che vivacizzano le nostre giornate, impedendo che la noia possa prendere il sopravvento!
Come autore ho scritto e pubblicato “I gatti di Farfa”. Ho avuto la fortuna di trovare un editore non a pagamento, molto vivace e versatile. Amarganta è come una famiglia, un po’ bizzarra, a dire il vero, sennò non ci sarei mai entrato!
 Il mio sogno nel cassetto: vivere in una villa con un grande giardino e avere una seconda casa al centro di Parigi e una terza a Londra. Mi accontento di poco, no?







3 commenti:

  1. Oibò... come è piccolo il mondo. Ho conosciuto anni fa Guido e non immaginavo amasse la scrittura. C'era qualcosa in comune e non lo sapevamo. Ben ritrovato. Un abbraccio. Carlo Deffenu

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    1. Ciao Carlo, un abbraccio anche a te. :-)

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  2. Ciao Carlo. Un abbraccio anche a te. :-)

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